19 novembre 2009

Il paese delle carote, di Ascanio Celestini

Il paese delle carote

di Ascanio Celestini


17 novembre 2009

"Basta con le ghedinate..."

"Basta con le ghedinate..."

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"Basta con le ghedinate da prendere o lasciare. I falchi berlusconiani devono finirla di parlare di complotto interno al Pdl contro Berlusconi. Il presidente del Consiglio deve guardarsi da quei suoi consiglieri che da anni lo hanno portato in un vicolo cieco, spingendolo verso soluzioni inutili, perchè la legge sul processo breve così com'è congegnata oggi è destinata a sbattere contro il muro della incostituzionalità". Lo dichiara senza mezzi termini Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera e in una intervista ad un giornale nazionale boccia il ddl sul processo breve ("presenta aspetti irragionevoli, demagogici, populisti").

Anche Gaetano Pecorella, legale di Berlusconi, scarica il ddl sul cosiddetto processo breve, ossia l'ultima pessima alchimia che dovrebbe salvare il premier da alcuni processi che lo preoccupano. L'avvocato, in una intervista al Corriere della Sera, parla di ddl che contiene "aspetti di irragionevolezza", facendo capire che verrebbero bocciati dall'Alta Corte per la disparità di trattamento tra gli imputati.

Gianfranco Fini a sua volta dichiara: "Sarebbe certamente un momento difficile, per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che, in una democrazia dell’alternanza, ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani". Secondo Fini infatti "riscrivere le regole deve necessariamente comportare l’impegno ad una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa, perché le regole riguardano tutti, e le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano".

«Il presidente del Consiglio adesso vada a processo. Non possono esserci scialuppe di salvataggio per lui. Non gliele costruiremo certo noi. Il Partito democratico si occupa di cose serie». La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, continua ad opporsi al ddl sul processo breve e dice no anche all'ipotesi di una riproposizione del lodo Alfano per via costituzionale, un'ipotesi bocciata anche da Francesco Rutelli: "Discorso chiuso. In qualsiasi forma - dice in un'intervista a 'Repubblicà - il lodo resterebbe sempre incostituzionale". E aggiunge: "Il ddl non si applicherà per il furto aggravato. Così per il rom che ruba, il processo rimarrà mentre processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero". Finocchiaro chiude anche alla soluzione di reintrodurre l'immunità parlamentare: "È un istituto tipico delle democrazie liberali. Ma l'uso indiscriminato che se ne è fatto in Italia - spiega - ha condotto alla sua abrogazione nei primi anni Novanta. Spiace, ma oggi non abbiamo alcuna garanzia che se ne faccia un uso più appropriato". E aggiunge: "Rispolverare sempre il valore della governabilità, del presidente che non può essere distratto da problemi giudiziari, è da sistema totalitario". Analogo posizione ha espresso il neo segretario Pd Pierluigi Bersani che ha aggiunto: "Noi abbiamo presentato un pacchetto di riforme, e siamo pronti a discuterne già domani mattina, perché servono al Paese. Al Paese serve anche una riforma della giustizia, ma si deve poterne discutere, non partendo da una norma inaccettabile. Questa va ritirata per poter iniziare il confronto".

Antonio Di Pietro annuncia che l'Italia dei valori è pronta a chiedere il referendum contro la legge sul processo breve targata Pdl. "Il 5 dicembre con la manifestazione a piazza Navona annunceremo l'impegno a raccogliere le firme per un referendum contro una legge incostituzionale, immorale e contro gli interessi degli italiani. - dice Di Pietro - La legge proposta dice che dopo 2 anni il processo non si deve fare più. Per questo migliaia di processi, tra cui quelli sui maggiori scandali italiani da Parmalat ai bond argentini, andranno tutti estinti: è la più grande amnistia mascherata della storia".

* * *

Il disegno di legge è composto da tre articoli e prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado "se sono trascorsi più di due anni" dalla richiesta di rinvio a giudizio:

Durata ragionevole. Nell'articolo 1 del disegno di legge si fissano le modalità per la durata "ragionevole" dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto: "Non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma".

Applicabilità ai processi pendenti. Nella conclusione dell'articolato viene chiarito che "le disposizioni dell'articolo 2 (sull'estinzione dei processi) si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla corte d'appello o alla corte di cassazione".

Inizio del processo. Nel provvedimento si precisa che "il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell'udienza di comparizione indicata nell'atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell'istanza di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato", il che fissa l'inizio del processo alla data in cui l'accusa chiude le indagini e avanza la richiesta di rinvio a giudizio. "Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno".

16 novembre 2009

Il popolo che dice basta. Gli appelli e il parere dell'avv. Carlo Taormina

Giudici

Quello che accade, accade non tanto perché
una minoranza vuole che accada,
quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini
ha rinunciato alle sue responsabilità
e ha lasciato che le cose accadessero
”.

Antonio Gramsci

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Il popolo che dice basta
di Antonio Padellaro
14 novembre 2009, "il Fatto Quotidiano"

PER FIRMARE L'APPELLO DE
"IL FATTO QUOTIDIANO"

Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.

Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta "contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro", scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata "processo breve". Allora la battaglia fu vinta.

La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: "Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro". Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.

* * *

Appello
di Roberto Saviano
14 novembre 2009, "la Repubblica"

PER FIRMARE L'APPELLO DI ROBERTO SAVIANO

Signor Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

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Taormina: ddl vergognoso,
cittadini onesti si ribellino

12 novembre 2009, Agenzia ASCA

"Vergognoso, criminale, criminogerno e ridicolo": sono le definizioni che l'avvocato Carlo Taormina, docente di procedura penale, riserva al ddl sul processo breve. Tale è il suo giudizio negativo, una bocciatura senza mezzi termini, al punto di dire che è "auspicabile una ribellione dei cittadini onesti".

"Il disegno di legge sul processo breve - dice Taorimina in una nota in cinque punti

1) è vergognoso perché per vietare il giudizio su di un imputato se ne vietano centomila, con danno morale e patrimoniale delle vittime dei reati;

2) è criminale perché implica l'utilizzazione dello strumento legislativo per fini personali ed integra un attentato alla Costituzione sotto il profilo della vanificazione della giurisdizione che rappresenta elemento portante della vigenza di un ordinamento giuridico che, per esistere, ha bisogno della attuazione, appunto, giurisdizionale;

3) è criminogeno perché, essendo materialmente impossibile celebrare un processo di primo grado in due anni, il disegno di legge è una licenza a delinquere, soprattutto per i delitti che attentano alla sicurezza di ogni giorno dei cittadini;

4) è ridicolo perché chiaramente ritorsivo rispetto alla caduta del Lodo Alfano, è fatto presentare al Senato perché in Consiglio dei Ministri siede l'unico interessato a sopprimere la giurisdizione, dopo averlo però concordato con la maggioranza, attraverso una blindatura che rende una buffonata il ruolo del Senato e della Camera, sul modello di una autentica dittatura;

5) è frutto di imbecillità giuridica, non solo perché si tratta di una normativa contrastante con il principio di ragionevolezza per la naturale incompatibilità del tempo di due anni per un processo di primo grado, non solo perché la giurisdizione non può essere soppressa senza sopprimere la Costituzione, ma perché i poteri-doveri fondamentali dello Stato non possono decadere: può estinguersi l'azione, ad esempio per prescrizione perché si incide sull'esercizio di un diritto, ma non può estinguersi il potere di giudicare, ragione per la quale tutti i casi di regolamentazione del potere del giudice, anche quando costituiti da termini - per esempio per il deposito di una sentenza o per la sua emanazione - non sono mai perentori, ma ordinatori, cioè non produttivi di decadenza, tant'è che nel processo civile l'estinzione del processo non impedisce che l'azione sia riproposta, cosa impossibile in penale.

L'imbecillità giuridica sottesa da disegno di legge giunge fino al punto di non aver compreso che la norma è facilmente aggirabile considerando, appunto, ordinatorio o non perentorio il termine dei due anni, proprio perché afferente all'esercizio del potere-dovere giurisdizionale. Se in Tribunale entra in Camera di Consiglio oggi e la deliberazione si protrae per dieci giorni ed al quinto scadono i due anni, cosa fa il Tribunale? Non decide? Decide, eccome! E questo dimostra l'imbecillità della proposta. [...]

* * *

Lo schema si ripete. Oggi esattamente come 16 mesi fa. Il Cavaliere nel giugno 2008 l'aveva sparata grossa, voleva mettere nel decreto legge sulla sicurezza la norma che bloccava per un anno tutti i processi pur di congelare i due, Mills e Mediaset, in cui era imputato. Fu fermato dal Quirinale, ma in cambio ottenne il lodo Alfano, che non è mai stato applicato, ma ha prodotto la sospensione per un anno dei suoi dibattimenti per via dei ricorsi alla Consulta dei giudici. Adesso ci risiamo. Da Berlusconi arriva una legge sul processo breve che rivela subito i suoi vizi di costituzionalità e il suo effetto "devastante" (lo dice l'Anm) sui processi in corso. Il Colle si preoccupa, ma il premier sposa la linea dei falchi del Pdl e vuole approvarla a tutti i costi, anche facendo ricorso al voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, per raggiungere l'obiettivo, comunque, di sospendere Mills e Mediaset per via degli inevitabili ricorsi alla Corte. Una nuova, lunga pausa senza udienze e negativi impatti mediatici. Nel frattempo, ai deputati Berlusconi promette l'impunità e per sé pensa a un nuovo lodo Alfano, costruito stavolta, comma per comma, sulle indicazioni della Consulta e approvato con legge costituzionale, per sospendere fino a fine legislatura qualsiasi inchiesta che sfoci in un dibattimento. Ma il presupposto perché l'operazione riesca è il voto rapido e favorevole sul ddl Gasparri-Quagliariello (alias Ghedini) sul processo breve. E qui cominciano i problemi che rischiano di mandare all'aria la costruzione perfetta.

Intanto, la disoccupazione aumenta e con essa il grave disagio di un numero sempre maggiore di lavoratori e delle loro famiglie; per i lavoratori precari la situazione è perfino peggiore poiché neppure è prevista per loro alcuna forma di ammortizzatore sociale; gli agenti della Polizia di Stato sono costretti a scendere in piazza perché con mezzi e uomini sempre più ridotti; alle riforme - quelle che potrebbero servire ai cittadini - neanche più si fa cenno; migliaia di terremotati abruzzesi - sia pure con i lodevoli sforzi della Regione Trentino e della Croce Rossa - sono costretti a vivere nelle celle frigorifere che sono diventate le tende della protezione civile; per i pensionati più poveri la finanziaria non ha nemmeno più previsto quella specie di trovata geniale che era stata la social card. L'unico elemento positivo - si fa per dire non senza un pizzico di disperazione - è che le ronde si siano rivelate un colossale flop...

13 novembre 2009

Lotta, ti dico

Lotta, ti dico

Sorridi, ti dico. Sorridi al futuro che attende,
ancora non sai se a braccia aperte. Sorridi anche
nel dolore, nella malinconia; riprendi il cammino... 
Sorridi alle offese, perdona le infamie di cuori crudeli. 

Indìgnati, dico. Indìgnati per l'uomo 
che affama ed umilia con cuore di gelida pietra 
altri esseri umani. Indìgnati per chi è calpestato. 
Urla con animo grande proteste e condanne. 

Scrivi, ti dico. Scrivi l'enorme ricchezza 
che hai dentro, perché il mondo intero 
possa goderne. Scrivi i tuoi pensieri, 
le tue intransigenze, le tue speranze, le tue utopie, 

i tuoi sogni, i tuoi palpiti, le tue carezze, 
i tuoi entusiasmi, i tuoi furori, i tuoi amori.
Scrivi e colpisci con la tua scrittura 
gli ignobili ingiusti, le odiate ed ipocrite voci.

Ama, ancora ti dico. Ama tutti e ciascuno 
tra coloro che nessun altro ama e rispetta. 
Ama i silenzi, i profumi, l'aria, le nuvole, i fiori.
Ama l'amore, gli amori. 

Ama la neve se resta, morbida coltre, 
a proteggere i raccolti delle stagioni future; per amore, 
libera la terra da quella neve che può trasformarsi
in mortale, gelida morsa.

Ama il viandante  e asciugalo, sfamalo.
Rendigli meno pesante il mantello. 
Posa una mano sulla sua spalla. Confortalo. 

Consolalo per le sue, per le tue sofferenze 
e per le membra esauste: possa dolcemente posarle 
sulla madre terra quando la sua candela si spegnerà.

Lotta, infine, ti dico. Lotta anche per chi, 
stanco di sconfitte, non sa più lottare.

Angela, 1997

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Aligi Sassu, ritratto di ragazzo, 1945

Nessuno

Freddo e vuoto nell'aria.
Su tutto, immanente, grigio-nero, abisso
di estraneità, il chiaro di luna.

Luna infelice, speranza vana,
inutile affanno, patetica voce silenziosa
nelle tenebre di un'anima.

E' come l'assenza definitiva
di chi era tutto quanto l'anima aveva,
ed era... nessuno.

Tutto dipende da ciò che non esiste?
Nulla mi parla. Nulla mi appartiene. Nulla mi spiega...
E su tutto quel nulla, la luna lucente lontana

versa la sua ombra gelida.
Se ascolto, non odo il tuo passo...
La morte è una casuale curva della strada.

Angela, 1998

Il razzismo è...

Il razzismo è...

Il razzismo è fratello del fascismo.
Stesso sangue e stessa gente.
Il razzismo è fratello del leghismo.
Stesso sangue e stessa gente.
Il razzismo è fratello dell'ignoranza.
Stesso sangue e stessa gente.
Attenzione a queste genti, che come gli untori
cercano di contagiarci.
Il razzismo in tempi come questi è facile prenderlo.
Un licenziamento, una casa che non si trova,
un salario ridotto e subito ti puoi contagiare di razzismo.
Per non diventare razzisti basta avere sempre in testa
che siamo esseri umani e che siamo figli di un'unica razza.
Quella umana.
Un antidoto al razzismo è una sana cultura di classe.
Il mondo non è diviso in razze, ma in classi sociali.
Quando si capiscono bene questi principi, addio al razzismo.
Possiamo andare tranquilli che mai ci influenzeranno
con le loro idee balorde!
Quindi per essere sani e non ammalarci di razzismo
ripassate ogni giorno un'opera di Marx e di Engels.

13 ottobre 2009, Maurizio Mariani

*  *  *

Tutti i volti del razzismo
di Angelo Mastrandrea
"il manifesto" 13 ottobre 2009

Ciò che spaventa di più in un'Italia che pare aver perso ogni inibizione nei confronti del tabù razzista non è tanto la frequenza con cui esso si manifesta, quanto l'assuefazione dell'opinione pubblica e in qualche caso la condiscendenza che lascia campo libero alle aggressioni a chiunque sia percepito come «diverso». Ultima quella di domenica ai danni di una coppia gay a Roma, in pieno giorno, all'indomani della manifestazione nazionale contro l'omofobia. Non muta il nostro giudizio, semmai rafforza la nostra rabbia il fatto che uno dei due aggrediti, Massimo Fusillo, è un nostro collaboratore. A Massimo Fusillo, al suo compagno e a chiunque - uomo, donna, gay, migrante - sia vittima della violenza razzista contro ogni forma di presunta devianza va la solidarietà attiva di tutto il collettivo del manifesto.

L'escalation di violenze è intollerabile, non solo quando a sparare e uccidere sono i killer della camorra, come accadde un anno fa a Castelvolturno, o ad accoltellare sono ragazzotti affascinati dall'estrema destra, ma anche quando a picchiare sono squadrette di «sceriffi» al soldo del Comune a caccia dell'Emmanuel Bonsu o della prostituta di turno; o i vigili urbani che, nella Milano che costruisce l'Expo, in nome della sicurezza vanno a caccia di clandestini a bordo di sinistri bus con le sbarre; o ancora la Guardia di finanza che mette a soqquadro un intero quartiere di Roma, il Pigneto, per «rastrellare» un pugno di senegalesi in una stramba operazione anti-contraffazione, come una settimana fa a Roma.

C'è chi soffia sul fuoco, attizzando gli istinti bestiali del paese. Come fa Renato Farina sul Giornale: «A lume di buon senso - arriva a scrivere - quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?».

Sabato prossimo, proprio nella capitale sfilerà un corteo nel nome di Jerry Masslo, un giovane rifugiato africano ucciso nel 1989 a Villa Literno, ai primordi del fenomeno immigratorio nel nostro paese. Dall'onda emozionale suscitata dal caso furono partorite una grande manifestazione antirazzista e in seguito una legge, la prima, che provava a regolare l'immigrazione, che prese il nome dell'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli. Alcune leggi sono passate da allora sotto i ponti e il securitarismo ha definitivamente preso il sopravvento sull'accoglienza. Così, questa volta nel mirino ci saranno il «pacchetto sicurezza» e le sue svariate derive locali, i respingimenti in mare senza verifica del diritto d'asilo e la chiusura dei Cie, un problema europeo e non solo italiano.

A differenza di vent'anni fa, il movimento antirazzista è molto più isolato di allora, e non solo per la mancanza di sponde politiche. Proviamo a farlo sentire meno solo. Nel suo picco, il manifesto farà la sua parte e, naturalmente, sabato sarà in piazza.

12 novembre 2009

Alda Merini

Alda Merini
Povera da viva, ricca da morta
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Il 4 novembre 2009 per Alda Merini esequie con il massimo degli onori. Ha avuto funerali di Stato, quello stesso Stato che l’ha lasciata vivere in condizioni di estrema indigenza e povertà. Intanto, agguerrite Case editrici già annunciano pubblicazioni di suoi scritti e di sue poesie inedite con grande tempestività e sicuro successo economico. Così la grande Poeta morta in povertà, riposerà negli agi della ricchezza.

... e malgrado tutto
la mia tomba continua a cantare
anche se mi sono azzoppata
cercando disperatamente
di correrti dietro.

 

Lettere

Rivedo le tue lettere d’amore
Illuminata adesso da un distacco
Senza quasi rancore

L’illusione era forte a sostenerci
Ci reggevamo entrambi negli abbracci
Pregando che durassero gli intenti.
Ci promettevamo il sempre degli amanti
Certi nei nostri spiriti d'Iddii

E hai potuto lasciarmi
E hai potuto intuire un’altra luce
Che seguitasse dopo le mie spalle.

Mi hai suscitato dalle scarse origini
Con richiami di musica divina
Mi hai resa divergenza di dolore
Spazio per la tua vita di ricerca
Per abitarmi il tempo di un errore
E m’hai lasciato solo le tue lettere
Onde io ribevessi la mia assenza.

Vorrei un figlio da te
Che sia una spada lucente
Come un grido d’alta grazia
Che sia pietra
Che sia novello Adamo
Lievito del mio sangue
E che risolva più dolcemente
Questa nostra sete.

Ah se t’amo!
Lo grido ad ogni vento
Già mando fiori da ogni stanco ramo
E fiorita son tutta
E di ogni vena vo scerpando il mio lutto
Perché genesi sei della mia carne.

Ma il mio cuore è trafitto dall’amore
Ha desiderio di mondarsi in vivo
E perciò dammi un figlio delicato
Un bellissimo vergine viticcio
Da allacciare al mio tronco.

E tu possente padre
Tu olmo ricco d’ogni forza antica
Metterai dolci ombre alle mie luci.

(Alda Merini)

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