09 febbraio 2010
Esclusione sociale - Dalla parte della legalità
Esclusione sociale
Dalla parte della legalità
Ieri sera, seguendo la fiction Rai sul lavoro geniale di Franco Basaglia, alcuni aspetti hanno attirato la mia attenzione: In particolare, la situazione delle persone di cui si occupò Basaglia, condizione peggiore perfino di quella dei carcerati, e la paura di molta gente comune davanti al diverso. La “diversità” in ogni sua accezione e rappresentazione - da quella di una persona disabile a quella di un omosessuale, da quella di un rom che vive per antica tradizione il proprio nomadismo a quella di una persona immigrata - è la condizione di chi “è diverso da noi”, ci è sconosciuto e di conseguenza, in molti casi, ci impaurisce poiché, d’istinto, potrebbe costituire una minaccia. Una minaccia alle nostre certezze, al nostro status quo, a ciò che potrebbe esserci tolto. Se l’istinto non è sostenuto dall’intelligenza e dalla cultura, si potrebbe concludere soltanto che la diversità è una condizione socio-biologica da allontanare e da escludere. Inizialmente può nascere soltanto una sorta di diffidenza, ma da lì all’odio, e poi al razzismo, il passo è veramente breve.
19:19
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05 febbraio 2010
Le belle bandiere, di Pier Paolo Pasolini
Le belle bandiere
di Pier Paolo Pasolini
Tra il 1960 e il 1965 Pasolini, attraverso le pagine di “Vie Nuove”, settimanale del Partito comunista italiano, è impegnato a tenere una rubrica di “dialoghi” con i lettori. Si tratta di una documentazione preziosa per i contributi che lo scrittore-regista fornisce soprattutto sui molti avvenimenti storici e socio-politici di quel periodo. Gian Carlo Ferretti, che ha curato la raccolta per Editori Riuniti (Roma 1996) - e la cui interessantissima introduzione fornisce un quadro preciso anche rispetto all'evoluzione intellettuale del poeta -, spiega che, per fornire un titolo alla raccolta di tali “dialoghi” pasoliniani “si è trovato dinanzi alla difficoltà […] di non potersi valere di indicazioni precise da parte dell'autore: Pasolini, infatti, non aveva mai pensato un titolo per una tale raccolta, anche perché non si era mai posto il problema della raccolta stessa”. Ferretti prosegue precisando che “piuttosto che tentare variazioni sul motivo dei 'dialoghi', o abbandonarsi a qualche invenzione” ha ritenuto opportuno “ricorrere a un titolo pasoliniano presente nella rubrica stessa e per molti versi significativo”: il curatore si riferisce al messaggio rivolto da Pasolini il 27 dicembre 1962 ai lettori.
Tale data è particolarmente significativa perché segna una certa “incrinatura” dei rapporti di Pasolini con “Vie Nuove” e il Pci, incrinatura che nasce da una ricerca pasoliniana di forme di dialogo che mettano in risalto le sue nuove e meditate posizioni critiche e polemiche nei confronti del Partito comunista - e, per alcuni versi, anche nei confronti delle proprie posizioni di intellettuale - che va elaborando. La poesia che dà il titolo alla raccolta, Le belle bandiere [che riproduco qui di seguito], apparve su “Vie Nuove” n. 52 del 27 dicembre 1962 (sarà pubblicata, poi, con varianti di un certo rilievo, nella raccolta poetica Poesia in forma di rosa). Ecco in che modo lo stesso Pasolini ne fece “dono” ai suoi lettori:
“Per questo numero, l'ultimo della mia prima serie e per di più natalizio, piuttosto che rispondere alle nuove lettere che ho qui sul tavolo - e non avrei nemmeno il tempo per farlo - preferisco ricopiare la parte finale dell'ultima poesia che ho scritto, proprio in questi giorni, tra una moviola e l'altra, tra una sala di fissaggio e l'altra. È un ricordo del periodo più bello, e determinante, di una vita. Ho finito, bisogna saper ricominciare".
17:12
Scritto da : paginecorsare
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03 febbraio 2010
Vecchi e nuovi Fascismi - Primo Levi
Vecchi e nuovi fascismi
Primo Levi 1919-1987
Nel 1943 si inserisce in un nucleo partigiano
operante in Val d'Aosta. Poco dopo, nel dicembre 1943,
viene arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay
sul versante verso Saint-Vincent del Col de Joux
(tra Saint-Vincent e Brusson) e trasferito nel campo di transito
di Fossoli presso Carpi in provincia di Modena.
Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei
vengono stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone)
e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia.
Levi fu qui registrato (con il numero 174 517)
e subito condotto al campo di Buna-Monowitz,
allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase
fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa.
Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650
che erano arrivati con lui al campo.
10:43
Scritto da : paginecorsare
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02 febbraio 2010
Come se non bastasse...
Come se non bastasse...

Dopo il "processo breve" - detto anche "processo morto" perché azzererà decine di migliaia di processi impedendo così a persone variamente danneggiate di ottenere giustizia e a molti criminali di essere puniti con l'applicazione delle pene previste dai loro reati - e dopo l'(il)legittimo impedimento" che è l'ennesima legge ad personam (la solita personam, naturalmente) vi sarà un'ulteriore legge (attualmente ancora in forma di disegno di legge): quella che riguarda le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (i cosiddetti pentiti).
Si tratta di una vera e propria raffica di provvedimenti legislativi, con i quali si fanno funzionare Camera e Senato, che tra l'altro, per chi non lo sapesse, costano giornalmente a ciascuno di noi, cittadini, una barca di denaro pubblico proveniente dalle famose tasse che vengono pagate prevalentemente da tutti coloro che hanno status di lavoratori dipendenti o di pensionati. Si fanno funzionare Camera e Senato, dicevo, ad esclusivo beneficio di uno, uno solo, dei cittadini italiani. Che se poi i provvedimenti varati saranno incostituzionali, intanto verranno applicati. Con buona pace di tutti coloro che non solo credono nella legalità, ma sono convinti che se il popolo ha eletto Berlusconi e i suoi aimici l'ha fatto perché questo bel tipo governasse il paese, venendo incontro alle istanze e necessità del popolo stesso, per il famoso "bene comune" con il quale non si stancano di sciacquarsi la bocca ad ogni batter di ciglia. Quel famoso popolo, io penso, non ha eletto Berlusconi per fornirgli salvacondotti di sorta per continuare a fare i fatti propri protetto da tutte le immunità possibili e immaginabili.
Quel famoso popolo, ormai chiamato in causa ogniqualvolta si sostiene qualsiasi infamità (e mi domando come possa questo medesimo popolo non tendere perlomeno a ribellarsi a un tale stato di cose...), si chiede se e quando il governo e gli organismi legislativi cominceranno ad occuparsi dei 60.250.535 milioni di abitanti (dato dell'agosto 2009) in Italia, MENO UNO. Il popolo si chiede, io penso, se e quando il governo e gli organismi legislativi si faranno carico della povertà e della disoccupazione diffuse; delle continue morti sul lavoro; delle restrizioni alle libertà personali - compresa la libertà di espressione - in molti, troppi contesti della vita quotidiana nelle nostre città; dell'inquinamento atmosferico e ambientale che falcidia giornalmente decine di vite umane (alla faccia della tanto sbandierata "sacralità della vita"). In breve, di tutte le questioni che richiedono il rispetto della Costituzione e delle leggi vigenti. La legalità non è un optional. Per nessuno.
Questa mattina ascoltando alla radio la rassegna stampa ho avuto il primo sobbalzo della giornata... Così, sono andata a cercare il testo del "nuovo" disegno di legge, che ne inventa un'altra (qui di seguito, il testo di questo orrore giuridico di giornata). E ho fatto due riflessioni: una che si traduce in un doveroso atto di omaggio e ammirazione per questi personaggi nominati dal centrodestra nel Parlamento italiano: è innegabile, infatti, che abbiano una capacità creativa che è da considerare senz'altro al disopra della media: è certo che quest'ultima "trovata" non sarà l'ultima, anche se non oso neppure ipotizzare che cos'altro potrebbero "inventare". La seconda riflessione è che soltanto Berlusconi conosce i crimini di Berlusconi, evidentemente, e cerca di pararne le conseguenze con tutti i mezzi a propria disposizione. Ma la sua è un'esistenza ben triste, nient'affatto serena, talmente triste e angosciante - malgrado le parentesi rosa shocking delle sue cosiddette imprese galanti a pagamento - da spingere perfino a umana e cristiana compassione, se questo tipo è costretto a studiare di notte per suggerire di giorno quanto può essere messo in atto per neutralizzare le ovvie conseguenze delle proprie azioni. (che, ripeto, lui e solo lui conosce tanto bene da ispirargli cotanta paura...). Fa pena a qualsiasi animo sensibile, spinge alla pietà che nutriamo, penso tutti, per i pover'uomini.
Il testo del disegno di legge Valentino
sulle dichiarazioni dei pentiti
E' composto di due soli articoli, è numerato disegno di legge N. 1912, si intitola "Modifica degli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale in materia di valutazione della prova e di testimonianza indiretta" ed è stato presentato al Senato della Repubblica da Giuseppe Valentino, proveniente dalle file di Alleanza Nazionale ed attuale collaboratore dell'avvocato Niccolò Ghedini nella consulta PdL per la giustizia. Se approvato il ddl potrebbe applicarsi immediatamente anche ai processi in corso, processo Dell'Utri compreso.
Il testo della nuova disposizione trasformerebbe in perentoria disposizione quanto scrive l'attuale articolo 192, comma 3, del codice di procedura: "Le dichiarazioni sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilità". La legge di Valentino aggiunge altri due commi, il bis e il ter, all'articolo 192. Nel bis è scritto: "Le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma precedente". Quindi, al di fuori di questa regola, è tutto da buttare via. Ma ecco l'ultima botta, la più micidiale, il comma ter: "Sono inutilizzabili le dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali".
Il magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, in una intervista al quotidiano "La Repubblica", ne spiega il significato con un esempio. Se un pentito parla di cinque omicidi, oggi lo si può condannare per le prove trovate per i primi quattro e assolvere per l'ultimo in mancanza di riscontri obiettivi. Con le regole di Valentino le rivelazioni del pentito diventeranno carta straccia per tutti e cinque gli omicidi.
Inoltre i mutamenti proposti per l'articolo 195 allargano ulteriormente la "inutilizzabilità" delle dichiarazioni dei testimoni. Ad esempio il poliziotto che raccoglie l'ultimo fiato della vittima di un killer e che fa il nome del suo assassino non potrà darne testimonianza.
Il pm palermitano Antonio Ingroia, in una pausa del processo in cui depone Massimo Ciancimino, ha dichiarato: "Si corre il rischio di mettere la pietra tombale su tutti i processi di mafia, ogni malavitoso potrebbe chiedere la revisione".
DISEGNO DI LEGGE N. 1912
Art. 1.
1. All’articolo 192 del codice di procedura penale, il comma 3 è sostituito dai seguenti:
«3. Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso a norma dell’articolo 12 assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni.
3-bis. Le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma 3.
3-ter. Sono inutilizzabili al sensi dell’articolo 191 le dichiarazioni assunte in violazione dei commi precedenti, anche in caso di riscontri meramente parziali».
Art. 2.
1. All’articolo 195 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. L’inosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili le dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che l’esame di queste risulti impossibile per infermità temporanea»;
b) il comma 7 è sostituito dal seguente:
«7. Non può essere assunta, a pena di inutilizzabilità, la deposizione di chi si rifiuta o non è in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame».
Fonti: Senato della Repubblica e Ansa
17:19
Scritto da : paginecorsare
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