“La rabbia di Pasolini”: Ungheria ieri e oggi

[La rabbia] È un film tratto da materiale di repertorio (novantamila metri di pellicola:
il materiale cioè di circa sei anni di vita di un settimanale cinematografico, ora estinto).
Un’opera gioranalistica, dunque, più che creativa. Un saggio più che un racconto.
Pier Paolo Pasolini, “Vie nuove”, n. 38, 20 settembre 1962
 
 
“La rabbia di Pasolini”: Ungheria ieri e oggi
 
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«Cosa è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità ci si guarda intorno: tutto intorno, si presenta come «normale», privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettere, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.
[…]
Cos’è che rende scontento il poeta?
Un’infinità di problemi che esistono e nessuno è capace di risolvere: e senza la cui risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, è irrealizzabile.
Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica violenza di una nazione su un’altra nazione, col suo strascico di martiri, di morti.
O la fame, per milioni e milioni di sottoproletari. O il razzismo. Il razzismo come cancro morale dell’uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. È l’odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. È l’odio per tutto ciò che è diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l’ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. Linciaggi a Little Rock, linciaggi a Londra, linciaggi in Nord Africa; insulti fascisti agli ebrei.

È così che riscoppia la crisi, l’eterna crisi latente. 
I fatti d’Ungheria, Suez. 
[…]

XX) IMMAGINI DELLA GUERRA CIVILE A BUDAPEST

Voce in poesia

Neri inverni d’Ungheria:
è scoppiata la Controrivoluzione.

Nere città d’Ungheria:
i fratelli bianchi uccidono.

Neri ricordi d’Ungheria:
i fratelli borghesi non perdonano.

Nera pace d’Ungheria:
chiedono sangue per le colpe di Stalin.

Nero sole d’Ungheria:
le colpe di Stalin sono le nostre colpe.

[…]

Voce ufficiale

Ecco le prime immagini arrivate dalla frontiera austroungherese. Giungono continuamente automezzi dei combattenti per la libertà, e vengono riforniti di plasma e di medicinali. Il ministro della difesa austriaco si intrattiene con i doganieri che sono passati dalla parte antirussa.

Voce in poesia

Nero anno di Ungheria:
nella coscienza è la redenzione,

nera confusione d’Ungheria,
nel caos bisogna tornare liberi!

[…]

XXIII) FUGA DI PROFUGHI DALL’UNGHERIA

Voce in poesia

Queste nevi erano dell’altr’anno, 
o di mille anni fa, prima d’ogni speranza. 
Dove le abbiamo conosciute, queste nevi, 
queste nevi che incorniciano giorni di pianto? 
Sono madri nostre, figli, nipoti, 
vecchi parenti nostri, queste figure identiche, 
sopravvissute dai giorni del pianto – che piangono. 
Il quarantatré, il quarantaquattro, essi 
sono gli anni di questo biancore, 
di questa emigrazione! Non erano trascorsi, 
erano qui, con le loro indelebili nevi, 
con le loro ereditarie lacrime.»


[dal “trattamento” del film, in Pasolini. Per il cinema, Mondadori, Milano 2001]

* * *

Budapest, 23 ottobre 2006 – In un clima tutt’altro che di concordia gli ungheresi hanno commemorato oggi il cinquantesimo anniversario dell’insurrezione contro l’Urss, repressa nel sangue dai carri armati sovietici.

Nemmeno l’arrivo di diciotto capi di Stato europei, dei re di Spagna e di Norvegia, di due ministri degli Esteri – tra cui Massimo D’Alema – del presidente della Commissione europea e del segretario generale della Nato è servito a stemperare le tensioni che stanno segnando la vita politica nazionale.

Lontanissimo è quello spirito che si manifestò quel 23 ottobre del 1956, quando una protesta studentesca spontanea e pacifica si trasformò in un’insurrezione popolare anti-sovietica, che l’Armata Rossa stroncò brutalmente il 4 novembre, e l’Ungheria fu costretta a rimanere un Paese satellite di Mosca fino alla caduta della Cortina di Ferro nel 1989.

Morirono circa 25.000 Ungheresi (di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione) e 7000 soldati sovietici, i feriti furono molte migliaia e circa 250.000 (il 3 per cento) furono gli Ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente.

Il 26 settembre 2006 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ufficiale in Ungheria, ha reso omaggio al monumento ai caduti della rivoluzione e alla tomba di Imre Nagy, prendendo pubblicamente le distanze dalle posizioni assunte nel 1956 dal Partito comunista italiano di cui faceva parte (vedi immagine sopra).

VEDI ANCHE:

Istituto Italiano di Cultura di Budapest
La rivoluzione ungherese del 1956 (Wikipedia)
La scheda del film (1963) di Pier Paolo Pasolini La rabbia

  Pubblicato il 3 settembre 2008

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