Aquile o galline?

Aquile o galline?

L’uomo libero è un combattente.
Da cosa si misura la libertà, negli individui
come nei popoli? Dalla resistenza
che dev’essere superata, dalla fatica
che costa restare in alto

Friedrich Nietzsche

Aquila in volo

Tra i racconti di James Kwegyr Aggrey, scrittore del Ghana, qualcuno ha letto la storia di un piccolo d’aquila, che ebbe la ventura di crescere insieme alle galline? In breve, il racconto è il seguente:

C’era una volta un contadino che andò nella foresta vicina a casa sua per catturare un uccello da tenere prigioniero. Riuscì a prendere un aquilotto. Lo mise nel pollaio insieme alle galline e lo nutrì a granturco e becchime. Dopo cinque anni, quest’uomo ricevette a casa sua la visita di un naturalista. Mentre passeggiavano per il giardino, il naturalista disse: «Quell’uccello non è una gallina. È un’aquila». «E’ vero», rispose il contadino, «è un’aquila.  Ma io l’ho allevata come una gallina, e ora non è più un’aquila. È diventata una gallina come le altre, nonostante le ali larghe quasi tre metri.» «No», obiettò il naturalista. « È e sarà sempre un’aquila.  Perché ha un cuore d’aquila, un cuore che un giorno la farà volare verso le alte vette.» «No, no», insistette il contadino. « È diventata una gallina e non volerà mai come un’aquila.

Allora decisero di fare una prova. Il naturalista prese l’animale, lo sollevò bene in alto e sfidandolo gli disse: «Dimostra che sei davvero un’aquila, dimostra che appartieni al cielo e non alla terra, apri le tue ali e vola!» L’aquila, appollaiata sul braccio teso del naturalista, si guardava distrattamente intorno. Vide le galline là, in basso, intente a razzolare.  E saltò vicino a loro. Il contadino commentò: «Te l’avevo detto, è diventata una semplice gallina!» «No», insistette di nuovo il naturalista. «È un’aquila. E un’aquila sarà sempre un’aquila.  Proviamo di nuovo domani.»

Il giorno dopo, il naturalista e il contadino si alzarono molto presto. Presero l’aquila, la portarono fuori città, lontano dalle case degli uomini, in cima a una montagna. Il sole nascente dorava i picchi delle montagne. Con un gesto deciso, il naturalista sollevò verso l’alto il rapace e gli ordinò: «Dimostra che sei un’aquila, dimostra che appartieni al cielo e non alla terra, apri le tue ali e vola!» L’aquila si guardò intorno. Tremava come se sperimentasse una nuova vita. Ma non volò. Allora il naturalista la tenne ben ferma, puntata proprio nella direzione del sole, in modo che i suoi occhi potessero riempirsi del fulgore dell’astro e della vastità dell’orizzonte. In quel momento, lei apri le sue potenti ali e, con un grido trionfante, si alzò, sovrana, al di sopra di se stessa. Iniziò a volare, a volare verso l’alto, a volare sempre più in alto. Volò… volò… fino a confondersi con l’azzurro del cielo…

Regione Autonoma SardegnaNelle elezioni sarde di cui leggiamo in queste ore i risultati definitivi, siamo costretti a riflettere sulla attuale colonizzazione di quella che è stata la più bella delle isole mediterranee in cui il Capo del governo italiano ha condotto in prima persona la campagna elettorale: lo stesso simbolo elettorale della destra porta la scritta “Berlusconi presidente”. (sì, avete letto bene: guardando quel simbolo non si poteva far altro che dedurre che lo stesso Berlusconi fosse il  “candidato presidente” alle elezioni regionali sarde…). E il simbolo “Soru presidente” era stato di fatto oscurato da tutti i media nel corso di una campagna elettorale che non ha avuto storia (nei telegiornali nazionali, un minuto e mezzo di presenza di Renato Soru rispetto a circa due ore complessive di presenza di Silvio Berlusconi: un vero e proprio scandalo). I sardi hanno voluto evidentemente riconoscere se stessi nelle galline della favola e non hanno neppure lontanamente pensato di poter essere aquile almeno in pectore: troppo difficile volare, rifiutando un mondo senza regole in cui puoi soltanto concorrere a stravolgere la fisionomia stessa dell’Isola; troppo arduo scegliere un mondo di regole in cui lottare per la difesa dell’ambiente, per l’eliminazione delle disparità, per la modernizzazione tecnologica e per la difesa e valorizzazione di splendide tradizioni millenarie. Troppo impegnativo avere una mente pensante, molto più semplice non impegnarsi e non riflettere. Questo – e non soltanto in Sardegna – è ormai lo stato comatoso di gran parte della popolazione…

Ha scritto Sergio Gozzoli:

Desolante specchio dei tempi, la lotta politica ha oggi perso ogni respiro e ogni palpito di tensione ideale. Ancor più desolante, una generale indifferenza accompagna questa lenta asfissia delle idee: uomini di pensiero, grandi firme dell’informazione, studiosi della storia non solo assistono alla morte della politica senza degnare l’evento di un’alzata di sopracciglio, ma sembrano voler prestare mano con voluttà all’immiserirsi della politica politicante. […] Il panorama è squallido e avvilente. Su uno scenario di corruzione, di degrado morale e civile, di abiure, di incompetenza, di impotenza delle istituzioni, si agitano omuncoli il cui più alto impegno, come fra boss di bande rivali, è la ricerca dei mezzi più idonei a sgambettare i concorrenti. Mezzi e mezzucci, veleni di penna e intrighi di mercato, calunnie di comari e agguati di corridoio, tradimenti di seguaci e combutte di ex-nemici. A questo verminaio è oggi ridotta la battaglia politica. Non un disegno di largo respiro, non un sogno di una qualche nobiltà, non un’idea-forza da scagliare verso il domani, non un battito d’ala che annunci voli di aquile nel cielo […] Solo polli e capponi, o alla meglio galletti, a starnazzare e a beccarsi alla schiena per la supremazia nel recinto.

La politica, l’educazione, l’economia mondiali sono regolate da strategie che tendono a ridurre gli uomini simili a docili animali addomesticati, confinati, come le galline, in cortili angusti e ridotti a rivolgere lo sguardo a terra. Si può ancora sperare che ciascuno possa diventare consapevole del proprio valore, distendere le proprie ali e affrancarsi dall’oppressione e dalla massificazione prodotti dai condizionamenti economici, politici, culturali?

Aquile o galline?ultima modifica: 2009-02-17T14:25:00+00:00da paginecorsare
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3 pensieri su “Aquile o galline?

  1. L’Italia è il paese “dove osano le quaglie”. Più basso si vola e più in alto ci si sente. Anzi,meglio navigare sott’acqua perché è nell’intrigo e nella corruzione che qui da noi si fa carriera. Non conta se hai meritato quello che hai,conta quello che hai e che riesci a prenderti quando accetti il gioco sporco. La Sardegna è l’ultimo fallimento di una speranza ingiusta,quella di voler arrestare il corso di questa egemonia di una destra populista e di un uomo padrone di tutto e tutti,pur non contrapponendo una alternativa chiara e realmente nuova. Meglio così a questo punto. Meglio che gli italiani si inebrino di cotanta beatitudine,meglio che diano l’anima a questa politica che li fa fessi. Perchè in fondo chi vota per un uomo corrotto e corruttore, oltre ogni sopportabilità, merita di essere servito a dovere. “E quello il servizio ce lo fa”,diceva Totò.
    Le aquile hanno una prerogativa importante,sanno guardare lontano.
    C’è il fuoco sotto la cenere,cara Angela. Non temere. Questo paese alzerà la testa sul serio prima o poi e rimetterà tutto a posto. Sarà un giorno terribile per molti ma farà bene a tutti.
    artista1969

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