Incostituzionale

Incostituzionale
Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano
i segni premonitori ovunque la concentrazione di potere
nega al cittadino la possibilità e la capacità
di esprimere ed attuare la sua volontà.
A questo si arriva in molti modi,
non necessariamente con l’intimidazione poliziesca,
ma anche negando o distorcendo l’informazione,
inquinando la giustizia, paralizzando la scuola,
diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo
in cui regnava sovrano l’ordine ed in cui la sicurezza di pochi
privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato di molti.
Primo Levi

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“l’Unità”, 22 gennaio 2010
www.unita.it

La regola è quella di sempre, mentre il Parlamento lavora il Presidente della Repubblica tace. E però, tra silenzi e attese, il testo del ddl 1880 approvato mercoledì dal Senato è in queste ore sotto la lente di ingrandimento degli esperti giuridici del Quirinale e non solo. I profili di incostituzionalità del processo breve sono più d’uno. Il più grave, che da solo potrebbe far respingere il testo dal Colle, è quello per cui la norma altro non è che un’amnistia mascherata concessa però contro le norme stabilite dall’articolo 79 della Costituzione che prevede i due terzi dei voti del Parlamento. Basta questo rilievo per far sì che appena la Camera darà il via libera finale, il primo giudice che vedrà ucciso il suo processo si rivolgerà alla Consulta. E dopo di lui decine, centinaia di altri presidenti di sezioni di Tribunali o di Corte d’appello. Ma questo è solo «il più palese» dei profili di incostituzionalità. Quello che se ne trascina dietro altri. Se il processo breve nasce, come si legge nel titolo del ddl, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione (il cosiddetto giusto processo), si osserva che «l’articolo non indica da nessuna parte i paletti entro i quali il processo va celebrato». Non potrebbe farlo. Uccidendo il processo si nega alla vittima del reato, ma anche all’imputato, il diritto «all’accertamento delle responsabilità» che può essere, specie per alcuni reati come gli omicidi colposi, più importante della pena. I giuristi in queste ore al lavoro giudicano anche «irragionevole che sia prevista la proroga di un terzo dei termini di prescrizione solo per una tipologia di reato (i più gravi, mafia e terrorismo)». Il processo-breve dunque è né più né meno che «un’amnistia mascherata» come hanno sempre denunciato Anm e Csm i cui profili di incostituzionalità sono «evidenti» e a cui si sono aggiunti anche «gli illeciti contestati alle persone giuridiche nonostante per queste non sia evocabile l’indulto». Per non parlare dell’estinzione dei processi dinanzi alla Corte dei Conti. Nessuno sta sparando cifre su quanti processi andranno a morire con le nuove nome. Di certo se erano tra il 10 e il 30 per cento con la vecchia formulazione, «adesso sono inevitabilmente di più visto che l’applicazione della prescrizione del processo è stata allargata a tutti gli imputati e a tutti i reati». Ha un bel dire il ministro Alfano, lo ha ripetuto anche ieri alla Camera presentando la relazione sul bilancio della giustizia, che «il governo è contrario all’amnistia». Non è così, come sa bene la Lega, il partito della certezza della pena e della legalità, che ha qualche difficoltà a spiegare al suo popolo cosa sta succedendo. Perché se saranno messi in libertà delinquenti e criminali («Con questa legge lo Stato si consegna alla criminalità» ha detto il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini), resteranno senza neppure la dignità e l’orgoglio di una verità processuale migliaia di vittime di reato. Una «tragica farsa» dice Luca Palamara, presidente dell’Anm. La replica di Alfano: «Mi cascano le braccia».

I processi cancellati
Appena il processo breve diventa legge muoiono in un colpo solo non solo i due processi del premier ma tutti gli omicidi colposi (incidenti stradali e per colpa medica), i casi di malasanità a cominciare da quello della clinica S.Rita a Milano. Spazzati via i crac finanziari di Cirio e Parmalat e le scalate Antonveneta e Bnl e la corruzione nel processo Eni-power. I procedimenti con pene al di sotto dei dieci anni sono il 70 per cento, circa 700 mila. A rischio i processi per le cause con morti sul lavoro come Eternit e Thyssen. Il procuratore generale di Firenze Beniamino Deidda teme per il processo della strage di Viareggio, ventidue vittime senza un responsabile. Colpo di spugna su tutti i processi per reati contro la pubblica amministrazione. E poi reati più odiosi come lo sfruttamento della prostituzione o i maltrattamenti in famiglia. Il Comitato intermagistrature, non solo le toghe penali ma anche quelle contabili, amministrative e l’Avvocatura di stato, parla di «conseguenze devastanti sull’intero sistema della giustizia italiana», di riforme che «sacrificano del tutto le esigenze di tutela delle vittime dei reati». Di fronte a tanta «vergogna» anche nella maggioranza affiorano dubbi. Il coraggioso senatore Musso li ha espressi, unico, in aula. Altri mandano messaggi dalle retrovie: «Vedrete, alla Camera se ne parlerà dopo le Regionali». Intanto va avanti l’altra norma ad personam, il legittimo impedimento, la numero venti, di sicuro con meno effetti collaterali di questi. Sembra un film già visto: luglio 2008, il governo propone l’obbrobrio del taglia-processi. Indigeribile. E di fronte a tanto spavento, in venti giorni il Parlamento approvò il lodo Alfano. [Claudia Fusani]

* * *

Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata del processo“: questo il titolo ufficiale del Ddl 1880, volgarmente noto come “legge sul processo breve”. Un titolo che rispecchia in maniera esemplare il modus operandi dell’attuale governo che mentre persegue gli interessi particolari di pochi (o di uno), vanta davanti all’opinione pubblica una premurosa sollecitudine verso tutti. Così, nuovamente, ingiustizia è fatta, non solo per le conseguenze di questa norma scellerata ma per la nuova bugia propinata al Paese.

Quando si possiede il più potente strumento di comunicazione dell’età contemporanea – la televisione – e numerosi strumenti minori – giornali, radio, portali web – confezionare e vendere bugie non richiede eccessivi sforzi di creatività. Basta trasformare una verità che sta a cuore ai cittadini – “un processo non può durare 15 anni” – in uno slogan ripetuto con convinzione da tutti i megafoni a disposizione, dalle Aule parlamentari ai salotti dei talk show. Chi, in Italia, non condivide un’affermazione del genere? E, soprattutto, che importanza hanno le strategie per raggiungere questo obiettivo, davanti a uno slogan che suona come una promessa?

Al di là della propaganda, le strategie sono l’unica cosa che conta. E le domande importanti diventano altre: quanti anni sono che non viene bandito un concorso per cancellieri? Quanti segretari mancano nei tribunali? Quando avremo, anche in Italia, una “giustizia telematica” che snellisca archivi e procedure? Quando, insomma, metteremo la macchina burocratica nelle condizioni di rispettare il principio costituzionale della ragionevole durata del processo?

Il triste capitolo del “processo breve”, dunque, mostra che non c’è limite all’arroganza menzognera del governo. Ma mostra anche che le possibilità di dialogo con questa maggioranza non esistono. Dopo l’ignobile aggressione di Tartaglia, in molti hanno salutato con speranza il nuovo partito dell’amore e del confronto. Mentre in questi giorni in Senato, dopo appena un mese dalle rinnovate promesse di dialogo, abbiamo assistito al più duro atteggiamento di chiusura dall’inizio della legislatura. I nostri emendamenti, puntualmente bocciati, non sono neanche stati presi in considerazione. Il no all’ascolto è stato assoluto, sebbene dalle file dell’opposizione siano intervenuti giuristi e politici di grande spessore. Dopo averne fatto per quarant’anni il cavallo di battaglia della mia carriera, mi piacerebbe oggi sapere cosa intenda il governo per dialogo. E se non abbia ragione il Presidente del Consiglio quando taccia di inutilità l’istituzione parlamentare, un’istituzione che per metà esegue ordini e per l’altra metà è costretta a subirli. [Achille Serra]

Incostituzionaleultima modifica: 2010-01-22T15:37:00+00:00da paginecorsare
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6 pensieri su “Incostituzionale

  1. CIAO ANGELA , VEDO CHE SIAMO IN UNA SINTONIA PERFETTA . SIAMO SIMULTANEAMENTE SULLO STESSO ARGOMENTO , IO , TU E CARLO ….. OTTIMO , BISOGNA MOBILITARSI E BATTERE IL CHIODO , PER TENTARE DI FAR MODIFICARE QUESTA SCHIFEZZA DI LEGGE ALLA CAMERA .
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    ANCH’IO SONO CERTO DELL’ INCOSTITUZIONALITA’ , ED HO SPIEGATO IL MIO PARTERE .
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    UN GRANDISSIMO SALUTO ANGELA .

  2. Sì Angela , hai perfettamente ragione, non c’è nessuna possibilità di dialogo con questo governo.
    Sorprendenti, eccezionali le parole di Primo Levi, descrive alla perfezione la situazione attuale. Devo cercare in qualche modo di farle conoscere anche ad altri.
    Ciao, buona domenica

  3. Mi è piaciuta la vittoria di Vendola alle primarie.Un segno che la gente,quando sceglie,non sbaglia.Ecco perchè oggi la politica impedisce alle persone di esprimere le preferenze.E’ un sasso nello stagno ed un segno di diversità che ci voleva in questo piattume.Vedremo il seguito.Il processo breve,intanto,ha avuto un arresto(battutaccia).Si stanno accorgendo che i “sondati” non gradiscono tanto le leggi ad nanum anche se sono iscritti di centrodestra.Vedremo anche questo,intanto speriamo.
    Un saluto affettuoso.
    artista1969

  4. BUONA SERA ANGELA , GRAZIE PER I BELLISSIMI POST , CHE LASCI SUL MIO BLOG .
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    IO STO BATTENDO IL CHIODO SUL PROCESSO BREVE , E’ MIA INTENZIONE , FARLA DIVENTARE UNA MIA PICCOLA BATTAGLIA ( SONO QUASI A RETI UNIFICATE SUI MIEI BLOG ).
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    SONO CONVINTO CHE TUTTE LE ANIME DEMOCRATICHE SI DEVONO BATTERE , PER FARE APPORTARE LE GIUSTE MODIFICHE ALLA CAMERA .
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    IN MODO PRINCIPALE , DEVE ESSERE RITIRATA LA CLAUSOLA TRANSITORIA , CHE E’, PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE .
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    UN ABBRACCIO ANGELA .

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