Genocidio culturale – Fabrizio Gifuni

 

Genocidio  culturale

FABRIZIO GIFUNI CON PASOLINI NEL CUORE

Fabrizio Gifuni – Attore a tutto tondo (ha al suo attivo importanti pièces teatrali e si alterna con successo fra set cinematografici e televisivi), simpatico e affabile, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, condividendo la classe con Luigi Lo Cascio e Alessio Boni (una classe evidentemente di talenti), ha esordito a teatro nel 1993 con Massimo Castri. Fra i suoi principali riconoscimenti: “Rivelazione Europea” al Festival di Berlino, “Globo d’Oro” della stampa estera e “Premio De Sica” nel 2002 (per la stagione cinematografica), “Nastro d’argento” nel 2004 (per La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana), “Premio Flaiano”, “Ischia” e “Rodolfo Valentino” nel 2005 (per l’interpretazione di Alcide De Gasperi). Qualche mese fa è andato in onda su RaiTre uno tra i migliori lavori prodotti dalla Rai, un film nel quale Gifuni interpreta Franco Basaglia. Per il lavoro teatrale ‘na specie de cadavere lunghissimo (2005) su testi di Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico ha ricevuto i premi “Hystrio” e “Golden Graal”.

Invitato una settimana fa a una manifestazione romana del Pd, Gifuni è intervenuto [vedi il filmato, e ascolta attentamente quel che dice...] citando diffusamente Pasolini e indicando il ruolo centrale che la cultura, la scuola, la formazione, la ricerca – profondamente mortificati, umiliati, dai continui tagli governativi  – devono avere in Italia perché si possa pensare che una sorta di “nuovo rinascimento” si sostituisca alla fase attuale di profonda decadenza, di “genocidio culturale”. Ha salutato la platea con un “compagne e compagni” che è stato l’unico elemento messo in risalto dalle cronache giornalistiche. Tanto per dimostrare di quale “pochezza” siano molti cosiddetti giornalisti italiani. Ma i contenuti del discorso di Fabrizio Gifuni sono altri, e costituiscono un riferimento, alto e forte, alla “miseria intellettuale” ormai unico patrimonio di buona parte del popolo italiano.

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‘na specie de cadavere lunghissimo, monologo ideato e interpretato da Fabrizio Gifuni, è la confluenza virtuosa di tre qualità: quella attoriale di Fabrizio Gifuni; quella registica di Giuseppe Bertolucci, fra i pochi che sappiano davvero lavorare con gli attori; quella linguistico-drammaturgica del poeta Giorgio Somalvico, autore del testo che costituisce una sorta di terzo tempo di questo spettacolo. Esito di un progetto che Gifuni ha coltivato a lungo e al quale ha lavorato con intensità e intelligenza, uno spettacolo in parte fondato sulla selezione e sul montaggio – assai ben calibrato e strutturato – di testi del Pasolini più corsaro. Opere in cui forte e dura è la riflessione sulla nuova barbarie contemporanea, sul nuovo fascismo, rappresentato, per dirla con Buñuel, da nuovi cavalieri dell’apocalisse: la pubblicità, il consumismo, la televisione, l’ampia,  diffusa e tollerante omologazione di usi, pensieri e costumi. I

Il condizionamento è stato assorbito (stavo per dire “incorporato”…) acriticamente dalla maggior parte degli italiani, e ha generato un becero (omologato e omologante) qualunquismo che si esprime nei luoghi comuni e nelle frasi fatte che costituiscono per esempio gran parte dei testi proposti a partire dagli organi di stampa per finire alla informazione fornita da molti blog.

L’eccezionale spettacolo teatrale di Fabrizio Gifuni (poi realizzato nel 2008 anche in Dvd) nasce, come scrive il regista Giuseppe Bertolucci, “dal desiderio di distillare, nell’alambicco del monologo, sostanze linguistiche dai sapori apparentemente opposti”: la prosa politica e polemica del Pasolini luterano e corsaro così come i suoi versi friulani e gli endecasillabi inediti e sorprendenti del poemetto Il Pecora del poeta milanese Giorgio Somalvico che, in un romanesco crepitante e reinventato, costringe in metrica il delirio di Pino Pelosi, detto er rana, nella sua scorribanda notturna alla guida dell’Alfa GT, per le strade di Roma e di Ostia, dopo l’omicidio.

Il teorema pasoliniano – genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del nuovo fascismo -  si dispiega in tutta la sua lucida disperazione, delineando i connotati dell’assassino, generandone i tratti identitari, le demotivazioni profonde, “pensandolo” quell’assassino prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso processo di invenzione.

Una sorta di agone tragico – inteso come scontro, ma anche come agonia – tra un Padre e un Figlio, vissuto da un solo corpo e da una sola voce, l’attore Fabrizio Gifuni – tra l’altro protagonista per la televisione de Le cinque giornate di Milano di Carlo Lizzani, del film in due parti su Alcide De Gasperi diretto da Liliana Cavani, oltre al già citato film Rai su Franco Basaglia.

Un monologo,  scrive Bertolucci, si presenta come un appuntamento: tra un attore e il suo talento, tra un regista e un attore, tra la teatralità e l’affabulazione, tra lo spettatore pellegrino e l’eremita in preghiera nella grotta. E il luogo dell’appuntamento è, appunto, la grotta del testo, dove trovare un comune riparo alle intemperie e ai disagi del viaggio, ma anche l’unico luogo dove tutti – immobili, in ascolto – paradossalmente viviamo l’esperienza del viaggio.

L’analisi di Gifuni sulla situazione italiana è lucida, obiettiva e articolata tanto da rubare il mestiere ad un sociologo o politologo: “Nella prima parte, come in un prologo socratico, mettiamo in scena il pensiero dello scrittore sulla trasformazione del Paese, sull’avvento della barbarie consumistica e dell’omologazione, sull’uso strumentale soprattutto della televisione da parte di coloro che individuava come ‘il nuovo fascismo’, fino al prefigurarsi della nuova gioventù che non riconosce”.

Entri in sala e Fabrizio Gifuni è già lì. Tra gli altri. Seduto davanti al suo bicchiere d’acqua. Osserva gli spettatori nel loro ondivago dubbio sul posto da scegliere, nel dondolio mormorato di una velata curiosità.

Aspetta il silenzio denso di emozioni e carico di senso. Aspetta l’attesa. Poi si alza.

E apostrofando un ipotetico interlocutore comincia “tu mi dici che la mia è un’Italietta…” e si aggira tra i tavoli predisposti sul palco a chiosare l’immedesimazione cercata, voluta, pretesa e auspicata. Manca il filtro del palco. La soglia che discerne l’attore dallo spettatore e Gifuni dismette i panni dell’attore, sciorina le parole di Pasolini, snocciola le idee dell’intellettuale sulla società dei consumi e il genocidio antropologico che ha visto cambiare l’Italia da contadina a piccolo-borghese. Infine srotola frammenti di quella vita. Diventa Pasolini. Lo senti e lo vedi. Perchè le parole sono le sue. Tratte da “Scritti Corsari” “Lettere Luterane”, “Siamo tutti in pericolo” (intervista a Furio Colombo); “La nuova forma della meglio gioventù”, “Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo”.


Genocidio culturale – Fabrizio Gifuniultima modifica: 2010-06-23T12:53:00+00:00da paginecorsare

14 pensieri su “Genocidio culturale – Fabrizio Gifuni

  1. X ANGELA .
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    SE AGGIUNGI AL 38,8 % DEI LAVORATORI CHE HANNO VOTATO NO , SU UN TOTALE DI 95 % DI LAVORATORI CHE HANNO VOTATO …… QUEL 5%….. , TI RITROVI CON PERCENTUALI DEL 57 % CIRCA DI SI E DI UN 43 % CIRCA DI NO ………
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    QUESTI SONO NUMERI CHE , ESSENDO CONDIZIONATI DA UN PALESE RICATTO , NON DANNO LA VITTORIA A FIAT E AL SUO PIANO DI SMANTELLAMENTO DEI DIRITTI , MA INDICANO UNA NETTA VITTORIA DELLE POLITICHE DI DIFESA DEL DIRITTO , FATTE DA FIOM .
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    ADESSO E’ FIAT A TROVARSI IN DIFFICOLTA’ .

    Scritto da : CORVO710 | 23/06/2010

  2. Sono d’accordo, Bruno, mezz’ora fa ho scritto un commento a Sasà proprio nel senso che tu indichi.
    Ieri sera mi ero “beccata” le prime battute del Tg3 Linea Notte e mi ero demoralizzata. Poi qualcuno, da Pomigliano, aveva spiegato che le prime schede scrutinate si riferivano alle urne impiegatizie e mi sono ripresa, fino alla fine che è stata molto ma molto confortante.
    Il tutto mi ha ricordato la “marcia dei quarantamila” a Torino di infausta memoria. Qualche mese dopo, quegli stessi impiegati si erano presentati in Tv a lagnarsi perché Fiat aveva licenziato “anche loro”.
    Ma mica imparano niente, anche a decenni di distanza…

  3. IL RAMPOLLO DI PAPA’ , STA SPARANDO ……… , PER PROVOCARMI ………… .
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    SE GUARDI BENE , TROVERAI ALTRE TRACCE , CHE INDICANO QUESTO .
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    LA SUA ANALIFI E’ TUTTA SBAGLIATA ED E’ , TALMENTE GROSSOLANA , CHE LA SIGNORA ACCANTO …….. DICO QUELLE DELLA PORTA ACCANTO , CHE E’ UNA ANZIANA CASALINGA , RIESCE A FARLA MIGLIORE .
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    STANNO FACENDO ARIA FRITTA …….. , IL MIO PESCIOLINO ROSSO …… QUELLO CHE HO DA POCO MESSO NELL’ ACQUARIO , HA LA VOCE PIU’ ALTA …… E DICE MEGLIO .

  4. E che piacere ! La visita di una blogger , se non genovese , forse ” madre di genovesi” ( a Sampierdarena c’ era una scuola intitolata ad Adelaide Cairoli ” madre di eroi ” ) . E circa mia coetanea , se nel ’60 avevi venticinque anni . Brutti , bei tempi ! Noi abitavamo nella zona dell’ ospedale di San Martino , piuttosto tranquilla e mio marito arrivò a casa quella sera più arrabbiato che impaurito — … i celerini inseguivano i ragazzi sotto i portici di via XX Settembre con le camionette …. — . Ci si indignava , allora . Ora facciamo “ salotto “ . Magari televisivo . Tornerò a leggerti , quello riesco a farlo senza scollegarmi . Ciao !wally

  5. Intervento meraviglioso e di grande forza!

    Sono passato per Pagine Corsare mentre stavo impostando un intervento nel mio blog: Gifuni mi ha dato degli spunti per ampliarne la portata.

    Lo segnalo di seguito, anche perché credo che coloro che possono capire quanto ho scritto siano un numero limitato e si circoscrivano a un pensiero vicino al nostro Pier Paolo: http://steffanpaulus.wordpress.com/2010/06/24/conseguenze-soffribili-del-neofascismo-italiano-requiem-per-un-fienile-veneto/

    Un saluto a tutti. Grazie di essere protagonisti della rete!

  6. X ANGELA .
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    IL MIO GRANDE AMICO GIORGIO HA RAGIONE ……………. MI COPIA SEMPRE I CONCETTI ……………………… SCHERZO ……………… SUL MI COPIA I CONCETTI .
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    ANALISI PERFETTA QUELLA DI GIORGIO CREMASCHI …………………. GLI OPERAI POSSONO SOLO INIZIARE , MA GLI ALTRI , DEVONO SMETTERE DI SENTIRSI CLASSE A SE ………. PRIVILEGIATI E GRATIFICATI DAL DIVERSO LAVORO , CIO’ CHE POI NELLA VITA CONTA VERAMENTE …………. E’ LA SUA QUALITA’ …………….. E PARE CHE LA LORO , NON SIA MIGLORE .
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    DALLA INNSE AD OGGI , REGISTRIAMO UNA VOLONTA’ DI RIVOLTA CHE LA DICE LUNGA , DIVERSAMENTE DA COME VUOLE FARE APPARIRE IL MONDO DEL PROFITTO , ATTRAVERSO I SUOI MEDIA , IL MONDO REALE DICE CHE NON VUOLE PIU’ STARCI .
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    BELLO IL PASSAGGIO DI GIORGIO , QUANDO DICE …………………. E QUI TENGO A SOTTOLINEARE PER BENE E AD EVIDENZIARE , …………………………… E’ ORA DI FINIRLA CON L’ INDIGNAZIONE ……………………… ED IO AGGIUNGO ……………………. ANCHE CON I FINTI INDIGNATI ……, CON QUELLI CHE FANNO FINTA DI FARE DISCORSI DI SINISTRA E POI CHIAMANO CHI LAVORA FARABUTTI ……….. LAVATIVI ECC…… , DAI LORO PULPITI …………….. .
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    E’ ORA DI PIANTARLA COL FARE DISCORSI DISTRUTTIVI , RINCORRENDO UNA PRESUNTA ANALISI , CHE SERVE A PORTARE AVANTI UN PRESUNTO DIBATTITO – CONFRONTO , FINALIZZATO A FAR PASSARE MESSAGGI , TRA LE RIGHE , A FAVORE DI CERTE FIGURE ISTITUZIONALI ………… .
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    E’ ADESSO IL MOMENTO , ORA BISOGNA ANALIZZARE CIO’ CHE E’ ACCADUTO A POMIGLIANO E PRENDERE A VOLO , L’ INVITO LANCIATO DAI LAVORATORI POLACCHI .

    Scritto da : CORVO710 | 24/06/2010

  7. IL FILMATO SU REPUBBLICA ………. NON SI PUO’ SCARICARE …….. E’ CRIPTATO …… SE SI RIESCE A TROVARLO ALTROVE …… LO SCARICO IO E POI LO COMMENTO IO ……………. HO 35 ANNI DI IMMERSIONI SULLE SPALLE .

  8. Ciao Bruno, il filmato purtroppo non solo non è scaricabile ma non è presente neppure in altri siti. E’ comprensibile: “l’Espresso” esce il giovedì e il servizio sul sito web dell’”Espresso” ha lo scopo di fare da traino all’acquisto del periodico… Le uniche alternative possono essere: 1) commentare analiticamente il filmato rimandando con un link a quello pubblicato nelle pagine web dell’”Espresso”; 2) aspettare qualche giorno, quando non sarà più attuale l’intento pubblicitario dell’editore sarà anche possibile trovare il filmato da altre parti; 3) ripercorrere tutto quanto Gatti spiega nell’articolo, che è realmente (ed enormemente) illuminante per conoscere e approfondire una situazione scandalosa della quale tutti noi – anche i critici e gli scettici – eravamo totalmente all’oscuro. E’ fuori di dubbio, comunque, che lo spostamento a L’Aquila del G8 avesse anche le motivazioni che Fabrizio Gatti – un Giornalista con la “G” maiuscola – ipotizza.
    Buona giornata – e buon lavoro creativo – da Angela

  9. GRANDE ANGELA , DOMANI LO SBARCO ENTRA IN ………… IL MALE QUOTIDIANO ………….. ,UNA COSA CHE FARO’ , IN AGGIUNTA AI NORMALI POST …….. PERIODICAMENTE ……. ANZI , SE TI CAPITA , SEGNALA ….. SATIRA E NOTIZIE .
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    NON CREARTI PROBLEMI PER LA SCOMPARSA DEI COMMENTI … E’ QUASI NORMALE , NEL SENSO CHE , MYBLOG STA FACENDO SPESSO DI QUESTI CASINI ……… CAPITA SPESSO ANCHE A ME … NON E’ CENSURA ……… NON LA FANNO IN MODO TANTO EVIDENTE , ALMENO NON SEMPRE E NON , CON CHI SI LAMENTA .
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    STANNO ADEGUANDO LA PIATTAFORMA AD ALTRI STANDARD….. E SI STANNO INCARTANDO DA SOLI .
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    UN PO DI SOPPORTAZIONE E ….. FANTASIA .
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    QUANDO FACCIO UN COMMENTO LUNGO ED IMPORTANTE , PER ME , LO SCRIVO PRIMA SU NOTES E POI LO SALVO .. , RIAPRO NOTE O WORDPAD , E LO COPIO SUL POST CHE VOGLIO COMMENTARE……… COSI SE MYBLOG SE LO MANCIA ……… IO LO POSSO RIMETTERE QUANDO VOGLIO .
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    UN ABBRACCIO E SCUSA L’ ORA TARDA ….. .

  10. Ciao Angela,buona domenica a te.Proprio l’altroieri ero con Cesare nella mia bottega e si parlava di te.Uno dei pochi motivi per cui vale la pena affacciarsi ancora su questa piattaforma.Il tuo commento da me lo sottoscrivo come condivido appieno il tuo parere su Fini.Anche lui parte di un ingranaggio letale.Ieri invece ero a pranzo con Mario(Gelardi) che ha realizzato un’altra opera,”La città perfetta” basata sul libro di Petrella.Anche con lui ho parlato di te,sperando che prima o poi tu riesca a raggiungerci a Napoli per stare in compagnia.Un’altra amica,incuriosita,mi ha chiesto se tu hai “personalmente” conosciuto Pasolini.Ti giro la domanda e ti lascio un abbraccio sincero.
    artista1969

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