Herman Melville (1819-1891)

Herman Melville (1819-1891)

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Dico solo questo: la sua sorte fu quella di una nave sbattuta dalla tempesta, che vaga miseramente lungo una costa a sottovento. Il porto le darebbe riparo, il porto è misericordioso, nel porto c’è salvezza, comodità, un focolare, una cena, delle coperte calde, degli amici, tutto ciò che è gradito a noi poveri mortali. Ma in una tempesta il porto, la terra, è il pericolo più terribile per una nave. Essa deve fuggire ogni ospitalità; un solo contatto della terra, anche solo una carezza alla chiglia, la farebbe rabbrividire da cima a fondo. Con tutte le sue forze, la nave spiega ogni vela per scostarsi. E nel farlo, combatte proprio contro quei venti che la vorrebbero spingere verso casa, va cercando di nuovo tutta la mancanza di terra di quel mare infuriato. Si getta nel pericolo disperatamente, per amore di un riparo. E il suo unico amico è il suo nemico più feroce.

Tu lo capisci, Bulkington? Pare che tu veda qualche barlume di quella verità insopportabile agli uomini, che ogni pensiero profondo e serio non è che uno sforzo coraggioso dell’anima per tenersi la libertà aperta del suo mare; mentre i venti più aspri del cielo e della terra cospirano per gettarla sulla costa insidiosa e servile.

Ma la verità più alta, senza rive, indicibile come Dio, è soltanto nell’assenza di terra: e allora meglio subissarsi in quell’infinito ululìo, piuttosto che essere sbattuti vergognosamente a sottovento, anche se in questo è la salvezza. Perché, a quel punto, chi vorrebbe strisciare a terra come un verme? Davvero il terribile è senza fondo. Ed è possibile tutta questa agonia. [Da Moby Dick di Herman Melville]

Al tempo in cui morì il suo autore, era stato quasi del tutto dimenticato, poi il capolavoro del 1851 Moby Dick sarebbe stato rilanciato nel 1921 grazie a una biografia di Raymond Weaver; oggi quel romanzo è ritenuto uno dei massimi capolavori dell’Ottocento. Il suo autore è Herman Melville, scrittore, poeta e critico letterario statunitense, nato il 1° agosto 1819 a New York. Amico di Nathaniel Hawthorne (l’autore di La lettera scarlatta) Moby Dick come le altre opere di Melville sarebbero state ispirate dalla produzione più tarda dell’amico.


Bartleby, lo scrivano
Un racconto di Herman Melville
[da scaricare in un file pdf]

Un semplice scrivano, assunto per caso nello studio di un avvocato, in breve diventa un enigma per quelli che lo circondano. Melville pone a confronto due uomini ed i loro diversi stili di vita: l’avvocato ed il suo scrivano. Il primo è dipinto, sin dall’inizio, come un uomo alla disperata ricerca di gratificazioni che possano dare un senso alla propria vita, dominata da canoni borghesi. Ogni suo atto tende alla tutela della sua vita comoda, alla difesa della sua tranquillità e proprio per questo non vuole esporsi più di tanto. Vuole sì aiutare Bartleby, prova pietà per quell’uomo, come ogni “buon” cristiano farebbe, ma… non piu’ di tanto. La sua prudenza non gli consente di spingersi oltre. La vicenda, presentata come singolare sin dalle prime pagine del libro, è raccontata dal datore di lavoro di Bartleby, che da principio appare sbigottito da ciò che avviene. Cerca di dare e soprattutto darsi una spiegazione, ma il racconto non dà risposte al perché della resistenza passiva di Bartleby, i cui comportamenti appaiono senza senso. Attraverso il racconto l’avvocato-narratore compie un percorso catartico, il suo mettere nero su bianco è un tentativo di razionalizzare gli eventi, di guardarli con distacco, di liberarsi da quella cappa di oppressione che la sinistra figura di Bartleby ha fatto scendere sulla sua serena vita borghese. Bartleby è un personaggio che la maestria di Melville crea sin dall’inizio in negativo: non ha un nome di battesimo, non ha un passato, non mangia quasi nulla, non esce mai dall’ufficio, non accetta denaro, non accetta aiuto da nessuno, non si preoccupa di ciò che avviene intorno a lui: in definitiva, non vive.

E’ l’altra faccia della stessa medaglia. E’ il lato oscuro ed inspiegabile del perbenismo, di quella maschera di ottimismo, prudenza, serenità con cui la borghesia ama coprirsi. Bartleby è l’antieroe per eccellenza. Non è mai mediocre, sa distinguersi. E’ un uomo che non si accontenta mai. Vive la sua vita in solitudine, in completa mancanza di amicizie. Melville scrive che “era la sua anima a soffrire” e che “sembrava solo, assolutamente solo nell’universo”. Bartleby è totalmente estraniato dall’ambiente di lavoro. E’ un uomo che non sa parlare e che rifiuta di fare. Ad un tratto inizia a non svolgere più le mansioni a cui era destinato. Ma la normale vita dell’ufficio, le sue routine automatiche e date per scontate, si intoppano, si arenano e si scoprono davanti al candido e spiazzante “preferirei di no” di Bartleby. Con effetti comici e risvolti drammatici.

Quando viene licenziato la resistenza passiva di Bartleby diventa attiva: infatti occupa abusivamente l’ufficio giorno e notte. Una volta tradotto in prigione rifiuta di mangiare e muore di fame. L’eroismo di Bartleby si manifesta nella capacità di resistere al sistema che lo emargina e lo schiaccia barricandosi nel silenzio e nell’obbedienza.

Herman Melville (1819-1891)ultima modifica: 2010-07-22T13:03:00+00:00da paginecorsare
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4 pensieri su “Herman Melville (1819-1891)

  1. Bartebly Lo Scrivano l’ho letto un bel po di anni fa, è un libro che ha mia madre.
    A questo libro devo l’aver imparato a dire “Preferirei di no”, anziché un no secco.
    E’ tanto che non ci salutiamo Angela, immagino che anche tu sia su fb più che sul blog, come molti se non tutti. Ma ti lascio un abbraccio lo stesso! Baci, a presto

  2. Eh sì, pare proprio che il bavaglio venga accantonato. Meglio vigilare, e tenere bene aperti occhi e orecchie, ma molto probabilmente a questa battaglia il monarca almeno per ora ha rinunciato…
    E tutto il resto, se a sinistra si sarà più accorti, potrebbe perfino funzionare come si deve… Ricambio l’amichevole dardo.
    Un abbraccio da Angela e buona notte

  3. un libro immenso.
    Bartleby ha una forza incredibile, pur essendo il più debole (forse) degli uomini.
    ha passato la sua linea d’ombra?

    mi vengono in mente le parole di Bertolt Brecht:

    Generale, l’uomo fa di tutto.
    Può volare e può uccidere.
    Ma ha un difetto:
    può pensare.

    A Bartleby forse sarebbero piaciute.

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