Armi nucleari, l’anniversario e il monito

10 agosto 2010: reintegrati tre lavoratori della FIAT di Melfi.
Il giudice: “Fu un provvedimento antisindacale dell’azienda”

[art. 18 dello Statuto dei Lavoratori]

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8 AGOSTO
VEDI ANCHE LA TRAGEDIA DI MARCINELLE IN FONDO A QUESTO POST
DOPO (MA INSIEME) ALLA MEMORIA DI HIROSHIMA E NAGASAKI

Armi nucleari
l’anniversario e il monito

Harry Truman, presidente Usa: “Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto
una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza
delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo
in seguito bombe anche più potenti” (Comunicato Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45)

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In queste giornate rischiano di cadere in silenzio due date che rievocano un’immane tragedia per l’intera umanità. Mi riferisco al 6 e 9 agosto del 1945, quando gli americani lanciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che furono annientate. Solo nei mesi immediatamente successivi alla deflagrazione i morti furono oltre 200 mila. Secondo stime attendibili, fino ad oggi le vittime accertate sarebbero oltre 350 mila, a causa soprattutto delle affezioni tumorali prodotte dalle radiazioni. Quelle dell’agosto 1945 sono state le uniche volte in cui sono state impiegate armi nucleari in un conflitto bellico contro popolazioni civili, sterminando intere generazioni e annichilendo intere città. Bisogna ricordare che la paternità storica di tali crimini commessi contro l’umanità, rimasti tuttavia impuniti, va ascritta agli Stati Uniti d’America, che non hanno esitato un momento ad usare armi di distruzione di massa per vincere la guerra.

nagasaki.jpgIn particolare occorre riflettere sulla seconda bomba, sganciata su Nagasaki. Secondo molti storici si è trattato di un atto terroristico evitabile, eppure è stato ugualmente eseguito per due ragioni fondamentali. La prima, più che altro un alibi tecnico-scientifico, era che la bomba su Nagasaki, essendo composta di plutonio, e non di uranio arricchito come quella su Hiroshima, aveva bisogno di essere sperimentata (tale ragionamento è semplicemente cinico). Il secondo motivo era di ordine strategico-politico, in quanto la seconda bomba era inutile per vincere la guerra contro il Giappone, un Paese stremato, ridotto alla mercé dei vincitori, per cui apparve subito evidente il vero scopo della seconda esplosione, un gesto scellerato compiuto in funzione antisovietica. In tal senso le bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki, pur essendo le ultime della seconda guerra mondiale, furono considerate come le prime della “guerra fredda”. Insomma, si trattava di una scelta ben precisa, un chiaro segnale intimidatorio teso a far capire ai sovietici e al mondo intero chi erano i nuovi padroni.

Negli anni successivi al ‘45 le armi atomiche furono adottate dalle principali potenze: l’URSS l’ottenne nel 1949 (grazie alla decisione di alcuni scienziati che avevano concorso alla creazione della bomba H per il governo nordamericano, al fine di ristabilire un giusto equilibrio tra le parti avverse), la Gran Bretagna nel 1952, la Francia nel 1960, la Cina nel 1964. In questo periodo, segnato da una prima proliferazione degli arsenali atomici, si generò un clima di “guerra fredda”, nel quale i due blocchi politico-militari contrapposti (la NATO, tuttora esistente e il Patto di Varsavia, che ruotava intorno all’Unione Sovietica) erano coscienti di potersi annientare vicendevolmente con il solo impiego delle armi atomiche. Questa era la teoria della “distruzione mutua assicurata”, alla base del cosiddetto “equilibrio del terrore”, la strategia della deterrenza che, in qualche occasione, riuscì a scongiurare il rischio di un conflitto termonucleare totale.

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Tale “equilibrio”, benché utile deterrente sul piano strategico, tuttavia non impedì un’enorme proliferazione degli arsenali atomici sia ad Ovest che ad Est. Al contrario, le armi nucleari divennero più numerose, ma soprattutto più sofisticate, quindi più potenti, al punto che confrontate con quelle successive le bombe gettate su Hiroshima e Nagasaki apparivano come “giocattoli”. Gli arsenali atomici a disposizione dei due blocchi avversari (Est e Ovest: nemici più sulla carta, ma nella realtà complici rispetto alla spartizione economica e politica del globo) erano potenzialmente in grado di disintegrare il nostro pianeta, non una, ma decine di volte.

Nel corso degli anni ‘80 il dialogo tra Reagan e Gorbaciov condusse alla stipulazione dei trattati START I e START II, che sancivano una graduale riduzione delle armi atomiche possedute dalle due superpotenze. In quegli anni, esattamente nel 1985, uscì un film intitolato “War games” (in italiano “Giochi di guerra”) che racconta la storia di un ragazzo di Seattle che, giocando col computer, riesce ad inserirsi nella rete informatica della difesa nucleare statunitense provocando, nella finzione cinematografica, il pericolo di un conflitto termonucleare, poi scongiurato. Cito il film per evidenziare come in quegli anni la percezione dei rischi di un conflitto atomico che avrebbe potuto causare l’autodistruzione del genere umano, era maggiore di oggi. Eppure la situazione odierna è più pericolosa di quella descritta, relativa al periodo della “guerra fredda”.

02nagasaki.jpgAttualmente, gli Stati che dichiarano di possedere armi nucleari e fanno ufficialmente parte del cosiddetto “Club dell’atomo” sono esattamente otto: Stati Uniti d’America, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan e Israele. Ripeto: Israele. Invece, gli unici Paesi al mondo che hanno pubblicamente e intenzionalmente rinunciato a programmi di riarmo nucleare sono il Sudafrica, probabilmente il Brasile, e alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica, cioè Ucraina, Bielorussia e Kazakistan.

Inoltre la possibilità, non solo teorica, che alcune armi atomiche come le cosiddette “bombe sporche” (che non costano come le armi atomiche e non esigono particolari competenze scientifiche, se non quelle, alquanto diffuse, che servono a costruire una bomba tradizionale) possano cadere nelle mani di gruppi terroristici al soldo dei servizi segreti delle varie potenze (USA e Israele sono in cima alla lista per la loro spregiudicatezza) può forse offrire una vaga idea dell’elevata pericolosità dell’odierna situazione internazionale, avvolta in quella che convenzionalmente è definita “la spirale guerra-terrorismo”, segnata da tensioni e contraddizioni aggravate dalla politica della cosiddetta “guerra globale preventiva” che, di fatto, alimenta le spinte oltranziste in ogni angolo della Terra. Per questo, non di “spirale” si tratta, ma di mostri gemellari partoriti dallo stesso apparato di distruzione e oppressione: l’imperialismo Usa.

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L’odierna situazione planetaria è dunque più insidiosa del passato, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino del 1989 e dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica, ma soprattutto dopo l’11 settembre 2001, quando sono state rilanciate la ricerca e la produzione di nuove generazioni di bombe nucleari più piccole e facili da utilizzare. Nonostante ciò, la consapevolezza del pericolo rappresentato dagli arsenali atomici da parte dell’opinione pubblica mondiale, si trova ad un livello più basso rispetto agli anni della “guerra fredda”. L’epoca della “guerra fredda” è stata un periodo in cui l’equilibrio tra le superpotenze esercitava un potente effetto deterrente.

Oggi quell’equilibrio non esiste più ed è rimasto solo il “terrore”. Anzi, la situazione è profondamente instabile e caotica, e gli USA non sono in grado di gestirla da soli attraverso un ruolo di gendarmeria planetaria che si sono auto-assegnati con arroganza e che li ha condotti all’isolamento. Oggi assistiamo ad un insidioso rilancio della ricerca nucleare per fini militari, che vede un coinvolgimento crescente anche dell’Italia. Basti pensare che all’aeroporto militare di Ghedi (Brescia) e nella base americana di Aviano sono pronte almeno 90 testate nucleari. Per capire l’estrema pericolosità derivante dall’odierno scenario internazionale, rammento alcuni episodi del 2002, quando India e Pakistan (che già nel 1998 avevano condotto alcuni test nucleari) si trovarono sull’orlo di un conflitto per il controllo del Kashmir (una terra situata al confine tra i due Stati, famosa per un tessuto morbido e leggero di lana omonima, ricavata da una particolare razza di capre che vive nella regione), una pericolosa contesa che avrebbe potuto condurre ad uno scontro militare e al ricorso ad armi nucleari.

atomica.jpgOggi esistono alcune micro potenze regionali, quali la stessa Israele, che detengono arsenali atomici micidiali e assumono atteggiamenti ostili e belligeranti verso gli Stati confinanti. E nessuno osa denunciare tale situazione, anzi chi si azzarda in tal senso viene tacciato di “antisemitismo”. Naturalmente sarebbe ipocrita non riconoscere che la più grave minaccia proviene da quelle superpotenze mondiali come Usa, Cina e Russia, che mirano ad una nuova spartizione geopolitica ed economica del mondo ed agiscono in modo espansionistico sul terreno commerciale, entrando spesso in contrasto tra loro. Si pensi alla competizione tra Usa, Giappone, Europa e Cina, o alla guerra monetaria tra euro e dollaro. Certo, dal ‘45 ad oggi le guerre finora combattute e quelle in corso non hanno mai registrato il ricorso ad armi atomiche, ma solo a quelle convenzionali.

Finora ho fornito una ricostruzione storica in materia di armi nucleari, provando a evidenziare un confronto tra gli anni della “guerra fredda” e la realtà odierna che è assai più insidiosa, benché la coscienza della gente sia meno diffusa e profonda rispetto al passato. A tale proposito cito un brano di un articolo di Giorgio Bocca (apparso anni fa nella rubrica “L’antitaliano”), nel quale l’anziano giornalista scrive testualmente: “Già nel 1945 avremmo dovuto capire che l’apocalisse era ormai entrata nella normalità. Scoppia la prima atomica a Hiroshima e sui giornali dell’Occidente, anche sui nostri, la notizia venne data a una colonna in basso e non destò particolare emozione. Aveva ucciso in un colpo 100 mila persone e ne aveva avvelenate a morte altrettante. Non se ne sapeva molto, è vero, ma in breve si capì che era l’arma della distruzione totale, ma l’Occidente civile in sostanza non fece obiezione: la bomba segnava in pratica la fine della guerra, perché condannarla?”.

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In altri termini il fine (la conclusione della seconda guerra mondiale) ha giustificato il mezzo, cioè il ricorso alla bomba atomica, un terrificante strumento di distruzione totale. Oggi, più che nel passato, questa perversa logica machiavellica del “fine che giustifica i mezzi” non può e non deve essere tollerata, ma va respinta con fermezza e in modo definitivo, pena l’annientamento dell’umanità e di quasi ogni forma di vita sul nostro pianeta.

Le cause delle guerre, siano esse convenzionali o meno, sono fondamentalmente le stesse: il possesso e il controllo della terra, dell’acqua, del petrolio o di altre preziose materie prime, lo sfruttamento dell’uomo e della natura, l’oppressione di un popolo da parte di un altro popolo, cioè di una classe sociale da parte di un’altra classe. Queste sono le ragioni primarie che possono scatenare un conflitto bellico. Il fatto poi che alla guerra condotta con armi convenzionali si sostituisca la guerra “termonucleare”, non cambia e non toglie assolutamente nulla alle cause, al carattere e al significato di classe della guerra medesima. Tuttavia, la differenza più evidente tra guerre tradizionali e guerra nucleare sta nel fatto che le armi atomiche sono strumenti di distruzione totale: un “dettaglio” che non è certo trascurabile, per cui non va sottovalutato.

Dunque, concludo con un appello che, per quanto possa apparire ingenuo e utopistico, esprime un’istanza diffusa tra la gente comune, implica un presupposto di estrema importanza e contiene una proposta indispensabile alla salvezza del genere umano e delle altre specie viventi sulla Terra: BANDIAMO LE ARMI NUCLEARI, BANDIAMO TUTTE LE ARMI, BANDIAMO LA GUERRA E L’IMPERIALISMO DALLA NOSTRA ESISTENZA!

[Lucio Garofalo, 5 agosto 2010, “Pane e acqua]

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Song of Hiroshima
(A ricordo del 6 agosto 1945)
di Koki Kinoshita

Dove è stata distrutta la città,
dove ci sono ora le ceneri dei nostri amati,
dove c’era l’erba verde
e le bianche piante,
il raccolto  é stato funesto.

Perciò, fratelli e sorelle, vigilate e badate
che non venga mai la terza bomba atomica.

La pioggia lieve raccoglie il veleno dal cielo,
e i pesci portano la morte nelle profondità del mare;
le barche dei pescatori sono ferme, i pescatori sono ciechi,
il raccolto  é stato funesto.

Perciò, uomini di terra e di mare, vigilate e badate
che non venga mai la terza bomba atomica.

* * *

«Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale,
ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre.»
Albert Einstein

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8 agosto 1956, la tragedia di Marcinelle

Marcinelle, Belgio. A causa di un errore umano, l’8 agosto 1956
il Belgio venne scosso da una tragedia senza precedenti,
un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile
del Bois du Cazier causò la morte di 262 persone
di dodici diverse nazionalità, soprattutto italiane, 136 vittime,
poi belghe, 95; fu una tragedia agghiacciante,
i minatori rimasero senza via di scampo, soffocati dalle esalazioni di gas.

Dal 1946 al 1956 il numero dei lavoratori, provenienti dall’Italia, morti
nelle miniere belghe e in altri incedenti sul lavoro è di oltre seicento.


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6 pensieri su “Armi nucleari, l’anniversario e il monito

  1. Cara Angela, ci sono “macchine” che quando si mettono in moto, non si fermano più, ed ogni giorno che passa, chiedono sempre di più, sempre di più. La più grande, maestosa, terribile, è la macchina degli armamenti.
    Quanto peserà un fucile d’assalto? Due chili di acciaio? E’ plausibile un costo tra manodopera e tutto il resto, per un totale di 10 euro? A quanto viene venduto? E’ plausibile tre o quattromila euro?…
    E quando la fermi questa dannata “macchina”?
    Però per costruire armi, bisogna che qualcuno le utilizzi, quindi si fanno o le guerre o le “missioni di pace”, che è la stessa cosa. Certo che “missione di pace”, è meno orripilante di “guerra”, così, l’opinione pubblica, magari dice: meno male che ci sono i nostri soldati a portare un po’ di pace laggiù!!!
    La cosa che più ci dovrebbe fare innervosire, è che dovremmo riflettere su questo: tutti gli Stati del mondo, si armano per la difesa.
    Allora, dico io, se nessuno si arma per attaccare, da chi ci dovremmo difendere?
    Cara Angela, ci sono troppi interessi per far scoppiare le guerre. Non credo che riusciremo a fermare la “macchina”. Forse potremo farla rallentare; penso che sarebbe già una buona cosa.
    Antonio.

  2. Caro Antonio,
    hai perfettamente ragione. La macchina degli armamenti è un mostro che non si ferma davanti a niente.
    Possono esserci tutte le crisi economiche che si riesca a immaginare, si taglierà sulla scuola (anche e soprattutto sui contenuti – così minore istruzione significherà anche minore capacità di comprendere le situazioni e di ribellarcisi), non vi sarà più integrazione dei disabili (così si tornerà come un secolo fa a farne soltanto degli esclusi e ghettizzati), vi saranno centinaia di migliaia di disoccupati in più in tutti i settori, le carceri continueranno a scoppiare per il sovraffollamento e perché non c’è nessun programma di riabilitazione e di recupero, milioni di bambini nel mondo continueranno a morire per denutrizione, i brasiliani poveri a vivere nelle favelas, gli italiani poveri a far la fila davanti alle chiese dove si distribuisce qualche pasto… ma le spese per aumentare gli armamenti non conoscono sosta.
    C’è realmente qualcosa di surreale in tutto questo… ma i popoli del mondo non osano ribellarsi. Sanno che potranno avere soltanto repressione…
    Io il fondo del tunnel non lo vedo (e certamente non arriverò a vederlo), posso soltanto augurarlo a voi che siete di una generazione più vicina a quella del mio figliolo. Ma so che molto probabilmente neppure lui lo vedrà. Lo so anche se non ne ho le prove…
    Un saluto da Angela

  3. Ho letto tutto il post, anche la parte che riguarda la tragedia di Marcinelle.

    Sarebbe incredibile se non vi fosse la documentazione: gli Usa hanno lanciato due atomiche su due città giapponesi a guerra praticamente terminata, quando neppure i kamikaze avrebbero potuto più far danni (si stavano infatti estinguendo), e i militari giapponesi erano più che decimati. Un’azione degna del tribunale di Norimberga. Ma, come avviene in questi casi, gli Usa erano anche vincitori della seconda guerra mondiale, e la storia la fanno sempre i vincitori. Così loro sono stati considerati “il grande popolo giusto e democratico” anche se lo sterminio degli abitanti delle due città giapponesi è della stessa pasta di quello nazista nelle camere a gas.

    Io non ho vissuto quei tempi, non so come avrei reagito. Anche perché essendo italiano sarei stato costretto a considerare gli americani come “liberatori” e mi sarei “allineato” con tutti gli altri. Dimenticando per esempio i bombardamenti anglo-americani su molte città con molti morti civili. Bombardamenti che avevano il compito di terrorizzare la popolazione oltre che di convincere gli ex-alleati tedeschi a lasciare l’Italia. Così, è rimasto sul territorio italiano un gran numero di basi militari americane che ancora adesso spadroneggiano nel nostro paese, regandoci anche qualche arsenale di armi nucleari. Mi vengono i brividi soltanto a pensarci.

    Su Marcinelle: i nostri emigranti hanno fatto tanto per le nazioni nelle quali sono andati a lavorare. Nel caso di quella miniera – ma se ho capito non solo di quella – ci hanno rimesso la pelle. Ma la loro vita, che pensavano di rendere migliore emigrando dall’Italia, spesso è stata anche una vita di stenti e di difficoltà dovuti a una pessima accoglienza (ho visto anche i tuoi altri post proprio sull’emigrazione italiana nel mondo). Ora gli italiani non hanno meglio da fare che pagare gli immigrati che vengono in Italia con la stessa moneta, gente che fugge da situazioni di guerra o per una miseria che è la più nera: affrontano il rifiuto, l’emarginazione, condizioni di vita miserabili, che neppure agli animali si riserverebbero. L’uomo, in sé, non credo sia prevalentemente malvagio. Quello che lo rovina e lo rende mostruoso è la scarsa conoscenza, la scarsa cultura, che è anche obiettivo dei governi totalitari. Forse l’Italia si è incamminata su questa strada. Forse basterebbe guardare i leghisti.

    Complimenti per il tuo blog: non ne ho ancora uno, ho poco tempo a disposizione. In questi giorni un po’ di più anche perché non ho i mezzi per fare una vacanza, già è tanto che abbia un lavoro, almeno per ora, e un periodo di ferie.

  4. @ sempreinpista
    Condivido quanto dici: quelle delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki sono tra le pagine peggiori scritte nella storia di tutti i tempi. Non c’è alcuna giustificazione per il comportamento del presidente Truman. Ma quello che forse fa ancora più paura è che la proliferazione degli armamenti atomici non si è arrestata, e oggi un gran numero di nazioni possiede “la bomba”. La sicurezza del mondo intero è dunque maggiormente a rischio.
    Per ciò che riguarda la morte in miniera di centinaia di migranti italiani, quello di Marcinelle non è stato purtroppo l’unico tragico episodio. Dimostra quale sia il valore attribito alla vita umana da chi spesso utilizza lavoratori immigrati per problemi interni di reperimento di manodopera, salvo non fornire né strutture adeguate per ospitarli (i nostri emigrati, anche quelli che si sono trasferiti in Paesi europei, erano costretti nella maggior parte dei casi a vivere in baracche) né misure di sicurezza adeguate.
    Mi auguro tu possa seguire questo blog e ti auguro in ogni caso buone ferie. Anche per me è impossibile realizzare una qualsiasi vacanza…
    Un saluto da Angela

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