Perché a tanti italiani piace Berlusconi?

Perché a tanti italiani
piace ancora Berlusconi?

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Non passa volta, quando incontro qualche amico straniero, che non mi si chieda perché un uomo come Berlusconi goda presso gli italiani di un consenso così vasto e così durevole. Non riescono a capire come cittadini, pensosi dell’avvenire democratico del proprio paese, non si sentano rivoltare lo stomaco davanti alle macroscopiche manchevolezze di un tale personaggio che non manca occasione per rivelarsi, sia in patria che in terra straniera, come:

a) un omerico gaffeur (basti ricordare, sommariamente antologizzando, la gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari, la figuraccia con la Merkel al vertice Nato, la battuta su Obama salutato come “bello, giovane e abbronzato”, la sua proposta, di segnalare come “kapò” il deputato Martin Schulz, la sua dichiarazione sui cinesi accusati (sic) di “bollire i bambini per concimare i campi”);

b) un buzzurro da strapaese pronto ad alzar corna nelle foto ufficiali (famosa quella di Caceres) o a sguainare il dito medio negli italici comizi;

c) un barzellettiere da osteria (celebri e sinistre le sue “lepidezze” sui lager, sui malati di Aids o sui “froci”);

d) uno sbruffone da commedia dell’arte, capace di mettere d’accordo, a suo dire, Obama e Medvedev, di appianare le divergenze fra Gheddafi e il mondo intero, di liberare dalle grinfie libiche il cittadino svizzero che nessuno era riuscito a restituire alla sua famiglia, di offrire una moglie italiana a Sarkozy, seduttore evidentemente poco dotato;

e) un bauscia sfacciato al punto da distribuire orologi d’oro ai leader presenti in Canada proprio nel bel mezzo di un discorso di Chirac;

f) uno sciupafemmine da giornaletto porno, ghiotto di natiche (quante volte ha chiesto di “palpare” questa o quella), pronto a vantarsi di aver sedotto un esercito di donne dall’attempata presidentessa finlandese Tarja Halonen alle giovani menadi di lui assetate e, nello stesso tempo, così pirla da farsi incastrare da una escort.

A questi amici stranieri, che hanno la delicatezza di non accennare alla pochezza intellettuale di questo “sorbonnard” da corsi estivi, io cerco di dare una risposta che sento sommaria e imprecisa ma che è l’unica che sono in grado di dare.

A mio modesto avviso le ragioni del successo di questo mediocre personaggio stanno essenzialmente nella sua capacità di interpretare o, per dir meglio, di incarnare quel fascismo di fondo di cui gli italiani, in maggiore o minor misura, sono impregnati da sempre. Sono testimonianze di questo suo fascismo, un comportamento volto a incanaglire un popolo che ama, ahimè, essere incanaglito.

Berlusconi è, insomma, il piazzista giovialone che per farsi amare dalla sua clientela (e cioè dagli italiani) non trova nulla di meglio che omologare ogni valore verso il basso. Eccolo quindi darsi da fare per contrabbandare la volgarità per spontaneità, l’incultura per amore della semplicità, la vanagloria per amor proprio, l’autoritarismo per autorevolezza, l’arroganza per senso dell’onore, la svenevolezza per sensibilità, la prepotenza per vigoria, la grossolanità per arguzia, la protervia per prestigio, la sciatteria per semplicità dei modi, l’intrallazzo e l’inganno per lucida italica malizia, la capacità imbonitoria per superba arte del persuadere, le barzellette da carrettiere per fine umorismo, le avventure di un don Giovanni da strapazzo per imprese epiche, la maleducazione del cialtrone per emancipazione da conformismi obsoleti.

A ciò si aggiunga il suo comportamento da insopportabile “faso tuto mi”. Se il Ganascia buon’anima amava caracollare su cavalli bianchi, gettarsi dentro cerchi di fuoco, trebbiare a petto nudo sulle aie d’Italia, passare in rassegna mucche e carri armati, volteggiare su attrezzi ginnici, guidare macchine ed aerei, sderenare battaglioni di pulzelle, Berlusconi, per parte sua, è il presidente-operaio-oratore-canterino-allenatore-autobiografo-sciupafemmine “che tutti ci invidiano” (ipse dixit). È lo statista di genio che dà lezioni ai grandi della terra, è il manager infallibile che sa come risolvere i problemi di Fiat o Alitalia, è l’acuto scoliaste dell’opera di Erasmo, è il divino taumaturgo che guarisce fanciulli comatosi.

tombeur-de-femmes.jpgSoperchierie, s’intende, indicibili panzane, capriole da guitto, sparate da capitan Fracassa, ma tutto questo piace (almeno fino ad oggi) a una gran parte degli italiani. I quali sono affascinati oltre che dai comportamenti, dalla strepitosa ricchezza di questo personaggio che nulla distingue da loro per filosofia di vita e per livello culturale. Se ha avuto successo un uomo come lui, sembrano dirsi, perché non avremmo dovuto (perchè non dovremmo) averlo noi? Ecco l’assimilazione cretina in cui molti, magari non del tutto consciamente, si compiacciono. Ed è inutile cercare di convincerli che non basta per diventare miliardari, come ci ha assicurato Berlusconi nella sua famigerata autobiografia, avere un padre bancario che spegneva le lampadine prima di lasciare l’ufficio e una madre economa che conosceva tutti i mercati ortofrutticoli del circondario. L’idolatra non ha occhi che per il suo idolo.

Ma è possibile, mi chiedono gli amici stranieri, dopo aver preso atto di un quadro così fosco e sconfortante, che non ci sia nella cerchia di Berlusconi qualche persona di buon senso che gli suggerisca comportamenti più consoni alla figura di un uomo di Stato? La risposta è “no”, non esistono. I suoi “fans” si dividono in due gruppi di diversa consistenza: ci sono gli adoranti in buona fede, i meno colpevoli, quelli che un giorno dovranno pure prendere coscienza dell’inganno; ci sono poi gli adoranti in malafede, gli irrecuperabili, quelli che esalteranno tutto del padrone “etiam peccata” perché alla greppia di questo ricco padrone hanno trovato di che mangiare, di che dormire… ed altro ancora.

[Gino Spadon per “Domani- Arcoiris“]

– Lo striscione della foto sopra l’ho fotografato esposto al balcone di una casa milanese. Forse è inutile dire che l’ho anche molto apprezzato.

– La foto del fetente sbragatissimo è stata scattata il 20 agosto, all’arrivo al vertice del Pdl. Si può vederla ingrandita cliccandoci sopra… tanto per avere un’idea di quanto sia in forma: le feste a Tor Crescenza con le deputate e le giornate in Sardegna non bastano più…

* * *

Tardo pomeriggio del 20 agosto 2010…

Gianni Letta è uscito da palazzo Grazioli due ore prima della fine del vertice. Ed è stato il segnale che i falchi avevano preso il sopravvento, che ogni mediazione poteva dirsi definitivamente interrotta. “Credo che, a questo punto, di me si possa fare anche a meno” avrebbe detto l’uomo che dal ‘94 ad oggi è stato l’artefice delle grandi conciliazioni. Stavolta, però, non ce n’è più per nessuno. Il Cavaliere ha deciso di partire per la sua ultima guerra. Contro Fini e i finiani, ai quali chiederà una resa senza condizioni. E contro i suoi “fantasmi” di sempre, i magistrati e la giustizia. Stavolta non vuole indulgere ulteriormente. È stufo di quelle “minoranze militanti della magistratura”. Forse non ha più nulla da perdere. O, almeno, dà l’impressione di essere pronto alle partite più feroci pur di mantenere il potere. Il vertice di ieri è l’inizio di una nuova stagione politica. All’insegna del tutto per tutto e delle leggi buone solo per se stesso. Democrazia a parte.

Il piano del Cavaliere non fa sconti. E parte dalla giustizia, si snoda attraverso fisco, federalismo e mezzogiorno, dieci pagine per cinque punti perché alla fine La Russa ha avuto la meglio ed è stata inserita anche la partita della sicurezza e dell’immigrazione. La morale è senza via di fuga per avversari ed ex alleati: “Se non c’è la fiducia si va a votare entro dicembre; no al governo degli sconfitti”.

Ma la vera partita ruota tutta intorno alla giustizia. “È sul   processo breve – racconta uno dei partecipanti al summit di ieri – che si giocherà il futuro della legislatura. È lì che sarà misurata la vera forza dei finiani; se voteranno la fiducia sul pacchetto giustizia, saranno loro ad essere all’angolo. Perché da quel momento in poi noi andremo avanti a botte di fiducia, su qualsiasi provvedimento”. E per prima cosa il Cavaliere andrà avanti con ciò che più gli preme, processo breve e scudo per le alte cariche, sotto forma di Lodo Alfano bis in forma costituzionale senza dimenticare la riforma del Csm e una “una riforma complessiva della giustizia, sia civile che penale, il giusto processo, in cui sarà assicurata la parità tra accusa e difesa, proprio   per assicurare l’applicazione del disposto costituzionale sulla ragionevole durata del processo”. “Non si tratta – ha sostenuto Berlusconi – del processo breve, ma del processo in tempi ragionevoli”; il solito modo di confondere le idee lasciando intatta la sostanza del disastro incombente. Che nasce da una precisa strategia, quella di imporre il proprio volere attraverso una mitragliata di richieste di fiducia che, di fatto, mettono i finiani in una posizione assai scomoda. Come preconizzato dal premier, Fini non potrà che votare la fiducia, altrimenti sarà lui a far cadere il governo.

E, a quel punto, saranno le urne sotto l’egida di una “Lega e Pdl che insieme avrebbero più del 50% – ha sostenuto il Cavaliere   – se si andasse a votare a dicembre”. A parere di chi era presente al vertice, il Cavaliere vuole distruggere Fini; se non otterrà le sue dimissioni perché colpito da nuove e più “pesanti rivelazioni” dicono i berluscones, che non potrebbero   “che indurlo a fare un passo indietro”, il premier punterà tutto sul logoramento del suo gruppo. Che fino ad oggi è stato sostenuto da Napolitano, ma “se il Capo dello Stato – è ancora uno dei partecipanti al vertice a proporre questa analisi – dovrà alla fine scegliere tra il sostegno al presidente della Camera e il ricorso anticipato alle urne, di certo mollerà Fini per la sua strada”.

Un quadro a tinte fosche che fa presagire un inizio di legislatura simile ad una guerra di trincea. Dove, per altro, i colonnelli si sono voluti garantire un loro, quasi personale, terreno di scontro e di lotta politica. La Russa e Gasparri saranno gli uomini di “immigrazione e sicurezza” dove, sul primo fronte, si continuerà con i respingimenti agli sbarchi. E chissà quant’altro verrà studiato sul fronte dell’ordine e della sicurezza pubblica. “Berlusconi – dice Di Pietro – finalmente getta la maschera e dice in realtà che cosa vuole: una giustizia a suo uso e consumo, un fisco che assicura impunità agli evasori e un politica economica solo a favore della cricca piduista di cui fa parte”. Dal ’94 ad oggi non è cambiato davvero nulla. [S. N. “Il Fatto Quotidiano 21 agosto 2010]

Perché a tanti italiani piace Berlusconi?ultima modifica: 2010-08-20T19:14:00+00:00da paginecorsare
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5 pensieri su “Perché a tanti italiani piace Berlusconi?

  1. Cara Angela, dire che sono daccordo con te, è proprio il “minimo sindacale”.
    Però sull’ultimo paragrafo, devo dirti che io la penso un po’ diversamente.
    “… qualche persona di buon senso… ecc.”.
    Lui ha avuto una logica fin dall’inizio: “mai stare con gente onesta”.
    Ciò comporterebbe che un onesto, non sarebbe ricattabile. Con questa logica, è assurdo pensare che qualcuno vicino a lui possa suggerirgli qualche cosa; devono solo pregare che non crolli lui, perchè altrimenti affonderebbero tutti.
    In più il diabolicus ha nominato personaggi femminili “scarsamente preparate” (oggi mi sento buono) a ricoprire incarichi importanti, in modo che su qualsiasi cosa, le poverette (nel senso… che hai intuito) si rivolgano sempre a lui.
    Pensa se per qualche miracolo (da noi auspicato) la sinistra va al potere e berlusconi va ai processi.
    Tutti quelli che stanno con lui, dovranno cercarsi altri come loro, ma con persone oneste, non ci potranno mai stare.
    Antonio.

  2. @ Antonio
    Sono ovviamente d’accordissimo con te. Ho soltanto riportato ciò che alcuni “amici stranieri”, magari ingenuamente, hanno dichiarato. Anch’io penso che nella sua cerchia, nel migliore dei casi, vi sia soltanto gente (anche e soprattutto di bassissima lega) che ha avuto un posto di senatore o di deputato magari insperato e che, secondo la logica che domina certi “loschi figuri”, non può che essergli e soprattutto rimanergli fedele, altrimenti una pacchia del genere non riusciranno più a procurarsela. Sul fatto inoltre che il fetente si circondi di personaggi dediti al malaffare è sufficiente andare a vedere l’elenco dei “nominati” in Parlamento e delle “caratteristiche umane e sociali” che li contraddistinguono. D’altronde, che cosa si può pretendere da uno che considera un eroe Vittorio Mangano?… e ancora non le sappiamo tutte…
    Sull’ “utilizzo finale”, poi, del personale femminile che il fetente ha ingaggiato non ho alcun dubbio, posso soltanto provare una certa ripugnanza per quelle miserabili creature che recitano a soggetto né più né meno che un reality (più porno che no), contribuendo in modo determinante a ridurre il ruolo e l’immagine delle donne a quello assimilabile alle cortigiane dei secoli scorsi: per intenderci, quelle stesse che oggi si chiamano con termine esotico “escort”.
    Un saluto da Angela

  3. io modestamente credo invece di capire come è possibile che tale personaggio da commedia dell’arte abbia in qualche modo conquistato molti italiani: nella totale assenza di alternative, cioè di una sinistra che possa onestamente dirsi tale, coloro che ancora si recano alle urne, chi dovrebbero votare? Ricordiamoci sempre che la responsabilità delle piccole e grandi tragedie della storia ricadono non solo sugli uomini senza coscienza che le hanno materialmente organizzate e volute, ma soprattutto su coloro che hanno assistito indifferenti, o inconsapevoli, o incapaci di opporsi. L’esistenza del cavaliere e il suo potere in questo mondo non ci devono sorprendere, fanno parte di una società predona e prevaricatrice che conosciamo bene perché ci siamo cresciuti. La sorpresa è l’assenza di una opposizione intellettuale e sociale, e la complicità delle forze politiche che dovrebbero invece costituire una seria alternativa.
    Chiara

  4. Condivido i contenuti della prima parte, anche se ho da fare un piccolo appunto agli amici stranieri. Anche io ho questa esperienza di stranieri allibiti dalla continua fiducia data agli italiani al flagello Berlusconi, di stranieri che, dall’alto del loro vissuto democratico si sentono di prendere in giro – anche a ragione, non dico di no – la nostra Italietta. Però, dato che anche Angela ha riusato il termine “fascismo” trattando l’argomento, mi sento di ricordare che, magari con un po’ di ritardo, ma anche gli stranieri ci sono finiti dentro al nostro fascismo, a suo tempo, e con conseguenze ancor più temibili. Io non credo che questi stranieri, se avessero nel loro paese un monopolio mediatico e un monopolio della cazzata, come quello – ad oggi ineguagliato, ma domani chissà – che c’è in Italia da almeno vent’anni, sarebbero molto più dissenzienti: il modello-Berlusconi è un modello globale, il mondo in cui viviamo è globale: come la privatizzazione dell’acqua pubblica, che sembrava un problemone solo da sud-del-mondo, è arrivata anche nei paesi democratici del nord-del-mondo, il virus dell’homo-berlusconicus è qualche cosa che si può diffondere (si sta già diffondendo magari, con più furbizia, altrove) come e più dell’influenza aviaria!… Io questo penso, e, da Italiano Pensante (con le maiuscole), ma soprattutto da italiano, riesco ancora a infastidirmi quando gli stranieri cercano di darci lezioni di democrazia: è un atteggiamento che non finisce mai di essermi riprovevole, non fosse altro perché mi ricorda atteggiamenti bushani nei confronti del resto del mondo (per quanto pretestuosi fossero)…

    Con immensa stima per questo blog e per la straordinaria Donna che ci dà (a noi MALpensanti) sempre spunti a discutere,

    un saluto caro

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