La condizione operaia: omicidi bianchi e nocività

La condizione operaia:
omicidi bianchi e nocività
“12 dicembre”. Un documentario ideato per Lotta Continua
da Pier Paolo Pasolini e girato dopo la strage
di Piazza Fontana (1969)

disoccupati_bagnoli.jpg12 dicembre è il titolo di un documentario ideato da Pier Paolo Pasolini e girato insieme al Collettivo di Lotta Continua  (Giovanni Bonfanti e Goffredo Fofi si occuparono del soggetto e della sceneggiatura) dopo la strage di Piazza Fontana.

Sembra solo la storia di una strage, quella provocata dalla bomba che il 12 dicembre 1969 uccise a Milano diciassette persone. In realtà è la storia d’Italia degli ultimi cinquant’anni. I personaggi e gli interpreti, i protagonisti e le comparse della parabola giudiziaria e politica di piazza Fontana sono in gran parte gli stessi che dagli anni ’70 ad oggi ricorrono nelle alterne vicende italiane: terroristi neri, agenti segreti, ministri, parlamentari, giudici, avvocati, testimoni e imputati, pentiti e irriducibili. E gli operai di Carrara e di Bagnoli hanno  le stesse caratteristiche di quelli di Pomigliano, dell’Asinara o di Melfi che lottano, oggi, per le loro condizioni di lavoro.

Fu un’intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana. Dietro quell’intesa vi era la necessità di tutelare “Il Segreto di Stato” (che tuttora è tale), cioè il tentativo di golpe istituzionale messo in atto con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall’intelligence inglese.

Il documentario 12 dicembre venne girato nell’arco di due anni (tra la fine del 1970 e l’inizio del 1972), ideato dallo stesso Pasolini – come ho ricordato, in collaborazione con Lotta Continua dopo la strage di Piazza Fontana. In quegli anni andava affermandosi il cosiddetto “cinema politico”, definizione che – almeno per l’Italia – è ancora oggi la madre di tante indecisioni e di equivoci poiché in molti casi basterebbe parlare più semplicemente di politicizzazione del cinema narrativo tradizionale e dunque di una serie di operazioni, magari anche apprezzabili e tecnicamente valide, ma di puro recupero di tradizioni codificate (alcuni parlarono di quegli anni come di un cinema “in fase di restaurazione”).

A margine venne poi a svilupparsi un cinema più propriamente “militante”, protagonista di una breve stagione fatta di Cinegiornali, Collettivi Cinema Militante, Centri di Documentazione ed altre iniziative sparse per l’Italia (ma in generale in tutto il mondo, dalla Francia al Belgio,  dagli Stati Uniti fino all’America Latina) destinate ad esaurirsi rapidamente. Ed è su questa tradizione che si innesta il progetto di 12 dicembre: interviste sull’attentato alla Banca dell’Agricoltura, sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, a partigiani che manifestano la loro delusione sullo stato della Repubblica, a minatori di Carrara, a disoccupati di Bagnoli e ad immigrati torinesi, immagini di rivolta nella Reggio Calabria del 1970.

Nasce un affresco della realtà operaia degli anni settanta: da Carrara, dove si muore “inavvertitamente” schiacciati dai massi di marmo bianco alla Montecatini Edison, la Pirelli e la Fiat di Torino. Le facce degli operai in assemblea mostrano preoccupazione ma anche una lucida consapevolezza: non si muore solo di fumi nocivi ma anche di alienazione dopo otto ore passate a ripetere lo stesso movimento. E ancora, nel ’70 Reggio Calabria come Belfast. Nella città in rivolta contro l’assegnazione di capoluogo di regione a Catanzaro, si intraverde il prologo di una possibile rivolta di classe. Alcuni ragazzi ammettono che negli scontri con l’esercito si sono infiltrati elementi poco chiari «mentre i padroni si godevano la battaglia dal balcone». Ma è lampante la condizione di miseria indicibile dei baraccati filmati alle porte della città e la loro frustrazione riversata per le strade contro le forze dell’ordine, l’unico avamposto di Stato che abbiano conosciuto.

Le parti girate da Pasolini, ad un occhio attento, sono facilmente individuabili. Partecipò all’episodio iniziale, quello di Milano, intervistando la famiglia Pinelli e l’avvocato di Lotta continua Marcello Gentini. Poi è la volta del tassista Luciano Paolucci, che convinse il collega Cornelio Rolandi a rivolgersi alla polizia dopo essersi accorto che quel giorno aveva accompagnato in auto l’uomo con la valigetta carica di esplosivo. Paolucci racconta di essere stato più volte contattato dalla polizia allarmata dal fatto che potesse conoscere i particolari della vicenda. Rolandi invece morì in circostanze anomale nel dicembre del ’71.

Ma fu soprattutto nelle riprese all’Italsider di Bagnoli che venne fuori la distanza di cifra stilistica e di senso che divideva Pasolini dal Collettivo di Lotta continua. Perchè lui che fu un regista di corpi e di volti cerca una metafora violenta, scomposta, primordiale, per denunciare lo stato di malessere di tanti disoccupati napoletani. La trova nel gesticolare sgraziato, nello sforzo inutile di esprimersi di un handicappato che non riesce a trovare parole comprensibili ma colpisce emotivamente con tutta la sua rabbia. Poi filma una specie di controcanto alle immagini del lungo corteo che apre il documentario, una carrellata di persone che scandiscono slogan senza che si possano distinguere le facce. Pasolini, anche con un po’ di ironia rivolta ai compagni del collettivo (e a tutti i ragazzi del movimento di contestazione), passa in rassegna uno per uno i volti di un gruppo di bambini napoletani che sorridenti, con il pugno chiuso, intonano Bandiera rossa. Un omaggio a chi ancora era nel pieno della lotta (che forse avrebbe potuto vincere), da parte di chi sentiva di aver perso molte sue battaglie.

La condizione operaia: omicidi bianchi e nocivitàultima modifica: 2010-09-12T13:06:00+00:00da paginecorsare
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2 pensieri su “La condizione operaia: omicidi bianchi e nocività

  1. PASOLINI ?
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    SANTO SUBITO ………..
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    SANTO DI CHI LAVORA , DI CHI E’ SFRUTTATO E DI CHI , CERCA DI REAGIRE .
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    IO CONOSCEVO UN PO’ PASOLINI , MA NON IMMAGINAVO TANTA UMANITA’ , IN LUI .
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    GRAZIE ANGELA PER AVERMI REGALATO TANTO , E’ UN GRANDE DONO .
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    CON IL TUO LAVORO , HAI DATO UN’ IMMAGINE DI QUESTO GRANDE COMBATTENTE , CHE MOLTI NON CONOSCONO .
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    NON HO PAROLE PER RACCONTARE LE SENSAZIONI CHE HO PROVATO A LEGGERE LE COSE SCRITTE ED AD ASCOLTARE QUESTO FANTASTICO FILMATO………., CHE CON IL TUO PERMESSO , UTILIZZERO’ , PER UN MIO FUTURO POST .
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    PASOLINI E’ ……….. ED PER QUESTO CHE E’ STATO SACRIFICATO IN UN MODO TANTO INFAME .
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    QUESTO POST E’ DA CONDIVIDERE .
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    UN ABBRACCIO .

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