Smoke Gets in Your Eyes

“Smoke Gets in Your Eyes”
ovvero “Promesse da marinai”
La bella Napoli ancora invasa dai rifiuti


Il governo in carica è maestro impareggiabile a gettare fumo negli occhi degli italiani, sudditi o cittadini che siano.

Per quelli che sono inguaribilmente sudditi la delusione è più dolorosa, direi. Perché gli altri – quelli che sudditi non sono mai stati e che anzi hanno sempre aspramente criticato questo modo cialtrone di governare sia in sede centrale sia localmente, non si meravigliano affatto. Si indignano, questo sì.

napoli_irresponsabili.jpgQuousque tandem abutere patientia nostra? mah… il Condottiero e il suo Scudiero preferito abuseranno della nostra pazienza finché gli si continuerà a dar credito, fino a quando i sudditi inizieranno a rendersi conto che la stagione dei servi della gleba è terminata… o perlomeno dovrebbe esserlo.

Scuole assediate dai rifiuti nel pieno centro di Napoli: enormi cumuli davanti agli ingressi e sotto alle finestre degli istituti scolastici. Da via Carducci a piazza Carolina fino ad arrivare a pochi metri da piazza del Plebiscito, sono diverse le strade della città che da qualche giorno si presentano con notevoli quantitativi di immondizia. Diversi gli interventi dei vigili del fuoco per rifiuti dati alle fiamme e anche per alcuni mezzi per la raccolta incendiati e ditrutti.

Se Bertolaso, finto candido, non capisce per quale ragione vi sia a Napoli la spazzatura nelle strade, l’assessore comunale Paolo Giacomelli non trova di meglio che colpevolizzare gli autisti dei mezzi di raccolta dell’imondizia.

Ma se i lavoratori protestano, a nessuno viene il dubbio che qualche motivo ce l’abbiano? Per esempio, stante l’ormai endemica mancanza di fondi, è possibile che il Comune non paghi chi organizza il ritiro dei rifiuti? e che di consegenza l’azienda appaltatrice di tale servizio non retribuisca a sua volta i dipendenti? A me non sembra un’ipotesi peregrina, ormai così vanno le cose in questa nostra Italia che definire disastrata è poco. E non è una mia ipotesi che ormai si pretenda (Marchionne insegna) che chi lavora, magari da precario, non debba protestare neppure se lo licenziano o gli tagliano la paga, e debba essere disponibile a qualsiasi tipo di sopruso e prevaricazione. Se non lo è, il percorso è semplice: i lavoratori vengono dipinti e criminalizzati alla stregua di terroristi, così il problema (per lorsignori) è risolto.

napoli_ancora-rifiuti.jpgState pur certi che una bella fascia di opinione pubblica (quei famosi sudditi) sarà disponibile di buon grado a unirsi alla criminalizzazione, magari con le espressioni ebeti che si osservano e si ascoltano in casi del genere.

Ora, in effetti ai lavoratori che stanno portando avanti la protesta sarebbe stato comunicato che quattrocento di loro da novembre prossimo non lavoreranno più in quanto dovrà partire un nuovo appalto a cui prenderanno parte due imprese liguri. Il che ha povocato la ribellione dei lavoratori contro la sede dell’attuale ditta appaltatrice, Enerambiente.

C’è poi anche un ulteriore fronte: la protesta contro l’apertura di un’altra discarica a Terzigno. “Gli autisti che la scorsa notte hanno prelevato i rifiuti dal centro di Napoli – ha spiegato l’assessore Giacomelli – si sono rifiutati di andare a Terzigno per paura di essere coinvolti negli incidenti che si stanno verificando, tra mezzi incendiati e distrutti”.

Insomma,  tra lavoratori che protestano perché si vedono portar via il lavoro e gli abitanti di Terzigno che non vogliono un’altra discarica alle falde del Vesuvio – zona che dovrebbe piuttosto essere protetta – si osserva una delle più belle città del mondo immersa per l’ennesima volta nei rifiuti e ci si chiede se il governo deciderà mai di mettere REALMENTE termine a tale scempio…

NOTA – Il filmato si riferisce alla “emergenza rifiuti” del 2008; lo propongo poiché a due anni di distanza siamo sulla buona strada (mala strada) per assistere a un replay di quella situazione. La conclusione del video mostra quanto Napoli sia splendida, per la sua posizione geografica e soprattutto per le sue bellezze artistiche e per l’impronta culturale che conserva e che ne ha fatto, nei secoli, uno dei luoghi più significativi della bellezza in senso assoluto. Viene da piangere se si pensa a quanto gli uomini sbagliati ai posti sbagliati possano ridurre tanta bellezza in condizioni disperate… Quale migliore documento può dimostrare la decadenza di un Paese?

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INTEGRAZIONE DEL 25 SETTEMBRE 2010

monnezza.jpg

Da mesi stava lentamente tornando la spazzatura ovunque ma parlare di nuova emergenza rifiuti sembrava impossibile, era vietato come la peggiore delle bestemmie. Ma il centro di Napoli è tornato a puzzare come una discarica, la provincia di Caserta ha nuovamente le strade foderate di spazzatura, la popolazione è tornata a ribellarsi per l’apertura di nuove discariche, terrorizzata che queste raccolgano non solo i rifiuti leciti ma anche quelli illeciti, come sempre accaduto nelle discariche campane. Non si era risolto nulla. Solo tamponato. Il più delle volte nascosto. I

n certi territori lontani dai riflettori, lontani dall’attenzione dei media, la spazzatura non è mai scomparsa dalle strade. Ora il grande bluff si è compiuto e mostra la sua essenza. Ed a pagarne il prezzo, come era prevedibile, è il territorio, la salute delle persone, l’immagine di Napoli nuovamente carica di spazzatura. Chi diffama Napoli, verrebbe da chiedere al primo ministro? Le foto, chi racconta lo scempio? O le strade sommerse di rifiuti? La città torna a sopportare la monnezza con i fazzoletti sui nasi quando l’odore è troppo acre perché il caldo fa marcire i sacchetti.

L’alba sul nascente governo Berlusconi si era levata liberando Napoli e la Campania dalle tonnellate di spazzatura; ora il tramonto cala su un governo allo sbando, dietro le piramidi di spazzatura che tornano, identiche. L’emergenza rifiuti si fondava su un problema che sembrava insormontabile. Le discariche campane erano satolle e la magistratura, valutandole illegali, le chiudeva impedendo ulteriori conferimenti. Non c’era più spazio per i rifiuti, e le strade divenivano nuove discariche, che non avevano bisogno di approvazione e che non si poteva per decreto chiudere o riaprire. Le strade, tutte, dai quartieri più popolari del centro storico e delle periferie, a quelli collinari, costituivano le naturali valvole di sfogo. Si bruciava in campagna spazzatura per ridurla in cenere, cenere meno voluminosa e più comoda da smaltire, e così facendo si è avvelenata la terra.

L’intervento del governo ha reso territorio militare le discariche: alla magistratura quindi è stato impedito di chiuderle e ai cittadini di avvicinarsi per controllare cosa accadesse a pochi metri dalle loro case. Questo provvedimento, accettato come un male inevitabile, doveva servire a dare ossigeno alle amministrazioni per costruire alternative che però non sono mai partite. Molti comuni dell’Avellinese e del Beneventano hanno le campagne invase dalla spazzatura, ma sono troppo periferici per fare notizia.

Ad oggi Napoli ha solo poche aree in cui viene svolta la raccolta porta a porta, l’unica davvero efficace perché implica un controllo dal basso del cittadino sul cittadino. Raccolta che per legge avrebbe dovuto raggiungere già il 40% dei rifiuti conferiti mettendo in moto un circolo virtuoso che la città aspetta ormai che arrivi dal cielo, come fosse un miracolo. La stessa Asìa, in un volantino da poco distribuito nell’unico quartiere dove la differenziata porta a porta è attiva da due anni  –  i Colli Aminei  – , si è detta preoccupata perché il quantitativo di rifiuti indifferenziati negli ultimi mesi è aumentato, come se quel quartiere che doveva essere la testa d’ariete, la punta di diamante di un’area devastata, si fosse reso conto che i suoi sforzi e il suo virtuosismo valgono quanto una goccia in un mare di disservizi. E a quel punto a che serve differenziare. Meglio buttare tutto nella solita montagna di monnezza.

Si sa che i termovalorizzatori non sono mai realmente partiti. Non quello di Napoli, non quello di Salerno, non quello di Santa Maria la Fossa e quello di Acerra è partito solo in parte. Anche su questo piano quindi le cose non sono andate come il governo aveva promesso e il risultato è stato il totale fallimento di un processo che non poteva contare solo sul senso civico dei cittadini. Avevano promesso di non aprire più discariche ed invece ne stanno aprendo un’altra nel parco del Vesuvio, in un’area di interesse naturalistico rarissima.

L’emergenza rifiuti è stata manna per la politica campana ed è stata utilizzata per costruire un meccanismo di consulenze e appalti emergenziali. Se hai intere provincie sommerse, devi necessariamente stanziare danaro straordinario. E quindi consulenti e imprese sui quali non può esserci controllo serrato. L’equilibrio su cui si regge il ciclo dei rifiuti in Campania è estremamente fragile. Per mandare in tilt una macchina che è tutt’altro che oleata, basta bloccare il flusso di danaro che arriva nelle casse delle provincie e dei comuni. Basta far finire i soldi in un groviglio di appalti e subappalti. A Napoli l’Asìa, l’azienda che fornisce i servizi di igiene ambientale alla città, ha circa 3000 dipendenti e affida parte dei sevizi a Enerambiente, società veneta dedicata ai servizi ecologico-ambientali e alla gestione integrata dei rifiuti, che di dipendenti ne ha 470. A sua volta Enerambiente attinge per la gestione dei rifiuti alla cooperativa Davideco che ha 120 dipendenti e agli interinali che forniscono almeno altri 150 dipendenti. In questa catena infinita di appalti e subappalti lievitano i costi e le clientele e quest’anno trascorso dal decreto di fine emergenza non è servito a mettere in moto il circolo virtuoso di cui la città aveva bisogno, ma a oliare nuovamente la macchina dello spreco e del ricatto.

Dopo l’inchiesta che ha visto Nicola Cosentino accusato dall’Antimafia di Napoli di essere stato un riferimento politico della camorra attraverso il settore rifiuti, in queste ore, sembrerebbe realizzarsi di nuovo ciò di cui si è scritto: la centralità della monnezza in Campania che arriverebbe persino, attraverso Nicola Cosentino, a configurarsi come una pistola puntata alla tempia del governo. Ovvero, come tramite di ogni rapporto tra Berlusconi e il politico casalese ci sarebbe la gestione del ciclo dei rifiuti. Nel dibattito politico di questi ultimi mesi si è fatto riferimento a come Cosentino, leader indiscusso del Pdl in Campania, avesse dalla sua molti sindaci, i consorzi, la vicinanza di imprenditori e quindi potesse formalmente, se solo lo decidesse, bloccare il meccanismo di raccolta rifiuti. Il voto alla Camera, se si crede all’ipotesi di un Cosentino imperatore nel settore dei rifiuti, con il no all’utilizzo delle intercettazioni sembrerebbe essere un dono fattogli per cercare di riportare la nuova emergenza a una “normalità” di gestione consolidata.

Smoke Gets in Your Eyesultima modifica: 2010-09-24T15:37:00+00:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Smoke Gets in Your Eyes

  1. Cara Angela, secondo me, c’è un errore di fondo. Se abbiamo un lenzuolo vecchio, prima o poi, un piccolo strappino ci può essere. Quasi non ce ne accorgiamo e magari, non sostituiamo il lenzuolo, e nemmeno ci facciamo un rattoppo. Però è inevitabile che lo strappino si allarghi un altro po’ e magari un altro strappino spunti da un’altra parte; ma noi, per pigrizia o altro, lasciamo correre, perché ci abituiamo agli strappi. Quando ci svegliamo dal torpore, ci accorgiamo che il lenzuolo non è più tale, ma ormai è diventato una rete da pesca, ed a questo punto, è inutile tentare di ricucire qualcosa che non esiste più.
    Noi dovevamo fermare andreotti dagli anni ’50. Invece, strappetto dopo strappetto, quasi non facevamo caso a craxi, e poi completamente drogati, ci siamo bevuti berlusconi come acqua fresca, senza riconoscere il lui ciò che è: acido muriatico.
    Ora ci dibattiamo in una marea di problemi che ci ha creato, proprio per distoglierci, e non farci accorgere di quello che ha fatto e sta facendo.
    Il lenzuolo è diventato una rete, ma sta ancora disgregandosi maggiormente. Cosa ci rimarrà per coprirci? Qualche filo strappato? Cosa aspettiamo per procurarci un lenzuolo nuovo? Stiamo aspettando che venga giù dal cielo? Che ce lo porti babbo Natale?
    Antonio.

  2. Caro Antonio, penso proprio che in questo Paese vi siano ancora troppe persone che credono a Babbo Natale, ma c’è anche la maggior percentuale di gente, almeno rispetto ai cittadini europei, che frequentano maghi, fattucchiere, e si fanno predire il futuro tramite una palla di vetro. Altrimenti, non si capisce perché anche i giornali più seri (dovevo dire: meno cialtroni) pubblichino quotidianamente i responsi degli astri: come si possa credere che in base al proprio segno zodiacale possa succederci una cosa anziché un’altra personalmente non l’ho mai capito. Ma questo accade. Nessuno “dovrebbe” prestar fede a queste “segnalazioni”, poiché il proprio futuro, ma anche il proprio quotidiano, ognuno dovrebbe essere in grado di costruirlo pazientemente da sé. E dal passato si dovrebbero trarre le lezioni per non ricadere in errori già commessi. Ma così non è in questo nostro ex-belpaese. Non resta che, per disperazione, strapparsi i capelli…
    Un saluto da Angela

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