Pier Paolo Pasolini ucciso a Ostia il 2 novembre 1975

Pier Paolo Pasolini
ucciso a Ostia il 2 novembre 1975

Pasolini-autoritr-fiore.jpgCi sono poeti che morendo non lasciano solo sillabe sublimi, immagini miracolosamente vitali, tutto il loro e il nostro mondo racchiuso in un testo.

Ci sono poeti che in vita non hanno temuto di vivere, e morendo non lasciano solo orme disegnate sulla sabbia o scolpite sulla pietra.

Ci sono poeti che in vita hanno mostrato muscoli, vene, pelle e ossa, di una poetica miracolosa reale bellezza.

Ci sono poeti che morendo lasciano un corpo integro, tangibile e attingibile, perché in vita non hanno temuto di perdersi nelle lacrime di un dolore universale o di esprimersi con parole scandalosamente umane.

Ci sono poeti che morendo diventano testimoni della nostra eterna illusione, presenti alla nostra attuale angoscia.

La loro eredità è ineludibile, nutre come pane la nostra volontà di esistere.

Ci sono poeti attorno ai quali vortica eterna la vita…

[Chiara Rubin]

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[Pier Paolo Pasolini visto da Paolo Steffan, 2007]

* * *

2 Novembre 1975Pier Paolo Pasolini viene brutalmente assassinato in uno spiazzo erboso presso un campetto di calcio all’idroscalo di Ostia. Riceve percosse e bastonate; agonizzante, viene travolto più volte con la sua stessa auto.

I capelli sono intrisi di sangue. Le tracce di pneumatici segnano la sua schiena. Le dita della mano sinistra sono rotte. Dieci costole sono fratturate. Il cuore è scoppiato. Muore quella notte uno dei più grandi intellettuali italiani. E anche uno degli intellettuali più scomodi che la letteratura del Novecento italiano annoveri. Non sappiamo ancora chi sia stato veramente e soprattutto quanti siano stati ad ammazzarlo, però sappiamo sicuramente che è stato linciato quando era in vita da quella borghesia che secondo Pasolini non era una classe sociale ma una vera e propria malattia, una serpe covata nel seno della società italiana. A tale riguardo Moravia aveva già detto che la borghesia italiana era capace di tutto, bastava volgersi indietro e constatare le responsabilità effettive del ceto borghese nella controriforma e nel fascismo.

L’omicidio Pasolini è tuttora non del tutto risolto: sarà Pino Pelosi a essere condannato per questo assassinio, ma molti aspetti del delitto non saranno mai chiariti. Nel 2005, dopo trenta anni di silenzio, Pino Pelosi, il ragazzo di vita che uccise Pasolini, cambia versione: «Io sono innocente. Non sono complice di nessuno. Non sono stato io l’assassino», dice a Franca Leosini che lo intervista per “Ombre sul giallo” (programma televisivo trasmesso da Rai3 sabato 7 maggio 2005) e accusa tre sconosciuti, tre giovani che parlavano “con un accento del Sud”. L’ex ragazzo di vita capovolge la versione che fornì ai giudici trent’anni prima.

Vi sono poi, oltre a quelle di Pelosi, le rivelazioni di Sergio Citti, fraterno amico di Pasolini che all’epoca del processo – malgrado avesse realizzato un filmato in loco a distanza di poche ore dal delitto – fu volutamente escluso dalle testimonianze: «Erano in cinque, Pasolini fu giustiziato: quella sera doveva incontrare chi aveva rubato le pellicole di Salò o le 120 giornate di Sodoma». Citti sostiene che Pelosi fosse un’esca. E ancora: «Pelosi, con Pier Paolo, aveva una sorta di appuntamento. Era lui che doveva condurlo ad Acilia […] e siccome volevano essere sicuri che Pier Paolo ci arrivasse davvero, scelsero un ragazzo del tipo che piaceva a Pier Paolo, riccio, moro, muscoloso». Citti sostiene che Pasolini gli disse, poche sere prima di morire, che aveva trovato un contatto per riavere le pellicole del film, che aveva un appuntamento ad Acilia la sera del primo novembre. Ovviamente, secondo Citti, il ricatto delle pellicole del film Salò era soltanto un pretesto. Il poeta fu condotto a Ostia, e lì ci fu il massacro: «Picchiarono per uccidere, professionisti».

Nel luglio 2008 il colonnello del Ris di Parma Luciano Garofano aveva dichiarato che le nuove tecnologie a disposizione potevano consentire «di acquisire le informazioni necessarie a ricostruire finalmente la dinamica del delitto Pasolini», facendo sì che il caso non fosse considerato chiuso. Spiega il colonnello Garofano che la prova del Dna e la tecnica del Bpa potrebbero essere «valide per rileggere le modalità del delitto». A modo di vedere di Garofano «l’analisi del Dna si potrebbe effettuare su molti reperti», poiché alcuni di essi «non sono mai stati sufficientemente presi in considerazione». Molte sono, infatti, secondo l’investigatore-autore di due volumi che ricostruiscono i delitti d’Italia che hanno fatto notizia, le «falle del percorso indiziario».

«La morte di Pasolini è stata come la morte di Gramsci», ha sostenuto Roberto Cotroneo nel maggio 2005. «Più che un assassinio, e più che un assassinio politico, come molti hanno sostenuto, l’assassinio di Pasolini è stato la fine di una possibilità, lo spegnersi violento e vile di un’intelligenza da cui non si poteva prescindere. E che doveva suscitare rabbia. Sono stati molti gli intellettuali importanti in questo dopoguerra. Abbiamo guardato l’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta con gli occhi di Moravia, della Morante, dei fratelli d’Italia di Arbasino, dietro le nebbie della Ferrara di Bassani, attraverso la lente vivida e nitida di Volponi, con il sarcasmo amaro di Ottieri, e con la voltairiana sicilianità di Leonardo Sciascia. Abbiamo imparato a leggere i segni del mondo da Umberto Eco e ci siamo mossi con rispetto e attenzione nei sentieri che si biforcano di Calvino. Ma Pasolini era altro. Moderno in una maniera strana. Con squarci improvvisi di futuro, e allo stesso tempo passaggi desueti».

Le tesi più recenti mettono in connessione l’assassinio di Pasolini con quelli di Enrico Mattei e di Mauro De Mauro, e con le manovre di Eugenio Cefis per impadronirsi dell’Eni fondata da Mattei. Tutto ciò si ritrova nell’ultimo libro che Pasolini stava scrivendo, Petrolio (di cui si sostiene tra l’altro che un intero capitolo sarebbe stato sottratto al manoscritto  originario pasoliniano). Sono in corso attualmente nuove indagini della Procura di Roma che, tenendo conto di tutte le diverse “verità” emerse negli anni, ha sentito nuovi testimoni e promosso indagini da parte dei Ris.

[Angela Molteni]

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[La società dei consumi come la immaginava Pier Paolo Pasolini]

 

stellinarossa.gifSulle vicende che si riferiscono all’omicidio Pasolini e a tutte le ipotesi, comprese le più recenti, vi è un mio e-book QUI (scaricabile gratuitamente).

stellinarossa.gifSulla personalità del “Pasolini politico” è stato pubblicato il mese scorso da Kaos Edizioni il libro Pasolini comunista dissidente. Attualità di un pensiero politico, di Giorgio Galli.

Pier Paolo Pasolini ucciso a Ostia il 2 novembre 1975ultima modifica: 2010-11-01T14:15:00+00:00da paginecorsare
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