Quell’eversivo di Sergio Marchionne

IO STO CON LA FIOM !!

Quell’eversivo di Sergio Marchionne
Fabio Sebastiani, “Liberazione“, 2 gennaio 2001

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Trio Fiat con ispiratore: le Leggi, per loro, sono una inutile e sgradita sovrastruttura…

«La preclusione unilaterale di non ammettere a far parte di organismi rappresentativi dei dipendenti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che non hanno firmato l’accordo non è legittima».

A parlare così della spinosa vicenda della Fiat, ovvero i due accordi separati a Pomigliano e a Mirafiori, è Nicola Mancino, ex vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura. Un linguaggio giuridico che non nasconde la sostanza del problema: la Fiat ha assunto un comportamento antisindacale nei confronti della Fiom e incostituzionale verso i lavoratori.

Il castello di carte costruito dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, con la complicità di Fim, Uilm, Ugl e Fiscmic, potrebbe cadere proprio in forza dei codici di legge. L'”antisindacalità” è punita con l’articolo 28 della legge 300 del ’70 (Statuto dei lavoratori). Per svariati anni senatore, Mancino ha usato parole molto chiare e, in qualche modo, indicato una delle tante “pieghe” che assumerà lo scontro tra la Fiat e la Fiom, quella legale. «Spiace aprire un conflitto – conclude – ma è inevitabile che su un diritto irrinunciabile sancito dallo Statuto dei lavoratori si pronunci un organo terzo di natura costituzionale».

All’ultimo Comitato centrale della Fiom, l’ipotesi di battere a tappeto la via legale era uscita dalle parole dello stesso leader della Fiom Maurizio Landini. «Abbiamo in programma un incontro con la Consulta giuridica della Cgil», aveva detto Landini.
Alla Consulta possono ricorrere solo i giudici, ma è chiaro che accendendo il ricorso in tribunale (una delle basi potrebbe essere l’antisindacalità).

«Un giudizio molto importante che viene da una fonte insospettabile di simpatie con la Fiom – commenta a caldo il presidente del Comitato centrale della Fiom Giorgio Cremaschi. – Sicuramente le cause si faranno. La Fiat ha scelto di esporsi».

«Dubbi molto seri» e «forti perplessità» sulla legittimità di alcuni punti specifici del piano Fiat erano giù stati espressi da due noti costituzionalisti all’indomani della firma dell’accordo a Pomigliano d’Arco (www.blitzquotidiano.it).

Massimo Luciani, docente di diritto costituzionale all’Università di Roma La Sapienza, e Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Consulta, avevano ravvisato la lesione di un diritto tutelato dalla Costituzione innanzitutto nella punibilità del lavoratore che proclama sciopero se l’azienda ha comandato lo straordinario per esigenze di avviamento, recuperi produttivi e punte di mercato.

«Il diritto allo sciopero non è derogabile: la Costituzione lo prevede per assicurare la tutela alla parte più debole nel rapporto di lavoro. E’ un diritto che non è nella disponibilità di colui che ne è titolare e dunque – sottolinea Luciani – non può far parte di una pattuizione. Su questo punto ci sono dubbi molto seri di costituzionalità, seppure nel mondo del diritto la certezza non si ha se non in presenza della pronuncia di un giudice».

A nutrire perplessità sullo stesso punto è anche l’ex presidente della Corte Costituzionale: «Così facendo si fa dipendere da un contratto aziendale la limitazione di un diritto sancito dall’art. 40 della Costituzione – dice Capotosti. E’ vero che per i pubblici servizi esistono limitazioni al diritto di sciopero (ad esempio per fasce orarie), ma queste avvengono in forza di una legge ‘ad hoc’ e non sulla base di un contratto aziendale. Per giunta, sul piano dell’efficacia va valutato che il diritto allo sciopero economico viene posto in discussione limitatamente ad un’azienda e solo per l’area di Pomigliano. I dubbi dal punto vista costituzionale sono forti».

«Ancorché il contratto aziendale sia stato sottoscritto dalle altre sigle sindacali – spiega Luciani – la clausola sullo sciopero è da intendersi come nulla, perché si è in presenza di un diritto riconosciuto dalla Costituzione».

Capotosti aggiunge: «Se non firmato, l’accordo resterebbe inefficace nei confronti dei lavoratori Fiom. Secondo la giurisprudenza, infatti, questo è un contratto peggiorativo rispetto al precedente e dunque non è opponibile».

Per il professor Giovanni Alleva non è solo l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori ad essere violato, ma anche il 14 e il 15, che vietano la discriminazione dei singoli lavoratori. Discriminazione che scatterebbe al momento della riassunzione nella “newco” dei soli “non iscritti” o “non appartenenti” alla Fiom. C’è un ultimo punto, poi, che riguarda il profilo del contratto nazionale, messo sempre in evidenza da Alleva: la mancata applicazione del contratto nazionale potrebbe precludere alla Fiat la fruzioni di sgravi fiscali e contributivi. Ma qui il discorso si fa inevitabilmente politico.

Quell’eversivo di Sergio Marchionneultima modifica: 2011-01-03T02:40:00+00:00da paginecorsare
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