L’Italia che resiste

L’ITALIA CHE RESISTE
La Liberazione 66 anni dopo.
Riflessioni su una festa che non invecchia, anzi.
da “Il Fatto Quotidiano”, 24 aprile 2011

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A Roma i nostalgici hanno tappezzato la città di auguri, “Buona pasquetta”. Vorrebbero che nessuno ricordasse che il 25 aprile di 66 anni fa l’Italia si liberò dalla dittatura fascista. Invece, saranno decine gli appuntamenti (li trovate su  www.anpi.it ) che in tutta Italia festeggeranno l’anniversario della Liberazione. E ad ascoltare le voci che abbiamo raccolto, oggi più che mai questo “compleanno” è di attualità. Chi pensa che siamo ancora qui a dover “cacciare il tiranno”, chi difende la Costituzione dagli attacchi della maggioranza di governo. Chi ha fiducia nei ragazzi, che lo spirito del 25 aprile “ce l’hanno dentro”, chi ammette che su queste cose non c’è da scherzare, anche se lo fa di mestiere. Ecco la lista delle cose che dobbiamo difendere, l’elenco di quelle di cui ci dobbiamo liberare.

Angelo d’Orsi, storico

Non ricordo un anniversario della Liberazione talmente vicino al crollo come questo. Oggi meno che mai non dobbiamo limitarci a celebrare, ma dobbiamo trasformare il 25 aprile in una occasione politica di mobilitazione. Dobbiamo riflettere sul significato storico del fascismo e sulla sua persistente minaccia sotto altre forme: sono assolutamente convinto che il berlusconismo sia il volto nuovo del fascismo. Per questo occorre mobilitarsi, ancora una volta, per cacciare il tiranno. Dobbiamo suonare la sveglia, spiegare agli ‘italiani tranquilli’ che sono seduti sull’orlo del baratro, che stanno per finirci dentro. Bisogna svegliare i dormienti, incitare i dubbiosi, incoraggiare gli esitanti. Più tardi lo si fa, peggio è. Questo “partito della devastazione” sta spargendo un veleno che distrugge l’etica pubblica. Se non reagiamo, alla fine, diventeremo anche noi portatori sani di questo virus.

Roberta De Monticelli, filosofa

Quest’anno il 25 aprile cade in contemporanea con il lunedì dell’Angelo, il che dà a questo 66esimo anniversario un significato particolare e simbolico. L’Angelo annuncia il risorto. Dobbiamo quindi celebrare non solo la fine da un regime dispotico, ma anche la liberazione della coscienza critica di ognuno, la liberazione della mente come luogo di veglia per vedere la verità, che nel nostro stato democratico, nato dalla Resistenza, è riassunta dalla prima parte della Costituzione. Qui sono contenuti i princìpi che non possono essere lasciati all’agone politico, perché al di fuori di questi princìpi, che sono prepolitici, vige la legge del più forte. Festeggiare il 25 aprile il lunedì dell’Angelo è una buona occasione per incontrare personalmente i valori e il divino, per coniugare una ricorrenza storica alla liberazione dai presupposti mentali del fascismo.

Gene Gnocchi, comico

Sulla Liberazione bisogna necessariamente coinvolgere i ragazzi con discorsi un po’ alti. Non si può sempre ridurre tutto allo scherzo, cercare di essere accattivanti. Spesso se ne ride, io faccio questo di lavoro. Ma in un Paese dove c’è una sistematica distruzione della memoria c’è poco da scherzare. Io sono figlio di un partigiano che ha rischiato la vita per me, per il mio futuro: aveva la scheggia di una bomba che gli è rimasta per tutta la vita vicina al cervello. Io ai giovani dico che se sono giovani e liberi è perché c’è stata gente così, che la libertà ce l’ha restituita. Dico che non devono credere a quelli che dicono che la Costituzione è vecchia, che bisogna cambiarla: se fosse vecchia, non la toccherebbero. Invece è talmente giovane che chi ha consegnato il Paese a una sola persona adesso la vuole cambiare.

Paola Turci, cantautrice

Il 25 aprile è la tappa fondamentale della democrazia. Ha un significato enorme e ogni anno che passa, nonostante la memoria diretta degli avvenimenti vada per forza di cose lentamente esaurendosi, acquista maggiore importanza. Perché stiamo scivolando verso una dittatura forse ancora peggiore di quella da cui ci liberammo 66 anni fa, un sistema subdolo che altera la legalità ad uso e consumo del potere. E sono convinta che questo sia un pensiero molto diffuso, al di là dei lettori del Fatto o della sinistra. Il 25 aprile 2010 ero a Gattatico in provincia di Reggio Emilia, alla casa dei Fratelli Cervi. C’era don Gallo e con lui centinaia e centinaia di giovani. Lì ho capito che la festa della Liberazione è qualcosa di attualissimo, nonostante l’insulto di chi vorrebbe eliminare dalla Costituzione il divieto di ricostituzione del partito fascista. I ragazzi lo sanno. Dentro di loro sopravvive lo spirito del 25 aprile.

Carlo Galli, politologo

Questa giornata è l’antidoto alla giungla. Il 25 aprile è ciò che precede la nostra Repubblica, è la sua origine, l’energia propulsiva che l’ha fatta nascere, vivere e per qualche decennio anche prosperare. Per questo non possiamo trattarla come una data storica, ma dobbiamo viverla come una ricorrenza civile: è il compleanno della Costituzione. Noi oggi siamo di fronte a una sfortunata deriva, dove la vita associata del Paese assomiglia a una giungla, dove vince il più forte, dove anche le elezioni sono vissute come un giudizio divino. Il 25 aprile è stato, al contrario, l’inizio di una esistenza civile regolata, non primitiva o selvaggia, ma all’insegna del rispetto, dei diritti, del bilanciamento dei poteri, dei limiti dei poteri, compreso quello del popolo. Se ci dimentichiamo questo passato, ci priviamo di un’arma con cui possiamo difendere la Costituzione da chi oggi vuole farla a pezzi per dare il via libera al peggio che è in noi.

Carlo Lucarelli, scrittore

La festa della Liberazione è un riassunto. Un riassunto di tutto ciò che di bello e importante c’è nella nostra Italia. Perché tutto comincia da lì. Penso che il 25 aprile andrebbe festeggiato come la festa più importante dell’anno, almeno per l’Italia laica. C’è sempre stato e sempre ci sarà chi insulta la memoria. Il modo migliore per contrastare chi mortifica il 25 aprile è prendere in mano la memoria. Troppo spesso noi che siamo venuti dopo abbiamo delegato il racconto ai più anziani, a quelli che c’erano e non sempre questa operazione è riuscita al meglio.  Tra non molto non avremo più la memoria diretta di chi ha fatto la Resistenza. Per fortuna esiste l’Anpi, che non è un’associazione per solo anziani partigiani, ma un luogo aperto a tutti. E negli ultimi anni le adesioni sono state tantissime. I valori non muoiono con chi li ha costruiti. Dipende da noi.

* * *

Il 25 aprile 1945 segna il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella riscossa contro gli invasori e come momento di riscatto morale della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura fascista. Ricordiamoci che uomini e donne di tutte le età sono morti allora, per garantirci i diritti democratici dei quali oggi godiamo e diamo quasi per scontati. Ricordiamolo a coloro i quali vorrebbero oggi offuscarne la memoria o peggio appropriarsi per i propri tornaconti politici del loro sangue versato in nome della libertà.

Lapide ad ignominia


Piero Calamandrei, presso il Comune di Cuneo, 1952. Lo stesso testo appare dal 12 agosto 1993 su una lapide nella piazza di Sant’Anna di Stazzema, luogo dell’eccidio del 12 agosto 1944.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

L’Italia che resisteultima modifica: 2011-04-25T01:47:40+00:00da paginecorsare
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