09 giugno 2011

Celentano, dopo l'appello il video

Celentano
Dopo l’appello il video 
di Elena Rosselli
"Il Fatto Quotidiano", 9 giugno 2011 

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Adriano Celentano continua a dar battaglia sul referendum del 12 e 13 giugno. E questa volta, dopo la lettera-appello del 29 aprile in cui “il Molleggiato” invitava “STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai” ad andare a votare quattro “sì” su nucleare, acqua e legittimo impedimento, lo fa con un video visibile da oggi alle ore 14 sul sito del “Fatto Quotidiano”. Una versione aggiornata del celebre brano “Sognando Chernobyl” in cui alle immagini della catastrofe nucleare del 26 aprile 1986 Celentano mescola quelle della tragedia di Fukushima dell'11 marzo scorso. Il risultato è un mix choccante: nove minuti in cui lo spettatore è obbligato a prendere coscienza di quanto potrebbe accadere (ed è già accaduto) se domenica e lunedì prossimi gli italiani non andassero a votare permettendo di fatto la costruzione di nuove centrali nucleari, nonché la privatizzazione dell'acqua. 

Perché, come ricorda il cantante nel suo appello, anche se gli italiani “già 24 anni fa, ebbero la saggia intuizione di dire 'no' alla bevanda radioattiva”, fra tre giorni saranno richiamati a esprimersi “per evitare di saltare tutti in aria”. Già prima che la Cassazione e la Corte costituzionale dessero via libera al nuovo quesito sul nucleare, il “Re degli Ignoranti” diceva: “Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 giugno dobbiamo andare tutti a votare, contro il nucleare, contro la privatizzazione dell'acqua, contro il legittimo impedimento”. E lo stesso concetto Celentano lo ripete nella lettera di ieri: “Le date del 12 e 13 giugno saranno ricordate come i giorni della riscossa e della purezza contro le contaminazioni malvagie delle scorie radioattive. Sarà proprio in quei giorni infatti – questo il pronostico del cantante – che dalla strana percentuale del 50 per cento + 1 nascerà l’inizio di una SORGENTE dalla quale sgorgheranno i primi zampilli di energia pura”. Un'energia che non solo scalderà e illuminerà le città, “ma soprattutto riaccenderà nel cuore degli uomini quel sentimento di trasparenza e lealtà dal quale poi, nasce l’amore per la bellezza delle cose che ci circondano”.

E se Celentano chiama, i lettori del “Fatto” (come gli spettatori di “Annozero”) rispondono: “Bellissime parole che sottoscrivo in pieno: Adriano sei un mito da sempre! – scrive Stefania – Il referendum è l’unico vero strumento che abbiamo per far sentire la nostra voce su questioni della nostra vita così importanti! Andiamo davvero in massa a votare questi 4 sì, stavolta ce la possiamo fare se siamo tutti uniti, cambiamo per sempre la nostra storia”! “Bravo Celentano, mi hai commosso! – è il commento di Franco – Il 12 e 13 giugno tutti a votare i referendum. È un nostro diritto alla vita”. Perché questa volta è davvero “questione di vita o di morte”.

07 giugno 2011

Dieci ragioni per i referendum, di Furio Colombo

Dieci ragioni per i referendum
di Furio Colombo
"Il Fatto Qiuotidiano", 6 giugno 2011

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C’è un curioso rapporto fra referendum e democrazia. Se in un Paese il referendum è facile, nel senso che è stato pensato come strumento naturale degli elettori, come garanzia, controllo, partecipazione e non come disturbo e sfida ai politici, allora la burocrazia è disponibile, le verifiche sono rapide e precise, i numeri richiesti (le firme, la partecipazione al voto) sono ragionevoli, e nessuno considera oltraggio l'uso frequente del referendum. Il lettore, a questo punto, si è accorto che non sto descrivendo l'Italia, né ora, né ai tempi di cui a volte, a causa di Berlusconi, si finisce per essere impropriamente nostalgici. 

 PENSAVO, ovviamente, agli Stati Uniti e alla Svizzera dove il referendum è uno strumento in più e non un ingombro buttato lì di tanto in tanto da menti stravaganti, per la democrazia. Si è spesso detto che il "cattivo nome" dei referendum in Italia, non solo presso i politici ma anche tra i cittadini, è colpa dei Radicali, che ne hanno abusato, perché ne hanno spesso voluti troppi. Qualcuno evidentemente ha dimenticato che l'Italia ha fatto il primo passo verso l'era contemporanea con il referendum sul divorzio e poi sull'aborto. Di qui la lunga battaglia su e intorno ai referendum, condotta in solitario dai Radicali (Pannella, anche adesso, da 45 giorni, è impegnato nel suo "solito" sciopero della fame per la legalità). Gli ultimi anni, il potere che sembrava perenne di Berlusconi, nuove e baldanzose offensive della Chiesa contro i cittadini e la loro pretesa di pensare e decidere in libertà, hanno riportato interesse sull'istituto del referendum, pur senza raccordi con il nobile passato che ha avuto, nella vita pubblica italiana, questo svilito ed essenziale strumento di democrazia. Ed ecco dunque i quattro referendum (il quarto, quello sull'energia nucleare, appena restituito ai cittadini da una decisione chiara e netta della Corte di Cassazione [oggi riconfermata malgrado il ricorso dell'avvocatura dello Stato, cioè del governo, ndr], altro grande cambio di stagione rispetto al passato) che stanno per avere una grande importanza nella vita italiana, molto più che nei partiti e nella contrapposizione di schieramenti politici. 

Come è noto si vota per l'acqua (pubblica o privatizzata?), sul "costo dell'acqua" (profitto o servizio ai cittadini?) sull'energia nucleare (sì o no?), sul legittimo impedimento, che vuol dire il diritto del capo del governo e dei suoi ministri di dire no ai giudici (nel senso di "non ho tempo, ho cose più importanti da fare"). I quesiti sembrano i titoli di quattro racconti per spiegare senso e valori di una comunità democratica. Ma la questione del significato politico di far riuscire o fallire un referendum (tutto dipende dal 50 per cento più uno di coloro che si presentano alle urne) suggerisce di insistere. Ecco dieci ragioni.

1. La prima e prevalente ragione di partecipare dipende dalla famosa questione del quorum. Inutile continuare a lamentare arbitri e inadeguatezze della classe politica se poi si rinuncia all'occasione esemplare di far valere il proprio libero giudizio.

2. La domanda sull'acqua ci porta a un punto alto ed estremo della vita democratica. Si può privatizzare un bene che è il simbolo più alto di ciò che è irreversibilmente di tutti? I percorsi per farlo (privatizzare l'acqua) sono molti e insidiosi. Il più tipico è l'inganno, dire che non si privatizza affatto, ma si rende migliore l'uso del servizio per il bene di tutti. È lo stesso inganno con cui la destra americana ha privato di assistenza sanitaria quasi quaranta milioni di poveri e di anziani, spesso con il voto e il sostegno delle stesse persone che stavano per essere abbandonate.

3. NEGLI ULTIMI venti anni tutte le democrazie industriali sono state investite dal vento della privatizzazione e dalla predicazione secondo cui, una volta privatizzato, un settore migliora e gli utenti o consumatori ne beneficiano. Il mito della privatizzazione è l'altra faccia del mito della deregolamentazione, sempre fallita. Basti pensare a ciò che è successo nei trasporti aerei degli Stati Uniti: sempre meno servizi e sempre più costosi per i cittadini, sempre meno lavoro e sempre meno pagato, per il personale di volo.

4. LA QUESTIONE del prezzo "conveniente" dell'acqua non è solo per tecnici. Si tratta di decidere se si vuole un mondo nel quale le cose si fanno solo se convengono ("se sono remunerative per il capitale") oppure si fanno perché sono dovute. Questa domanda, apparentemente neutrale e legata al buon senso, tocca in realtà un principio fondamentale della democrazia, ovvero i diritti inalienabili. La grande e possente talpa della destra economica cerca punti di penetrazione dove non vi sia adeguata sorveglianza dei cittadini. Dunque attenzione a ciò che state facendo. Vogliono da voi un segnale sbagliato per poi rispondere che con il mercato non si può discutere.

5. Il "legittimo impedimento" garantito a un personaggio importante è un diritto in meno per i cittadini che non sono più uguali. È una crepa che spacca e corrompe il sistema giuridico in due punti essenziali. Rende sterile l'autonomia della magistratura. Crea un super-cittadino dotato di poteri e garanzie che lo fanno speciale.

6. Ma il legittimo impedimento è anche, in sé, una offesa, un muro alzato fra potere e non potere, una discriminazione che sottrae ai cittadini dignità e uguaglianza e li definisce come inferiori. Fermare subito questa offesa è essenziale.

7. La questione dell’energia nucleare, così come è stata presentata in Italia, è un inganno. Meraviglia che persone di valore non abbiano visto l'inganno. I vantaggi che avrebbero potuto esserci con una conversione di due decenni fa non ci sono più perché i sistemi adottabili sono vecchi e in attesa di "nuove generazioni" che non arrivano. I rischi, che sono immensi, ci sono tutti. A cominciare dalle scorie, che sono indistruttibili.

8. Tutte le tecnologie portano rischi. Solo nel nucleare i rischi, quando si realizzano, sono disastro immenso e irrimediabile e creano dunque una categoria a parte nei problemi del bene e del male. Qui il male, quando c'è a causa di incidenti, è per sempre e senza via d'uscita.

 9. UN PUNTO indiscutibile, spaventoso e vero del rischio nucleare è il numero grande, tendenzialmente senza limite, delle persone coinvolte. Un altro punto, altrettanto spaventoso e indiscutibile è il tempo: le conseguenze durano decenni. Dunque nessun governo può essere davvero in grado di governare una simile catena di eventi, come dimostra il ritiro dal nucleare di Paesi industriali come la Germania e come accadrà in Giappone.

10. Ma la ragione più importante per partecipare al referendum è il potere di decidere dato ai cittadini su questioni essenziali. Rinunciare è un delitto contro la democrazia.