08 ottobre 2010

Piccole cose di valore non quantificabile

Piccole cose
di valore non quantificabile
Cortometraggio di Paolo Genovese e Luca Miniero

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29 settembre 2010

La leggenda del pianista sull'oceano

La leggenda del pianista sull'oceano
Un film di Giuseppe Tornatore (1998)
Tornatore ha scritto anche la sceneggiatura del film,
tratta dal monologo "Novecento" di Alessandro Baricco

locandina_pianista-oceano.jpg

Dalle vicende narrate nel film cito in particolare quelle relative alla sfida con Jelly Roll Morton, uno dei più grandi pianisti nella storia del jazz. Sostanzialmente, il film narra di Danny Boodman, un macchinista nero del transatlantico Virginian, che trova un neonato abbandonato in una cassetta di limoni nella prima classe della nave. Gli dà come nome il proprio, Danny Boodman, aggiungendovi la dicitura presente sulla cassetta in cui lo ha trovato ("T.D. Lemon") ed il secolo dell'anno in cui è nato ("Novecento"): Danny Boodman T.D. Lemon Novecento sarà poi chiamato solamente con l'ultimo dei suoi appellativi.

Danny decide di allevarlo in segreto, per impedire che possano portarglielo via. Il bambino vive così i primissimi anni della sua infanzia nella sala macchine del piroscafo, salvo poi uscirne conoscendo e conquistandosi la simpatia dei restanti membri dell'equipaggio.

Col passare degli anni diventa il pianista della nave, suonando per i passeggeri durante le serate e per conto proprio, in terza classe, con un altro pianoforte.

La notizia della sua bravura come improvvisatore ed esecutore si diffonde, al punto da condurre da lui un altro pianista, uno dei maggiori musicisti jazz dell'epoca, il famoso Ferdinand "Jelly Roll" Morton, che lo sfiderà in un duello all'ultima nota. Nonostante l'apparente superiorità di questo nell'esecuzione di brani al pianoforte come "The Crave" - di cui è anche il compositore -, risulta infine evidente l'abilità innata di Novecento, che si aggiudica la vittoria del duello eseguendo un exploit del famoso brano "Enduring Movement". Jelly Roll Morton rimarrà chiuso nella sua stanza per tutta la durata del viaggio e scenderà al primo scalo. [...]

In una delle scene finali del film, nel negozio di musica, viene inquadrato un uomo che accorda un pianoforte: è Amedeo Tommasi, il jazzista che ha collaborato con Ennio Morricone alla realizzazione della colonna sonora del film, della quale ha composto il famoso "Magic Waltz".

La vera esecutrice al pianoforte di tutti i brani è Gilda Buttà, [vedi CD "La leggenda della pianista" con la colonna sonora del film]. Gilda Buttà è nata a Patti, provincia di Messina (29 luglio 1959) e ha svolto gli studi musicali al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, diplomandosi a sedici anni con lode. Attualmente occupa la cattedra di pianoforte al Conservatorio di Frosinone.

Qui di seguito tre video: il "duello" tra Jelly Roll Morton e Novecento (in due parti) e il Magic Waltz di Amedeo Tommasi

1. Duello tra Jelly Roll Morton e Novecento


 

2. Duello tra Jelly Roll Morton e Novecento

 

Magic Waltz di Amedeo Tommasi (MJLEE56)


 

Tarantella in Terza classe, di Ennio Morricone


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19 luglio 2010

Omaggio a Dmitrij Šostakovič, e a Stanley Kubrick naturalmente

Omaggio a Dmitrij Šostakovič
e a Stanley Kubrick naturalmente

 

shostakovich.jpgRicordi dal Secolo scorso... Allora le città sovietiche non erano così illuminate, la notte, né circolavano molte auto - a parte le Fiat fabbricate a Togliattigrad. Ma le monumentali stazioni del Metro moscovita e il Teatro Bolshoi - anzi il Большой театр - era lo stesso, anche se il suo sipario era tradizionalmente di velluto rosso ma trapuntato di centinaia di falci e martelli, simboli del potere di uno Stato preagonico ma anche dei contadini e degli operai che avevano raggiunto - con una Rivoluzione poi tradita - uno status di cittadini dopo aver vissuto per secoli come servi della gleba. Šostakovič, già sgradito a Stalin e alla sua cricca, aveva lasciato da poco, per sempre, questa terra, lasciando a tutti noi la sua musica immortale.

Oggi le città russe si offrono ai visitatori, anche la notte, nel loro pieno splendore... Nostalghia? Beh, un po' sì. Era stata anche la prima volta in cui prendevo un aereo... poi replicai un anno dopo: stessa destinazione, ma questa volta Armenia e Georgia, poi martoriate, dopo il 1989, dalla guerra civile.

Stanley Kubrick utilizzò questa musica nobile e bellissima in Eyes Wide Shut e occorre subito dire che rispetto alle scelte musicali Kubrick è stato pari, se non superiore, alle raffinate scelte di regia: da Spartacus al Dottor Stranamore, da 2001 Odissea nello spazio ad Arancia meccanica, da Barry Lyndon a Shining e a quell'Eyes Wide Shut che è stato purtroppo il suo ultimo film...

Buon ascolto!

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10 luglio 2010

Uccellacci e uccellini - La voce del Corvo

Uccellacci e uccellini
di Pier Paolo Pasolini
La voce del Corvo


Un corvo sul monumento a Pier Paolo Pasolini
all'Idroscalo di Ostia
il filmato è di "MyLegriaHF200VideoHD"

 

PIER PAOLO PASOLINI
LE FASI DEL CORVO

L’idea del corvo è passata attraverso varie fasi. Prima si trattava semplicemente di uno spirito saggio, un sapiente, in fondo un semplice moralista (ma la prima idea era l’idea non di un film ma di un racconto). Poi da moralista è passato a filosofo. A questo punto è intervenuta l’idea di fare del racconto (che non avrei mai potuto scrivere, non possedendo io una lingua adatta) un film. Il filosofo ha dovuto quindi precisarsi, poiché senza la precisione non è possibile la semplificazione (necessaria non come elemento obbligatorio, ma come affascinante norma prosodica), per un prodotto i cui destinatari siano gli spettatori cinematografici, ecc. ecc.

Questo filosofo è stato allora, dapprima, un saggio «reale», che cerca, attraverso una scandalosa e anarchica libertà, la realtà empirica e assoluta, non sistematica, nelle cose. Un saggio quasi drogato, un amabile beatnik, un poeta senza più nulla da perdere, un personaggio di Elsa Morante, un Bobi Bazlen, un Socrate sublime e ridicolo, che non si arresta davanti a nulla, e ha l’obbligo di non dire mai bugie, quasi che i suoi ispiratori fossero i filosofi indiani o Simone Weil.

Continua...

18 ottobre 2009

Crozza e le primarie del PD

Maurizio Crozza
e le primarie del PD

L’intervento di Maurizio Crozza all’ultima puntata di Ballarò ha spaziato come sempre su diversi argomenti (prego notare la totale sparizione di quel simulacro di sorriso di Alfano quando finalmente si accorge che Crozza gli sta dando del servo…). Ma l’argomento clou è stato quello riguardante le elezioni primarie in casa PD. Un tema che è di interesse comune poiché, lo si voglia o meno, il Partito democratico è il principale partito di opposizione, almeno sulla carta. E occorrerebbe ovviamente che lo fosse, o lo diventasse, nella realtà dei fatti. E quindi io penso sia interesse comune poter decidere chi designare alla guida di quel partito, partendo dai programmi che ciascun candidato ha elaborato.

Tali primarie si terranno in tutta Italia il 25 ottobre, domenica prossima: si voterà dalle 7 alle 20 in oltre diecimila seggi. Si vota una sola lista. Per votare occorre avere almeno 16 anni ed essere cittadino italiano, oppure cittadino europeo con residenza in Italia, o cittadino di un altro Paese con permesso di soggiorno in Italia. Deve essere presentato un documento di identità e la tessera elettorale: per i minorenni e i cittadini stranieri serve solo il documento di identità. Per cercare il proprio seggio: www.partitodemocratico.it; oppure telefonare al numero 848.88.88.00.

Su questo tema, qui di seguito propongo l'articolo odierno di Eugenio Scalfari su "Repubblica".

Alle primarie il pugno del partito che non c'è
di Eugenio Scalfari
, "la Repubblica" 18 ottobre 2009

Oggi ci occuperemo del Partito democratico. Finora in questi articoli domenicali il tema è stato volutamente trascurato, ma ora è diventato di stringente attualità: domenica prossima, 25 ottobre, ci saranno le primarie che decideranno chi sarà il segretario nazionale del Pd, un evento importante non solo per quel partito ma per l'intera opposizione e anche per il sano funzionamento della democrazia italiana.

Continua...

09 settembre 2009

Michael Moore e i problemi sociali

Michael Moore
e i problemi sociali

Michael Moore

Di oggi è la notizia che Capitalism: A love story ha vinto il Premio OPEN della Mostra del Cinema di Venezia. La cerimonia di premiazione è in programma questa sera, 9 settembre. Questa la motivazione del premio:

“Con questo splendido film Michael Moore ha fatto entrare definitivamente il documentario d’inchiesta, con pari dignità, nella storia del cinema mondiale. Capitalism: A Love Story è un’opera che, fra graffiante ironia e momenti di intensa drammaticità, costituisce una coraggiosa denuncia delle tragiche conseguenze che un capitalismo privo di qualsiasi etica e con l’unica spietata logica del profitto, può arrecare anche nel Paese più ricco del mondo dove ogni giorno 14mila persone vengono licenziate e con il lavoro possono perdere anche la casa e l’assistenza sanitaria. Il capitalismo, denuncia il film, conta più della democrazia, grazie anche alla politica spesso asservita, e la ricostruzione della genesi dell’attuale crisi economica coinvolge e fa fremere di sdegno gli spettatori di qualsiasi orientamento politico, perché nessuno, ad esempio, può rimanere insensibile alle scene delle famiglie cacciate dalle loro case perché non possono più pagare i mutui alle banche. Simbolo del film può diventare il nastro giallo usato dalla polizia americana per delimitare l’area in cui è avvenuto un delitto, quello stesso nastro con il quale Michael Moore, come in una mirabile performance artistica, circonda una banca a Wall Street e con il megafono annuncia di voler arrestare i colpevoli. Il documentario di Michael Moore fra risate, indignazione e commozione è di altissima intensità sociale, entra nel profondo delle coscienze e può diventare un importante contributo per far diventare più umano e democratico un capitalismo che deve essere più al servizio dei poveri che dei ricchi, come purtroppo avviene attualmente in America, ma non solo”.

Destinato a un futuro da impiegato nella General Motors (a Flint, Michigan, dov'è nato nel 1954), Michael Moore decide a 22 anni di tentare la via del giornalismo e fonda il 'Flint Voice', un quotidiano locale che dirige per dieci anni. A 26 anni, nel 1980 inizia l'attività di documentarista con Roger and Me, un film assai apprezzato dall'opinione pubblica americana, con il quale il regista lancia un feroce atto d'accusa nei confronti del presidente della General Motors, Roger Smith, e ritrae il disagio sociale dei numerosi operai espulsi dal mercato del lavoro in seguito alla chiusura di una fabbrica della società nel Michigan. Moore investe nel film tutte le risorse economiche personali creando una propria casa di produzione. Grazie all'originale tono ironico conquista l'apprezzamento della critica e un successo di pubblico senza precedenti per un documentario: vince i premi delle principali associazioni critiche statunitensi, come il premio per il miglior documentario del National Board of Review

Il successo internazionale arriva nel 2002 con il pluripremiato Bowling a Columbine vincitore, tra gli altri, dell'Oscar 2002 come miglior film documentario. Durante la cerimonia della consegna dei premi, non ha smentito la sua fama di 'personaggio scomodo' e nel suo discorso di ringraziamento ha duramente attaccato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush dichiarando: "A nome anche di tutti gli altri candidati a questo premio, vorrei dire che purtroppo viviamo in tempi fittizi, in momenti in cui c'è un presidente fittizio, un uomo che ci manda e ci porta in guerra per ragioni fittizie. Se la realtà è fittizia, noi siamo contrari a questa guerra. Vergogna, vergogna, anche il Papa è contro, Bush sei finito!".

Stupid White Man copertina del libroScrive poi Stupid White Man, un libro nel quale il regista offre un ritratto impietoso del suo Paese, molto diverso dalle oleografie ufficiali fatte di supremazia tecnologica e prosperità diffusa, attaccando in modo diretto e irriverente la giunta Bush, svelando truffe elettorali e connivenze dei giudici.

A due anni di distanza da Bowling a Columbine, Moore torna in concorso al Festival di Cannes con Fahrenheit 9/11, documentario incentrato sui presunti legami tra la famiglia Bush, la famiglia reale saudita e la famiglia bin Laden, sulla guerra al terrorismo e le sue strumentalizzazioni: il clima di paura e la restrizione dei diritti civili negli Stati Uniti, e la guerra in Iraq. Si tratta di un durissimo atto d'accusa all'amministrazione Bush, premiato dalla giuria di Cannes con il massimo riconoscimento, la Palma d'Oro.

Nel suo successivo documentario, Sicko (2007), Michael Moore affronta un altro tema cruciale, il diritto alla salute, mostrando i gravi problemi e le colpevoli distorsioni del sistema sanitario degli Stati Uniti, completamente in mano alle società private di assicurazione medica, mettendolo a confronto con vari sistemi sanitari a livello mondiale. Con questo film Moore ottiene una nomination all'Oscar.

Nel luglio 2009 il regista annuncia il titolo del nuovo documentario che verrà proiettato negli Stati Uniti a novembre dello stesso anno; Capitalism: A Love Story, incentrato sulla crisi economica mondiale. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia in settembre 2009, il film ottiene un successo strepitoso.

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31 luglio 2009

Per Laura Betti (31 luglio 2004-31 luglio 2009)

Per Laura Betti

(1927-2004)

Laura Betti, quarantacinque anni sul palcoscenico, davanti e anche dietro la cinepresa, una vita dedicata allo spettacolo, da quel lontano 1958 quando esordì come cantante nel varietà di Walter Chiari "Saltimbanchi". Nata il primo maggio del 1927 a Bologna, aveva esordito nel mondo dello spettacolo come cantante jazz nel 1958. Nel 1959 recitò a Milano nello spettacolo "Giro a vuoto" - dal contenuto singolare con brani ispirati ai testi di letterati celebri come Buzzati, Calvino, Flaiano, Bassani, Moravia, Pasolini - che ottenne un successo tale da entrare nel cartellone della Biennale.

Nel '55 debuttò in teatro ne Il crogiuolo di Arthur Miller, con la regia di Luchino Visconti; nel suo repertorio giovanile anche Il Cid di Corneille (in coppia con Enrico Maria Salerno) e I sette peccati capitali di Brecht e Weill. Come ultimo atto di fede in Pasolini, riuscì a mettere in scena un recital di poesie e testi pasoliniani dal titolo Una disperata vitalità.

Il suo esordio nel cinema fu nei primi anni sessanta; cominciò allora una lunga carriera che la vide diretta da registi del calibro di Roberto Rossellini, Alessandro Blasetti, André Techiné, Marco Bellocchio e Bernardo Bertolucci.

Uno degli incontri più importanti della sua vita, quello con Pier Paolo Pasolini, avvenne nel 1963 e fu l'inizio di un sodalizio durato dodici anni, fino alla morte del regista e scrittore, e di un affetto, alimentato dalla memoria, che si è conservato per oltre quarant'anni, fino al giorno della sua scomparsa. Con Pasolini recitò ne La ricotta cui seguirono nel 1966 Che cosa sono le nuvole?, l'anno seguente La terra vista dalla luna e, nel 1968, Teorema con il quale la Betti vinse la Coppa Volpi al festival di Venezia. La collaborazione con Pasolini proseguì nel 1972 con I racconti di Canterbury.

Carattere caustico, protagonista di celebri polemiche, folgorante nelle battute, ha scritto numerosi volumi e ha diretto per oltre vent'anni il Fondo Pier Paolo Pasolini. E proprio a Pasolini dedicò nel 2001 il suo ultimo lavoro di regia: il film documentario Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno presentato alla mostra del cinema di Venezia.

Tra le ultime apparizioni sul grande schermo il ruolo di un'esilarante suora guardiana nel film di Mimmo Calopresti La felicità non costa niente.

Nel 2003 il Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna ha acquisito, tramite donazione, tutti i materiali precedentemente raccolti a Roma dal Fondo Pasolini. Presso la Biblioteca della Cineteca di Bologna oggi si conservano più di 1000 volumi e molto altro materiale inerente l'opera di Pasolini.

VEDI ANCHE IL MIO POST DELLO SCORSO ANNO

23 febbraio 2009

Lo Yemen di Pasolini

Yemen, Sana’a, Pasolini e… Prodi
da Pier Paolo Pasolini - Le regole di un’illusione,
a cura del Fondo Pier Paolo Pasolini, Garzanti Editore, 1991

Yemen16.jpg

Nell’ottobre del 1970 Pier Paolo Pasolini gira a Sana’a, capitale dello Yemen del Nord, alcune scene del film Il fiore delle Mille e una notte; domenica 18 ottobre, terminate le riprese, utilizza la pellicola avanzata per girare 13 minuti di documentario, che intitola Le mura di Sana’a.

Il filmato - un vero e proprio "gioiello" - è stato trasmesso dalla Rai il 16 febbraio 1971 e replicato nel 1997. Non è mai stato proiettato nei normali circuiti commerciali di sala. Solo recentemente è stato realizzato in DVD Home Video.
Yemen07.jpg
Nel commentare il documentario, lo stesso Pasolini legge il seguente Appello all’Unesco:

«Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen a salvarsi dalla sua distruzione, cominciata con la distruzione delle mura di Sana’a.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen ad avere coscienza della sua identità e del paese prezioso che esso è.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché contribuisca a fermare una miseranda speculazione in un paese dove nessuno la denuncia.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché trovi la possibilità di dare a questa nuova nazione la coscienza di essere un bene comune dell’umanità, e di dover proteggersi per restarlo.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché intervenga finché è in tempo a convincere una ancora ingenua classe dirigente che la sola ricchezza dello Yemen è la sua bellezza; che conservare tale bellezza significa oltretutto possedere una risorsa economica che non costa nulla, e che lo Yemen è in tempo a non commettere gli errori commessi dagli altri paesi.

Ci rivolgiamo all’Unesco in nome della vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato».

Nel 1984 il sogno di Pasolini, in qualche modo, con legittimo scetticismo, prende finalmente forma. L’Unesco lancia una campagna internazionale per la conservazione e il restauro di Sana’a.

Yemen03.jpg

Il 6 aprile 1988 una delegazione ufficiale composta tra gli altri da Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, da Umberto Sisinni, direttore generale del Ministero dei beni culturali, e dal Fondo Pier Paolo Pasolini, rappresentato da Laura Betti, Francesca Sanvitale ed Enzo Siciliano, si reca a Sana’a. Spetta infatti all’Italia iniziare una parte del progetto complessivo con il restauro di un’area pilota. Un preventivo di circa quindici miliardi di lire per complessivi due anni di lavoro, a cura delle società Bonifica e Italstat e dello Studio Quaroni di Roma.

Il documentario Le mura di Sana’a fu sottotitolato in arabo e donato al direttore del progetto di salvaguardia della città, Abdulrahman Al-Haddad, il quale, durante la cerimonia, dichiarò: “Dobbiamo tutto a Pasolini, che ha messo in moto la solidarietà internazionale sul problema della salvaguardia della nostra città”.

Il 6 settembre 1988, alla Mostra del Cinema di Venezia, le giurie per i “Premi Pier Paolo Pasolini” (tesi di laurea e poesia) consegnarono a Abdulrahman Al-Haddad dieci milioni di lire come contributo alla ristrutturazione della Samsarah Yanhya Bin Quasim, un piccolo albergo "dove Pasolini pensava di inventarsi una ‘vita futura’"…

Scheda del film
Sana’a dopo il restauro
Le mura di Sana’a, Il Messaggero, 3 aprile 2000
Lo Yemen di Pasolini
, galleria fotografica

E' possibile raggiungere la "galleria fotografica", che comprende molti fotogrammi tratti dal film di Pier Paolo Pasolini Le mura di Sana'a, anche dall'elenco alfabetico dei "siti che preferisco" - nella colonna a sinistra di questo blog - alla voce "Lo Yemen di Pasolini"

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23 febbraio 2009
Caccia agli zingari
da “Presadiretta” di Riccardo Iacona
RaiTre 22 febbraio 2009

In questa puntata “Presadiretta” mostra con angolazioni diverse l’universo del popolo Rom. La puntata inizia con lo sgombero di un campo nomadi del popoloso e centrale quartiere Testaccio di Roma, seguito da Cinzia Torriglia. Sono i Rom di Testaccio, Sinti italiani da più generazioni costretti a lasciare il luogo dove in molti hanno socializzato e costruito abitudini, dove si sono sposati e dove i figli sono andati poi a scuola. Con continui spostamenti sono stati trasferiti sempre più lontano dal centro di Roma e costretti a sopravvivere nelle periferie metropolitane prive di servizi essenziali e a fronteggiare l’ostilità crescente degli abitanti.

Riccardo Iacona torna su una vicenda che ha suscitato clamore e polemiche ovvero la costruzione di un insediamento abitativo a Mestre  per un gruppo di Sinti italiani deciso dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Contro il progetto si sono schierati dei comitati di cittadini con il sostegno dei partiti di centro-destra, lega xenofoba in testa.

Il viaggio è proseguito con Vincenzo Guerrizio che è andato in Spagna per raccontare una convivenza possibile e documentare le politiche di integrazione per i rom attuate dal governo Zapatero.

Della controversa vicenda di Ponticelli e del presunto rapimento di una neonata da parte di una giovane rom si occupa Silvia Luzi mostrandoci testimonianze e mettendo in evidenza molte incongruenze.

Infine ci sono anche le testimonianze raccolte da Silvia Pizzetti di tre ragazze rom che hanno raccontato la dura vita a cui sono state sottoposte nel campo fin da piccole.

Chi si fosse perso il programma potrà vederlo QUI

08 febbraio 2009

Pasolini a Varsavia

Pasolini a Varsavia
Retrospettiva cinematografica e conferenze

Una piazza nel centro di Varsavia

Il teatro TR Warszawa, uno dei più prestigiosi e attivi teatri di Varsavia, ha organizzato un’ampia retrospettiva cinematografica dedicata a Pier Paolo Pasolini in collaborazione con la Cineteca di Bologna, l’Associazione Fondo “Pier Paolo Pasolini” di Bologna, Cinecittà e il Ministero degli Affari Esteri italiano.

La retrospettiva, che ha avuto luogo dal 15 gennaio al 21 gennaio scorso, comprendeva i film Mamma Roma (1962), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini (1966), Teorema (1968), Porcile (1969), La rabbia di Pasolini (1963-2008), La ricotta (1963), La terra vista dalla luna (1966), Che cosa sono le nuvole? (1967) e La sequenza del fiore di carta (1968). 

Un risalto particolare hanno avuto le tre conferenze organizzate nel teatro TR dal 23 al 25 gennaio, e condotte dal critico cinematografico e docente universitario Mateusz Werner. 

Infatti sono state occasioni importanti per discutere dell’opera di Pasolini non solo limitandosi all’ambito cinematografico (il più conosciuto in Polonia) ma analizzando anche i lineamenti della sua poesia, della narrativa, del teatro, della sua attività di sceneggiatore. 

Ogni incontro è durato circa quattro ore e il primo è stato tenuto da Ninetto Davoli, uno dei protagonisti del cinema pasoliniano, cui è stato dedicato un omaggio. Davoli ha raccontato la sua esperienza di vita e arte con Pasolini, ed è intervenuto anche nel corso della conferenza conclusiva.

NinettoDavoli.jpg

La seconda conferenza, intitolata “Pasolini: La rabbia”, è stata tenuta da Serafino Murri, critico e studioso di cinema, regista e autore della monografia pasoliniana del Castoro e da Roberto Chiesi, critico cinematografico e responsabile del Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna, nonché curatore del volume di Pasolini di prossima pubblicazione, La rabbia, edito dalla Cineteca di Bologna. L’incontro non ha riguardato soltanto il film del 1963 ma soprattutto il pensiero di Pasolini sulla modernità.

L’ultimo incontro (intitolato “Creazione oltre i confini. Pasolini come poeta, drammaturgo e regista”) ha visto gli interventi ancora di Chiesi e Murri, che hanno parlato dell’opera di Pasolini nelle diverse forme artistiche in cui si è espressa e in particolare la poesia, la narrativa e il teatro. Si è parlato anche di Teorema romanzo e film, anche perché il teatro TR Warszawa ha presentato il 1° febbraio, lo spettacolo T.E.O.R.E.M.A.T., messo in scena da Grzegorz Jarzyna e basato sul testo pasoliniano. All’ultimo incontro ha partecipato anche uno dei più grandi critici e studiosi polacchi, Tadeusz Sobolewski.

28 dicembre 2008

Cavallette

Cavallette - Grasshoppers
di Bruno Bozzetto
 
 

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