07 giugno 2009

Obama a Buchenwald

Ricevo in questo momento da Roberto Malini di Everyone Group la poesia, breve ma molto significativa, che pubblico qui di seguito. Mi auguro possa rappresentare un momento di dolorosa riflessione... Dove sta andando questo nostro Paese?
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Il presidente Obama
è stato a Buchenwald

di Alfred Breitman
Group for International Cooperation
on Human Rights Culture
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rom_&_sint_memorial.jpg
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Il presidente Obama è stato a Buchenwald, 
dove morirono gli ebrei, 
i rom, i sinti, i gay,
gli studenti biblici, i prigionieri di guerra, 
gli spiriti liberi.

Il presidente Obama è stato a Buchenwald 
e in quel luogo sacro ha detto: 
"Coloro che negano il genocidio 
dovrebbero venire qui. Non ho pazienza con loro".

Poi Obama è rimasto in silenzio, commosso, 
e ha deposto una rosa bianca
sulla lapide in memoria delle vittime.

Da lontano venivano rintocchi di campane.

Nello stesso momento a Milano,
sotto un cielo d'inchiostro, altri aguzzini, 
con divise diverse da quelle delle guardie 
dei Konzentrationslager, 
ma con gli stessi sguardi senza luce,
distruggevano a calci la baracca 
del vecchio rom Cosmin, 
che a Buchenwald e ai suoi orrori,
alle esecuzioni e alle epidemie,
agli esperimenti del dottor Gerhard Rose
era sopravvissuto.

"Va' via, sporco zingaro", gli gridavano
con voci di cani rabbiosi, cariche d'odio,
simili a quelle delle guardie di Buch.

Il vecchio li fissò negli occhi
e sputò davanti ai loro stivali: 
un altro fiore si posava a terra,
due rose bianche chiedevano vendetta.

Milano, 6 giugno 2009

Nella foto, Buchenwald: Memoriale ai Martiri Sinti e Rom

19 gennaio 2009

Obama, i festeggiamenti

I festeggiamenti
per l'insediamento del 44° Presidente
degli Stati Uniti d'America
 

U2 Inauguration Concert

18 gennaio 2009

11 dicembre 2008

Barack Obama: "Non deluderò l'America"

La promessa del presidente
"Non deluderò l'America"
di John McCormick, Peter Nicholas, Cristi Parsons (*)
obamabarack.jpg

In una conferenza stampa di Barack Obama del 1° dicembre scorso, a Chicago, il Presidente eletto aveva indicato la sua "squadra" governativa - "Un nuovo team per una nuova alba della leadership americana. Le sfide internazionali che si presentano all'America sono pari a quelle dell'economia". La scelta è caduta su persone che condividono il "pragmatismo sull'uso dei poteri".

Hillary Clinton, come previsto, sarà il nuovo segretario di Stato americano. Al Pentagono, invece, una conferma: il segretario alla Difesa Robert Gates. L'ex generale James Jones sarà il consigliere per la Sicurezza Nazionale, mentre Susan Rice, consigliere di politica estera di Obama, è il nuovo ambasciatore all'Onu. Alla testa del ministero della Sicurezza Interna andrà una donna: la governatrice del'Arizona Janet Napolitano.

Oggi, 11 dicembre, una nuova conferenza stampa in cui tre giornalisti del "Los Angeles Times" hanno rivolto alcune domande al Presidente che si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio. La prima domanda ha riguardato il governatore democratico dell'Illinois, Rod. R. Blagojevich del quale nei giorni scorsi era emersa una iniziativa che è divenuta immediatamente oggetto di inchiesta giudiziaria: quella di "vendere" al migliore offerente il seggio liberatosi al Senato americano dopo l'elezione di Obama. A differenza di ciò che succede da noi, un'azione del genere, appena "scoperta" è stata immediatamente denunciata e diffusa dai massa media che in Usa hanno ampia libertà di espressione e non hanno "padroni ufficiali o occulti".

Steven ChuSteven ChuInoltre, oggi vi sono state ulteriori nomine da parte di Obama: si tratta del premio Nobel per la Fisica Steven Chu [foto a sinistra], docente all'Università di Berkeley, in California. Chu, 60 anni, è un'autorità accademica in materia di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili. La sua nomina al Dipartimento per l'Energia rappresenta un rottura drastica con l'amministrazione Bush, affollata da personaggi provenienti dalle grandi compagnie petrolifere.

Il presidente eletto ha anche scelto come capo dell'Epa, l'agenzia federale per l'Ambiente, Lisa Jackson, ex responsabile per l'ambiente nel New Jersey, uno degli Stati che hanno volontariamente (anche se simbolicamente) aderito a un accordo tra stati molto simile al Protocollo di Kyoto. Carol Browner, ex capo dell'Epa della Florida e stretta collaboratrice di Al Gore, avrà inoltre un posto di coordinatrice delle politiche energetiche e ambientali dell'amministrazione. Completerà la squadra Nancy Sutley, vice sindaco di Los Angeles, che verrà nominata alla guida del Council on Environmental Quality, un altro organismo della Casa Bianca dedicato all'ambiente. Altra scelta dal valore fortemente simbolico da parte di Obama, è stata quella di far trapelare l'organigramma a poche ore da un faccia a faccia con Al Gore, l'ex vicepresidente divenuto un uomo-simbolo delle battaglie contro il cambiamento climatico.

"E' tempo di un nuovo inizio. Affronteremo le nuove sfide non con paura, ma con speranza". Il presidente Usa Barak Obama, da Chicago, annuncia così il varo della squadra chiamata a guidare l'America del dopo Bush. Gli uomini e le donne che dovranno affrontare la crisi economica, il terrorismo e ridefinire il ruolo dell'America nel mondo. Toni diversi da quelli usati da George W. Bush. Quando l'America era votata ad una sorta di autosufficienza. Perché l'America "non può risolvere le crisi senza il resto del mondo" e il mondo "non può risolverle senza l'America". E così a Washington torna il multilateralismo.

Qui di seguito - da "la Repubblica" - il resoconto delle domande  poste dai tre giornalisti del "Los Angeles Times" a Obama nel corso della conferenza stampa tenutasi a Chicago.

 

Presidente eletto Obama, ha mai parlato con il governatore dell'Illinois Rod R. Blagojevich del suo seggio al Senato?
"Non ho mai parlato del mio seggio al Senato con il governatore, in nessuna circostanza. È mia convinzione che debba essere occupato da qualcuno che rappresenti la popolazione dell'Illinois e si batta per essa. Al di là di questo, io mi sto concentrando soltanto sulla transizione".

E' a conoscenza di qualsiasi conversazione tra Blagojevich o il suo capo dello staff John Harris o altri dei suoi collaboratori più stretti, incluso Rahm Emanuel?
"Mi permetta di interromperla, a questo punto. Sono in corso le indagini e reputo che sarebbe inappropriato per me - se ne rende conto, no? - fare qualche osservazione sulla situazione al di là dei fatti che conosco. E i fatti sono i seguenti: non ho mai parlato di questa faccenda con il governatore".

Tenuto conto della situazione nella quale versa l'economia, si è sentito in obbligo di modificare le priorità del suo programma?
"Considerato che dobbiamo far ripartire l'economia. Tutte le proposte che ho fatto sinora sono direttamente finalizzate a rimettere la popolazione al lavoro e a far camminare l'economia: un taglio fiscale per il 95 per cento delle famiglie - necessario più che mai - , un serio investimento nelle infrastrutture che costituisca la premessa per passare a un'economia a energia verde. E poi investire in tecnologie che possano ridurre i costi e gli errori dell'assistenza sanitaria. Anche di questo c'è bisogno, ora più che mai".

Molte aziende di questi tempi navigano in cattive acque. Non crede che sia legittimo per la popolazione chiedersi per quale motivo l'industria dell'automobile può ottenere l'intervento di salvataggio e un'altra azienda no?
"Al momento penso che ciò a cui ci troviamo di fronte siano alcuni rischi sistemici significativi, che potrebbero comportare per milioni di altri americani la perdita del posto di lavoro. Quindi, per quanto complicato possa essere, penso che debba prevalere un approccio del tipo "stabilizziamo il paziente, prima di tutto". L'industria automobilistica è l'ossatura della produzione manifatturiera americana in molti stati, di sicuro in tutto il Midwest. Da queste industrie dipendono milioni di persone. Stiamo vivendo una circostanza pressoché unica, perché al calo della domanda si somma anche una crisi finanziaria per colpa della quale nessuno riesce più a ottenere credito, nemmeno le aziende più solide. Quindi siamo in presenza di quella che è denominata la tempesta perfetta".

È pronto a tenere un discorso in una capitale islamica?
"Ho parlato di ciò durante la mia campagna: si tratta sicuramente di qualcosa che intendo fare. Il messaggio che voglio inviare è che saremo inflessibili nello sradicare quel tipo di estremismo terrorista che abbiamo visto in azione a Mumbai. Al tempo stesso saremo infaticabili nel perseguire il nostro desiderio di instaurare un rapporto di reciproco rispetto e di partenariato con i paesi e i popoli di buona volontà di tutta la terra che vogliono che i loro cittadini e i nostri prosperino insieme. Io credo che il mondo sia pronto ad accogliere questo messaggio".

Prevede di giurare come Barack Obama o come Barack Hussein Obama?
"E' tradizione che si usino tutti e tre i nomi, e io seguirò la tradizione, senza cercare di fare dichiarazioni in un senso o in un altro. Farò ciò che fa chiunque altro".

Essendo il primo presidente di colore, sente di dover realizzare la visione del movimento per i diritti civili?
"Naturalmente sono onorato e grato di poter contribuire a cambiare il modo col quale in questo Paese si considerano e si trattano le razze. Ma è importante comprendere che non sono soltanto io, non sono soltanto gli afro-americani a volere rapporti interrazziali migliori. Io credo che tutti gli americani lo vogliano. Dipenderà da tutti noi continuare a fare progressi da questo punto di vista".

Alcuni dei suoi sostenitori più liberal temono che lei sia stato troppo centrista nel selezionare la sua Amministrazione.
"Senta, io ho scelto le persone che ritenevo maggiormente idonee a realizzare il nostro programma di cambiamento. La gente non ha in nessun modo obiettato che la mia agenda è cambiata, perché non è cambiata. Si sa che io intendo cambiare il nostro sistema fiscale, così da aiutare le famiglie della middle-class. Voglio ritirare dall'Iraq i nostri soldati entro 16 mesi. Voglio creare un sistema di assistenza sanitaria che tutti si possano permettere. Voglio promuovere una trasformazione energetica in questo Paese così da ridurre la nostra dipendenza dal petrolio straniero. Non ho cambiato nulla né mi sono rimangiato nulla di quanto ho promesso in campagna elettorale".

(*) "la Repubblica", 11 dicembre 2008 da "Los Angeles Times"; traduzione di Anna Bissanti)

20:34 Scritto da paginecorsare in ambiente, paesi nel mondo, politica | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: obama, usa, politica | OKNOtizie |  Facebook

30 agosto 2008

Effetto convention

Pubblicato il 30 agosto 2008

Effetto Convention

 

635546916.jpgDopo i tre giorni di Denver, la corsa di Barack Obama alla Casa Bianca riprende quota. Secondo un sondaggio della Gal- lup la convention democratica ha fatto prendere al senatore dell’Illinois otto punti percentuali sul suo sfidante John Mc Cain. Prima dell’ini- zio del raduno di Denver, secondo un sondaggio diffuso dalla Cnn, i due erano sostanzialmente pari al 47%. Ma il discorso di investitura di Obama, ha convinto molti americani: per lui, oggi come oggi, voterebbe il 49 per cento, mentre il repubblicano si fermerebbe al 41. Non è bastato, dunque, puntare tutto sull'effetto novità. A sorpresa, Mc Cain ha indicato come suo vice alla Casa Bianca, Sarah Palin, giovane governatrice dell’Alaska. Con questo nome, Mc Cain spera di allontanare da sé le polemiche sulla sua età un po’ attempata, 72 anni, che molti vedevano come una pregiudiziale importante per uno che vuole mettersi alla guida degli Stati Uniti d’America. In più, la Palin potrebbe servire a racimolare qualche voto di genere, qualcuna che aveva puntato su Hillary Clinton e che ora potrebbe ripiegare sull’altra donna in lizza. Ma Obama non si fa mettere in crisi: «Il fatto che ci sia una donna candidata alla vicepresidenza è un segnale ulteriore che questo paese va avanti», dice. Ma «immagino che il governatore Palin sia d'accordo con le politiche di McCain», aggiunge, riferendosi, tra le altre cose alla questione dell’aborto. La Palin è fortemente contraria, e certo chi voleva votare Hillary non può cambiare bandiera considerate divergenze tanto forti. Anche la Clinton, comunque, si è complimentata con la governatrice dell’Alaska, spiegando che «dovremmo essere tutti orgogliosi della storica nomination ottenuta da Sarah Palin». Ma aggiunge subito che le politiche dell’accoppiata Mc Cain-Palin «porterebbero l'America nella direzione sbagliata».

12:09 Scritto da paginecorsare in cronaca, politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: obama, politica, cronaca | OKNOtizie |  Facebook