14 novembre 2010
Uno spettacolo a metà, di Alessandro Robecchi
Uno spettacolo a metà
di Alessandro Robecchi
"il Manifesto", 14 novembre 2010

E' il momento, gente. Tirate fuori dal cassetto quel biglietto di prima fila che avete comprato due anni fa in attesa del grande spettacolo, fatelo strappare all'ingresso e prendete posto. Il più grande fuggi fuggi di topi mai visto sarà superbo.
Siamo gente attenta, da queste parti, sappiamo distinguere tra roditori. Ci sono topini che fuggono dopo anni e anni di tentennamenti convenienti. Ratti astutissimi che fuggono dalle azioni Mediaset come scommettitori che capiscono al volo quando un cavallo è bolso.
Ci sono topi generici che passano ad altre navi correndo sulle funi. Altri che negano di esser mai stati imbarcati e addirittura alcuni che negano di esser mai stati topi.
Ci sono toponi terzisti che frugano nel loro archivio di elogi al capitano della nave ora in panne alla ricerca di qualche riga mellifluamente critica, da esibire come salvacondotto in caso di controllo.
Ci sono topi pensosi che all'improvviso si levano le fette di salame dagli occhi.
E addirittura topi che dicono "io l'avevo detto", e non avevano detto niente.
E' il bello della biodiversità: tanti topi gambe in spalla, con il ratto più grosso, ormai ammaccato, che scappa anche lui, da Seul, un uomo in fuga per non parlare con la stampa, per non esporsi ai frizzi e lazzi di giornali stranieri che non gli farebbero sconti.
E questo per non dire delle tope (sorry), che cominciano a chiacchierare sui divertimenti segreti nelle varie tane, anche loro in fuga, anche loro capaci di annusare la fine del baccanale. Riempiono verbali e pagine di indiscrezioni con la stessa velocità con cui riempivano coppe di champagne e siparietti cochon.
Spettacolo glorioso: solo noi che comprammo il biglietto per tempo possiamo godercelo appieno. Stupiti e divertiti. Solo, un po' irritati dal sonnecchiare eterno dei gatti, che davanti a questo immenso fuggi fuggi di topi sembrano storditi, inani, incapaci. Un 25 luglio senza 25 aprile, ecco. Insomma, uno spettacolo a metà.
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06 agosto 2010
Essere o non essere

Vignetta di Vesdan
29 marzo 2010
Daniele Luttazzi a "RAI per una notte"
Daniele Luttazzi
a "RAI per una notte"
“Odiare i mascalzoni è cosa nobile”
Marcus Fabius Quintilianus
Calagurris, 35 – Roma, 96
Chi conosce le opere di Pier Paolo Pasolini sa anche che tra i suoi ultimi lavori c’è il film Salò o le 120 giornate di Sodoma, che ha sollevato polemiche e critiche a non finire. Dopo l’assassinio di Pasolini, e mentre si presentava in Francia e in altri paesi la sua ultima pellicola cinematografica, in Italia Salò fu sequestrato e si liberò dalle pastoie della censura soltanto un anno più tardi. Vediamone in breve i tratti salienti: Salò è una rappresentazione del potere e dei suoi aspetti più truci (Pasolini si ispirò a De Sade, ma non casualmente ambientò il film all’epoca dei repubblichini di Salò); è anche una denuncia feroce del consumismo, cioè della realtà dell’epoca in cui Pasolini viveva: nel film viene riferito anche al consumo dei corpi dei ragazzi e ragazze vittime dei “Quattro Signori” (rappresentanti di tutti i poteri della dittatura morente: quello nobiliare, quello ecclesiastico, quello giudiziario e quello economico) – e ai suoi effetti perversi. In Salò, il sesso è visto come violenza e metafora del potere; la sodomia è il simbolo per eccellenza del potere di un uomo su un altro uomo. Un’altra delle metafore che Pasolini utilizzò in Salò, è quella della merda fatta mangiare ai commensali di una tavolata allestita per un pranzo di nozze. Ora, forse non ce ne siamo accorti, ma siamo stati progressivamente educati a non accorgerci neppure più di che ciò che mettiamo sotto i denti, che spesso non ha nulla da invidiare a veri e propri escrementi. In un’intervista Pasolini dichiarò:
“Ognuno odia il potere che subisce. Quindi, io odio con particolare veemenza il potere di oggi, 1975. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alle manipolazioni di Himmler o Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono alienanti e falsi. Sono i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. [...] Un vecchio contadino tradizionalista e religioso non consumava delle sciocchezze preconizzate dalla televisione. Bisognava fare in modo che invece le consumasse. In realtà, i produttori costringono i consumatori a mangiare merda. Il brodo Knapp è merda! Danno delle cose sofisticate, cattive, le robioline, i formaggini per bambini, tutte cose orrende che sono merda. Se facessi un film su un industriale milanese che produce biscotti, li reclamizzassi e li facessi mangiare a dei consumatori, verrebbe fuori un film terribile, sull’inquinamento, la sofisticazione, l’olio fatto con le ossa delle carogne. [...]”
Penso a questo punto che per parlare di Daniele Luttazzi fosse giocoforza che accennassi a Salò di Pasolini. Perché la genialità di Luttazzi è consistita proprio nella metafora, con assonanze molto vicine a quelle spesso utilizzate dall'autore di Salò e di Petrolio.
Luttazzi non si è limitato a presentare e a mimare la “sodomizzazione in tre fasi” che dapprima un soggetto propone e che poi viene richiesta prepotentemente dalla stessa vittima sodomizzata per una sorta di esasperato masochismo. La forza di quella metafora, e anche delle parole usate senza reticenze e senza ipocrisie, stava infatti nelle argomentazioni che Luttazzi ha sviluppato, che hanno reso il suo intervento una vera e propria critica politica, condotta se non con le “armi della poesia” di pasoliniana memoria, con quelle della satira.
Luttazzi si chiede come Berlusconi possa godere di un consenso così ampio, “non importa che la sua politica reazionaria e classista tagli i salari e gli investimenti, distrugga la scuola, la sanità, la ricerca, l’ambiente […] Non importa il disprezzo della Costituzione, del Parlamento, della divisione dei poteri […] Non importa che un affarista senza scrupoli metta a disposizione delle sue aziende e dei suoi problemi con la giustizia l’intera macchina dello Stato”. Luttazzi spiega tutto questo con una metafora sessuale, aggiungendo che si possono individuare tre motivi rispetto al comportamento degli italiani:
- il primo motivo corrisponde alla prima fase (pressione costante): Berlusconi aveva un progetto, e ha impiegato tutti i mezzi, leciti e non, per portarlo avanti;
- il secondo motivo corrisponde alla seconda fase (non c’è più resistenza) e riguarda la mediocrità dell’opposizione e il servilismo di certi giornalisti;
- il terzo motivo corrisponde alla terza fase (orgasmo da sottomissione): si riferisce in particolare al carattere degli italiani.
Continua Luttazzi: “L’Italia con Berlusconi è in questa terza fase - ah… ah… sìiii… sìiii… ma attento ai capelli…” - e Luttazzi lo dice con le parole di Saccà a Berlusconi: “Presidente, lei è amato proprio nel paese… guardi, glielo dico senza nessuna piaggeria… c’è un vuoto, c’è un vuoto che lei riempie anche emotivamente”. E Berlusconi: “E’ una cosa imbarazzante… ma è bellissima però…”. O per dirla con Innocenti, quello dell’Agcom: “Sì, sì, mi manda a fare in culo ogni tre ore… è bellissimo…
E ancora prosegue il monologo: "Così dopo vent’anni siamo arrivati all’egemonia berlusconiana: lui in questo momento controlla tutto. Come ci è arrivato? Lo sappiamo: prima ha edificato un impero mediatico con fondi neri All Iberian, finanziamenti enormi da banche utilizzate dalla P2, Dell’Utri che fa da cerniera tra la mafia e il gruppo Berlusconi, Previti che gli corrompe un giudice con soldi Fininvest… alcune volte ha dei rimorsi, però pensa ‘quando vinco, tutto passa’. D’altronde, cerchiamo di capirlo: Berlusconi ha bisogno di tutti quei soldi, perché senza tutti quei soldi Silvio Berlusconi sarebbe… Paolo Berlusconi… E poi, attraverso questo impero mediatico si è buttato in politica per farsi leggi ad personam, evitare i processi e chiudere i programmi in Tv che ne parlano”.
La conclusione di Luttazzi è: “L'uso che Minzolini... Come si chiama quell'altro? Masi... No, ma quell'altro... ... Berlusconi... hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso". E aggiunge subito dopo: "Erano otto anni che aspettavo di dirlo!”.
La satira secondo Daniele Luttazzi
[da Wikipedia]
"La satira è anhe un indicatore del grado di democrazia di un paese. La satira dà fastidio ai potenti perché ricorda i fatti e nel commentarli in modo divertente consente allo spettatore di mettere in prospettiva il fatto e quindi di comprenderlo. Di fronte alla mole di notizie, un autore di satira deve saper cogliere quelle rilevanti e separarle da quelle irrilevanti, che è proprio quello che non viene fatto in televisione, perché non si vuole che la gente prenda coscienza di quello che sta capitando".
Luttazzi ricorda spesso uno dei più grandi autori satirici e giornalisti di tutti i tempi, Karl Kraus, col suo giornale "La Fiaccola" ("Die Fackel") faceva controcultura nell'epoca nazista. La satira nel commentare i fatti che accadono non risparmia nessuno; "I fatti non sono né di destra né di sinistra e la satira non fa propaganda. In questi anni, invece, la destra ha cercato di far passare come fazioso chiunque esprimesse critiche legittime e oggettive sul suo operato. Attaccare il potere non è attaccare la democrazia, è la democrazia. E chiunque in democrazia ha la sua quota di potere...".
"Dicono anche che sono fazioso, ma la satira deve essere faziosa. Anche per Cleone, Aristofane era fazioso, perché era vittima dei suoi strali. Alla lunga si è visto che Aristofane aveva ragione."
È importante distinguere la satira dal semplice sfottò. Lo sfottò è la presa in giro bonaria, la parodia, la caricatura; lo sfottò è reazionario perché alla fine rende simpatico il personaggio preso di mira, come Fiorello con La Russa. La satira invece esprime un punto di vista, su un fatto specifico, fa nomi e cognomi, e impegna personalmente l'autore. "La satira inquieta, semina dubbi. Io non offendo le persone ma i pregiudizi, in primo luogo i miei."
"La comicità leggera, quella dei giochetti di parole, va benissimo, se però è permessa anche l'altra. Se questo non è possibile, la comicità 'light' significa ritirarsi nella torre d'avorio come capitava agli scrittori dell'epoca fascista che si rintanavano nel bello scrivere per evitare di affrontare i problemi veri. Queste cose le abbiamo studiate nei libri di scuola, sembravano lontane, ma oggi le stiamo rivivendo». La televisione ha abituato il gusto degli italiani alla comicità d'evasione, all'umorismo innocuo, allo 'zucchero filato'; ma "una dieta di solo zucchero filato ti uccide, serve anche il pollo arrosto".
Come ogni cosa che si occupa delle relazioni tra esseri umani e delle forze che condizionano e modificano questi rapporti, la satira è essenzialmente politica. "Siamo un paese plagiato dal cattolicesimo. Per questo il bersaglio principale è il sesso. Altri tabù sono la Chiesa e la politica. Da noi non si accetta il fatto che la satira sia anti-dogmatica, anti-ideologica e quindi anti religiosa".
Luttazzi ha ricordato la definizione che ne diede Dario Fo quando venne ospite a Satyricon: "la satira è una forma libera, assoluta del teatro". In risposta a un consigliere Rai (Mario Landolfi) che aveva dichiarato che "a satira deve deformare non informare" Luttazzi ha più volte replicato "La satira informa, deforma e fa quel cazzo che le pare". La satira vera si vede dalla reazione che suscita: più cercano di bloccarti, più vuol dire che stai facendo bene il tuo lavoro.
Luttazzi ricorda anche un principio di Mel Brooks: "la satira se non è eccessiva non fa ridere". È sbagliato parlare di volgarità della satira, essa da sempre ha come tecnica (corpo grottesco) la riduzione alla esigenze corporali: mangiare, bere, defecare, urinare, scopare. Chi lancia accuse di volgarità è un ignorante, e dovrebbe leggersi i capolavori del genere: Aristofane, Ruzante, Rabelais, Swift, Sterne, Karl Kraus e Dario Fo.
La satira tende a svalutare e non c'è niente di più svalutante della merda. Luttazzi ama dire che "la merda è per l'autore satirico quello che la pietra filosofale era per l'alchimista. L'autore satirico utilizza l'escremento per arrivare alla grazia dell'arte".
"La fatica ad accettare la satira c'è sempre stata, ma oggi è più forte che mai. Io credo che le motivazioni siano di due tipi: da una parte c'è il problema della dicotomia anima-corpo, vale a dire della non accettazione della componente corporea, di tutto ciò che è espressione del corpo e che viene dalla nostra cultura sempre censurato; d'altra parte credo che ciò a cui stiamo assistendo in questi tempi sia un progressivo ridursi della competenza del pubblico in quanto tale."
Il gusto per la satira si acquisisce in età adulta, e non può piacere ai bambini. "La satira è un gusto a cui devi essere educato, non apprezzi subito la satira, specie se la tua mente è bloccata da ideologie varie; le battute ti spiazzano e mettono in discussione le cose nelle quali hai creduto sempre. La satira fa questo e se non sei adulto non sei portato a tollerare, ad accettare la cosa. Qualche persona a teatro si alza e se ne va."
"La satira è una forma libera del teatro, la sua forza sta nell'esplorare la contraddizione umana". "La gente ride di una battuta satirica perché contiene un nocciolo di verità umana che mette in mostra una contraddizione, che fa venire un dubbio." "La satira ha sicuramente una funzione di provocazione intellettuale e psicologica, di disagio che non ti lascia completamente tranquillo. Dopo il momentaneo divertimento, la fulminea risata, c'è e rimane la riflessione sul messaggio, sul fatto che hai grottescamente messo in evidenza; colpire l'emotività per mettere in funzione il cervello."
Se nel mondo la comicità ha fatto passi da gigante, nella tv italiana non è così: secondo Luttazzi quasi tutti i comici televisivi italiani si rifanno alla comicità di Totò, mentre "pochissimi ricordano l'umorismo che venne espresso da riviste come il "Bertoldo" o da umoristi come Marcello Marchesi, Leo Longanesi, Ennio Flaiano."
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22 febbraio 2010
Con le mani sul fuoco...
Con le mani sul fuoco e i piedi nel decreto
di Alessandro Robecchi
"il manifesto" 21 febbraio 2010
Silvio Berlusconi è pronto a mettere una mano sul fuoco per Letta e un'altra mano sul fuoco per Bertolaso. Quindi presto avremo un presidente del consiglio senza mani e serpeggerà il panico tra le manicure del Presidente che vedranno sfumare la loro candidatura alle regionali.
Per solidarietà, il ministro della giustizia scriverà i decreti con i piedi, come quello anticorruzione, per esempio, che è entrato in consiglio dei ministri come una rivoluzione, dieci minuti dopo era una bozza, poi uno straccio, e alla fine era ridotto in coriandoli che i ministri si tiravano in faccia facendo il trenino.
Come vedete, è un'emergenza. Ora chi scriverà il decreto è tutto da vedere, ma magari qualche cognato si trova, in cambio di due massaggi al centro benessere, o un appaltino per un grande evento. Pare già di leggere le intercettazioni: «Guarda che per la costruzione del decreto contro la corruzione i costi stanno lievitando, ma se fai un regalo a Tizio, presti l'elicottero a Caio e trovi due signorine per Sempronio posso farti approvare il progetto».
Del caso si occuperà la magistratura, ma resta il problema dei senzatetto. Dove andranno gli imputati di corruzione del Pdl se per loro il Parlamento o Palazzo Chigi verranno dichiarati inagibili? Si pensa a casette prefabbricate. E poi bisogna decidere dove farlo, questo benedetto decreto anticorruzione: alla Maddalena, e poi spostarlo a L'Aquila? Oppure a Roma, nelle piscine dei mondiali di nuoto, ma in questo caso ci vuole un reggiseno stretto tipo brasiliano. Vedete anche voi che serve un soggetto attuatore che controlli la regolarità dei lavori, un controllore che sia molto vicino ai controllati, cosa comoda anche per i carabinieri quando vanno a prenderli.
La materia è delicata, serve competenza, serve esperienza, serve il governo del fare. Logica vorrebbe che un decreto contro la corruzione lo scrivesse direttamente un imputato di corruzione in atti giudiziari. Tutti d'accordo, allora. Ma come fa, senza mani?
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10 settembre 2009
Annozero, inizia la nuova serie
AnnoZero, inizia la nuova serie
ANNOZERO RITORNA IL
24 settembre 2009, ore 21.00, RaiDue
A due settimane dall'inizio di "AnnoZero" nessuno dei contratti dei collaboratori del programma è stato ancora firmato. Per questa ragione Michele Santoro ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore generale Mauro Masi e al direttore di Raidue Massimo Liofredi. Il conduttore sottolinea che gli spot della trasmissione non sono ancora partiti e che non intende rinunciare a quanto le sentenze di reintegro in Rai hanno stabilito. A stretto giro di posta la replica di Liofredi: "I contratti di AnnoZero non sono bloccati ma su due sarebbe in corso un approfondimento". Il primo stop, a quanto si apprende, potrebbe essere quello del contratto di Marco Travaglio mentre non ci sarebbero problemi per Vauro. L'altro contratto bloccato riguarderebbe una new entry, probabilmente la sostituta di Margherita Granbassi.
A questo punto Santoro scrive un'e-mail alle moltissime persone che si sono iscritte alla newsletter di "AnnoZero":
"Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d'inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi. Qui trovate i nostri spot ecc. ecc."
Sopra sono già riportati i link relativi ai due spot pubblicati da "AnnoZero" su You Tube, che si possono raggiungere anche agli indirizzi:
Sul sito di "AnnoZero", inoltre, sarà possibile vedere le puntate precedenti del programma, le vignette disegnate da Vauro, i profili dei partecipanti alle trasmissioni; leggere la posta inoltrata a Michele Santoro, e molto altro ancora...
Oltre che in questo blog, il post con i due spot per "AnnoZero" sono stati inseriti nella mia bacheca di FaceBook. Chiedo a chi visita questo blog di inserire, se vorranno e potranno, analogo post nel propri rispettivi spazi in Rete (blog, siti web, network sociali). Grazie, e appuntamento dunque al 24 settembre prossimo!
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04 settembre 2009
Intermezzo vignettistico
Intermezzo vignettistico
SENZA PAROLE
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31 maggio 2009
Il voto ai tempi del colera
Il voto ai tempi del colera

Tutto questo gran baccano provocato da SB sull’aspetto esageratamente “galante” della sua personalità ha certamente distolto tutti noi dall’obiettivo che invece avremmo dovuto perseguire: farci un’idea su come votare alle ormai più che prossime elezioni europee. O ancor meglio, molti di noi si sono pressoché scordati della grave crisi economica che stiamo attraversando, con il suo fardello di nuove povertà, di occupazione calante, di debito pubblico crescente, di piccole e piccolissime aziende che cessano l’attività o dichiarano fallimento. Nella via in cui abito vi sono non più di sei negozietti: due hanno chiuso definitivamente le saracinesche…E, grazie a sapienti tergiversazioni più o meno piccanti, il virus dell’amnesia non ha risparmiato neppure chi aveva preso una sia pur rapida visione della recente sentenza Mills (corrotto) e SB (corruttore) emessa dal Tribunale di Milano.
Allora, credo si possa pensare, intanto, a una specie di pro-memoria che ci rammenti che tra cinque giorni siamo tutti chiamati a votare per il Parlamento europeo e per il rinnovo di taluni enti locali. E a poca distanza di tempo, per il referendum sul “porcellum”, la ben nota legge che ci troviamo sul groppone per le elezioni politiche nazionali: quella in base alla quale i cosiddetti “rappresentanti del popolo” non sono eletti dal popolo stesso, ma nominati dalle segreterie dei partiti.
Ho scelto perciò di riferirmi a un articolo scritto da Alessandro Robecchi per "MicroMega", un giornalista di “Radio Popolare” e del “manifesto” che ha una dote non trascurabile: è sempre in grado di strappare un sorriso – forse anche un po’ amaro – a chi lo legge.
Il voto ai tempi del colera
di Alessandro Robecchi
MicroMega 3/2009, 27 maggio 2009
Gli incorreggibili giustizialisti di MicroMega, giacobini, perfidi, gentaglia che sogna papi in galera e un paese un po’ migliore mi hanno chiesto un pezzo sulle elezioni europee. Per non venire ammanettato all’istante, io gliel’ho fatto e per vendetta loro lo hanno pubblicato.
Quando ero ragazzino sentivo spesso i radicali parlare di Europa, e dire che l’Europa non ci sarebbe mai stata senza Spinelli, e che Spinelli e l’Europa erano praticamente concetti indivisibili. Così io sono cresciuto in questo mito dell’Europa e di Spinelli, tanto che appena sono state depositate le liste per le elezioni europee del 2009, di spinelli me ne sono fatti quattro, e ho cominciato a leggere, tutto speranzoso ed europeista come non mai. E in effetti, dopo tanti anni posso dirlo: senza spinelli sarebbe impossibile prendere sul serio l’approccio italiano all’Europa. Per dire: quando ero ragazzino io, non c’era il bancomat, non esistevano i telefonini, la sola idea di mandarsi della posta elettronica sembrava fantascientifica, ma in compenso c’era Ciriaco De Mita. Ora abbiamo in tasca decine di tessere magnetiche, possediamo uno virgola sei telefonini a testa, e riceviamo ogni giorno mail che ci dicono “enlarge your penis!”. Il fatto che ci sia ancora Ciriaco De Mita, in lista con l’Udc, mette in crisi il concetto stesso di progresso e affascina gli scienziati di tutto il mondo. Ma non vorrei che si pensasse qui che voglio sferrare un duro e virulento attacco a Ciriaco De Mita: prima dovrei riprendermi dalla sorpresa di saperlo ancora in vita. Mi piacerebbe invece sferrare un duro e virulento attacco a Emanuele Filiberto di Savoia, anche lui in lista con l’Udc, ma non avendo mai visto nemmeno una puntata di “Ballando con le stelle” potrei risultare impreparato. E’ colpa mia, mi rendo conto, ma in quelle lunghe sere invernali preferivo seguire alcuni telefilm polizieschi che indagavano su fatti terribili, come per esempio: chi ha sciolto dell’acido nelle macchinette del caffè alla sede dell’Udc?
Mi accorgo ora, riflettendo sulle liste elettorali per le europee, di essere prevenuto e stupidamente negativo. E’ sicuramente colpa della signora Veronica Lario e della sua campagna contro le avvenenti ragazze messe in lista dal suo futuro ex marito. Come tutti sanno, dal Borneo al Polo Nord, la moglie del primo ministro ha sputtanato il primo ministro denunciandolo come un addicted della patonza. Questo non farà che accrescere la popolarità dell’Italia nel mondo. Non c’è spiaggia caraibica dove il turista italiano non sia così apostrofato: “Taliano! Mafia, coca, figa!”. Può anche essere che anni di governi Berlusconi cambino l’ordine degli addendi. Eppure, nonostante la mia recente conversione all’estremismo giustizialista, non riesco a rinunciare a un minimo di garantismo. Bene, si moralizza! Era ora! Ma che razza di moralizzazione sarebbe togliere dalle liste qualche bella figliola gentile con papi Silvio, qualche vistosa ragazzetta già immortalata sulle sue ginocchia, qualche formosa ballerina dai visibilissimi pregi, e poi lasciare in lista Clemente Mastella? E’ un po’ come se il moralismo colpisse solo il lato pruriginoso della vita, senza sfiorarne nemmeno la vera oscenità. E dunque Mastella è lì, in lizza per il Parlamento Europeo nelle liste di papi Silvio per meriti acquisiti. E per meriti, sia detto en passant, ben superiori a quelli di qualunque velina al mondo. Come dire: brutta cosa, e inelegante, la gnocca travasata nella politica, ma poi – ed è un errore madornale – è la gnocca che fa scandalo, e la politica no. E così Clemente Mastella avrà di nuovo un suo scranno, e questa è vergogna pura, altro che qualche scappatella! Mi sono lasciato andare? Mi spiace. E’ che non sopporto questa faccenda di usare il Parlamento Europeo come una discarica per rifiuti speciali e particolarmente tossici. Una volta si usavano le coste della Somalia. Ora che laggiù ci sono i pirati è più sicuro scaricare a Strasburgo.
In compenso riesce il miracolo, una cosa che sembrava impossibile in natura. Già, è davvero un fatto storico: due partiti comunisti che si riappiccicano, mentre tutti gli studi, le ricerche, gli esperimenti e le prove simulate facevano intendere (a partire dal 1921) che i partiti comunisti e simili manufatti dell’uomo si potessero soltanto dividere. Come potrebbe però facilmente spiegarci la grandissima Margherita Hack, candidata dei Comunisti Riuniti, ogni fusione tra corpi produce attriti e scorie, ed ecco dunque orbitare intorno all’area della sinistra un nuovo astro, Sinistra e Libertà, a cui tutti augurano buona fortuna prima di correre a votare per qualcun altro. E poi, segnalato al largo di Orione, un affascinante ma misterioso Partito Comunista dei Lavoratori. Vorremmo dire di più, a questo proposito, ma le attuali tecnologie di osservazione non permettono di capirne abbastanza. L’infinitamente piccolo è sempre un problema anche se si possiede un microscopio elettronico.
Quanto ai fascisti, permettetemi il ricorso all’obiezione di coscienza: non parlo volentieri di questa roba. Mi limiterò a osservare che qualcuno deve averli bagnati dopo mezzanotte e loro, come i Gremlins, si sono moltiplicati. Ora abbiamo fascisti di varie specie. La Destra di Storace, che si presenta con nuovi alleati: Lombardo e Pionati. So cosa state pensando: che se questi sono gli alleati nuovi forse era meglio tenersi tedeschi e giapponesi, come settant’anni fa. Gli altri camerati per l’Europa sarebbero Forza Nuova, che presenta il giudice Sossi, famoso perché rapito dalle Br qualche secolo fa, e la Fiamma Tricolore, che di famoso non ha trovato nessuno, nemmeno coi rastrellamenti. A questo punto della mia ricerca mi è sembrato che mancasse qualcosa. Qualcosa di estremamente pittoresco e divertente, come se lo schieramento di destra mancasse di un tassello fondamentale, come se una figura centrale dell’orgoglio della nazione mi sfuggisse, e come se qualcosa di notevole si sottraesse alla mia memoria. Non dico una cosa importante, questo no, ma una cosa vistosa, con il suo peso e la sua intelligenza. Ed è proprio quest’ultimo dettaglio che esclude la Santanché. Boh, sarà qualcos’altro.
Ma qui iniziano i dubbi. Dove mettere la Lega? Qui, insieme alla destra estrema, o in qualche altra categoria? Decido che il suo posto è qui per vari motivi. Perché Borghezio si è fatto recentemente beccare a spiegare ai nazisti come far finta di non essere nazisti. C’è un video su youtube, cercatelo. Ma non confondetevi: c’è anche il video del giocoliere monco e del petomane che suona l’Aida con il sedere, ed è facile confondersi. Piuttosto, tenderei a mettere qui la Lega per un altro motivo: avendo un referendum puntato alla tempia, si può dire che, come gli antichi camerati, si sta facendo prendere un po’ dal panico. Avete presente tutte quelle canzoncine e slogan con i teschi, la “bella morte”, lo sprezzo del pericolo, eccetera eccetera? Ecco, la Lega sta per fare la stessa fine: era arrivata fino a Roma e presto potrebbe rintanarsi a Salò. Quelli là si fecero randellare persino dall’Albania e dalla Grecia. Questi qua, devono stare alla larga da Malpensa, perché se li prende un pendolare Alitalia sono dolori. Tra un po’ “gli operai che hanno votato Lega” (ambìti intervistati da talk show) faranno sì le ronde, ma per cercare i leghisti!
Veniamo ora alle dolenti note. Non si sa come andranno queste benedette elezioni europee, ma si sa perfettamente chi le perderà: il Partito Democratico. Nemmeno il Pil italiano ha avuto negli ultimi due anni più revisioni al ribasso dei democratici alle elezioni. Il 30. No. Il 28. No. Il 25. No. Certo, la politica non è il tresette! Ed è proprio per questo che tutti si chiedono come mai il Pd gioca a ciapànò. In compenso, viene premiata la coerenza. Capolista nelle isole sarà Rita Borsellino. Siccome rischiava di far vincere al Pd le regionali siciliane fu sostituita dalla Finocchiaro che perse quattro a zero. Meglio ancora vanno le cose al Nord: per mesi e mesi nelle stanze del Pd si sono chiesti… ma chi potremmo candidare come capolista per le Europee nel nordovest? Dopo accurate ricerche la scelta è caduta sull’unico politico democratico capace di una vera autocritica. Disse infatti Sergio Cofferati: “Se andassi in Europa sareste autorizzati a dire che sono un ciarlatano”. Autocritica preventiva, addirittura. E poi, sempre per coerenza, ecco Leonardo Domenici, l’uomo che fece il sindaco di Firenze durante gli anni più bui, più drammatici e pericolosi, quando una delle città più ricche del mondo rischiò di essere distrutta da quindici lavavetri. L’uomo costretto, durante il suo governo, a distribuire alla popolazione un manualetto che spiegava le nuove norme in materia di sicurezza, pubblicazione pagata con i soldi della Fondiaria di Ligresti. “Sono schifato, lascio la politica”, disse ai giornali. Eccolo in lista per il Pd: il modo più alla moda per lasciare la politica.
E ora, eccoci alla fine. Manca all’elenco soltanto l’uomo che vincerà le elezioni europee, Antonio Di Pietro. Molto si discuterà sul successo elettorale dell’Italia dei valori, ma si può già dire che i suoi elettori si dividono in due categorie: quelli che votano Di Pietro per disperazione, e quelli che votano Di Pietro per sconforto. I primi desiderano premiare una formazione politica che si oppone a Berlusconi in modo rude e se volete ruspante. I secondi, invece, desiderano premiare una formazione politica che si oppone a Berlusconi in modo rude e se volete ruspante. I primi perdonano a Di Pietro e al suo partito certi eccessi verbali, certe uscite improvvide e certe – scusate il francesismo – sublimi puttanate. I secondi, di contro, perdonano a Di Pietro e al suo partito certi eccessi verbali, certe uscite improvvide e certe – scusate il francesismo – sublimi puttanate. Sono due elettorati molti diversi tra loro, che probabilmente pagherebbero per non votare per Di Pietro e per poter scegliere qualche alternativa politica all’esistente. E che finiscono – infatti – per votare Di Pietro per un motivo semplicissimo: altrimenti gli toccherebbe votare Pd. E a tutto c’è un limite.
08 maggio 2009
Il piccolo presidente
Il piccolo presidente
di Ascanio Celestini
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05 maggio 2009
La forza degli ideali...
15:04 Scritto da paginecorsare in satira, vignette | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: satira, vignette | OKNOtizie |
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30 aprile 2009
Mc Peppin, un uomo, un mito
Mc Peppin, un uomo, un mito
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