Pasolini a Casarsa. I fatti di Ramuscello

 

Pasolini a Casarsa e i fatti di Ramuscello, ovvero Omosessualità e pedofilia non sono affatto la stessa cosa

In tutta la mia vita non ho mai esercitato un atto di violenza né fisica né morale. Non perché io sia fanaticamente per la non violenza. La quale, se è una forma di auto-costrizione ideologica, è anch’essa violenza. Non ho mai esercitato nella mia vita alcuna violenza né fisica né morale semplicemente perché mi sono affidato alla mia natura, cioè alla mia cultura.”

(Pier Paolo Pasolini)

 

Sulle vicende riguardanti Pasolini vi è tuttora ampia mancanza di conoscenza dei fatti che hanno attraversato la sua vita, oltreché pregiudizi che purtroppo – come quelli che riguardano tutto quanto sia “diverso” dai molti stereotipi che sono stati inculcati un po’ a ciascuno di noi – rendono tuttora culturalmente arretrati molti di noi e più in generale il nostro paese. Questo post nasce da affermazioni che considero aberranti, farò un resoconto dei fatti che contrasti perlomeno alcune menzogne che mi è accaduto di leggere poco fa.

E’ altresì chiaro che quella che segue è soltanto una sintesi, non è possibile qui fare un trattato, ma esiste una vasta letteratura in proposito, e a mio sommesso giudizio chi prende confidenza con i testi  pubblicati – sia quelli di Pasolini sia quelli sull’omosessualità o sulla pedofilia – e magari li legge, non può che trarne giovamento, almeno per chiarirsi le idee, sgombrarsi la mente da pregiudizi ed evitare luoghi comuni che non hanno alcun fondamento. Allo stesso modo in cui sarebbe salutare, più in generale, conoscere la storia per non ricadere negli errori del passato mentre si costruisce il proprio futuro.

Un antefatto. Nel 1945 Pasolini si laureò discutendo una tesi intitolata “Antologia della lirica pascoliana (introduzione e commenti)” e si stabilì poi definitivamente in Friuli, a Casarsa, il paese natale di sua madre. Qui trovò lavoro come insegnante in una scuola media di Valvassone, in provincia di Udine. In quegli anni iniziò la sua militanza politica. Dopo la guerra Pasolini osservò le nuove esigenze di giustizia che erano nate soprattutto nel rapporto tra proprietari terrieri e braccianti e non ebbe dubbi sulla parte con cui schierarsi. Cercò così di consolidare una prima infarinatura dottrinaria con la lettura di Karl Marx e soprattutto con gli scritti di Antonio Gramsci. Nel 1947 diede la propria adesione al Partito comunista italiano, iniziando una collaborazione al settimanale del partito “Lotta e lavoro”.  Pasolini diventò segretario della sezione di San Giovanni di Casarsa, ma non venne visto di buon occhio nel partito, soprattutto dagli intellettuali comunisti friulani. Questi ultimi scrivevano soggetti politici servendosi della lingua del Novecento, mentre Pasolini scriveva nella lingua del popolo [il dialetto friulano] senza privilegiare soggetti politici. Agli occhi di molti tutto ciò pareva inammissibile: in Pasolini molti comunisti sospettavano disinteresse per il realismo socialista e un certo cosmopolitismo. Devo dire che non si sbagliavano…

Le indagini e il processo. Pasolini venne processato per essersi appartato il 30 settembre 1949 nella frazione di Ramuscello con due o tre ragazzi. I genitori dei ragazzi non sporsero denuncia ma i Carabinieri di Cordovado venuti a sapere delle voci che giravano in paese indagarono su una ipotesi di “corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico”. Era un periodo di contrapposizioni molto aspre tra socialisti e comunisti da una parte e Democrazia cristiana dall’altra [ricordo che la Democrazia cristiana governò l’Italia – senza soluzione di continuità – dal primo dopoguerra fino agli anni di Tangentopoli e che nello stesso periodo il Partito comunista italiano non fu mai al governo del paese], eravamo in piena guerra fredda e Pasolini, per la sua posizione di intellettuale iscritto al Partito comunista in una “regione bianca” rappresentava un bersaglio molto appetibile. I democristiani si accanirono immediatamente a sfruttare lo scandalo. “Poco prima dell’incidente gli hanno fatto delle intimazioni, non direttamente ma in stile mediato e allusivo, il cui senso è: o lui smette di far politica o subirà le conseguenze della sua condotta morale” – è Nico Naldini, il cugino di Pasolini che parla.  Per la prima volta nella sua storia gli strilloni di giornali sia provinciali che nazionali invadono Casarsa. Prima di qualsiasi verifica delle accuse, il 26 ottobre 1949, Pasolini viene espulso dal Pci. Ecco quanto riportato dall'”Unità” del 29 ottobre: «La federazione del Pci di Pordenone ha deliberato in data 26 ottobre l’espulsione dal partito del Dott. Pier Paolo Pasolini di Casarsa per indegnità morale. Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decantati poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese». Gli venne tolto anche l’incarico di insegnante.

Fu poi celebrato un regolare processo al termine del quale, nel 1952, Pasolini sarà assolto “perché il fatto non costituisce reato e per mancanza di querela”. Tutto quanto ho esposto è ampiamente documentato da pubbliche autorità, quali i Carabinieri (verbali, testimonianze) e la Magistratura (verbali, testimonianze, sentenza).

Nel frattempo, Pasolini – ormai disoccupato, ma che intratteneva contatti con alcuni letterati della capitale – decise di trasferirsi a Roma dove era certo che avrebbe trovato lavoro, oltre a continuare a coltivare quella che considerava la propria vocazione: quella dello scrittore. La madre lo seguì. Non aderì in seguito ad alcun partito, e fu spesso avversato duramente, anche a mezzo stampa, dai dirigenti comunisti dell’epoca [anni ’50-’70] per le sue posizioni antidogmatiche ed estremamente critiche anche nei loro confronti.

Si potrebbe iniziare a formarsi un giudizio partendo da queste note, su una persona, Pier Paolo Pasolini, morta da oltre trent’anni, evitando di tirarla in ballo, a proposito e sproposito, in un modo che, francamente, non ha alcunché di apprezzabile e costituisce pura e semplice menzogna. I suoi romanzi, i suoi film, le sue poesie restano, e sono a nostra disposizione per incontrarlo e conoscerlo da vicino. Certo, era omosessuale. E non lo nascose mai. Non lo nascose in un’epoca in cui l’omosessuale o la ragazza-madre suscitavano scandalo e venivano  segnati a dito e sbeffeggiati, quando non perseguitati, da destra, da sinistra, dal centro, indifferentemente e con la stessa virulenza. Ed è ancora menzogna sostenere che “nessuno di sinistra non aveva in casa almeno un paio di tomi del Pasolini e nessuno sapeva il resto” [è sgrammaticato, lo so e mi scuso, ma si tratta di citazione di cui si comprende comunque il senso]. Sul paio di tomi: forse li avevano in casa, sinceramente non lo so. Ma sul “resto” tutti lo sapevano, eccome. Era uno degli argomenti principali utilizzati dai suoi detrattori.

Vissuta con atroci conflitti morali accompagnati da tentativi di spiegazioni psicoanalitiche o da ansie di legittimazione, l’omosessualità è presente in molti lavori pasoliniani fino a diventare, anche alla luce degli scritti postumi, come una chiave di lettura. In uno dei suoi ultimi interventi giornalistici, una recensione al libro di M. Daniel e A. Baudry, Gli omosessuali, dopo aver detto bene del libro, ma averne anche individuato i limiti, invita gli autori, e i lettori, a non dimenticare “la più alta risposta ideologica di un omosessuale al pogrom strisciante e feroce dei cosiddetti “normali”: si tratta del suicidio del protagonista omosessuale del Libro bianco di Cocteau, che si è tolto la vita perché aveva capito che era intollerabile, per un uomo, essere tollerato“.

“In lui…”, scrisse nel 1975 lo psicanalista Cesare Musatti, “l’omosessualità non era né costituzionale né vizio, né men che mai mancanza di coscienza morale. Anzi era l’effetto di un’impostazione ipermoralistica. In base alla quale, il gioco dell’amore poteva essere fatto solo fra ragazzi (e Pasolini si sentiva ancora ragazzo)  […] Non per esercitare il potere dell’uomo colto e munito di denaro sui poveri e gli sprovveduti; ma nel desiderio di essere con loro in condizioni di parità.”

Omosessualità e pedofilia. Partendo dalla nostra Costituzione Repubblicana (art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”), non è ammissibile che vi siano persone che in nome della libertà di parola e di opinione dicano o scrivano ingiurie. Sostenere poi che l’omosessualità di Pasolini sia pedofilia, non solo dimostra di non conoscere la valenza dei due termini, ma falsa pesantemente la realtà.

In campo scientifico e psichiatrico la pedofilia è considerata un disturbo psicologico del desiderio sessuale, l’omosessualità è considerata una variante naturale del comportamento umano (Organizzazione Mondiale della Sanità). Sentire pulsioni sessuali, attrazione verso individui dello stesso sesso è naturale. L’attrazione non è guidata da scelte o ragionamenti, è istintiva.

I pedofili provano piacere ad avere rapporti sessuali con bambini [dalle attuali norme legislative italiane sono considerati minori i bambini inferiori ai 14 anni] senza curarsi del danno che viene loro provocato. Un rapporto tra un pedofilo e un minore è un rapporto violento, una gravissima depravazione. Nel rapporto omosessuale c’è una reciproca volontà, è un atto tra persone consenzienti.

L’atto di un pedofilo su un minore è ripugnante, mosso com’è da un desiderio deviato; un rapporto omosessuale è mosso dalla volontà reciproca di avere un rapporto amoroso.

Un pedofilo danneggia gravemente qualcuno, cioè un bambino o una bambina innocenti: è un reato gravissimo, e  fortunatamente vi sono leggi che lo puniscono. Un omosessuale non danneggia alcuno: fa una scelta personale, che riguarda la sua vita privata sulla quale nessuno ha diritto di interferire. L’omofobia è un’emergenza sociale – irrisolta nel nostro paese – una pesante forma di razzismo che viola i diritti umani.

Pasolini a Casarsa. I fatti di Ramuscelloultima modifica: 2008-09-07T09:09:00+02:00da paginecorsare
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3 pensieri su “Pasolini a Casarsa. I fatti di Ramuscello

  1. Ben ritrovata, Angela!
    Ho letto il tuo post e non potevo aspettarmi di meno. Spero che la persona che l’ha principalmente ispirato, abbia la pazienza e il buon senso di leggere.
    Come avrai visto, io ho provato a instaurare un dialogo, ma con certi preoncetti è difficile lottare e alla fine ho mollato al suo destino da “ignorante” (da colui “che ignora”, “non sa”) il solito Pony. Scrivo solito perchè già altre volte ho provato a discutere con lui e le sue idee molto parziali (nel senso dell’essere “di parte” ma anche dell’essere “non approfondite”), alla fine ho sempre lasciato perdere perchè davanti a tanta auto convinzione non suffragata da elementi concreti (tipo l’affermazione su Pasolini) e addirittura, a volte, mancanza assoluta di conoscenza dell’argomento trattato, non c’è risposta.

    A presto e ancora grazie… non sai quanti commenti privati ha sollevato il tuo post sul mio blog… 🙂

  2. Ciao Luca,
    sei stato bravissimo a dialogare, contenuto ma efficace come sempre (seguo i tuoi commenti anche su altri blog). Da “vecchietta testarda” quale sono, ho la convinzione che i giovani, futuro di questo barbaro mondo, siano perlomeno “curiosi” e che questo potrebbe ancora allontanarli da ciechi conformismi. L’importante è fornir loro spunti di riflessione che magari incomincino a “sdoganargli il cervello”. “Per fare l’albero ci vuole il seme”, cantava Sergio Endrigo…
    Se hai ricevuto molti commenti significa che qualcosa è stato seminato, dunque. Poi nasceranno fiori e frutti. Ed è per questo che tento di dare umilmente un mio contributo.
    Grazie a te.
    Angela

  3. Umilmente ma con sensibilità, profondità e competenza, tre valori tra i molti che sono sicuro tu abbia.
    A presto.
    L.

    p.s. Ho linkato il tuo post, ma a quanto pare l’interessato non è venuto a sdoganare nulla… Va be’, noi ci abbiamo provato…

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