SLA, per non morire di calcio

SLA, per non morire di calcio

1859235668.jpgLa foto di Stefano Borgonovo, solo 44 anni e vent’anni fa eccellente giocatore del Milan e della Fiorentina, ci guarda dalle prime pagine, e questa immagine rimbalza dalle tv a Internet. E’ un’immagine straziante, quella dell’ennesimo calciatore che è ridotto malissimo dalla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, il cui nome è umanizzato in morbo di Lou Gehrig, il giocatore statunitense di baseball morto di essa nel 1941: se ne sono già andati in tanti, come Signorini in onore del quale si ricorda un derby che immobilizzò nelle lacrime i tifosi, come Lombardi più volte in tv nei suoi ultimi drammatici anni perché non si dimenticasse di che cosa stava morendo. Un morbo che ti lascia lucido e ti impietrisce il corpo colpendo i neuroni della mobilità. I numeri dicono negli ultimi trent’anni di 39 morti tra gli ex calciatori. Finora.

Della tremenda Sla si sta occupando da anni uno dei giudici in prima linea sul versante civile in vari settori, dalle schedature Fiat agli elettrodomestici killer, Raffaele Guariniello, la cui inchiesta ha monitorato circa 30 mila atleti accertandone 43 casi. Quindi se se la Sla attacca 6 persone ogni centomila tra i non sportivi o non sportivi professionisti, è immediato ricavarne una percentuale molto più alta nel calcio.

Ma perché? E quale calcio? Quello del doping e di ogni tipo di intruglio, in voga fino a ieri o all’altro ieri? Quello dei manti erbosi di cui Guariniello ipotizza per ora assai alla lontana la tossicità, anche se da qualche tempo piuttosto si paventano rischi tumorali per le superfici sintetiche recentemente adottate per risparmiare sulla manutenzione? Quindi i campi di allora, in erba? E/o quelli di oggi, innaturali da tanti punti di vista?

Studi americani, partiti molto tempo fa appunto da Gehrig in poi, non riescono a stabilire eziologie e consequenzialità certe, e ovviamente neppure Guariniello lo può fare. Le ricerche sulle cause e sulle terapie sono indietro, troppo indietro perché troppo (?) costose. Il numero che ci colpisce resta un numero che non impressiona il mercato della salute, per dire le cose come stanno. Ma il numero ci colpisce perché interno al mondo del calcio.

E la foto di Borgonovo oggi ci sta proprio dicendo che bisogna fare qualcosa, e che lui sta usando ormai solo per gli altri la sua personale, irrimediabile tragedia: bisogna raccogliere fondi per la ricerca, e in modo sistematico. Voglio dire che sensibilità ha dimostrato la Fiorentina organizzando un’amichevole in questo senso con il Milan, altrettanto sensibile, per l’8 ottobre prossimo.

Ma non basta. E’ un’occasione dettata da un dramma. Non basta. E’ il sistema-calcio che ha l’opportunità in modo lineare di creare le condizioni per un sistema-antiSla, conducendo una sua specifica battaglia per uscire da questo Medioevo industrializzato, che miete vittime.

Il calcio è notoriamente una faccia malata di un Paese malato, questo è sicuro e non c’è bisogno di un elenco di temi collegati, almeno qui e ora. Ma fuori di dolente metafora, esso metta in campo tutta la sua forza politico-economico-mediatica per tentare di curare quella che è letteralmente una gravissima malattia. Lo deve a Borgonovo, lo deve ai  piccoli calciatori che non devono rischiare di morire di entusiasmo mal riposto, e ai loro genitori. 

SLA, per non morire di calcioultima modifica: 2008-09-16T23:55:00+02:00da paginecorsare
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Un pensiero su “SLA, per non morire di calcio

  1. Ciao Angela!
    Non avevo letto questo tuo post, ma mi ripeto, è inutile che ci provi, non mi stupisci piùù! :))
    Lo so che sei avanti a tutti noi di qualche generazione e, come dimostri continuamente, non solo di età. Generazioni ed esperienze per niente buttate al vento, ma non è rimarcando questa tua enorme umanità e saggezza che ci conquisterai… perchè l’hai già fatto. 🙂
    Su Borgogol e la sla non dico più nulla, adesso tocca a chi ha la possibilità di fare.
    Buona domenica!

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