Elogio (allegorico) dell’Inquisizione

Elogio (allegorico) dell’Inquisizione
 
 
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Jan Hus (nato nel 1371-morto sul rogo nel 1415), Strega al rogo
 

L’Inquisizione è stata un’organizzazione clerico-piduista-massonico-pseudoculturale nata allo scopo di farci pensare tutti quanti nello stesso, identico modo elaborato originariamente da  alcune specie rare, anche se poco pregiate, discendenti da Nomen omen: se ti ostinavi a pensare in altro modo finivi sulla griglia, arrostito, come una salamella qualsiasi a una Festa dell’Unità di quelle di una volta. Lo stesso ti accadeva se osavi pronunciare alcune parole, quali “testa”, “cervello”, “ragionamento”.

Storicamente, l’Inquisizione si può considerare istituita già nel Concilio di Cernusco dell’anno 1003 d.C. dal confessore di Federico Barbarossa e da suo figlio Luca, che già da qualche anno si esibiva sui palcoscenici internazionali.

Il 10 marzo 1302, con la bolla Nolo audire volare muscam, il capo dell’organizzazione autorizzava l’uso della tortura e della denigrazione, in aggiunta all’insulto gratuito, alla maldicenza aggravata, all’utilizzo della macchina della verità, alla castrazione chimica, all’estirpazione dei peli del naso e – per finire in bellezza – all’espulsione coatta (detta comunemente cancellazione) di commenti sgraditi dai propri blog, al fine di promuovere la lotta discriminatorio-pregiudiziale contro esseri ignobili denominati stregoni (già storditi in precedenza a colpi di maglio, uno strumento di lavoro del fabbro) e streghe (ferite qua e là a loro volta a colpi di roncola, molto comune tra la nobile stirpe dei contadini). Perfino Nostro Padre Dante, pur non essendo mago bensì divino poeta, e com’è forse risaputo anticlericale ancorché fiero oppositore dell’organizzazione clerico-piduista-massonico-pseudoculturale, fu condannato al rogo. Si trovava lontano, quindi la scampò bella.

Allo scopo di combattere più efficacemente chi si spezzava la schiena sui libri, il 29 settembre ‘36 uno dei famosi di un’isola divenuto a sua volta, per autonoma investitura, capo della squadraccia fasc… oops … organizzazione, emanò le bolle Licet cazzi vobis facere e Ad zittirem omnes opiniones, con la quale si costituiva un vero e proprio archivio, con schede provviste di impronte podaliche e codice fiscale, contenente i nomi e patronimici dei presunti colpevoli. Se vi erano reiterazioni di reati, bastava convocare una velina ad accendere subito il rogo per abbrustolire opportunamente i condannati ipso facto.

L’Inquisizione era contro le pratiche malefiche di stregoni, streghe e maghi, ma – dopo  l’approvazione di uno dei soliti emendamenti ad personam – era fieramente anche contro coloro che in estate annaffiavano le piante prima delle dieci di sera, o passavano ai semafori col rosso, o facevano la scarpetta nel piatto, o si mettevano le dita nel naso, o producevano troppa saliva, o avevano perdite umorali di qualsivoglia altra natura.

In un recente aggiornamento della Homo, hominis lupus (questo il nome della legge fin dal 1492), il processo accusatorio prevedeva che il giudice del Tribunale dell’Inquisizione potesse intervenire nella disputa, ma solo per buttare altro abbondante e maleodorante fango, meglio se bollente, su chi stava alla sbarra degli imputati, con obbligo di pubblicazione della sentenza su un certo numero di blog degli “amici degli amici”, delle “famiglie”, della “cupola” e del “sistema”: mi pare anche della “stidda”, ma non ne sono certa, non ho verificato. Alla fine, restava soltanto l’incombenza di mettere in funzione il rogo, sul quale i colpevoli scoppiettavano come pop-corn … finalmente!

Dalle fonti di disinformazione, cioè dai quotidiani pubblicati dalla solita organizzazione clerico-piduista-massonico-pseudoculturale apprendo oggi che dopo l’abolizione della legge avvenuta il 14 luglio 1789, e dopo gli accordi presi per far svolazzare la (quasi) nuova compagnia della bandiera utilizzata impropriamente da un noto discendente di un famosissimo Barbaro Verdeabbigliato e verosimilmente dai suoi seguaci, la massima carica inquisitoria, com’è noto “tuttofacente” (da pronunciare nel dialetto di origine: “Ghe pensi mì, inscì cume el ruf de Napuli“), ha emesso la bolla De bonus et malus tempore, la quale decreta che si provveda a reintrodurre la legge Homo, hominis lupus per quanto riguarda la condanna al rogo. “Basta con tutto ‘sto buonismo!”, pare abbia esclamato il poveruomo roteando una spada ricurva strappata di mano a un terrorista islamico de noantri. A streghe, stregoni e maghi è stata aggiunta un’altra bastardissima genìa, quella dei blogger. Purché siano inequivocabilmente di sinistra (magari, in sottordine, anche se c’è soltanto un vago sospetto…). Meglio comunque se comunisti – notoriamente sanguinari e assatanati divoratori di bambini.

Non è noto, a questo momento, se si tratta di organizzazione senza o con scopo di lucro… L’unica cosa comprovata è che nei suoi blog risultano numerose e consistenti false o azzardate dichiarazioni e commenti di associati all’organizzazione stessa avvezzi (nel migliore dei casi) alla menzogna e al pettegolezzo da cortile.    

Compañeros y amigos, tenéis cuidado: Ignorantia legis non excusat, et mala tempora currunt.

 

N.B. Tutti i riferimenti contenuti nel brano postato sono ispirati a persone, ancorché virtuali (e io li credo realmente virtuali, al punto che se me li trovassi davanti si tratterebbe probabilmente soltanto di ectoplasmi), che hanno aperto non da oggi e neppure da ieri una campagna denigratoria che mi riguarda in prima persona. Avviso tutti costoro, in tutta umiltà e se non ne fossero già al corrente, che alle provocazioni e ai tentativi palesi di offendermi non risponderò in alcun modo: non essendo permalosa, non vi è alcuna possibilità che qualcuno possa offendermi. Considero anzi quelle che negli intenti vorrebbero costituire offese altrettanti stimoli alla mia creatività. I cui esiti, in ogni caso, non saranno indirizzati o dedicati a loro, perché «[…] siccome dice nostro Signore, non si deono le margherite gittare innanzi ai porci; perocché a loro non è prode, e alle margherite è danno […]» (Dante Alighieri, Il Convito, cap. XXIX).

Elogio (allegorico) dell’Inquisizioneultima modifica: 2008-09-30T05:41:00+02:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Elogio (allegorico) dell’Inquisizione

  1. Benvenuta nel club pure a te.Battesimo del fuoco “con rogo”.Uno spasso leggere questa escursione ironicostorica dell’Inquisizione.La parte finale però è quella meno divertente anche se indubbiamente incisiva.Il mare infame di cui ti parlavo è anche questo.Sono un veterano oramai e so quello che dico.La tua eleganza è uno schiaffo ulteriore alla loro ignoranza e alla loro evanescenza perchè,convengo,non sono altro che miseri pixel.Tu continua a tenere acceso il faro,è come la luce per i vampiri ma aiuta davvero chi vuole capire.
    artista1969

  2. Buongiorno Angela!
    Gran bel post. Satirico? Direi proprio di sì, anche se è talmente farcito di cultura che forse definirlo solo satirico è riduttivo.
    Non so bene a chi ti riferisci nell’inciso in calce, però spero che, come te, non siano persone, ancorché virtuali, permalose. L’autoironia sarebbe già un bel passo avanti, credo.

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