La fabbrica degli ignoranti

.La fabbrica degli ignoranti.
La disfatta della scuola italiana
UN LIBRO DI GIOVANNI FLORIS

656141599.jpg

 Chi legge esce dal gregge, Emme edizioni

 

I problemi della scuola italiana sono stati oggetto in diverse epoche di saggi, spesso illuminanti. Ricordo in particolare un libro (oggi introvabile) che uscì nel 1974 da Emme edizioni: La fabbrica del deficiente: era un titolo più “forte”, ma probabilmente ancora più vicino alla realtà di quello attuale adottato da Floris. Vi si analizzava la situazione scolastica dell’epoca soprattutto dal punto di vista dei contenuti didattici e di una scarsa se non inesistente attenzione a due elementi basilari che dovrebbero essere presi in considerazione quando si ha il ruolo di educatori: quello dell’“insegnare a studiare” e quello della “formazione di una coscienza critica”. Perché se si possiedono questi due elementi tutto il resto risulta notevolmente facilitato: anche un bambino può approfondire una materia conoscendo i meccanismi, le tecniche, gli strumenti con cui procurarsi informazioni, notizie, documenti che vadano aldilà dei contenuti dei libri di testo, spesso frammentari, incompleti quando addirittura non attendibili. Ho lavorato una vita in case editrici che pubblicavano anche libri scolastici e ne so qualcosa.

 

Inoltre, se si educano gli studenti – possibilmente fin dalla scuola materna (meglio sarebbe anche prima, quando i bambini, spesso inascoltati, iniziano a porre agli adulti la loro meravigliosa serie infinita di “perché”) -, a non assorbire acriticamente qualsiasi cosa venga loro spacciata come soluzione a un problema da loro posto, vale a dire li si abitua a mettere in discussione tutto quanto viene offerto alla loro conoscenza, questo diventerà una caratteristica fondante della loro personalità in formazione. E sarà più difficile, se non impossibile, che questi bambini crescano omologati a un “pensiero unico”, che siano condizionati da “quello che dice la televisione” o che diano credito alla prima cosa che viene loro detta – quando non inculcata – da un’altra persona, magari da una “persona potente”. Argomenti, insieme ad altri sulla scuola e non solo, molto dibattuti negli anni Settanta – nei quali si era dato avvio anche a una collaborazione proficua tra genitori, insegnanti, studenti che a sua volta aveva prodotto i “Decreti delegati per la scuola” che vedeva le tre componenti collaborare fattivamente alla gestione democratica dell’istituto scolastico. Allora, per esempio, la presenza dei genitori nelle assemblee scolastiche (di classe, di istituto, di plesso) era massiccia. Ed essi portavano tutto il loro patrimonio di conoscenza e di esperienza che forniva suggerimenti preziosi anche alla didattica. Oggi tale presenza è pressoché nulla (a un’assemblea di classe è raro si presentino più di un paio di genitori. E spesso quei due genitori sono lì soltanto per fare “gli avvocati difensori” dei figli… cioè quanto di più diseducativo possa esserci).

Un’ultima considerazione: la scuola è stata sempre un “terreno di coltura” per coloro che in qualsiasi assetto statuale hanno detenuto il potere. Quindi, deve essere funzionale anzitutto ai governi e al governanti. A costoro è evidente come non sia utile la formazione di cittadini che possiedano un saldo senso critico: ciò potrebbe anzitutto “disturbare il manovratore”… Ecco, ciò che occorre invece ai cittadini è proprio impadronirsi della capacità di analizzare i comportamenti, di comprendere che cosa “sta dietro agli eventi”, alla redazione delle leggi, alle iniziative o ai provvedimenti populistici, ai discorsi di pura propaganda, alle notizie fornite da giornali e emittenti televisive in modo distorto o parziale, eccetera eccetera.

Qui di seguito trascrivo il contenuto della quarta di copertina del libro di Floris [La fabbrica degli ignoranti, 15,60, pp. 305, ed. Rizzoli, Milano 2008]: costituisce un esempio positivo di come si possa elaborare una critica efficace rispetto a ciò che la scuola è oggi.

* * *

1109734756.jpgIl manger strapagato che incita a vincere come fece Napoleone a Waterloo, l’avvocato che scrive “l’addove”, il politico secondo cui Darfùr è il dialetto per dire “sbrigati”. La nostra classe dirigente è composta da mostri? Non proprio. La ben più dura realtà è che non sono più ignoranti della media, cioè di noi. Questo clamoroso fallimento culturale ha un colpevole: la scuola. Per ogni persona che non capisce o non si fa capire c’è infatti un professore senza prospettive, un laboratorio senza appa- recchiature, un preside senza portafoglio e una sfilza di ministri che hanno accumulato una sull’altra riforme sempre più inutili. Hanno alzato l’età dell’obbligo. Hanno cambiato l’ordinamento universitario raddoppiando il numero di esami. Hanno parificato le scuole pubbliche e private. Hanno tagliato i fondi e sono riusciti ad aumentare gli sprechi. Hanno discusso (ma non risolto) il problema del bullismo, dell’integrazione etnica, degli stipendi inadeguati degli insegnanti, dell’inefficienza cronica, dei programmi arretrati. Anni di commissioni, dibattiti, analisi, riforme e controriforme e il risultato è sempre lo stesso: la scuola italiana fa acqua da tutte le parti, sforna solo disoccupati, per di più preparati male, e i cervelli fuggono all’estero.

Non può pretendere di avere un futuro un Paese in cui non si rispetta l’istituzione che forma i cittadini. In cui si guadagna meno a insegnare che a pulire i pavimenti, e i bravi docenti vengono ricompensati con carriere immobili. In cui il patto di rispetto tra scuola e famiglia si è dissolto generando piccoli mostri protagonisti di surreali note disciplinari: come minimo “indicano il professore col righello e urlano: è un eretico!, catturiamolo!”, ma arrivano anche a malmenarlo. “Siamo allo stadio di zoo umano”, commenta sconfortata una prof, ma di chi è la colpa?

In questa inchiesta sui mali della scuola e dell’Università italiane Giovanni Floris non risparmia fatti, numeri e situazioni allucinanti. Dall’asilo di Napoli che non apre perché mancano i bidelli (167.000 in tutta Italia, più dei carabinieri) fino all’istituto friulano che ogni anno cambia l’intero corpo docente (precario). Un libro di denuncia e insieme un atto d’amore verso una scuola di nobile tradizione, piombata in un Medioevo di strutture fatiscenti e insegnanti girovaghi come braccianti. Di fronte al declino della convivenza civile, della vita politica, dell’innovazione culturale, è ora che torniamo tutti sui banchi. Per rimetterli un po’ a posto.

* * *

SEGNALO IL DOSSIER DI “OCCHI CHE SANNO GUARDARE” (cattivo.maestro). IL DOSSIER INFORMA SULLE RAGIONI DELLA PROTESTA DI STUDENTI, RICERCATORI, PROFESSORI E RETTORI CONTRO LE POLITICHE GOVERNATIVE:
http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2008/10/25/dossier-universita.html#more

La fabbrica degli ignorantiultima modifica: 2008-10-24T20:35:00+02:00da paginecorsare
Reposta per primo quest’articolo

4 pensieri su “La fabbrica degli ignoranti

  1. Uno dei tanti libri da leggere o già letti… Devo prima decidere se deprimermi o meno, un po’ come quando c’è Report, lo guardo e m’incazzo oppure non lo guardo e resto ignorante? Versione moderna del buon selvaggio di Diderot…(?)
    Buon fine settimana Angela, io sparisco fino a domenica sera.

  2. Le percentuali date da Anno Zero sull’ attuale grado di istruzione dei nostri politici è terrificante.Poco più del 60 per cento è laureato.Ovviamente percentuale in netto calo a partire da quindici anni fa.Più guardo questi politici che ci ritroviamo e più mi deprimo.Più guardo questi giovani in piazza e più torno a sperare.
    artista1969

  3. Grazie per il link! Solo facendo circolare i post che spiegano le ragioni della protesta potremo far capire all’opinione pubblica che stiamo lottando per continuare a manifestare il nostro pensiero e la nostra opposizione alla distruzione dell’università, della ricerca, della scuola. Per difendere gli strumenti per tramandare il patrimonio e la storia del nostro paese liberamente.

  4. Ricordo l’ episodio del manager di telecom Luca Luciani, nel quale spiegava ai suoi il capolavoro di tattica militare attuato da Napoleone che gli consentì la vittoria a Waterloo…

    Siamo sempre stati un paese di “delegatori” abbiamo sempre messo il destino di ognuno di noi nelle mani degli altri. Ma il destino ce lo costruiamo anche noi, come singoli individui, pensando, partecipando alla vita collettiva. Ormai siamo un paese che non ricorda piu’ il proprio passato di dittatura, si e’ adagiato su un presente che rasenta la pura follia, stiamo rinnegando il futuro strappandolo dalle mani dei giovani.

Lascia un commento