Anna Maria Ortese (1914-1998)

29 novembre 2008, ricevo via e-mail e informo:

« Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) di Modena. Hanno promosso un appello per tentare di fermare la proposta della Lega Nord di abolire le cure primarie ed essenziali agli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno (forse il più turpe dei provvedimenti che il governo sta prendendo). Per firmare, e leggere il comunicato della Federazione Italiana Medici Pediatri basta cliccare sull’indirizzo: http://appelli.arcoiris.tv/salute » 

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Anna Maria Ortese (1914-1998)

 Anna Maria Ortese

 

Riprendo qui il primo post (28 novembre 2005) di Giorgio Di Costanzo – dal blog in sonno e in veglia (che mutua tra l’altro il proprio nome dal titolo di uno dei romanzi di Anna Maria Ortese) – che Giorgio stesso ripropone proprio oggi, al compimento dei tre anni del blog stesso. Lo inserisco anch’io proprio nello spirito pasoliniano cui si richiama il mio blog: quello cioè di essere sempre più attenti a coloro che, in ogni situazione, risultano emarginati, dimenticati, spesso incompresi, offesi o denigrati. Ripercorrendo le molte pagine di quel blog in questi tre anni di vita, molte sono le pagine della stessa Ortese che è possibile leggere, su cui è possibile meditare o anche attraverso le quali è possibile gustare la bellezza  e sapienza del suo linguaggio. E molte sono le recensioni e i commenti all’opera della scrittrice. Mi auguro dunque che questo breve e intenso ricordo sia anche uno stimolo a leggerne le opere.

“Un sogno era stato, non c’era più nulla.
Non per questo la vita poteva dirsi peggiore.
La vita… era una cosa strana la vita. Ogni tanto sembrava capire
che fosse e poi tac, si dimenticava, tornava il sonno”.

  Anna Maria Ortese, Il mare non bagna Napoli

 

Anna Maria Ortese, oggi considerata dalla critica italiana e internazionale una tra le massime scrittrici del nostro Paese, è nata a Roma il 13 giugno 1914, e scomparsa a Rapallo il 9 marzo 1998.

 

La fama di questa scrittrice ebbe inizio con la sua seconda opera, la raccolta di novelle Il mare non bagna Napoli, insignita del Premio Viareggio nel 1953, anno della pubblicazione; da questo momento iniziarono anche i problemi della scrittrice, che per le sue posizioni critiche nei confronti del mondo intellettuale e culturale dell’Italia dell’epoca, e degli anni a venire, fu emarginata.

 

La figura di Anna Maria Ortese è infatti poco nota e studiata, rispetto alla validità e alla profondità della sua opera; questa spesso viene affiancata a quella della Morante, per la sua capacità di rappresentare situazioni che si avvicinano alla sensibilità neorealista dal punto di vista contenutistico, ma con un’elaborazione stilistica che la avvicina molto di più al realismo magico dei maestri ispano-americani, con i quali il paragone forse sarebbe più calzante. Lo stile della scrittrice si caratterizza per il suo sperimentalismo, per la sua costante ricerca estetica, senza tuttavia cedere alla tentazione di una forma ermetica o eccessivamente avanguardista.

 

L’isolamento e la solitudine patiti lungo tutta la sua esistenza, insieme alle umiliazioni e ai lutti, nella vita privata come in quella letteraria, ne fecero un personaggio difficile e per tanti versi scomodo, capace di critiche e posizioni molto dure, in un Paese in cui la vita intellettuale è sempre stata caratterizzata dallo schieramento ideologico: se ciò ha fatto sì che ancora essa sia poco conosciuta dal grande pubblico dei lettori, non ha impedito alla sua opera di ottenere il meritato riconoscimento critico, benché ancora oggi Anna Maria Ortese sembri ottenere un maggior successo all’estero.

Angelici dolori, racconti, Bompiani, Milano 1937
L’infanta sepolta, racconti, Milano sera, Milano 1950
Il mare non bagna Napoli, novelle e cronache, Einaudi, Torino 1953; ultima riedizione: Adelphi, Milano 1994
Silenzio a Milano, cronache, Laterza, Bari 1958; ultima riedizione: La Tartaruga, Milano 1986
I giorni del cielo, racconti, Mondadori, Milano 1958
L’iguana, romanzo, Vallecchi, Firenze 1965; ultima riedizione: Adelphi, Milano 1986
Poveri e semplici, romanzo, Vallecchi, Firenze 1967; Rizzoli «BUR», Milano 1974
La luna sul muro, racconti, Vallecchi, Firenze 1968
L’alone grigio, racconti, Vallecchi, Firenze 1969
Il porto di Toledo, romanzo, Rizzoli, Milano 1975; Rizzoli «BUR», Milano 1985
Il cappello piumato, romanzo, Mondadori, Milano 1979
Il treno russo, cronache, Pellicanolibri, Catania 1983
Il mormorio di Parigi, cronache, Theoria, Roma-Napoli 1986
Estivi terrori, racconti, Pellicanolibri, Catania 1987
In sonno e in veglia, racconti, Adelphi, Milano 1987
Il cardillo addolorato, romanzo, Adelphi, Milano 1993
Alonso e i visionari, romanzo, Adelphi, Milano 1997
Corpo celeste, testi e interviste, Adelphi, Milano 1997
A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora», 12 gennaio 2001

 

In Italia libri

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9 pensieri su “Anna Maria Ortese (1914-1998)

  1. Il coniglio forse non uscirà mai….

    Il consiglio regionale della Toscana sta per varare una legge controtendenza: allargare le cure passabili gratuitamente ai “temporanemente” residenti in modo da invitarli a farsi curare perchè (che idea strana…) se non si curano possono propagare malattie molto pericolose anche al resto della popolazione, vedi tubercolosi. Forse i leghisti non lo sanno, ma i virus e gli altri agenti patogeni, se ne fottono delle loro leggi. Se non curi un clandestino non è che la sua malattia, se infettiva, si attiene al permesso di soggiorno. Miopi, privi di carità e stupidi.

    Buon fine settimana Angela!

  2. Ciao Angela,
    ho letto la tua segnalazione e l’appello,
    direi che il tuo commento su People and Dreams è pienamente in tema con il mio post. Ti riporto di seguito uno degli auguri fatti da Don Tonino, che non avevo scritto nel post e che mi sembra proprio adatto alla e-mail che hai ricevuto:
    “Il Bambino che dorme sulla paglia
    vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno,
    finché non avrete dato ospitalità ad uno sfrattato, a un marocchino, o ad un povero di passaggio”

  3. Grazie, carissima Angela. Non ti ho mai parlato di un grosso (1066 pagine) volume di uno studioso americano, letto, riletto, studiato: “Pasolini Requiem” di Barth David Schwartz, Marsilio 1995, Lire 78.000). Lo stesso editore ha pubblicato anche un saggio singolare, inquietante, strano: “Hostia – Trilogia della morte di Pier Paolo Pasolini”, di Giuseppe Zigaina, 1995, pp. 463, Lire 65.000. Letto, riletto e non capito fino in fondo. La sua lettura della morte di Pasolini è perturbante… Ci tornerò… Dunque: con qualche refuso, nome storpiato, citazione errata, il lavoro di Barth David Schwartz è maniacalmente esatto, puntuale, etc. Viene in Italia, contatta un po’ tutti gli amici di Pasolini (Elsa Morante risponde urlando, prima di riattaccare: “Non le parlerei di Pier Paolo neanche se lei fosse Gesù Cristo!”); Paolo Volponi, disponibile e felice di rievocare con grande precisione i primi contatti con Pasolini nella Roma dei primi anni Cinquanta…; Andrea Zanzotto a Pieve di Soligo accoglie lo studioso americano con: “Era più in gamba di me, Pasolini, lui aveva più numeri; Giuseppe Zigaina lo introdusse nel mondo di Casarsa e Barth David Schwartz passa un inverno nei campi di Pasolini, tra la Chiesa di San Vito, la Loggia di San Giovanni, tra le voci e i ricordi della gente, i documenti nell’archivio comunale; parla con la zia Enrichetta (sorella della signora Susanna, Mamma del poeta) Mamma di Nico Naldini; la Callas, Silvana Mangano e tale Fallaci non vollero vederlo; neanche Sandro Penna si rese disponibile. Moravia lo “passò” a Dacia Maraini, e da lei ai Bertolucci, Garboli, Silvana e Fabio Mauri, Bolognini, Bini, Delli Colli, Grimaldi, Citti, Ninetto; una visita in Sicilia da Sciascia, malatissimo ma ospitale e signorile, come sempre… E gli avvocati, la Pro Civitate Cristiana e Roberto Roversi)… Insomma 15 anni di lavoro che non si possono ignorare o sbrigativamente stroncare (come taluni critici). Alberto Arbasino in un lungo articolo su “la Repubblica” perfidamente e arrogantemente sottolineò le sviste, qualche nome storpiato, etc… Anch’io in un foglio a parte trascrissi (mentre leggevo) decine e decine di svarioni, pur ringraziando (grato) l’americano che dedica quindici anni per studiare, in una lingua non sua, l’opera di un poeta e intellettuale unico e irripetibile… Il 29 giugno 1995 sono stato a Casarsa. incontrai un pittore di Treviso (non gli ho chiesto il nome o forse non ricordo) anch’egli in visita al Cimitero, mi scattò delle foto, parlammo di Parsise, etc. Se riesco a “passarle” sul pc te ne invierò qualcuna… Non so se hai già dedicato spazio o una voce a Barth David Schwartz. Nel caso sono a disposizione. E se lo studioso leggerà (credo di sì) un giorno queste pagine corsare sappia della mia GRATITUDINE… Scusami l’intrusione, carissima Angela…
    Un abbraccio fraterno, gdc

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