A un papa, di Pier Paolo Pasolini

 A un papa

da Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, Epigrammi, XII (1958), in Pasolini. Tutte le poesie, Meridiani Mondadori, Milano 2003

Pochi giorni prima che tu morissi, la morte
aveva messo gli occhi su un tuo coetaneo:
a vent’anni, tu eri studente, lui manovale,
tu nobile, ricco, lui un ragazzaccio plebeo:
ma gli stessi giorni hanno dorato su voi
la vecchia Roma che stava tornando così nuova.
Ho veduto le sue spoglie, povero Zucchetto.
Girava di notte ubriaco intorno ai Mercati,
e un tram che veniva da San Paolo, l’ha travolto
e trascinato un pezzo pei binari tra i platani:
per qualche ora restò li, sotto le ruote:
un po’ di gente si radunò intorno a guardarlo,
in silenzio: era tardi, c’erano pochi passanti.
Uno degli uomini che esistono perché esisti tu,
un vecchio poliziotto sbracato come un guappo,
a chi s’accostava troppo gridava: «Fuori dai coglioni».
Poi venne l’automobile d’un ospedale a caricarlo:
la gente se ne andò, restò qualche brandello qua e là,
e la padrona di un bar notturno, più avanti,
che lo conosceva, disse a un nuovo venuto
che Zucchetto era andato sotto un tram, era finito.
Pochi giorni dopo finivi tu: Zucchetto era uno
della tua grande greggia romana ed umana,
un povero ubriacone, senza famiglia e senza letto,
che girava di notte, vivendo chissà come.
Tu non ne sapevi niente: come non sapevi niente
di altri mille e mille cristi come lui.
Forse io sono feroce a chiedermi per che ragione
la gente come Zucchetto fosse indegna del tuo amore.
Ci sono posti infami, dove madri e bambini
vivono in una polvere antica, in un fango d’altre epoche.
Proprio non lontano da dove tu sei vissuto,
in vista della bella cupola di San Pietro,
c’è uno di questi posti, il Gelsomino…
Un monte tagliato a metà da una cava, e sotto,
tra una marana e una fila di nuovi palazzi,
un mucchio di misere costruzioni, non case ma porcili.
Bastava soltanto un tuo gesto, una tua parola,
perché quei tuoi figli avessero una casa:
tu non hai fatto un gesto, non hai detto una parola.
Non ti si chiedeva di perdonare Marx! Un’onda
immensa che si rifrange da millenni di vita
ti separava da lui, dalla sua religione:
ma nella tua religione non si parla di pietà?
Migliaia di uomini sotto il tuo pontificato,
davanti ai tuoi occhi, son vissuti in stabbi e porcili.
Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

 

Eugenio Pacelli, papa Pio XIIIl papa cui si riferisce Pasolini è Eugenio Pacelli, Pio XII, di cui oggi il Vaticano chiede la beatificazione. E gli ultimi due versi, citatissimi anche ai nostri giorni, sono divenuti famosi (Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto: /non c’è stato un peccatore più grande di te).

La figura di Eugenio Pacelli, carismatica e contraddittoria, è tuttora controversa e riguarda principalmente i suoi atteggiamenti nei confronti degli ebrei durante la persecuzione conseguente alle leggi razziali, in vigore anche in Italia dal 1938. Nel corso della Seconda guerra mondiale circa 40.000 italiani furono deportati nei Lager allestiti dai nazisti in tutta Europa per ebrei, oppositori politici, zingari, omosessuali, Testimoni di Geova. Dei deportati italiani, quasi 10.000 furono gli ebrei e circa 30.000 i partigiani, gli antifascisti e i lavoratori (questi ultimi arrestati in gran parte dopo gli scioperi del marzo 1944). Circa il 90 per cento di loro persero la vita nei campi. Inoltre, 650.000 militari italiani catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre furono internati nei lager nazisti: erano una parte del prezzo della guerra fascista: non il primo e non l’ultimo, ma certo il più oneroso e drammatico. Nei campi di sterminio che i nazisti avevano allestito in tutta Europa per l’eliminazione fisica di milioni di uomini, di donne e di bambini si stima che siano morti circa 7.125.000 persone.

Qui di seguito, alcune dichiarazioni riguardanti Pio XII: quella dello storico Michele Sarfatti e quella del rabbino Cohen (presente al Sinodo dei vescovi in Vaticano lo scorso ottobre). Infine, la quarta di copertina di un libro di Marco Aurelio Rivelli, il quale si richiama in particolare a due scrittori le cui opere hanno avuto ampia risonanza:

– Rolf Hochhuth con un testo teatrale: Der Stellvertreler (Il Vicario). La sua tesi era che Pio XII non aveva fatto quel che poteva e doveva fare in difesa degli ebrei;

– John Cornwell col suo libro Il Papa di Hitler, accusa Pio XII di essere fautore del nazismo, e dichiara di aver documentato la sua tesi con ricerche fatte nell’archivio della Segreteria di Stato vaticana.

In chiusura, una celebre poesia di Primo Levi, Se questo è un uomo.

 

 

Michele Sarfatti – ottobre 2008

“Il punto in discussione non è se Pio XII fosse antisemita, perchè non lo era. La questione è un’altra: se fece tutto qual che doveva e poteva per soccorrere gli ebrei”. Così Michele Sarfatti, storico della Shoah interviene sulla posizione di papa Pacelli. “La discussione storiografica – dice Sarfatti – riguarda soltanto ciò che lui ha fatto rispetto agli ebrei. La questione – dice ancora – è quella del ‘silenzio troppo grande’: a giudizio di numerosi storici sarebbe stato il momento di parlare di più e forse anche di agire di più di quanto sia stato fatto”.

Sarfatti contesta anche le affermazioni di questi giorni sull’Osservatore Romano del segretario di stato vaticano, Tarcisio Bertone: “non sono corrette, in particolare – sottolinea – non risulta agli storici che il papa abbia diffuso una lettera circolare il 25 ottobre 1943 con istruzioni per salvare gli ebrei. Noi sappiamo che intorno a quel giorno fu diffusa agli Istituti religiosi non garantiti dal Trattato del Laterano una lettera che accompagnava un cartello firmato dal responsabile tedesco della Piazza di Roma, generale Stahel, con l’indicazione che quell’edificio era in realtà legato allo stato vaticano e che quindi erano vietate perquisizioni e requisizioni. Non si parla mai di ebrei”. E conclude Sarfatti: “Se la Santa sede avesse ottenuto da Stahel, qualche giorno dopo la razzia degli ebrei romani, il 16 ottobre, un attestato finalizzato al soccorso agli ebrei, credo che la cosa dovrebbe essere dimostrata con documenti storici alla mano e non sulla base soltanto della volontà di beatificare Pio XII”.

 

Il rabbino di Haifa Shear Yesuv Cohen – ottobre 2008

Il rabbino capo di Haifa Shear Yesuv Cohen, lo scorso ottobre,ha dichiarato di essere contrario alla beatificazione di Pio XII. “Crediamo che non dovrebbe essere beatificato – ha detto fuori dell’aula del Sinodo – o preso come modello per non aver levato la sua voce, anche se ha cercato segretamente di aiutarci; resta il fatto che non ha parlato, forse perché aveva paura o per altri motivi suoi, e questo noi non possiamo dimenticarlo”.

Shear Yesuv Cohen, ospite del Sinodo dei vescovi in Vaticano, ha precisato di essersi “astenuto” dal fare il nome di Pio XII durante il suo intervento, nel quale ha pure citato l’Olocausto e i difficili rapporti del passato tra ebrei e cristiani. “Io credo che i leader religiosi per non ripetere questo errore dovrebbero parlare”, ha detto. Cohen ha chiarito che il suo appello ai leader religiosi perché l’Olocausto non si ripeta più presupponeva un giudizio negativo sull’operato di Pio XII.

 

Marco Aurelio Rivelli, «Dio è con noi!». La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo, Kaos edizioni, Milano, 418 pagine, collana “In nome di Dio”.

Dalla quarta di copertina del libro:

Da segretario di Stato vaticano, il cardinale Eugenio Pacelli fornì un contributo decisivo all’avvento di Adolf Hitler al potere. Da pontefice, papa Pacelli fu silente complice politico del nazifascismo che insanguinava l’Europa. Lo dimostra questo libro attraverso fatti storici, testimonianze e documenti.

«L’atteggiamento pacelliano verso il nazifascismo – collaborativi e indulgente fino alla connivenza – affondava le radici nell’indole e nella formazione di Pio XII. Un papa più capo di Stato che pastore, radicalmente ostile al liberalismo, alla democrazia, alla “modernità”, e intenzionato a preservare il potere temporale della Chiesa su società e istituzioni statuali. Un papa dalle forti propensioni antigiudaiche, fiero avversatore del “démone comunista” e ossessionato dallo spettro di una minaccia ebraico-bolscevica capace di distruggere la cristianità. Un papa pronto a subordinare gli imperativi morali e spirituali della religione al pragmatismo e ai tatticismi della politica, pur di salvaguardare gli interessi della Chiesa. Un capo di Stato-sovrano pontefice risoluto a sostenere tutti i possibili baluardi contro il comunismo, nazifascismo compreso».

Una recensione al libro di Marco Aurelio Rivelli, storico della II guerra mondiale, è QUI.

 

Se questo è un uomo, di Primo Levi

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’ inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

A un papa, di Pier Paolo Pasoliniultima modifica: 2008-12-07T20:07:00+01:00da paginecorsare
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5 pensieri su “A un papa, di Pier Paolo Pasolini

  1. SEGRETO
    MITTENTE: Office of Strategic Services (Oss) – Washington D.C.
    DESTINATARI: Presidente degli Stati Uniti d’America (due copie), Dipartimento di Stato,
    Counter Intelligence Corps (Cic) – Washington D.C.
    TITOLO: Eventi in Vaticano
    Collocazione: National Archives and Records Administration (Nara, College Park,
    Maryland, Usa), Record Group 226, Entry 210, Box 440, Boston Series, n. 10.
    Presentiamo di seguito un riassunto delle opinioni di Weiszaecker, ambasciatore tedesco
    presso il Vaticano, sulla situazione nella Santa sede al 13 dicembre 1943.
    Quest’anno il Papa ha rinviato la sua decisione di divulgare il suo messaggio natalizio e
    alla fine ha deciso di diffonderne uno.
    Il Papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che
    la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l’unico vincitore in
    grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l’unione delle antiche Nazioni
    civilizzate dell’Occidente per isolare il bolscevismo a Oriente. Così come fece Papa
    Innocenzo XI, che unificò il continente [l’Europa] contro i Musulmani e liberò Budapest e
    Vienna. Tuttavia, il Papa non riesce a convincere le Potenze occidentali ad adottare questa
    linea. I governi di Gran Bretagna e Stati Uniti non ascoltano le sue proposte. Il Vaticano è
    rimasto estremamente scontento dei risultati delle conferenze del Cairo e di Teheran.
    Il Papa tenta ancora di capire se Egli è in grado di procedere con la Sua opera di
    convinzione delle potenze occidentali e come Egli dovrebbe procedere. E’ tenace ma molto
    sensibile al suo prestigio. Il senso politico del suo messaggio natalizio consiste nel
    dissuadere le potenze occidentali dall’applicare la formula delle resa incondizionata [della
    Germania nazista] .
    Con il suo messaggio Egli intende appellarsi direttamente alle coscienze dei popoli, non
    tenendo in considerazione i loro ostinati governi, nella speranza che i popoli degli Usa e
    della Gran Bretagna ne colgano il significato.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/specialied/visualizza_new.html_790913846.html

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