“Presepe vivente” e “Intervista immaginaria a Pasolini”

 “Presepe vivente”
e
“Intervista (immaginaria) a Pasolini”
 
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Intervista (immaginaria) a Pasolini

Uno spezzone da una mia intervista immaginaria
allo scrittore – gennaio 2006

Molte persone si sono chieste, soprattutto dopo aver visto il tuo Vangelo secondo Matteo, se sei una persona religiosa, anzi, cattolica… forse anche perché sei nato e vissuto in Italia, un Paese i cui abitanti e coloro che li governano  non riescono, più o meno consapevolmente, a fare salde distinzioni tra Stato e Chiesa. Ancora oggi, in questo senso, vengono tenuti in vita  una serie di equivoci e si devono purtroppo registrare insopportabili oltre che inammissibili ingerenze…

Pier Paolo Pasolini«Può darsi che a provocare questo malinteso siano i due film che ho girato sul tema del Vangelo e intorno alla figura di Cristo. Questi due film, Sopralluoghi in Palestina e Il Vangelo secondo Matteo, successivi alla Ricotta, … mediometraggio su una ricostruzione cinematografica della Passione, hanno forse ingannato un pubblico superficiale. Voglio supporre … che i dubbi riguardo al mio ateismo e alla mia “laicità” poggino su altro che su dei titoli… E in questo caso occorrerebbe che giustificassi la scelta di tali argomenti, che dicessi quel che ho voluto fare e quel che mi aspettavo che vi si riconoscesse…

Vorrei tuttavia cominciare col rassicurare coloro che possono trovare materia di scandalo nella mia visione del mondo. La mia formazione religiosa è per così dire inesistente. Mio padre non credeva in Dio. Certo andava a messa la domenica, ma era solo per rispetto verso un’istituzione che garantiva l’ordine costituito. Praticava esteriormente, per le tante ragioni che spingono un uomo di destra a far battezzare i figli, a farli cresimare, a sposarli dinanzi al prete… La famiglia era “religiosa”, ma senza bigotteria. Mia madre aveva le tradizioni religiose della maggior parte dei contadini. La sua fede era continuazione della sua poesia o, come dicono i teologi, una religione naturale.

Non sono stato quindi sottomesso ad alcuna pressione religiosa, né sono stato condizionato da alcuna educazione cattolica. Le uniche occasioni per marinare la scuola di cui abbia goduto, me le son concesse ai danni del catechismo. L’insegnamento del catechismo non lo potevo soffrire. Il collegio religioso mi appariva come il peggiore degli ergastoli. Gli studi secondari li ho fatti al Liceo Galvani di Bologna: un liceo la cui tradizione laica ha non poco contribuito a fare di me un miscredente nel significato più letterale del termine.

Cosa aggiungere per scoraggiare questi imbarazzanti inquisitori? Non mi piace il cattolicesimo in quanto istituzione, non per ateismo militante, ma perché la mia religione, o meglio il mio spirito religioso – che non ha nulla a che vedere con un’appartenenza fondata sul battesimo – ne viene offeso. Rimane poi questo cripto-cristianesimo, che mi imputano i più aggressivi, quasi fosse una tara vergognosa. Dirò per rispondere loro che difficilmente un occidentale può non essere cristianizzato, se non un cristiano convinto. A maggior ragione un italiano.

Per quanto riguarda poi la visione religiosa che possiamo avere del mondo – tu come me -, facciamo a meno dell’idealismo cristiano. Io sono propenso a un certo misticismo, a una contemplazione mistica del mondo, beninteso. Ma questo è dovuto a una sorta di venerazione che mi viene dall’infanzia, d’irresistibile bisogno di ammirare la natura e gli uomini, di riconoscere la profondità là dove altri scorgono soltanto l’apparenza esanime, meccanica, delle cose».

Oggettivamente, dunque, quali sono state le tue motivazioni nella scelta di fare un’opera cinematografica sul Vangelo e sulla figura di Cristo?

«Taluni hanno visto in questo film l’opera di un militante cristiano, il che mi risulta del tutto incomprensibile. Sebbene la mia visione del mondo sia religiosa, non credo alla divinità di Cristo. Il Vangelo non lascia alcun dubbio: per quanto riguarda, poi, il contenuto del testo, il messaggio tende a introdurre nella narrazione una trascendenza divina… Per conto mio, mi dispiace, ma non ci credo. Dall’esterno il mio film offre materia di reminiscenze ai cattolici ancora capaci di interessarsi alla vita di Cristo. Ma a guardarci meglio, questa mia ricostruzione non è per niente conforme all’immagine tradizionale che se ne fa la maggior parte dei cristiani. Ho fatto un film in cui si esprime, attraverso un personaggio, l’intera mia nostalgia del mitico, dell’epico e del sacro. …

In realtà avrei potuto rifare la storia di Cristo prestandogli l’abito e le azioni di un agitatore politico e sociale, e avrei avuto – forse – il nihil obstat dei marxisti ufficiali. Ciò che non ho fatto, perché è contrario alla mia natura profonda dissacrare sia le cose che la gente. Tendo invece a risacralizzarle il più possibile.

Ho preso le mosse da questa riflessione fondamentale e che ritengo giusta: la storia di Cristo è fatta di due millenni di interpretazione cristiana. Tra la realtà storica e me si è creato lo spessore del mito. …»

[Le mie domande sono immaginarie, ma le risposte di Pasolini sono autentiche, tratte da Pier Paolo Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori, Milano 1999]

“Presepe vivente” e “Intervista immaginaria a Pasolini”ultima modifica: 2008-12-24T06:04:00+01:00da paginecorsare
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