L’alba dell’anno nuovo, di Vincenzo Consolo

L’alba dell’anno nuovo

di Vincenzo Consolo

da “il manifesto”, supplemento “2009 un anno in rosso”, 19 dicembre 2008

schlumberger_cactus.jpg
 
Scatta l’ultimo secondo dell’anno che se ne va e inizia l’Anno Novo: olé, olé, olé!

E lui, il Kuce, il Fardato e Pelopiantato, “Lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio), Lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Eiettatore delle scemenze e delle enfatiche cazzate” (furto in casa Gadda!), Lui insomma, nel gran giardino di palme nane e palme dattifere, ficus magnoliedis, pomi di Sodoma, pini d’Aleppo, agavi, asfodeli, buganvillee, jasmini… È là il Poffarbacco, davanti al suo villone nell’isola di Tobago e accende con una torcia fuochi d’artifizio, razzi, girandole, accende luci fantasmagoriche; è là il Gran Kan, in mezzo a bellissime fanciulle abbronzate che ballano la cucaracha, in mezzo ai suoi omini, servi, amministratori, ministri, visir, che ballano anche loro, a torso nudo e gonnellino, tranne uno che, in tonaca bianca e cetra in mano, in disparte, lacrimando declama versi in onore del Padrone.

In tutto il Belpaese si vede la scena alla televisione in collegamento diretto tramite la tv satellitare Smedya-Ott. Nei palazzi di via Montenapoleone o della Galleria a Milano, in quelli dei Parioli o nelle ville sull’Appia Antica a Roma, nelle ville di montagna o isole, Saint Moritz, Cortina, Courmayer, Capri, Ischia, Stromboli, le famiglie, di fronte a quello spettacolo nella villa lontana del Kuce, commosse si abbracciano. E anche a Palemmo, nei palazzoni barocchi, le dimore che furono dei famosi Gattipardi, don Totò, don Binnu, don Gasparu, con le loro famiglie intorno, picciotti e onorevuli, si scialano di fronte a quello spettacolo e dicono: “Minchia, che omo!” Solo uno se ne sta in disparte e, sotto una lampada, gli occhiali sul naso, legge e legge libri antichi, rari codici miniati. E a Napuli, “Napoli gloriosa, onore d’Italia e luce del mondo” (Cervantes), a Napuli, in Plebiscito, Toledo o Posillipo, in Caserta o in Casal di Principe, i migliori ommini del Sistema si beano per quello spettacolo.

E venne l’alba del primo giorno dell’anno nuovo. A Milano – nella gran Milan – le strade, tutte le strade sono piene di gente che va e va. Sono due fiumane che procedono in senso opposto. Camminano sul manto d’asfalto poiché sui marciapiedi vi sono camion, suv, macchine d’ogni tipo, ferme come in un grande garage. Da una parte, la fiumara degli impiegati, dirigenti, segretarie, manager. (“Che festa e festa, laurà, bisogna laurà”) che svelti, quasi correndo, la borsa in mano e il telefonino all’orecchio, si dirigono al centro, verso gli uffici, le banche. Tutte le facciate dei palazzi sono coperte da cartelloni pubblicitari, mentre tutti i canali televisivi di proprietà del Kuce trasmettono per ore e ore spot pubblicitari con veline desnude e scarpe-trampoli, comici, divi televisivi, calciatori, cantanti, scrittori alla moda, bimbi ben pasciuti. Dall’altra parte, una fiumara di straccioni, vecchi pensionati, disoccupati, barboni, extracomunitari abbronzati e no, zingari con bambini, che, pressati da poliziotti, vigili, guardie padane, squadre di neo-fascisti e neo-nazisti, sono costretti ad andare nelle estreme periferie a rifugiarsi in tendopoli e baraccopoli. E: “Zitti, neh, se no a calci in culo fuori dall’Italia!”

Fuori dall’Italia vanno intanto masse di operai e disoccupati, impiegati e laureati che sono giunti dal Meridione; vengono portati nei vari COE (Centro Orientamento Emigranti) di Brugherio, Cinisello, Pioltello, Rozzano, e, da lì, spediti nei paesi del Nord Europa, in Finlandia, Svezia, Norvegia, Islanda. Altri, partono in barche di fortuna dall’isola di Lampedusa, andando spesso incontro a naufragi, approdano in cerca di fortuna nei paesi del Magreb o in Libia. E intanto il Kuce, tornato nel suo palazzo di Roma comincia a proclamare in tutte le sue televisioni: “Via, via dall’Italia i nullafacenti, i mestatori, i turbatori dell’ordine pubblico, via tutti i comunisti”.

Così il Kuce… “istrambazzate di parole senza costrutto, che erano i rutti magni di quel furioso risarciva l’Italia de’ contributi sindacali in continuo e promettente sviluppo, cioè magnificati alla chetichella per legge o per decreto-legge, cioè ad arbitrio d’un tratto di penna di essi despoti” (ancora un furto in casa Gadda).

Ah, il Belpaese dell’anno di grazia 2009! Ah Italia! Viva, viva l’Italia!

L’alba dell’anno nuovo, di Vincenzo Consoloultima modifica: 2008-12-26T20:15:01+01:00da paginecorsare
Reposta per primo quest’articolo

4 pensieri su “L’alba dell’anno nuovo, di Vincenzo Consolo

  1. Fondamentalmente non esiste un anno nuovo. Siamo noi uomini che abbiamo inventato il tempo per poi diventarne schiavi. Molti popoli antichi seguivano il ritmo delle stagioni e non quelli dei numeri. Ma e’ proprio della natura dell’ “uomo civile”, dividere ogni cosa… dividere i confini, le religioni, il tempo, le cose, gli uomini, etc. etc. Il pregiudizio e il cattolicesimo vestito dei piu’ ignobili orpelli sara’ il padrone del prossimo tempo. Molti hanno dimenticato che se esiste davvero un dio, non credo dimori nelle lussuose vesti del padrone di un piccolo stato su suolo italico, e nemmeno tra i freddi marmi secolari del monumento allo spreco e alla schiavizzazione del pensiero che e’ la Basilica di San Pietro. Se davvero esiste un dio credo che dimori in tutto cio’ che l’ uomo a questo mondo sta distruggendo.

    Un saluto.

  2. Mai stata così ben organizzata la transumanza.Il pastore ha trovato cani fedeli che abbaiano alla massa bovina le urla senza senso del padrone.E loro vanno spediti,si guardano l’un l’altro sorridendosi per darsi coraggio e convincersi che la direzione è quella giusta.L’anno che verrà li aspetta per un altro passo indietro nel tempo.
    Salutiamo con affetto.
    artista1969

  3. ANNO NUOVO VITA NUOVA .
    UNA VECCHIA TRADIZIONE POPOLARE , VUOLE CHE CON LA FINE DEL VECCHIO E L’ INIZIO DEL NUOVO ANNO , SI BUTTA DALLE FINESTRE TUTTO CIO’ CHE E’ VECCHIO .
    BRUNETTA SCARAVENTERA’ I FANNULLONI , IL GRAN CAPO , COMUNISTI E MAGISTRATI , ISRAELE I PALESTINESI DELLA STRSCIA DI GAZA ECC….
    E NOI COSA BUTTEREMO DALLE FINESTRE ?
    SONO MOLTO ADDOLORATO ED INDIGNATO PER CIO’ CHE STA ACCADENDO IN PALESTINA .
    CREDO CHE BUTTERO’ VIRTUALMENTE L’ ONU DALLA FINESTRA.
    ORMAI E’ SOLO UNA VECCHIA BANDIERA STRAPPATA , TOTALMENTE INERME E INEFFICACE .
    CHE BELL’ ANNO STA PER INIZIARE!

    CIAO, TI SALUTO CON AMICIZIA
    BRUNO710

  4. Vedo con ritardo il video dedicato dal quotidiano La stampa all’anniversario della morte di Pasolini. Non posso non commentarlo con il ritardo che si merita. Mi congratulo con gli autori, degni rappresentanti della stampa nazionale. Sono riusciti a ridarci l’atmosfera, il colore (nero), l’ideologia qualunquistica di anni solo apparentemente lontani.Quel clima così amabilmente provinciale e ignorante, quell’Italietta che guarda alle cose diverse da sè con l’occhio sospettoso e irridente, ma in fondo ossequioso, di colui che non capisce niente e per questo ride con l’espressione ebete.Sincere congratulazioni a chi ci ha ricordato che siamo rimasti un popolo involuto perché senza memoria, cristallizzato nelle proprie miserie, con una classe intellettuale, quella attuale, di cui qualsiasi paese civile si vergognerebbe. Un paese la cui unica tradizione rispettata è quella del leccaculismo. Gli autori di questa divertita e cabarettistica commemorazione sono riusciti insomma a testimoniare la reale natura del loro mestiere. Quale? Quello di coloro che non sarebbero in grado di svolgerne nessun altro al mondo…

Lascia un commento