Una storia sbagliata


“[…] Sappi che negli insegnamenti che ti impartirò, non c’è
il minimo dubbio, io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni
possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istituito.
Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà
nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti
di cui il consumismo ha privato gli uomini trasformandoli
in brutti e stupidi automi adoratori di feticci” […]

Pier Paolo Pasolini

 

Una storia sbagliata

di Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola
 
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Il 2 novembre 1975, quella grande lezione di vita (cominciata, nel marzo del ’75, pensando a un “ideale” Gennariello) è stata soffocata dalla grigia polvere di uno spiazzo nell’Idroscalo di Ostia. La scomparsa di Pasolini non è stata solo la dolorosa perdita di un grande intellettuale; prima di Pasolini scomparvero improvvisamente Elio Vittorini, Beppe Fenoglio, stroncati da crudeli malattie, e ancora prima, Cesare Pavese, anch’esso in maniera tragica. La morte di Pasolini, tuttavia, è stata avvertita, e lo è ancora oggi, come la perdita di qualcosa di incolmabile e di irripetibile. Per quale motivo? Sicuramente non solo per l’aspetto letterario o artistico. Anche Pavese e Vittorini, per esempio, sono stati scrittori eccellenti, intellettuali impegnati e, gramscianamente, “persuasori” culturali. Pier Paolo Pasolini ha significato e rappresenta qualcosa in più. Ha concretizzato la figura dell’intellettuale che analizza, sviscera il presente. Spesso si è parlato della valenza profetica di alcune analisi condotte dallo scrittore. In realtà è stato uno sguardo attento e lucido sull’attualità e sulla contemporaneità. Che è una delle capacità di analisi più difficile e di cui sembrano essere carenti i “commentatori” a noi contemporanei. La descrizione del cambiamento della società italiana, delle degenerazioni politiche e sociali, dell’imbarbarimento e dell’omologazione culturale, unita a un non comune e poliedrico senso artistico, hanno portato lo scrittore a esercitare un grande fascino e una rilevante influenza culturale.

Una storia sbagliata è il titolo della canzone dedicata da Fabrizio De Andrè a Pier Paolo Pasolini e pubblicata nel 1995 nel Cd Luna di giorno. Le canzoni di Pier Paolo Pasolini. Di questo brano ci parla lo stesso De Andrè nel volume Fabrizio De André. Passaggi di tempo scritto da Doriano Fasoli: il testo di De Andrè, tratto da una intervista, è qui riportato. A seguire, il testo della canzone.

«È una canzone su commissione, forse l’unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta da Franco Biancacci, a quel tempo a Rai Due, come sigla di due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e di Wilma Montesi. In quel tempo, se non ricordo male, stavo cominciando a scrivere con Massimo Bubola l’ellepì che fu chiamato L’indiano (quello per intenderci che ha come copertina quel quadro di Remington che rappresenta un indiano a cavallo). E così gli ho chiesto di collaborare anche a questo lavoro.

Ricordo che decidemmo tout-court di fare la canzone su Pasolini, e non tanto perché non ci importasse niente della morte della povera Montesi, ma per il fatto che a noi che scrivevamo canzoni, come credo d’altra parte a tutti coloro che si sentivano in qualche misura legati al mondo della letteratura e dello spettacolo, la morte di Pasolini ci aveva resi quasi come orfani. Ne avevamo vissuto la scomparsa come un grave lutto, quasi come se ci fosse mancato un parente stretto.

Nella canzone comunque esiste una traccia di questa ambivalenza, cioè del fatto che ci si riferisce a due decessi e non ad uno solo. E lo si capisce nell’inciso quando canto: “Cos’altro vi serve da queste vite / ora che il cielo al centro le ha colpite”. Come nasce una canzone? Direi che buona parte del senso e del valore della canzone sta prima di tutto nel suo titolo, cioè Una storia sbagliata, vale a dire una storia che non sarebbe dovuta accadere. Nel senso che in un clima di normale civiltà una storia del genere non dovrebbe succedere.

E poi mi pare ci siano altri due versi che a mio parere spiegano meglio di altri il senso della canzone: “Storia diversa per gente normale / storia comune per gente speciale”. Laddove per “normale” si deve intendere mediocre e poco civilizzato e per “speciale” normalmente, civilmente abituato a convivere con la cosiddetta diversità. Mi spiego meglio: per una persona matura e civile direi che è assolutamente normale che un omosessuale faccia la corte ad un suo simile dello stesso sesso. E assolutamente normale anche che se ne innamori. Dovrebbe esserlo anche per il corteggiato eterosessuale che ha mille modi di difendersi senza ricorrere alla violenza. Purtroppo la cultura maschilista e intollerante di un passato ancora troppo recente, ed allora ancora più recente di quanto non lo sia adesso, e che definirei un passato ancora recidivo, ha fatto credere alla maggioranza che il termine normalità debba coincidere necessariamente con il termine intolleranza.

Ecco, un altro aspetto tragico che abbiamo voluto sottolineare nella canzone per la morte di Pasolini è quello legato ad una moda purtroppo ancora adesso corrente, e che si ricollega anche lei al clima di ignoranza e di caccia al diverso. E cioè il fatto che della morte di un grande uomo di pensiero sia stata fatta praticamente carne di porco da sbattere sul banco di macelleria dei settimanali spazzatura e non solo di quelli. Il verso “È una storia per parrucchieri” vuol dire che è una storia che purtroppo la si leggeva allora e ogni tanto la si legge ancora oggi sulle riviste equivoche mentre si aspetta di farsi fare la barba oppure la permanente. Questo è un po’ in generale il senso della canzone.»

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Una storia sbagliata, di Fabrizio De André-Massimo Bubola

E’ una storia da dimenticare
è una storia da non raccontare
è una storia un po’ complicata
è una storia sbagliata.

Cominciò con la luna sul posto
e finì con un fiume d’inchiostro
è una storia un poco scontata
è una storia sbagliata.

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos’altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

E’ una storia di periferia
è una storia da una botta e via
è una storia sconclusionata
una storia sbagliata.

Una spiaggia ai piedi del letto
stazione Termini ai piedi del cuore
una notte un po’ concitata
una notte sbagliata.

Notte diversa per gente normale
notte comune per gente speciale
cos’altro ti serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

E’ una storia vestita di nero
è una storia da basso impero
è una storia mica male insabbiata
è una storia sbagliata.

E’ una storia da carabinieri
è una storia per parrucchieri
è una storia un po’ sputtanata
o è una storia sbagliata.

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos’altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

Per il segno che c’è rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere più come è andata
tanto lo sai che è una storia sbagliata
tanto lo sai che è una storia sbagliata.

Una storia sbagliataultima modifica: 2009-01-12T00:15:00+01:00da paginecorsare
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