2009. La strage continua…

2009. La strage continua…

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Anno nuovo: nulla cambia della tragedia
rappresentata dai morti sul lavoro.
Sessanta vittime dall’inizio dell’anno. Un’emergenza invisibile
 

Da venticinque giorni è iniziato il 2009 e lo stillicidio quotidiano degli incidenti sul lavoro con il suo alto numero di morti insopportabilmente continua. Questa tragica situazione mette in luce in primo luogo i comportamenti negativi dell’attuale governo, in particolare quelli del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Il quale, anziché formulare ricatti in relazione alla vicenda Englaro (per i quali è da ricordare che è stato denunciato nei giorni scorsi), farebbe meglio, molto meglio, a occuparsi dei decreti attuativi da emanare sul Testo unico in materia di sicurezza del governo Prodi che aveva fatto della sicurezza sui luoghi di lavoro un punto fondamentale.

Sono più di sette mesi che l’attuale ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sta cercando di destrutturare l’intero diritto del lavoro. In Parlamento il Testo Unico sulla sicurezza del governo Prodi è stato fatto a pezzi. Per avere effetti avrebbe bisogno di 38 decreti e atti attuativi, ma il Governo non ne ha emanato neppure uno. Anzi, ha rinviato alla fine di gennaio il termine in cui diventerà obbligatorio redigere il Documento di Valutazione dei Rischi, ha prorogato le norme su antincendio e arbitrati, ha cancellato la sanzione a carico del datore di lavoro (che era stata portata dal governo precedente da 2.500 a 10.000 euro) per non aver munito i lavoratori di tessere di riconoscimento nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e subappalto, ha tolto le violazioni sulla durata del lavoro come causa di sospensione dell’attività produttiva e ha legato le mani all’Ispettorato del lavoro che dovrebbe controllare e sanzionare le irregolarità. Il 18 settembre scorso Sacconi ha fatto uscire una direttiva che chiede agli ispettori di non intervenire sulla base di segnalazioni anonime di lavoratori. Con la conseguenza che nessuno denuncerà più la propria impresa correndo il rischio di essere licenziato. Eppure la prevenzione, che il controllo degli ispettori garantisce anche se in minima parte, sarebbe una buona pratica anche dal punto di vista dell’economia generale del Paese, poiché gli infortuni costano il 3 per cento del Pil.

E l’attacco continua con una serie di proposte: come la natura privatistica del medico chiamato a controllare la salute dei lavoratori, l’autocertificazione per la valutazione dei rischi per le imprese fino a 50 dipendenti (oltre il 90 per cento delle aziende), il rinvio delle norme sullo stress da lavoro correlato, l’eliminazione di regole per la valutazione del rischio.

Riporto qui di seguito l’editoriale della direttrice Concita De Gregorio pubblicato dall’Unità del 22 gennaio scorso [il link riporta all’intero quotidiano in formato Pdf], nonché una intervista a Cesare Damiano, già ministro del Lavoro nel governo Prodi.

 
Genova 22 gennaio: Giuliano Fenelli muore travolto da un carrello

Numeri e persone, di Concita De Gregorio,
“l’Unità”, 22 gennaio 2009

cop_unita_22genn2009.jpgGiuliano Fenelli aveva 50 anni. Se avesse fatto politica sarebbe stato giovane, se avesse insegnato all’università sarebbe stato in attesa di cattedra. Invece faceva lo scaricatore di porto perciò era vecchio. L’età dipende dall’usura e dall’orizzonte che hai davanti. A 50 anni se ne hai passati trenta a scaricare container non ne puoi più. Giuliano Fenelli viveva nel borgo marinaro delle Grazie, a Portovenere. Ieri mattina caricava merci al molo Garibaldi, porto di Genova. Un carrello l’ha travolto. Non c’è stato tempo né bisogno di soccorrerlo. «La lesione da schiacciamento dell’addome è stata tanto violenta e netta da tranciarne il corpo in due».

Nel contatore della strage è il numero 60 dall’inizio dell’anno. In ventuno giorni sessanta persone sono morte schiacciate, precipitate, avvelenate, soffocate mentre costruivano o riparavano case e strade, mentre caricavano le navi piene di oggetti che compriamo e vendiamo, mentre inscatolavano cibi che mangiamo. Se si considerano solo i giorni di lavoro sono cinque morti al giorno ma è un calcolo proibito perché molti, moltissimi lavorano anche nei giorni di festa. E poi i calcoli – le statistiche – riducono i morti a numeri e invece sono persone: padri, madri, fratelli di qualcuno. Il lutto rimbomba nelle case e nelle famiglie, nei paesi. Bisogna aggiornare il calendario, però. Farlo ogni giorno. Cinque morti al giorno sono il bilancio di una battaglia ma l’Italia non è in guerra.

Ieri Obama parlava della generosità di chi rinuncia a qualche ora di lavoro per non far perdere il posto ad un amico. Parole fuori uso. Abbiamo chiesto a Roberto Esposito, filosofo, di commentare per noi il suo linguaggio antico e per questo rivoluzionario: gentilezza, generosità, umiltà, virtù. Kerry Kennedy, in un’intervista con Gabriel Bertinetto, dice che «con Obama torneranno le libertà civili. Bush ha trasformato gli assassini in guerrieri. Lui cambierà il modo di combattere il terrore». Ieri ha sospeso i processi a Guantanamo. Ha chiamato Abu Mazen: «Consolidiamo la tregua».

In redazione abbiamo avuto un forum sui temi della solidarietà, il razzismo, la politica e l’azione di aiuto agli ultimi con quattro protagonisti delle grandi associazioni di volontariato. Andrea Olivero delle Acli, Paolo Beni dell’Arci, don Vinicio Albanesi della comunità di Capodarco, Lucio Babolin della Cnca. Parlano di “spirale schiavista”. Fanno un lavoro di supplenza e spesso di resistenza alla politica che non tarderà ad imporsi come attore principale. Migliaia di italiani dedicano la loro passione, il loro impegno ad un’attività che non trova casa tra le priorità di governo. Leggete Don Vinicio: «Ci hanno corrotti a livello mentale, una cultura feroce».

Marco Rossi Doria, maestro di strada, inizia oggi la sua collaborazione con l’Unità: lo fa con un articolo durissimo su Napoli che «non è una città per bambini». Racconta la storia di Nicola, aveva nove anni quando l’ha incontrato. Racconta della folla di bambini al suo funerale e del fatto che nessun sindaco o assessore, proprio nessuno, abbia trovato un minuto per andare a casa di sua madre. Si vede che avevano da fare. Grazie, Marco, e benvenuto all’Unità.

Nella foto di copertina dell’Unità del 22 gennaio 2009 sopra riprodotta c’è scritto: “Lavoro. Dal 1° gennaio il contatore della strage” e “Giuliano Fenelli. Ucciso dal lavoro nel porto di La Spezia. Per protesta bloccati tutti gli scali”.

foto: morti sul lavoro
 
«Sanzioni ammorbidite e orari senza controllo:
così smontano la sicurezza», Ro.Ro., “l’Unità”, 22 gennaio 2009

... senza paroleC’è il fermo impegno del governo a conseguire diffusamente nell’intero Paese più alti livelli di effettiva sicurezza». Ve le ricordate le parole del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi il giorno del ricordo della tragedia Thyssen Krupp, lo scorso dicembre?… È da mesi che il titolare del Welfare promette regole migliori.

Invece?

«Invece – spiega Cesare Damiano autore del Testo unico in materia di sicurezza, ultimo lascito del governo Prodi prima di affondare in Parlamento – sono mesi che il governo le sta smontando».

In che modo?

«Principalmente non attuando i decreti attuativi previsti dal Testo unico».

Un esempio?

«I lavori usuranti. Stiamo tentando l’impossibile perché si giunga al varo del decreto, predisposto dal governo Prodi, entro il mese di marzo. Stiamo tentando, in Commissione lavoro, di trovare una strada unitaria per applicare queste norme che possono contribuire, riconoscendo la fatica al lavoro come un anticipo alla pensione, alla diminuzione dei rischi e degli incidenti».

Molti sostengono che le leggi in Italia già ci sono e che andrebbero solo applicate. Lei che ne pensa?

«In parte è vero. In Italia ci sono buone leggi che spesso rimangono sulla carta. Uno dei punti fondanti del governo Prodi fu appunto la lotta al lavoro nero. Non a caso ottenemmo un ottimo risultato: e cioè la diminuzione tra il 2006 e il 2007 dei decessi. Si è passati da 1341 morti a 1207. È un passo, ma ancora insufficiente. Occorre proseguire su questa strada anziché rallentare o peggiorare le normative esistenti come ha fatto il governo attuale».

Quali sono gli altri provvedimenti che scavalcano e demoliscono il Testo unico voluti dal ministro Sacconi?

«Ce ne sono tanti. Le cito a memoria solo alcuni: rimandare la presentazione del documento di rischio, abrogare la norma che prevedeva la sospensione dell’attività in caso di ripetute violazioni dell’orario di lavoro (vedi il caso Thyssen). O anche la continua e incessante ricerca sulla necessità di diminuire le sanzioni, che ci porta fuori strada».

Che cosa si potrebbe fare ora?

«Sarebbe necessario attivare strumenti già previsti, come il coordinamento degli enti preposti alla vigilanza. Ma servirebbe anche una maggiore cultura imprenditoriale. Non è un compito facile. E la strada è lunga. Si potrebbe iniziare attivando i corsi di formazioni nelle scuole sui temi della sicurezza e luoghi di lavoro».
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2009. La strage continua…ultima modifica: 2009-01-26T00:35:00+01:00da paginecorsare
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