27 gennaio 2009 – Il giorno della memoria. La popolazione romanì.


Noi Sinti abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere,
alla scienza e alla gloria. Il nostro segreto sta
nel godere ogni giorno le piccole cose che la vita ci offre
e che gli altri uomini non sanno apprezzare: una mattina di sole,
un bagno nella sorgente, lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E’ difficile capire queste cose, Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle, la nostra è una vita
semplice, primitiva. Ci basta avere per tetto il cielo.
Un fuoco per scaldarci e le nostre canzoni quando siamo tristi.
 
Vittorio Mayer Pasquale, da “Lacio Drom”
Rivista di cultura zingara, 1973
 
Enrico Aprile 1943 - Zingari

Oggi, 27 gennaio, giorno della memoria, si ricordano solennemente gli assassinati nei campi di sterminio nazisti – Auschwitz, Ravensbruck, Dachau, Birkenau…: furono in totale 1634 i lager gestiti dai nazisti. Furono uccise undici milioni di persone e di queste sei milioni erano ebrei. Ma oltre agli ebrei vi furono zingari, omosessuali, slavi, Testimoni di Geova, militari, ministri di culto di tutte le religioni, antifascisti, partigiani, ostaggi, scioperanti, malati mentali, portatori di handicap. Donne, bambini, uomini. Oggi il campo di sterminio nazista di Auschwitz è diventato il luogo simbolo dell’universo concentrazionario e dello sterminio, in particolare della Shoah, l’annientamento degli ebrei europei.

E’ giusto che Auschwitz, la sua storia e quella delle sue vittime, riassuma oggi l’intera storia della deportazione. E’ tuttavia altrettanto giusto e doveroso che si conoscano, quanto più possibile, tutte le pagine di una vicenda che ha visto vittime intere generazioni di esseri umani, intere popolazioni, colpite per la loro fede, la loro cultura, le loro idee sociali e politiche. Un tragico, tremendo progetto criminale, crudelmente ma altrettanto lucidamente pianificato, che fu reso possibile anche dalla attiva collaborazione che i nazisti trovarono nei regimi fascisti e collaborazionisti dell’Europa e dall’indifferenza – e dall’opportunismo – di chi avrebbe potuto ostacolarli e non lo fece.

Parlerò in particolare in questo post della popolazione romanì, quella cioè degli zingari: cinquecentomila di essi furono uccisi nei lager – e nei loro confronti, tuttora, vi è odio e pregiudizio. E purtroppo la malpianta del razzismo è sempre in agguato…

 

La popolazione romanì

In Europa la minoranza rom-sinti è stata definita “la minoranza più numerosa dell’Unione europea”. In Italia è presente con una percentuale pari allo 0,3 per cento della popolazione. In genere si può dire che è un popolo con una bassa speranza di vita, l’età media è tra i 40 e i 50 anni, e con un’alta percentuale di minori (il 60 per cento ha meno di 18 anni). Tra questi il 47 per cento ha dai 6 ai 14 anni; il 23 per cento tra i 15 e i 18; il 30 per cento tra 0 e 5 anni. Sono dati, questi, che raccontano bene al tempo stesso della emarginazione e della difficoltà di integrazione: in Italia c’è una minoranza di migliaia e migliaia di persone che nonostante viva qui da anni e in molti casi abbia anche la cittadinanza, resta fuori dal sistema sanitario nazionale.

In Italia vi sono una dozzina di etnie di nomadi molto radicate in precisi territori, ognuna con proprie tradizioni. Partiti dal nord dell’India e dal Pakistan intorno all’anno mille, gli zingari si sono stabilizzati nell’est europeo da dove hanno poi ricominciato altre migrazioni. In Italia i primi arrivano alla fine del 1300. Un flusso incostante, segnato da persecuzioni – nei lager nazisti sono stati sterminati come ho ricordato cinquecentomila zingari – che da allora non si è più fermato. Sono possibili tre grandi divisioni: italiani; slavi; romeni.


I rom italiani

Anni di difficili studi – quella rom è una delle società più chiuse e tribali che si conoscano – li hanno suddivisi in dieci gruppi. I rom abruzzesi e molisani: i più tradizionalisti, conservano intatto l’uso della lingua romanì e sono arrivati in Italia dopo la battaglia del Kosovo nel 1392 a seguito dei profughi arbares’h (albanesi). Rom napoletani (detti napulengre). Fortemente mimetizzati nel capoluogo, fino a una trentina d’anni fa fabbricavano arnesi per la pesca e facevano spettacoli ambulanti. Sono ormai pochi quelli che esercitano i vecchi mestieri. Con i rom cilentani (una grande comunità di 800 persone vive a Eboli e alcune donne hanno raggiunto la laurea), lucani (una delle comunità più integrate), pugliesi, calabresi (i più poveri di tutta Italia: 1.550 vivono ancora in baracche) e i camminanti siciliani, questi primi gruppi contano circa 30 mila persone. Sparsi soprattutto tra il nord e il centro Italia vi sono almeno trentamila sinti giostrai. Arrivati in Italia all’inizio del 1400, sono i depositari del più antico dei mestieri rom, quello appunto dei giostrai. Un mestiere però che sta scomparendo trasformandoli in rottamatori di oggetti recuperati tra i rifiuti. Vi sono poi i rom harvati e il sottosgruppo dei kalderasha, circa 7 mila persone arrivate dal nord della Jugoslavia dopo le due guerre mondiali. I rom lovara (non più di mille) chiudono il gruppo dei rom con cittadinanza italiana.

 
I rom jugoslavi

Si suddividono in due grandi ceppi, i khorakhané (musulmani) e i dasikhanè (cristiano-ortodossi). Vivono per lo più nei campi nomadi del nord e del centro Italia. Tra i minori neppure il 10 per cento va a scuola e bassa è anche la percentuale degli adulti che lavorano. [Ascolta, al termine di questo post, “Khorakhané” di Fabrizio De Andrè]

 
I rom rumeni

Quello dalla Romania è un flusso continuo e inarrestabile in questi ultimi anni, dopo l’entrata della Romania nell’Unione Europea. Le più grandi comunità sono a Milano, Roma, Napoli, Bologna, Bari, Genova ma il fenomeno è in crescita in tutta Italia. Drammatico il tasso di scolarizzazione tra i rom rumeni: solo il 3 per cento dei bambini ha una frequenza minima accettabile.

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“I gruppi di  azione ricevettero  l’ordine di  fucilare  gli Zingari. Non fu  fornita nessuna  spiegazione circa  il motivo  per  cui questo popolo inoffensivo, che nel  corso dei secoli ha  dato al  mondo, con musica e canti, tutta la sua ricchezza, doveva essere braccato  come un animale selvaggio. Pittoreschi negli abiti e nelle usanze, essi hanno dato svago e divertimento alla società, l’hanno talvolta stancata con la loro indolenza.  Ma nessuno  li  ha mai  condannati  come  una  minaccia mortale per la  società organizzata,  nessuno tranne  il  nazionalsocialismo, che  per bocca  di  Hitler,  di Himmler,  di  Heydrich  [un  alto funzionario di  polizia],  ordinò  la loro  eliminazione”. (cit.  in  M. Karpati, 1971)

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In Italia, casi singoli vengono ingigantiti quando a commetterli sono stranieri, con il risultato di produrre l’abnorme percezione da parte della gente comune che tutti gli zingari e gli immigrati siano dei delinquenti. Un clima del genere finisce per alimentare inevitabilmente episodi di aperta violenza e razzismo nei confronti di chi è percepito come diverso, e magari nemico: un clima d’odio che non fa onore alla nostra democrazia e che è solo la spia della fragilità della condizione di vita di molti italiani, nonché del fallimento delle politiche, centrali e locali, nel governare problemi di nomadismo e di immigrazione.

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Fonti
Un popolo sconosciuto. Gli zingari, di Marco Cagol
Il mondo dei rom, di Santino Spinelli
Alla periferia del mondo, Fondazione Roberto Franceschi
La persecuzione degli zingari, Anpi Roma
La nuova musica zingara: il jazz dei balcani, di Luca Guglielminetti 

 
http://paginecorsare.myblog.it/media/01/01/1449625055.mp3

‘e zingare, di Raffaele Viviani, voce: Antonio Mencarini, musica: Franz Liszt

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Unione Europea: emergenza nomadi in Italia. In aumento gli episodi di razzismo
“la Repubblica”, 20 gennaio 2009

Musicista romIn Italia è emergenza nomadi. Le condizioni di accoglienza dei rom sono pessime e sono in aumento gli episodi anche violenti, amplificati dai media che drammatizzano il fenomeno esasperando la tensione sociale. A lanciare l’allarme è la commissione Libertà pubblica del Parlamento europeo che ha approvato – con 35 voti a favore e 12 contrari – il rapporto presentato dal suo presidente, Gérard Deprez, sulla missione di eurodeputati a Roma dal 18 al 19 settembre scorso per verificare sul terreno la situazione nomadi.

Nella relazione, 23 pagine, si osserva che la visita “ha permesso di accertare la tensione sociale e il clima che caratterizza attualmente il contesto italiano in merito alla questione nomadi. Un senso di disagio e di insicurezza sembra propagarsi nella vita quotidiana dei cittadini italiani e stranieri. Si è registrato – si legge nel documento – un aumento degli episodi di xenofobia e razzismo, alcuni dei quali caratterizzati da una violenza senza precedenti”.

Il testo punta il dito anche sulla stampa nazionale italiana: “Permane l’allarme sociale, addotto a giustificazione del pacchetto sicurezza e delle ordinanze d’urgenza”; inoltre, “la drammatizzazione del fenomeno a opera dei mezzi di comunicazione e del dibattito pubblico sembra esasperare, invece che placare, le tensioni esistenti nella società”.

La missione ha incontrato diversi parlamentari italiani e il ministro dell’Interno. Ha poi raccolto i pareri di varie organizzazioni non governative, della Croce rossa e dell’Alto commissariato per i rifugiati Onu riguardo al fatto che “la condizione del popolo nomade è stata a lungo sottovalutata dalle autorità pubbliche, tanto da risultare oggi seriamente compromessa”, afferma la relazione.

Gli europarlamentari hanno potuto “accertare l’impegno delle autorità locali nel ricercare una soluzione adeguata per i campi nomadi e in particolare – si sottolinea – per rimediare alle condizioni da favela in cui verte il campo nomadi irregolare Casilino 900, sorto ormai 35 anni fa a soli dieci chilometri dal centro” di Roma.

Quanto al “censimento” nei campi nomadi, la relazione riferisce i “chiarimenti” e le “rassicurazioni” dei rappresentanti del governo, secondo cui “l’operazione era intesa a migliorare l’integrazione sociale nella comunità in questione, soprattutto dei minori”. Inoltre, si precisa, “non è stata creata né verrà istituita nel futuro alcuna banca dati”, e le informazioni raccolte durante il censimento “verranno trattate alla stregua di ogni altra informazione simile”.

Infine, “nessun individuo minore di 14 anni verrà identificato o sottoposto alla rilevazione delle impronte digitali, senza previa autorizzazione delle autorità giudiziarie”. E a questo riguardo spetterà al garante italiano per la privacy effettuare “opportune verifiche”.

Alla missione dell’europarlamento le autorità italiane avevano anche assicurato che le “circostanze aggravanti” per gli immigrati illegali non sarebbero state applicate ai cittadini comunitari, e che il governo avrebbe ritirato (come poi effettivamente è avvenuto) il decreto legislativo che criminalizzava la mancata registrazione degli immigrati dopo tre mesi di residenza in Italia.

Secondo il vicepresidente della commissione Libertà, la relazione “è durissima nel denunciare le tensioni xenofobiche che si respirano in Italia e nel descrivere le pessime condizioni di accoglienza in cui sono costretti a vivere i rom”. La capo delegazione di An, Roberta Angelilli, e il leghista Mario Borghezio, che hanno votato contro la relazione, hanno invece presentato un “parere di monoranza” a difesa della verità e del buon nome dell’Italia in Europa”, denunciando che il testo “traccia un quadro denigratorio e non realistico della situazione in Italia e sembra mirato a esprimere un giudizio politico strumentale piuttosto che contribuire alla soluzione dei problemi”.

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Se un giorno ci trovassimo a scrivere la storia della pace, non potremmo dimenticare gli zingari che, a parte la citazione che ne fa Erodoto, girano il mondo da oltre venti secoli senza armi. Il nomadismo di Khorakhané e di varie altre tribù del popolo rom comporta un’identità ridotta al nome, all’essenziale, un’identità intrisa di libertà, dove il controllo spetto soltanto alla famiglia: l’economia delle pulsioni, la riduzione delle cose a un principio unitario e assolutistico come lo Stato, nel movimento incessante, risulta impossibile. [In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo]

Khorakhané

(a forza di essere vento)

di Fabrizio De Andrè, Anime salve, 1996
[
Khorakhané: etnia rom di provenienza serbo-montenegrina]

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

[Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna]

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

[perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà]

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti

[sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali]

27 gennaio 2009 – Il giorno della memoria. La popolazione romanì.ultima modifica: 2009-01-27T01:55:00+01:00da paginecorsare
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Un pensiero su “27 gennaio 2009 – Il giorno della memoria. La popolazione romanì.

  1. Ciao Angela e buona serata a te!!! Spero che nei vari TG o programmi TV, questa sera, vi siano approfondimenti come quello da te proposto!!! Un poco di sana “conoscenza”, secondo me, eviterebbe tante tristi storie come quelle che stanno succedendo in questi giorni e da un po di tempo nel nostro Paese!! Purtroppo, a parte i vari grande fratello o isole di sfigati… mi aspetto ben poco!

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