Anna Maria Ortese

pubblicato 15:23 del 29 gennaio 2009
 
Anna Maria Ortese (1914-1988)
Omaggio a una grande scrittrice italiana e a Giorgio Di Costanzo, che ne è estimatore e amico e che oggi ne custodisce generosamente la memoria storica
 

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.

(da un’intervista ad Anna Maria Ortese del 1977, ora in Corpo Celeste, Adelphi, 1997)

 
Convegno di Ischia su Anna Maria Ortese, marzo 2008

Lo scorso 9 marzo 2008 a Ischia si è tenuto il convegno “Anna Maria Ortese dieci anni dopo. Orrore e poesia del reale nell’ultima visionaria”. Curata da Giorgio Di Costanzo, la giornata di studio la previsto gli interventi di Luca Clerici (Il lungo viaggio di Anna Maria Ortese), Giorgio Di Costanzo (“Mio fratello bambino” – Lettere a un giovane ischitano), Goffredo Fofi (Le voci inascoltate), Franz Haas (“Un solo libro ho scritto”: Anna Maria Ortese e il suo romanzo Il porto di Toledo).

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Rai Educational ha dedicato alla Ortese un bel documento, trasferito da Giorgio Di Costanzo in cinque filmati presenti su You Tube. Tali filmati sono ora linkati anche nella colonna sinistra di “Pagine corsare”. Per vederli nel formato originale cliccare su ciascuno dei filmati stessi.
 
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Anna Maria Ortese nasce a Roma nel 1914. Ma non per questo è romana, e nemmeno meridionale. Sentirà sempre la mancanza di radici. e le troverà, nel sogno anziché in veri ricordi, a Barcellona e Carrara, le città dei nonni paterni e materni. Il padre porta la famiglia ad errare per vari luoghi, fino a Tripoli, dove i ragazzi trascorreranno la maggior parte dell’infanzia. Lei abbandona la scuola a quattordici anni, ma studia solitaria sui libri del fratelli, imparando da sola il francese e lo spagnolo. Tornati in Italia, i giovani maschi Ortese fuggono lontano, chi in America, chi in Australia. Vorrebbe diventare maestra di pianoforte, ma un fratello muore in mare in America, e lei sceglie di sostituire al pianoforte la macchina da scrivere. Non si sposerà mai – “sono sempre stata sola, come un gatto”. Scrive per sé, giorno dopo giorno, per tenere a bada l’angoscia. “Si scrive perché si cerca compagnia, poi si pubblica perché gli editori danno un po’ di denaro”. La sua è una vita di dolore e di povertà, quando non di vera indigenza, riscattata dal sogno e dall’immaginazione. Figura appartata, aliena dalle frequentazioni che favoriscono la notorietà e le buone recensioni, ottiene anche riconoscimenti (il Premio Strega nel 1967), ma raggiunge il successo solo quando negli anni ottanta un editore alla moda, Adelphi, porta al successo alcune opere tardive, che nulla aggiungono a quanto Ortese aveva già scritto. L’opera chiave resta il romanzo breve L’Iguana (del 1965): tenera e misteriosa favola, e allo stesso tempo smascheramento del romanzo esotico-ispanoamericano che viveva in quegli anni il suo boom. Adelphi meritoriamente ripubblica le vecchie opere. Tra queste L’Iguana, che 1988 appare anche in francese, presso Gallimard. In quella occasione, eccezionalmente, Ortese accetta di farsi intervistare da Le Monde. Quando l’intervistatrice arriva nella modesta casa di Rapallo, dove da dieci anni vive in compagnia della sorella più anziana, la scrittrice si è già pentita, ed esordisce dicendo: “Non ho più niente da dire”. Morirà nel 1998. [da eseresi.it]

Anna Maria Orteseultima modifica: 2009-01-29T15:23:00+01:00da paginecorsare
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3 pensieri su “Anna Maria Ortese

  1. http://it.youtube.com/watch?v=LtfduLvUQNk

    Quinta e ultima parte (con rarissime inquadrature televisive e la voce di Anna, registrazione da un giornale radio rai, unica, che non mi è stata più restituita dal regista (autore di un documentario eccellente). Grazie, Angela. Lo sai che ti voglio bene e stimo il tuo lavoro per un Maestro tra i più amati. Fra pochi minuti entreremo in un giorno per me “tristissimo”: quello del terzo anniversario della partenza di Mamma.
    Mamma, Papà, Anna: le persone che ho amato di più. Le persone che mi hanno amato di più.

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