Viaggio nella scuola italiana

MigrantiIl programma “Presa diretta”, condotto dal giornalista Riccardo Iacona, è andato in onda in prima serata su RaiTre a partire da domenica 1° febbraio 2009. L’’obiettivo è quello di “raccontare la realtà attraverso fatti e personaggi visti in soggettiva”. Cioè, come precisa lo stesso ideatore del programma, Riccardo Iacona, “raccontare l’Italia” attraverso reportage. Argomento della prima puntata sono stati i “Migranti”, un viaggio attraverso le difficoltà che gli stranieri devono affrontare per vivere e lavorare in Italia. Molto significativi e illuminanti tutti i servizi giornalistici per comprendere la serie di vere e proprie vessazioni che qualsiasi migrante, con regolare lavoro e permesso di soggiorno, deve sopportare nel nostro Paese. Una situazione che non ha confronto con quella di altri Paesi europei.

“Il rapporto con il reale è importante, da noi succede sempre più spesso che a mediarlo sia la politica e che l’informazione finisca per seguire l’onda emotiva”. A “La Stampa” Iacona parla anche della tv italiana, dove “i Tg tendono sempre a riportare quello che i politici dicono sulla realtà e non la realtà vera e propria. Anche i talk-show hanno parte della responsabilità, poiché hanno abbassato il livello di attenzione su certi temi usando un linguaggio sempre più autoreferenziale”.

Domenica 8 febbraio ho seguito la seconda trasmissione di “Presa diretta”, dedicata allo stato della scuola in Italia e non solo. Sconvolgente il servizio di Iannacone sui “diplomifici”, scuole private nelle quali chi si iscrive pagando profumatamente riceve in cambio un “diploma certo” che non richiede alcun impegno, né di studio né di frequenza. Poi ci si meraviglia se il livello di conoscenza è praticamente inesistente in molte fasce dei giovani che escono dalle scuole superiori. E anche da certe università. Mediamente, dunque, il livello culturale degli italiani è destinato a scendere ulteriormente.

Scuola tagliataSi sono visti edifici scolastici in zone italiane che ben poco hanno ormai dell’“edificio”: vere e proprie catapecchie, spesso si tratta soltanto di alcuni locali  in qualche appartamento, locali né “riadattati” né in qualche modo restaurati, né resi sicuri. Ma ciò che è stato più scioccante è stata la parte di reportage in cui Iacona ha visitato alcune scuole svedesi. La prima ubicata in una zona povera, l’altra nel centro di Stoccolma. Siamo così venuti a sapere che una scuola svedese di estrema periferia dispone dei migliori insegnanti, dei migliori laboratori e delle migliori attrezzature, queste ultime di livello superiore e più aggiornate di quante se ne possano trovare nelle nostre università. Tutto documentato da immagini e estese interviste. Gli insegnanti, come accennato, sono di prim’ordine e gli studenti ampiamente motivati. Tutti i testi sono gratuiti, e altrettanto gratuito è tutto il materiale “di lavoro”, come quaderni, penne ecc. Per non parlare dei finanziamenti – ho detto “finanziamenti”, non “tagli”… Bene. Ho cominciato a piangere, e pareva non potessi più smettere… Da disperarsi. E la Svezia è amministrata da un governo di centro-destra…

Le prossime inchieste (che andranno in onda sempre la domenica sera) riguarderanno l’emergenza lavoro, la questione dei rom e degli zingari e le guerre in Afghanistan e Kosovo.

 

Viaggio nella scuola italiana.

I “diplomifici” campani.

di Paola Coppola
”la Repubblica”, 9 febbraio 2009

Fabbriche di diplomi, dove basta pagare alcune migliaia di euro per ottenere un titolo di studi, i voti sono alti, la presenza in classe può essere sporadica. Può costare fino 4500 euro fare l’esame di Stato in uno dei tanti diplomifici della provincia campana. Circa 70 persone hanno preso la maturità nell’ultimo anno in uno di questi centri, nessuno è stato bocciato, e così è andata negli ultimi sei anni. In un’altra scuola paritaria – che sforna 120 diplomati ogni anno – agli studenti lavoratori è richiesta la presenza una volta al mese. “Gli scritti glieli facciamo noi” garantisce un responsabile. In un altro istituto lo sforzo richiesto per sostenere gli esami è imparare una tesina di una ventina di pagine.

Un sistema che non viene alla luce perché non è nell’interesse di nessuno denunciarlo, raccontato da Domenico Iannacone, autore dell’inchiesta sui precari della scuola trasmessa ieri ne la puntata “La scuola tagliata” dal programma “Presadiretta” su RaiTre.

Fuori dalle scuole paritarie gli studenti raccontano che i professori non segnano le assenze e “i compiti in classe li facciamo con il libro davanti”. Un’università telematica promette a chi paga programmi di studio ridotti a un terzo, esami solo scritti. Una laurea vale 7.900 euro. Le famiglie sborsano i soldi, i ragazzi sono promossi e se non superano l’esame di stato alcune scuole promettono di non far pagare l’ultimo anno per la seconda volta.

Qui il reclutamento degli insegnanti avviene in nero e nessuno denuncia perché che il sistema funzioni conviene a tutti. Racconta una professoressa: “Gli studenti devono avere una media alta, chi vuole in classe può spiegare, se non si oppone il dirigente scolastico, perché i ragazzi non devono essere disturbati”. E denuncia: “Non sto lavorando, sto barattando punti”. E un’altra dice che quanti più ragazzi riescono a far promuovere tanto più aumenta la possibilità che il suo contratto sia rinnovato.

Gli insegnanti che bussano a queste scuole sono i precari che sono rimasti fuori dagli incarichi statali. Entrano in una giungla dove si lavora gratis: la busta paga c’è, ma la retribuzione è pari a zero, se va bene hanno contributi e rimborso spese, se va male pagano anche quelli. Per i professori è l’ultima spiaggia per accumulare punti e non perdere il posto in graduatoria. Fabbriche di schiavi, le definisce l’inchiesta che racconta la vita di questi precari disposti a tutto. In attesa di un posto fisso – che nella scuola può arrivare dopo i 40 anni – si adattano anche a questo.

“Con i tagli introdotti dalla riforma Gelmini per loro andrà anche peggio: nessuno li ha ascoltati, lamentano sui blog dove cova e si diffonde la rabbia di chi deve affrontare questa condizione”, dice Iannacone. “Esiste un sistema di sfruttamento di questi professori senza un contratto a tempo indeterminato”, continua. Passa anche dai master che portano punti per le graduatorie, e sono una scelta obbligata che arricchisce gli istituti che li erogano. E finisce con delle giornate paragonabili a un terno al lotto: da Aversa parte un treno chiamato “treno del provveditorato” che arriva a Roma in tempo per entrare in aula. Lo prende chi fa le supplenze nella capitale, e lo prendono anche quelli che aspettano la “chiamata”. Loro sono a disposizione dei circoli didattici, contattati solo se c’è necessità. Si fermano alla stazione, e vanno a lavorare solo se il telefonino squilla.

Per chi volesse rivedere le due trasmissioni:

Migranti

La scuola tagliata

Viaggio nella scuola italianaultima modifica: 2009-02-10T22:52:00+01:00da paginecorsare
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Un pensiero su “Viaggio nella scuola italiana

  1. Blog prezioso questo.Sfrutterò il link in questi giorni per guardare l’ultima puntata di Presa Diretta che,ahimè,mi sono perso domenica.La situazione della scuola in Italia è volutamente fallimentare.Senza l’ignoranza la massa non la si governa se chi lo fa è motivato solo dai suoi sporchi interessi.E’ un teorema semplice.
    artista1969

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