Lo Yemen di Pasolini

Yemen, Sana’a, Pasolini e… Prodi
da Pier Paolo Pasolini – Le regole di un’illusione,
a cura del Fondo Pier Paolo Pasolini, Garzanti Editore, 1991

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Nell’ottobre del 1970 Pier Paolo Pasolini gira a Sana’a, capitale dello Yemen del Nord, alcune scene del film Il fiore delle Mille e una notte; domenica 18 ottobre, terminate le riprese, utilizza la pellicola avanzata per girare 13 minuti di documentario, che intitola Le mura di Sana’a.

Il filmato – un vero e proprio “gioiello” – è stato trasmesso dalla Rai il 16 febbraio 1971 e replicato nel 1997. Non è mai stato proiettato nei normali circuiti commerciali di sala. Solo recentemente è stato realizzato in DVD Home Video.
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Nel commentare il documentario, lo stesso Pasolini legge il seguente Appello all’Unesco:

«Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen a salvarsi dalla sua distruzione, cominciata con la distruzione delle mura di Sana’a.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen ad avere coscienza della sua identità e del paese prezioso che esso è.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché contribuisca a fermare una miseranda speculazione in un paese dove nessuno la denuncia.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché trovi la possibilità di dare a questa nuova nazione la coscienza di essere un bene comune dell’umanità, e di dover proteggersi per restarlo.

Ci rivolgiamo all’Unesco perché intervenga finché è in tempo a convincere una ancora ingenua classe dirigente che la sola ricchezza dello Yemen è la sua bellezza; che conservare tale bellezza significa oltretutto possedere una risorsa economica che non costa nulla, e che lo Yemen è in tempo a non commettere gli errori commessi dagli altri paesi.

Ci rivolgiamo all’Unesco in nome della vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato».

Nel 1984 il sogno di Pasolini, in qualche modo, con legittimo scetticismo, prende finalmente forma. L’Unesco lancia una campagna internazionale per la conservazione e il restauro di Sana’a.

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Il 6 aprile 1988 una delegazione ufficiale composta tra gli altri da Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, da Umberto Sisinni, direttore generale del Ministero dei beni culturali, e dal Fondo Pier Paolo Pasolini, rappresentato da Laura Betti, Francesca Sanvitale ed Enzo Siciliano, si reca a Sana’a. Spetta infatti all’Italia iniziare una parte del progetto complessivo con il restauro di un’area pilota. Un preventivo di circa quindici miliardi di lire per complessivi due anni di lavoro, a cura delle società Bonifica e Italstat e dello Studio Quaroni di Roma.

Il documentario Le mura di Sana’a fu sottotitolato in arabo e donato al direttore del progetto di salvaguardia della città, Abdulrahman Al-Haddad, il quale, durante la cerimonia, dichiarò: “Dobbiamo tutto a Pasolini, che ha messo in moto la solidarietà internazionale sul problema della salvaguardia della nostra città”.

Il 6 settembre 1988, alla Mostra del Cinema di Venezia, le giurie per i “Premi Pier Paolo Pasolini” (tesi di laurea e poesia) consegnarono a Abdulrahman Al-Haddad dieci milioni di lire come contributo alla ristrutturazione della Samsarah Yanhya Bin Quasim, un piccolo albergo “dove Pasolini pensava di inventarsi una ‘vita futura’”…

Scheda del film
Sana’a dopo il restauro
Le mura di Sana’a, Il Messaggero, 3 aprile 2000
Lo Yemen di Pasolini
, galleria fotografica

E’ possibile raggiungere la “galleria fotografica”, che comprende molti fotogrammi tratti dal film di Pier Paolo Pasolini Le mura di Sana’a, anche dall’elenco alfabetico dei “siti che preferisco” – nella colonna a sinistra di questo blog – alla voce “Lo Yemen di Pasolini”

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23 febbraio 2009
Caccia agli zingari
da “Presadiretta” di Riccardo Iacona
RaiTre 22 febbraio 2009

In questa puntata “Presadiretta” mostra con angolazioni diverse l’universo del popolo Rom. La puntata inizia con lo sgombero di un campo nomadi del popoloso e centrale quartiere Testaccio di Roma, seguito da Cinzia Torriglia. Sono i Rom di Testaccio, Sinti italiani da più generazioni costretti a lasciare il luogo dove in molti hanno socializzato e costruito abitudini, dove si sono sposati e dove i figli sono andati poi a scuola. Con continui spostamenti sono stati trasferiti sempre più lontano dal centro di Roma e costretti a sopravvivere nelle periferie metropolitane prive di servizi essenziali e a fronteggiare l’ostilità crescente degli abitanti.

Riccardo Iacona torna su una vicenda che ha suscitato clamore e polemiche ovvero la costruzione di un insediamento abitativo a Mestre  per un gruppo di Sinti italiani deciso dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Contro il progetto si sono schierati dei comitati di cittadini con il sostegno dei partiti di centro-destra, lega xenofoba in testa.

Il viaggio è proseguito con Vincenzo Guerrizio che è andato in Spagna per raccontare una convivenza possibile e documentare le politiche di integrazione per i rom attuate dal governo Zapatero.

Della controversa vicenda di Ponticelli e del presunto rapimento di una neonata da parte di una giovane rom si occupa Silvia Luzi mostrandoci testimonianze e mettendo in evidenza molte incongruenze.

Infine ci sono anche le testimonianze raccolte da Silvia Pizzetti di tre ragazze rom che hanno raccontato la dura vita a cui sono state sottoposte nel campo fin da piccole.

Chi si fosse perso il programma potrà vederlo QUI

Lo Yemen di Pasoliniultima modifica: 2009-02-23T13:33:00+01:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Lo Yemen di Pasolini

  1. Ciao Angela e buona serata a te. Come al solito, devo ringraziarti per il commento da te lasciato. Chi “ricorda” la nostra storia, ha anche ottimi strumenti per capire e, soprattutto, individuare le singole responsabilità che hanno portato allo stato attuale di “crisi”. La quale, oltretutto, per chi non è poi così giovanissimo, è qualcosa che l’accompagna da una vita. Certamente la responsabilità del “popolo” italiano è enorme e, per certi aspetti da te accennati, incomprensibile. Ma come ho sempre sostenuto, siamo noi i primi artefici dello sfascio… ampiamente sostenuti e incoraggiati da quei politici e/o industriali che su questo “sistema” hanno creato la loro fortuna. L’attuale capo del Governo, per esempio, è uno di essi. Prima, elemento di spicco della nostra economia-fantasiosa, poi riciclato nella politica dove ha continuato ad accrescere la sua ricchezza e ad applicare la sua “fantasia” per governarci.

    Per quanto riguarda il tuo post… rimango sempre meravigliato (anche se questo vuol dire: confessare la profonda ignoranza) da quanto racconti su Pasolini. Mi sembra addirittura incredibile che si sia spinto… fin nello Yemen!!!

    Ora mi vado a vedere il video di Presadiretta… altro argomento spinoso!! Ciao

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