Dedicato a un amico…

Dedicato a un amico che invita a
“percorrere un sentiero di crescita”

Sembra facile dire – come fa l’amico Flavio nel suo blog “Per un mondo migliore” – che nella vita ci si debba dedicare alle cose veramente grandi e belle. Anzi, sembrerebbe quasi ovvio affermare che ogni persona dovrebbe alimentarsi di una miriade di fonti culturali, disponibili purché si sia perlomeno in grado di raggiungerle. Purtroppo non è così, almeno in Italia.

Il problema è che occorrerebbe essere “educati” a ciò che è grande e bello fin da bambini, e purtroppo da tempo questo non accade, a cominciare da famiglie nelle quali, se va bene, fin dalla più tenere età i figli vengono “depositati” davanti a un televisore; per continuare con la scuola in cui, se non hai una particolare fortuna, gli insegnanti sono gli stessi che, da genitori, piazzano i loro bimbi davanti a un televisore. Ecco dunque alcune cose che non funzionano: famiglia e scuola, ma soprattutto televisione. Così, per musica ormai si intende soltanto quella pop, nel migliore dei casi quella fornita dalle canzonette, magari in lingua inglese (di cui il più delle volte non si percepisce neppure il testo). E, se proprio si vuole esagerare, qualcuno ha sentito almeno una volta “Eine Kleine Nachtmusik” o la “Jupiter”, magari perché le loro prime otto battute sono state utilizzate in un paio di spot pubblicitari. La verità è che purtroppo tutti quanti (fatte naturalmente le debite eccezioni, sempre più rare) siamo (pare irrimediabilmente) teledipendenti.

“È stata la televisione”, scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1975, “che ha, praticamente (essa non è che un mezzo) concluso l’èra della pietà, e iniziato l’èra dell’edoné. Èra in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino all’infelicità (che non è una colpa minore)”.

E’ evidente – anche soltanto da queste poche parole – che si potrebbero qui individuare alcuni comportamenti o sentimenti delinquenziali giovanili riferiti a recenti fatti di cronaca (definiti  genericamente, per esempio, come “dettati dalla noia”…).

Pasolini rilevava negli ultimi quindici-venti anni della storia italiana (a partire quindi dagli anni sessanta del secolo scorso), corrispondenti al cosiddetto “processo di modernizzazione” del Paese) la messa in atto di quello che in altri suoi articoli definiva un vero e proprio genocidio, perpetrato con arrogante cinismo e insensibile brutalità dal potere. Ancora Pasolini:

“È in corso nel nostro paese […] una sostituzione di valori e di modelli, sulla quale hanno avuto grande peso i mezzi di comunicazione di massa e in primo luogo la televisione. Con questo non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi: sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani”.

E si consideri che Pasolini parlava della televisione di Stato, quindi prima dell’apparizione delle emittenti private – sostanzialmente di quelle che fanno capo ancora oggi all’attuale Presidente del Consiglio –, che hanno per così dire “compiuto l’opera” degenerativa a spese della cultura italiana, facendola degradare a una sottocultura di massa della quale, a fatica, stentiamo ad analizzare del tutto compiutamente gli orrendi risultati. E si consideri ancora che quei “due terzi” corrispondono attualmente ai “nove decimi” degli italiani. E che la decadenza culturale è stata accompagnata dall’omologazione consumistica degli italiani stessi. Sui quali ora, in tempo di crisi, non a caso tornano ad agire gli irresponsabili richiami, sotto forma di “inviti all’ottimismo”, del Presidente del Consiglio, che dimostra semplicemente la sua immarcescibile coerenza… ancorché totalmente antitetica a quella dei cittadini italiani e dei loro precisi interessi.

E’ sufficiente uscire dai confini del nostro Paese per accorgerci di quante persone vivano le loro serate fuori casa: a una rappresentazione teatrale, all’opera o al concerto sinfonico, al cinema, a visitare una mostra… dopo la mezzanotte, per le strade di Londra, di Parigi, di Madrid, di Berlino è uno sciamare di gente che rientra a casa  – appagata, divertita, rilassata – dopo una serata ristoratrice… Anche inglesi, francesi, spagnoli e tedeschi hanno le loro emittenti televisive, ma sembra di capire che probabilmente il processo di omologazione nei loro confronti non sia stato tanto potente e feroce quanto da noi…

Qui, davanti a un televisore – ché pochissimi sono coloro che escono la sera, specialmente da quando gli “imprenditori della paura” di casa nostra ci hanno sapientemente orientati ad evitare incontri malsani, magari con lo straniero di turno – non si passa più una serata perlomeno decente. Gli italiani sono invitati a stare perennemente davanti a un televisore: lo stesso film viene propinato decine di volte, ogni volta con interruzioni pubblicitarie ogni quindici minuti; fino a qualche anno fa, anche se raramente, si potevano rivedere sui canali della tv di Stato una rappresentazione teatrale, un concerto “vero” anche se registrato: ormai neppure quelli, l’alternativa al “Grande fratello” può essere soltanto “L’isola dei famosi”, oppure una accozzaglia di persone che, urlanti con voci sovrapposte, si insultano vicendevolmente. Il “massimo televisivo” è rappresentato da qualche sceneggiato che in un paio di puntate ci narra la vita romanzata di qualche pontefice… Insomma: dipendiamo dallo Stato Vaticano o dal più noto tra i palazzinari. Un orrore.

Non parliamo poi di letture… non a caso il nostro Paese è quello, nel mondo Occidentale, in cui si legge meno. D’altronde – anche se la scuola (almeno quella) ci educasse alla lettura (e non lo fa. Anche non tenendo conto del livello medio degli insegnanti, basterebbe verificare i contenuti della maggior parte delle cosiddette antologie adottate anche nelle scuole superiori) – con ‘sto schifosissimo televisore sempre acceso, quanto tempo rimarrebbe per leggere un buon libro?

Certamente molti di noi, strada facendo, hanno appreso, anche in perfetta solitudine e magari senza poter disporre dalla più tenera età degli strumenti educativi necessari, a riconoscere “il grande e il bello” tra tutto ciò che li circondava: e ciò si è tradotto in una “scala di valori” che ciascuno è stato in grado di costruirsi o di ricostruirsi pazientemente. Così, alcuni sono riusciti, non senza sforzo, a percorrere quei meravigliosi anche se aspri sentieri che li hanno condotti a fruire della visione più ampia e stupefacente dello splendido panorama che si ampliava continuamente davanti ai loro occhi. Purtroppo però, per la stragrande maggioranza delle persone non è stato così. Avvolti in una sorta di camicia di forza vischiosa, costituita da abitudini e da condizionamenti prima subìti poi fatti propri, la gran parte degli italiani pare percorrere a ritroso quel sentiero (sconnesso, e che conduce irrimediabilmente a una specie di baracca.come nella foto seguente…), che è diventato simbolo della inarrestabile decadenza culturale di tutto un popolo.

sentierosconnesso.jpg

Allora, se l’educazione a tutto ciò che è grande e bello è pressocché inesistente, – e io penso per precisa volontà politica – come è possibile accogliere l’invito di Flavio, che ha, oggettivamente, ragione da vendere?

Il dibattito è aperto nello spazio dedicato ai commenti…

* * *

9 marzo 2009

Un saluto affettuoso ad Anna Maria Ortese
Roma, 1914-Rapallo, lunedì 9 marzo 1998


«I soli che possono amarmi sono coloro che soffrono. Se uno davvero soffre sa che nei miei libri può trovarsi. Solo persone così possono amarmi. Il mondo? Il mondo è una forza ignota, tremenda, brutale. Le creature belle che pure ci sono, noi le conosciamo poco, troppo poco».

«… In realtà, ciò che è nato non muore mai. Solo, tramonta. Ciò che vale per il sole può valere per le anime. Non cessano, scompaiono dalla nostra vista… E non dica mai la parola «morto»… Dica «partito». Si abitueranno a non credere alle pur rispettabili apparenze. A non credere solo agli occhi.»
[Lettera di Anna Maria Ortese a Franz Haas, 8 ottobre 1996]

In sonno e in veglia“, di Giorgio Di Costanzo

Dedicato a un amico…ultima modifica: 2009-03-09T00:10:00+01:00da paginecorsare
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5 pensieri su “Dedicato a un amico…

  1. Cara Angela,
    penso che tu abbia espresso molto bene i punti centrali del problema, che io avevo certamente ignorato nel mio intervento.
    Mancano gli stimoli educativi e culturali che possano consentire a tutti di apprezzare appieno la propria esistenza e le cose belle che pur essendoci non vengono abbastanza messe in evidenza e rese disponibili.
    E questo, come hai osservato, non a caso, ma per una precisa volontà politica.
    Anche coloro che hanno capito la bellezza e l’importanza di certe cose, coloro che stanno percorrendo un sentiero di crescita, si sentono menomati e ostacolati sul percorso della realizzazione, vivendo in una società come la nostra.
    La televisione, che come dicevi potrebbe essere un trampolino di lancio formidabile, se usata nel modo giusto, per stimolare negli individui un processo di crescita ed evoluzione morale, civile, culturale e spirituale, viene utilizzata per raggiungere obiettivi esattamente opposti.
    Sembra impossibile, nelle condizioni attuali, stimolare un processo di massa rivolto a prendere consapevolezza della preziosità della vita, dell’esistenza, questa occasione straordinaria, forse unica e irripetibile.
    A me è capitato che quando, nel cammino della mia vita, mi sono posto la domanda “vorresti essere una persona migliore, un individuo che capisce di più del mondo in cui vivi, un individuo che cerca la Verità anche se questa dovesse essere meno bella (ma non lo è) dell’illusione?” ho risposto “si”, senza esitazione; perchè sono convinto che solo la Verità è fondamento stabile di ogni cosa bella e preziosa.
    E così spero che quando anche altri si porranno questa domanda possano rispondere nello stesso modo; questo è il motivo per cui ogni tanto la ripeto, quando ne ho la possibilità.
    Mi consola il fatto che quando qualcuno ha risposto “si” a quella domanda, difficilmente ritorna indietro.
    Il sentiero, invece, è sempre lì, disponibile a tutti quelli che vogliono percorrrerlo. Aperto a tutti quelli che si chiedono “voglio diventare una persona migliore? Voglio cercare di capire qualcosa di più?”.
    Mi rendo conto che le mie osservazioni potrebbero essere considerate un pò troppo superficiali e ottimistiche, e forse è così. Per me rappresentano solo un’approssimazione, un piccolo passo.
    Mi dà speranza anche il fatto che ci siano persone, come te, che senza ingenuità ma con serietà e competenza, con spirito critico e determinazione, propongono degli spunti di riflessione e degli stimoli positivi, che sicuramente saranno accolti e apprezzati da molti.
    Grazie per il tuo prezioso approfondimento, e a presto.
    Flavio

  2. Cara, io preferisco cambiare. Se la gente è sempre la stessa peggio per lei, e so che concordi.
    Non farti li sangue amaro, e vai avanti sempre per la tua strada. La cosa bella sai qual’è ? Sapere chi siamo, non cosa abbiamo. Baci e abbracci.

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