Lavoro e… testamento

Lavoro nero, lavoro precario, disoccupazione, cassa integrazione, chiusura di aziende grandi e piccole, maggiori difficoltà di sopravvivenza per le famiglie, nessuna speranza di futuro per le giovani generazioni. E ancora, incidenti sul lavoro, spesso mortali e, ancora più spesso, tali da provocare invalidità parziali o totali permanenti: questi sono, secondo qualsiasi persona di buon senso, i reali problemi del Paese.

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Ma il governo si occupa di improbabili “piani casa” che paiono soltanto assicurare al territorio italiano martoriato ulteriore cementificazione e ulteriore degrado: ieri abbiamo sentito perfino (a “Anno zero”)  che tale piano prevederebbe l’edificazione di edilizia popolare per le fasce di popolazione meno abbienti, ma ciò non risulta almeno finora da alcuna dichiarazione ufficiale dei diretti interessati, premier in testa. Il quale, prima parla di ampliamento di tutte le abitazioni, anche condominiali, poi limita la sua trovata alle ville uni- e bi-familiari: attendiamo di sentire  che cosa dirà a partire da lunedì, visto che le due prossime giornate sono dedicate al congresso di ufficializzazione del Pdl (Partito del premier).

Oppure, sempre il governo, si prodiga per toglierci anche la libertà essenziale garantitaci dalla Costituzione. Il voto del Senato a un testamento biologico fanatico e integralista nega un diritto fondamentale dell’uomo e nega al contempo il diritto del cittadino ad uno Stato laico, superiore a chiese e sette, e valido per chiunque viva sul territorio. Questo voto apre le porte all’invasione di un confessionalismo truce e spietato, che non si contenterà certo di questo. Un testamento biologico così coercitivo offende l’80 per cento degli italiani e accontenta al massimo un 5 per cento dell’elettorato ma evidentemente la maggioranza che ci governa ritiene che la Chiesa continui ad essere una potenza abbastanza forte da dover essere accontentata per sfruttare la sua autorità.

Qui di seguito riporto due articoli: il primo è apparso il 23 marzo sull’“Unità” e si riferisce alle norme emanate da governo Prodi in materia di sicurezza sul lavoro. Norme delle quali l’attuale governo si sta adoperando per la cancellazione o la totale vanificazione. Il secondo è dell’Agenzia AdnKronos (26 marzo) e contiene le motivazioni di Marcello Pera, già presidente del Senato ed esponente di spicco del Pdl, per il suo voto contrario al cosiddetto “testamento biologico” che ieri ha ottenuto l’approvazione della maggioranza dei senatori.

Governo in retromarcia per la sicurezza sul lavoro
di Massimo Franchi, l’Unità 23 marzo 2009

Un’altra delle pagine migliori del governo Prodi rischia di essere cancellata. La destra non si ferma neanche davanti ai morti sul lavoro. Il Testo unico sulla sicurezza (legge 123 approvata il 3 agosto 2007) ha già dato buoni frutti: riduzione del numero di morti e incidenti, più controlli e pene pesanti e fattive nei confronti dei datori di lavoro che sfruttavano lavoro nero e non facevano rispettare le norme di sicurezza. La scusa è quella del Decreto legislativo che dovrebbe correggere l’applicazione di alcune norme. E invece nelle anticipazioni dei giorni scorsi si parla di una vera demolizione del provvedimento, specie per quanto riguarda le sanzioni nei confronti delle imprese: pene e multe dimezzate, più difficile la sospensione dell’attività.

LA DISTRUZIONE
Il ministero del Welfare guidato dal ministro Sacconi nega che il governo abbia fretta e che esista un testo definito in materia. L’impressione è che sia Confindustria a mettere fretta al governo, ma che il governo se la faccia mettere. Di sicuro c’è il comportamento tenuto in questi mesi dal ministro Sacconi. Da quando è entrato in carica si è ben visto dall’emanare gran parte dei provvedimenti previsti per la piena attuazione del Testo unico. In un’audizione al Senato ha dichiarato di voler «rendere cedevoli alcune disposizioni del Testo unico», di prevedere casi un cui «la collaborazione tra parti sociali può far anche soprassedere alle funzioni ispettive». La linea quindi è tracciata da tempo, ora si cerca solo il momento giusto per metterla in atto.

Nel frattempo la trattativa con le parti sociali è stata solo a parole. «L’ultimo incontro con i tecnici del ministero lo abbiamo avuto a metà gennaio – racconta Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil – ma già il modello proposto era inaccettabile». Il modello si chiama “Avviso comune” e funziona così: le parti sociali (sindacati da una parte, associazioni datoriali dall’altra) sono chiamati, grazie anche all’intervento di un tecnico «facilitatore» del ministero, a produrre un documento condiviso. Com’era facile prevedere questo non è successo. «I datori hanno presentato un documento con 46 punti di semplificazione delle procedure e a quel punto anche gli altri sindacati si sono rifiutati di sottoscriverlo». Il problema di fondo è che anche questo “avviso comune” non faceva alcun cenno alle sanzioni, che spettano in toto al governo.

In questo quadro la Cgil mette le mani avanti ed individua tre norme che Sacconi quasi sicuramente toccherà. «La prima – illustra Modica – riguarda la cancellazione del divieto di visita medica pre-assuntiva da parte dell’azienda, che negherebbe un diritto sacrosanto al lavoratore. La seconda l’introduzione dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale, quei Rls che dovrebbero seguire più aziende piccole che non ne possono avere uno interno, lasciandole praticamente senza controlli. La terza riguarda l’estensione della bilateralità: il principio per cui la corretta attuazione delle norme tecniche e delle buone prassi costituisce una presunzione di conformità alla legge. Basterebbero queste tre norme – conclude Modica – per rendere inefficiente l’intera struttura del provvedimento».

STRAVOLGIMENTO
A denunciare i ritardi del governo ci sono anche le Regioni. In una lettera a Sacconi del 17 febbraio scorso, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ricorda come «la disponibilità data a giugno 2008 ad avviare i tavoli previsti dal Testo unico» a 8 mesi di distanza non abbia ancora ricevuto risposta. Su tutta la partita arriva il giudizio pacato, ma severo del padre di quel testo unico: Cesare Damiano. Il ministro del Lavoro del governo Prodi attende «di vedere la versione definitiva del decreto correttivo per dare un giudizio circostanziato, ma le scelte compiute dall’esecutivo in questi mesi su questa materia non ci lasciano per niente tranquilli – continua Damiano. Nessuno si oppone a correzioni laddove il testo presenta inesattezze o necessità di chiarimenti, ma sarebbe inaccettabile uno stravolgimento dell’impianto normativo».

Damiano conclude: «La guardia non va abbassata perché, nonostante i risultati conseguiti grazie alla lotta contro il lavoro nero, voluta dal governo Prodi, e alla nuova sensibilizzazione che si è prodotta, anche con il Testo unico, la battaglia contro gli infortuni e per l’integrità psicofisica dei lavoratori non è ancora vinta».

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Marcello Pera e il testamento biologico
AdnKronos 26 marzo 2009

“Voto no perché mi oppongo al concetto stesso di dichiarazioni anticipate di trattamento e di testamento biologico”. Così l’ex presidente del Senato Marcello Pera spiega il suo voto di dissenso al ddl Calabrò, che è stato appena approvato dall’Aula di Palazzo Madama in prima lettura. Oltre a Pera, nelle fila della maggioranza hanno votato no al provvedimento Antonio Paravia e Giuseppe Saro, mentre Laura Bianconi e Lucio Malan si sono astenuti. Nell’opposizione, invece, hanno votato a favore, in dissenso col gruppo del Pd, Claudio Gustavino ed Emanuela Baio, mentre Luigi Lusi si e’ astenuto.

“L’articolo 2 della Costituzione – ricorda Pera – contiene il suo no all’eutanasia, nel 32, invece, troviamo il divieto all’accanimento terapeutico. Ecco io credo che questi due divieti sono tutto ciò che occorre, non c’è bisogno di altro”. “Facciamo un’ipotesi – prosegue Pera – il caso di uno stato vegetativo permanente. In quel caso si compie accanimento terapeutico continuando con le cure o si compie eutanasia smettendo le terapie? Si commette un crimine lasciandolo morire o si commette un crimine contro la persona proseguendo con le cure? A questa domanda non c’è risposta. Occorre una decisione”.

“Il testo che stiamo approvando – prosegue Pera – dice che bisogna comunque salvare la vita, e dice anche che questa decisione la deve prendere il legislatore. Credo sia costituzionalmente ed eticamente sbagliato: fa prevalere l’articolo 2 della Carta sul 32. Dopo aver detto no a eutanasia e accanimento – incalza – allora accade che quella zona grigia incerta che si crea tra questi due divieti, viene coperta da una decisione morale e non giuridica”.

Lavoro e… testamentoultima modifica: 2009-03-27T15:01:00+01:00da paginecorsare
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4 pensieri su “Lavoro e… testamento

  1. L’altra sera è stato dato un esempio di televisione intelligente e utile… per chi vuol essere veramente informato, per gli altri… GF, Scatole e Fattiloro…
    Bellissima la lode di Brecht.
    La vignetta di Staino invece è stata superata dai fatti (non intesi come “tossicodipendenti”, ma potrebbero) in senato… adesso non saremo nostri neanche in coma.
    Sulla legge anti-lavoratori non scendo nel merito che già l’articolo dice tutto, cito però, a memoria, Fabrizio Gatti che, in un’intervista su Sky (sarà pure di Murdoch il fascista, ma quella televisione a me piace) ha detto che uno dei motivi per cui non si arresta l’immigrazione clandestina in Italia, è proprio il lavoro nero. I disperati delle zone sub sahariane sanno che in Italia “qualcosa” si trova sempre, ecco perchè si mettono in marcia. Togli il lavoro nero e di colpo risolvi diversi tra i problemi più gravi di questa nazione: 1- molte vittime sfruttate e fatte lavorare in assoluta manmcanza di garanzie; 2- molta immigrazione clandestina, appunto; 3- una grossa fetta di evasione fiscale. Che ci vorrebbe? Come dici? Un governo serio? Mi sa che hai ragione….
    Un abbraccio! L.

  2. Francamente capisco poco le parole di Pera e in reltà non le avrei neanche lette se tu non le avessi pubblicate sul tuo blog.
    Pera è una persona che non mi piace ,e non aggiungo altro
    Più divertente l’ultima stronzata di berlusconi: l’Europa vuol copiare il suo piano casa. Non si sa neanche come sarà questo piano,e gli europei lo vogliono già imitare.Non penso che berlusconi creda a quello che dice, ma se ci crede è in completo delirio: dopo il salvatore dell’Italia, vuol farsi passare per salvatore dell’Europa, anche se una recente indagine lo ha classificato come il peggiore politico europeo.
    Ciao, buona domenica e buona settimana

  3. Grazie Angela… l’ho fatto, quelle foto le guardo sempre… la vita nn è facile come un gioco della play, le emozioni e le paure sono vere ed incontrollabili, e quando si perde il controllo non si può resettare e ricominciare. Si può solo continuare cercando di rimediare e di nn commettere gli stessi errori… d’altronde, a proposito di quei personaggi, “indietro neanche per prendere la rincorsa” come dice il “che”…
    La prox settimana torno a scrivere, più comunista e antifascista che mai 🙂
    Grazie e buona domenica

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