Le colpe del Malpaese, di Giovanni Valentini

Le colpe del Malpaese
di Giovanni Valentini
“la Repubblica”, 7 aprile 2009

Mi scuso anzitutto con gli amici che in questi giorni mi hanno scritto e ai quali non ho risposto. Mi scuso con chi ha lasciato un commento ai post di questo blog: anche in questo caso non sono riuscita a rispondere. Ringrazio tutti, qui e ora. Purtroppo la tragica vicenda abruzzese mi riguardava anche da vicino, e si intrecciava con una “stagione” di esami medici cui mi sto sottoponendo e di cui sono arcistufa. Ho amici sia nel capoluogo abruzzese sia ad Avezzano, dove gli effetti del terremoto sono stati meno crudeli ma ugualmente gravi. Ad Avezzano, Regina e Piero (che si erano conosciuti tramite pasolini.net, il mio sito web dedicato a Pasolini), e i loro due splendidi bambini non hanno fortunatamente subito danni, ma proprio la notte scorsa l’hanno trascorsa in auto, i due bambini erano stati già trasferiti a Roma da parenti. A L’Aquila, di Claudio e della sua famiglia non vi era alcun segnale. Soltanto oggi ho avuto notizie tranquillizzanti da Georgia (anche lei una e-amica di Firenze) riguardanti Claudio, sua moglie e le due figlie, che sono a Roma, di cui Claudio è originario (anche se lo stesso Claudio ha avuto purtroppo un braccio fratturato).

Dice Valentini nell’articolo di “Repubblica” che vi posto ora, che un terremoto “non è colpa di nessuno”: in effetti, è un evento naturale. Non uccide nessuno. Ma  a uccidere sono i crolli, che seppelliscono le persone sotto le macerie. I crolli riguardano la costruzione degli edifici, e purtroppo in questo caso vi sono certamente responsabilità gravissime. Due domande mi tormentano, soprattutto: perché la “casa dello studente”, costruita negli anni Sessanta, non era a norma – e quindi non possedeva criteri di “abitabilità” pur essendo abitata da decine e decine di  giovani studenti? e perché l’ospedale di L’Aquila – definito da qualche organo di stampa “fiore all’occhiello” e inaugurato nel 2000 dopo quindici anni di lavori e un costo che è lievitato di ben venti volte rispetto a quanto previsto dai progetti – è miseramente franato costringendo all’approntamento immediato di un ospedale da campo in cui ricoverare i malati?

“E’ la stampa straniera a ricordarci che ci sono città italiane incise dalle faglie, e dove le bare per i morti e l’inutile mappa dei luoghi d’incontro dei sopravvissuti sono i soli accorgimenti antisismici previsti”, scrive oggi Francesco Merlo su “la Repubblica”. E aggiunge che “abbiamo bisogno di costruttori, di sovrintendenti, di legislatori e di giudici di ferro”. Altroché allargamenti di villette, sopraelevamenti di palazzi, ampliamenti di locali, venti per cento, anzi no, trenta-trentacinque per cento, senza richieste di alcun tipo agli enti competenti: deregulation totale, insomma… 

Qui, in una terra definita da sempre “ballerina”, sono cadute case anche di nuova costruzione. Si pone un problema di un controllo della qualità delle costruzioni e di responsabilizzazione penale per chi ha scientemente costruito con criteri di illegalità che non si sono limitati – anche qui in modo criminale – all’utilizzo di lavoro nero e  alla mancanza di sicurezza per chi ha lavorato nei cantieri, ma hanno coinvolto anche la disapplicazione di norme di sicurezza previste per legge anche per ciò che riguarda l’antisismicità nella progettazione e costruzione stessa degli edifici. Si pone il problema anche di capire se e quali siano state le eventuali connivenze di pubblici amministratori che non abbiano attuato – dolosamente – i dovuti controlli.

E chi “si è permesso”, come Giampaolo Giuliani, di segnalare possibilità di eventi sismici eccezionali si è ritrovato una denuncia per “procurato allarme”… Incredibile.

Intervista del 23 marzo 2009 a Giampaolo Giuliani

Non si possono prevedere con certezza gli eventi sismici, ma si potrebbe
perlomeno tener conto di determinati studi e monitoraggi, che a loro volta
costituirebbero elementi di allerta e di prevenzione. E’ chiedere troppo?

A questo nostro paese e ai nostri concittadini si può dare il massimo riconoscimento di generosità, solidarietà e coinvolgimento quando accadono tragedie come quella del terremoto in Abruzzo. Così come si può dare il minimo di credibilità quando si tratta di rispetto delle leggi e dei regolamenti, purtroppo non solo per quanto riguarda le imprese edili. Occorre che si diffonda la coscienza che il nostro è uno Stato di diritto e che non è consentito ricorrere a illegalità di alcun genere. E dovremmo tutti quanti esigere che i primi a prenderne coscienza siano proprio coloro che stanno ai vertici dello Stato, che non sempre hanno dimostrato eccessiva sensibilità in tal senso. Secondo le ultime stime, in Italia ci sarebbero al­meno 75-80 mila edifici pub­blici da consolidare: tra questi, 22 mila edifici scolastici sono in zone sismiche (c’è un lungo elenco di scuole nelle quali negli ultimi mesi si sono verificati crolli di soffitti o di pareti), 16 mila scuole si trovano in zone ad alto rischio, circa 9 mila non sono costruite con criteri antisismici. E, appunto in un “paese ballerino” qual è il nostro, non oso neppure pensare a che cosa potrebbe accadere in caso di eventi sismici a una centrale nucleare così come al progettato Ponte sullo Stretto… Messina, una città totalmente distrutta da un terremoto nel 1908…

1908, il terremoto di Messina
Messina, il terremoto del 1908

[l’articolo di Giovanni Valentini]

Non è certamente colpa di nessuno, tantomeno del governo in carica, se scoppia un terremoto nel cuore della notte e devasta un’area sismica già censita nelle mappe della paura, provocando una dolorosa catena di rovine, morti e feriti. Quando l’instabilità del territorio si combina purtroppo con la violenza della natura, il cataclisma diviene inarrestabile e l’uomo non può che arrendersi alla fatalità.

Il terremoto a L'Aquila È doveroso ora far fronte all’emergenza, soccorrere le vittime, assistere i sopravvissuti, ripristinare al più presto condizioni di vita normali e dignitose per tutti. Ed è senz’altro opportuno accantonare per il momento qualsiasi polemica contingente, per concentrare gli sforzi in un impegno comune di solidarietà. Ma subito dopo sarà necessario anche compilare l’inventario delle responsabilità, remote e recenti, non solo per accertare che sia stato fatto davvero tutto il possibile per prevenire un evento di tale portata, quanto per impedire che possa ripetersi in futuro o perlomeno per contenerne eventualmente l’impatto.

Non vogliamo riferirci qui tanto alla “querelle” fra il tecnico che nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme e l’apparato della Protezione civile, sostenuto dall’establishment del mondo scientifico, secondo cui un terremoto non si può mai prevedere. Sarà pur vero che i sintomi registrati dai sismografi o da altre apparecchiature non consentono di predisporre per tempo un intervento funzionale, cioè un’evacuazione di massa delle case, dei paesi e delle città. È altrettanto vero, però, che in questo caso i segnali sono stati evidentemente trascurati e sottovalutati, fino al punto di mettere sotto inchiesta l’incauto tecnico in virtù di un paradosso giuridico che prende il nome di “procurato allarme”.

La questione fondamentale è un’altra e si chiama piuttosto “cultura del territorio”. Vale a dire conoscenza e rispetto della natura; sensibilità e cura per l’ambiente; tutela del paesaggio e ancor più della salute, della vita umana, di tanti destini in carne e ossa che in quel territorio incrociano la propria esistenza. Non c’è pietà per le vittime e per i sopravvissuti di questo o di altri terremoti, come di ogni disastro naturale, senza una consapevolezza profonda di un tale contesto e senza una conseguente, concreta, quotidiana assunzione di responsabilità.

Fuori oggi da una sterile polemica politica, non si può fare a meno tuttavia di registrare l’enorme distanza – propriamente culturale – fra un approccio di questo genere e il cosiddetto “piano-casa” recentemente varato dal governo di centrodestra, nel disperato tentativo di rilanciare l’attività edilizia. In un Malpaese che trema distruggendo – insieme a tante speranze e a tante vite – abitazioni, palazzi, ospedali, scuole e chiese, e dove ancora aspettano di essere ricostruiti gli edifici crollati nei precedenti terremoti come quello del Belice di quarant’anni fa, la priorità diventa invece la stanza in più, la mansarda o la veranda da aggiungere alla villa o alla villetta, in funzione di quel consumo del territorio che si configura come un saccheggio privato a danno del bene comune.

terremotoabruzzo02.jpg

Non saranno magari le fughe di gas radon emesse dalla terra in ebollizione – come predica l’inascoltato ricercatore abruzzese – a permetterci di prevedere i terremoti, ma verosimilmente una rigorosa prevenzione anti-sismica può aiutarci a ridurre al minimo i danni e soprattutto le vittime. Tanto più nelle regioni e nelle zone dove il rischio è notoriamente più alto. Ecco una grande occasione per rilanciare l’attività edilizia nell’interesse generale, non già al servizio della speculazione immobiliare ma semmai in funzione di un investimento umano e sociale sul territorio.

Con [gli oltre duecento] morti finora accertati, i mille e cinquecento feriti, i settantamila sfollati, i diecimila edifici crollati o danneggiati, il triste bollettino di guerra che arriva dall’Abruzzo interpella una volta di più le ragioni di un “ambientalismo sostenibile”: cioè, pragmatico, costruttivo, effettivamente praticabile. Di fronte al primo cataclisma del nuovo millennio, quello schieramento composito e trasversale che vuole difendere l’immenso patrimonio naturale, storico e artistico dell’Italia dagli egoismi individuali, è chiamato a misurarsi più che mai con la sfida della concretezza. Superata l’era delle vecchie ideologie, rosse o verdi che fossero, ora c’è da impugnare la bandiera del realismo civile.

Le colpe del Malpaese, di Giovanni Valentiniultima modifica: 2009-04-08T16:08:00+02:00da paginecorsare
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11 pensieri su “Le colpe del Malpaese, di Giovanni Valentini

  1. Ciao Angela. Io immagino già il finale di tutta questa tragedia. Tra 15 giorni gran parte della gente avrà dimenticato morti, sopravvissuti e donazioni varie… Qualcuno comincerà a speculare sulla ricostruzione, ricominceremo a parlare di Ponte sullo Stretto, scampagnate degli operai in sciopero e spesa delle impiegate statali…. fino alla prossima tragedia.

    Ti auguro una buona serata.

  2. Ciao Angela, vengo ora dalla lettura del post di Rossomoleskine. C’è poco da commentare, com’è ovvio, e molto da meditare. Anzi, mi sono ripromesso di pensare seriamente ad una proposta venuta da un blogger che viene spesso da me (Roberto): boicottare per una sera i TG. Mi sembra un’idea fantastica e sarebbe un “segno” della nostra presenza e protesta. Ci voglio pensare su….

    Per ora, ti auguro di passare serenamente i prossimi giorni di festa. Ciao

  3. Non riesco ad esprimermi riguardo a questo Giuliani, che pure mi “affascina” per il “ruolo” che in questa vicenda riveste, perché non ho competenze tecniche, e non saprei se appoggiarlo o meno. Vero è che, a quanto pare, aveva predetto di un grande sisma ma con un epicentro ( e quindi diffusione a livello di eco ) diverso da quello effettivamente colpito. Per cui sono un po’ divisa, per ora, tra lui e Boschi ( personaggio che trovo presuntuoso nei modi di parlare e di gesticolare ), il quale comunque evidenziava che sarebbe stato assurdo evacuare una città per far andare le persone altrove, mentre poi proprio in quell’latrove si sarebbe verificata una doppia catastrofe.
    Seguiremo questa polemica per molto, credo io. Chissà se si troverà una soluzione chiara in merito.
    Quanto al resto qui c’è stato un grande terremoto. Molta paura, pochi anni fa. Molta disperazione. Terrore allo stato puro, anche per i mesi successivi.
    Ma le case non sono crollate, è crollata una scuola.
    Qualche intelligentone che dettava regole sul mercato a risparmio, in combutta come avviene in questi casi con le amministrazioni locali, aveva costruito un piano sovraelevato sulla vecchia struttura scolastica.

    Io non so, sinceramente, fino a che punto l’uomo può far fronte alla natura. Certo è che, però, possiamo almeno limitare i danni.
    Magra consolazione, davanti alle morti, è vero. Ma avrebbero potuto esserci meno decessi, rispetto a quelli avvenuti.
    Questa, la rabbia, e forse soprattutto la delusione di un Italia che ogni volta cade a terra come briciole di pane dalla tovaglia.
    Trascorri buoni giorni, un abbraccio Angela.

  4. Ciao Angela,
    quando accadono queste tragedie mi viene sempre da pensare alla follia dell’uomo, che invece di mettere il proprio impegno al servizio della prevenzione e della soluzione dei problemi, pensa a partite di calcio, alla formula 1, a modi demenziali di divertirsi e passare il tempo, a come meglio struttare il prossimo.
    L’uomo potrebbe realizzare il Paradiso in Terra, se solo non fosse pazzo.
    Un caro saluto

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