Il filo di Arianna

Il filo di Arianna

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31 marzo 2009. La riunione della Commissione Grandi Rischi a L’Aquila iniziata alle 18,30 si conclude alle 19.30,con una conferenza stampa dove De Bernardinis (vice capo settore tecnico-operativo) dichiara: “La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole. Questa vicenda deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico; mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato di ansia”. Cinque giorni dopo, la tragedia.

16 aprile 2009. La Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane: “La settimana tra il 30 marzo e il 5 aprile, è stata fatale per il nostro territorio. Lanciavamo continui appelli, la gente fuggiva in strada per paura delle scosse. Ci era stato detto che la nostra era una psicosi, che avremmo dovuto avere un atteggiamento diverso, di serenità. Invece…”. E prosegue: “Possibile che le due scosse avvenute la notte del 5 aprile, poche ore prima della tragedia, non abbiamo fatto suonare un benché minimo campanello d’allarme? Molti di quelli che si sono salvati, quella notte hanno dormito in macchina”.

Nei commenti al post precedente, quelli di Arianna hanno proposto alcuni temi sui quali mi sembra utile qualche ulteriore riflessione. Preciso subito anzitutto che non sono particolarmente assidua di programmi televisivi di approfondimento informativo: ne seguo con molta attenzione soltanto alcuni (i telegiornali [anche quelli Mediaset, sia pure turandomi il naso – e a momenti sfasciavo il televisore quando, il 7 aprile scorso, hanno fornito i dati d’ascolto del Tg1], Report, Annozero, Ballarò [non sempre], Otto e mezzo, Che tempo che fa [soltanto le interviste, e non tutte], le inchieste di Riccardo Iacona [quando ci sono], Chi l’ha visto [raramente], e infine il Tg3 della notte).
Sempre per quanto riguarda l’informazione, non seguirei neppure sotto tortura tutto il resto, Vespa in testa. Per non parlare dei cosiddetti programmi di intrattenimento che mi fanno letteralmente ribrezzo, e dei film che sono ripetuti per la duecentesima volta, continuamente interrotti da insopportabile pubblicità. Per conoscerne l’esistenza, bastano e avanzano i dieci minuti di Blob quotidiano. I film che mi interessano me li procuro in Dvd , così evito interruzioni e me li godo beatamene.

Seguo invece con attenzione – servendomi ampiamente del motore di ricerca – tutta la controinformazione che riesco a reperire nei siti o nei blog in rete. E ascolto RadioTre, Radio radicale e Popolare Network. Mi resta tempo anche per leggere buoni libri e per dedicarmi alla musica. Sono una cittadina comune, comunissima, di età avanzata e strapiena di patologie: considero prezioso il tempo di cui dispongo ed evito perciò il più puntigliosamente possibile di inebetirmi davanti al televisore; è un tempo che dedico in buona parte al lavoro editoriale su carta e sul web (quando il lavoro da co.co.co c’è, naturalmente, cosa che accade sempre più raramente di questi tempi…) per integrare una pensione che è un eufemismo definire miserabile.

Il terremoto in Abruzzo mi ha sconvolto e atterrito e oltretutto, avendo amici carissimi sia a L’Aquila sia ad Avezzano sono stata col fiato sospeso per parecchi giorni, calmandomi soltanto quando ho potuto risentirli tutti, un po’ ammaccati ma vispi… Non mi calmavo, invece, man mano che ascoltavo o leggevo quanto era accaduto a tutte le altre persone, come sempre tradite non tanto e non solo dall’evento naturale, ma dalle incongruenze, dai disservizi, dall’inconsistenza dei vertici delle istituzioni, dalla supponenza dei cosiddetti esperti che sono apparsi nei telegiornali spiegando tutto “al colto e all’inclita”, dal pressappochismo di chi ha giocato da subito allo scaricabarile, e infine dalle strumentalizzazioni dei soliti noti. E purtroppo penso che il tradimento continuerà per un bel pezzo, anzi non è mai cessato… e non certo a causa di Michele Santoro e della sua Redazione.

Cercherò di dire come la penso rispetto ai problemi che ha sollevato Arianna. E fornirò una serie di link utili, anche perché resti memoria in questo blog di un’immane “tragedia annunciata”.


1.  Gli esperti presenti da Santoro & Un palcoscenico per il premier
Giovedì 9 aprile, a tre giorni dal terremoto, ad Annozero c’era il Presidente dell’«Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia» (INGV), Enzo Boschi, e giovedì 16 la responsabile del «Servizio di coordinamento della Sala situazione Italia», Titti Postiglione. Guido Bertolaso ha scritto ad Annozero: «Grazie a Santoro per l’opportunità che ci offre stasera affidando a Titti il compito di ricambiare il regalo che un anno fa ci fece con due memorabili trasmissioni sui rifiuti a Napoli che ci hanno permesso, quando abbiamo acceso il termovalorizzatore di Acerra, di ricordare a tutti la situazione drammatica e sconvolgente dalla quale eravamo partiti». L’ha messo nero su bisanco in una lettera pubblicata sul sito del dipartimento e dedicata alla puntata del 16 aprile di Annozero. Bertolaso ha concluso: «Siamo grati alla trasmissione e a Santoro per averci interpellato».

Il Presidente dell’INGV, ad Annozero, aveva ammesso che è pressoché impossibile localizzare e prevedere il momento di massima potenza di un terremoto, ma ha parlato assai di prevenzione. E ha parlato anche di altre situazioni per le quali non si sta facendo niente di niente, come l’abusivismo edilizio proliferato massicciamente sui versanti del Vesuvio, per esempio, una situazione da brivido di cui sento parlare da anni… Per attuare prevenzione, alle falde del Vesuvio come in un sisma, sono utili gli esperti, ma occorrono soprattutto amministratori locali e centrali che si facciano carico delle responsabilità anziché “giocare a scaricabarile”: perché questo sanno fare a regola d’arte i politici. Quegli stessi che poi vengono a trovarci, carichi di barzellette, quando subiamo le catastrofi: gli fa bene ai sondaggi… E che noi, come tanti decerebrati, continuiamo a votare nonsisabeneperché. I giornalisti, poi – perlomeno professionalmente – avrebbero un compito preciso di informazione e di denuncia rispetto a tutto ciò che funziona e che, soprattutto, non funziona; dovrebbe essere vietato per legge (visto che vivo in un Paese dove un partito che si chiama “Popolo della libertà” vieta perfino di disporre di noi stessi, del nostro corpo e delle cure che vogliamo o non vogliamo ricevere) ai giornalisti stare nelle redazioni per servire al meglio il padrone di turno e divenirne “i tappetini”.

Nei telegiornali è passato un po’ di tutto, dagli archeologi agli architetti ai geologi, mancavano soltanto gli apprendisti stregoni e le fattucchiere. Ma sentir dire da una giovane che ha perso il fratello alla Casa dello studente che quando ha chiesto una verifica perché l’edificio presentava molte crepe è arrivato il sopralluogo di “un custode del palazzo” (cioè dell’addetto alla portineria??) che ha raccomandato a tutti di “stare tranquilli” sono trasalita. Poi è arrivato anche un tecnico inviato dalla Provincia, un architetto – tornato in seguito una seconda volta – che, osservate le fenditure nelle pareti le aveva definite “crepe di assestamento”. Beh, il tecnico era un architetto, quindi un esperto. Sapremo mai se si trattasse di un esperto scelto attraverso una gara pubblica o chiamato da un amico dell’amico di un assessore che poi l’ha assunto come funzionario-consulente comunale? Bella domanda, vero?

Aver fatto recapitare nelle settimane precedenti la scossa fatale un avviso di garanzia per “procurato allarme” a Giampaolo Giuliani che in perfetta solitudine studiava da mesi lo sciame sismico, mi è parso un tantino eccessivo (tra l’altro, la possibilità di previsione di un evento sismico non è esclusa categoricamente neppure dall’INGV). Dà un’idea, tra l’altro, di come sia miseramente finita la ricerca scientifica nel nostro Belpaese. Per associazione di idee, mi è venuto in mente Galileo Galilei e il processo subito per avere sostenuto che la Terra era tonda e non piatta. Salvo ritrattare per non essere scomunicato e magari mandato al rogo dalle gerarchie ecclesiastiche dell’epoca. E ricevere le scuse ufficiali di altrettante gerarchie ecclesiastiche con un ritardo di oltre quattrocento anni. Lo spessore umano e culturale di tali gerarchie, poi, mi è venuto in mente quando ho sentito l’arcivescovo de L’Aquila nell’intervista [comica, spero involontariamente] dell’altra sera. Perché lui s’è indignato, e l’ha detto ridacchiando incoscientemente, non tanto per le ormai famose “cubature”, quanto per Vauro che ha rappresentato il Presidente del consiglio travestito da Nerone che suona la lira sulla città distrutta (geniale Vauro! come sempre). Comico nel comico: Sua Eccellenza l’arcivescovo la trasmissione non l’ha vista, gliene hanno parlato…

Ma, poiché ho citato il palcoscenico, che cos’ha fatto il capo del governo dopo il terremoto a L’Aquila? E’ letteralmente straripato, perfino ad Annozero abbiamo dovuto rivedere il suo ghigno disumano, non bastavano i telegiornali invasi dalle sue dichiarazioni ritagliate su misura da solerti direttori di rete (perché le porcherie abbiamo dovuto leggerle sui giornali stranieri, esattamente come ai tempi del MinCulPop. Ma questo è ormai l’andazzo dell’informazione in questa povera Italia). Buon per lui: campagna elettorale a costo zero. Ché, tanto, a pagare i danni, saranno sempre e soltanto i cittadini italiani con le loro tasse e balzelli.

Tagli agli Enti locali, tagli alla scuola, alla sanità; polizia sotto organico e senza benzina per le “volanti”, tanto ci hanno appioppato le ronde, la modernizzata “Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale”. Tagli alle infrastrutture (escluso il solito Ponte sullo stretto, ché ai Faraoni non gliene frega niente che gli schiavi muoiano come mosche – magari  perché la prossima “piramide” la innalzano in zona altamente sismica, consentendo nel frattempo che collassino tutte le strutture scolastiche d’Italia, isole comprese – l’importante è lasciare qualcosa per cui, nel bene o nel male, si venga ricordati nei secoli). A casa mia si chiama megalomania. E sentirsi tutelati da un megalomane, per piacere, da “quel” megalomane, poi, mi sembra veramente offensivo. Perlomeno com’era offensivo accettare la social card. Mi sentirei di fare “il gran rifiuto” quasi come Celestino V (quello di cui è stata portata in salvo dalla basilica di Santa Maria di Collemaggio la mummia la scorsa settimana).

Abbiamo già dimenticato le decine di migliaia di insegnanti che dovranno forzatamente abbandonare il posto di lavoro a partire dal prossimo anno scolastico? E la marea montante di chi è già o sarà presto disoccupato a causa della crisi economica mondiale? O di chi percepirà (quando la percepirà) una cassa integrazione di settecento euro mensili dovendone versare – quando va bene – novecento per un mutuo? Oppure delle continue morti sul lavoro, alla cui sempre più inesistente sicurezza ha pensato bene di concorrere “allineato e coperto” ‘sto cosiddetto “popolo della libertà” cancellando norme e codicilli che permettevano migliori e più numerosi controlli? Tutte situazioni per cui non si è varato, a tutt’oggi, un provvedimento che sia degno di tale nome. Così, mentre l’opposizione giace, impotente, tra le braccia di Morfeo, uno, e uno solo – Dio ce ne guardi – si arroga il diritto di “tutelarci”. Ecco, se per Giampaolo Giuliani ho pensato a Galileo, per questo bel tipo, “tombeur de femmes”, ho avuto un’associazione di idee del tutto spontanea con quell’altro cavaliere che, a torso nudo, mieteva il grano insieme ai contadini. Poi, qualche mese dopo, quegli stessi contadini li mandò a morire a centinaia di migliaia sui campi di battaglia in nome dell’amicizia con il suo amico imbianchino. Bella gente. Grazie molte, preferisco non essere tutelata se non da quel po’ di forza d’animo e di coscienza civile che possiedo.

Dunque, in tutti i sensi pagheremo come sempre tutto noi. Esclusi naturalmente gli evasori fiscali a favore dei quali il megalomane di cui sopra ha pensato di cassare, al volo – appena ripreso il potere -, le norme restrittive e di controllo promosse dal governo precedente.

Certo, la gente “vuol vedere lo Stato”,  ma quanto a “sentirsi tutelati” ce ne corre. Sinceramente, sarebbe sufficiente anche senza ripercorrere diligentemente la sua carriera, pensare ai suoi due migliori amici, Previti e Dell’Utri e a quell’«eroe» di Mangano lo stalliere, per sentirsi dispensati in eterno da una tale, ipocrita e fasulla tutela. Destra o sinistra, ci hanno ormai sapientemente e furbescamente educati tutti quanti a credere più all’apparenza che alla sostanza, a non dare mai un’occhiata un millimetro sotto la superficie: questa è la realtà in cui siamo immersi e di cui neppure sembriamo più renderci conto, sapientemente distratti come siamo da grandi fratelli e da reality su isole più o meno famose.

2.  L’arrivo dei soccorsi & La prevenzione
Certo, conosco abbastanza bene quelle zone, ho addirittura attraversato l’Appennino con la mia prima Cinquecento (Roma-L’Aquila) quando non esisteva ancora autostrada. Ed è vero che la tortuosità delle strade e anche, dopo il terremoto, l’intasamento hanno avuto un peso nel più o meno rapido arrivo dei soccorsi. Ma, se ho capito bene, il Comune de L’Aquila disponeva di dodici (diconsi 12) persone della Protezione civile (penso fossero vigili del fuoco, perché almeno nei capoluoghi italiani una loro caserma c’è o ci dovrebbe essere sempre). Probabilmente sono stati i primissimi dodici soccorritori e, ancora probabilmente, avevano un mezzo di trasporto attrezzato, spero fornito anche di carburante per farlo circolare. Ma il problema non ha riguardato i soccorritori, che comunque risulta siano arrivati rapidamente, né la loro generosità nell’affrontare un vero e proprio tragico cataclisma. Santoro non ha risparmiato elogi ai soccorritori: le puntate di Annozero sono sul sito e chiunque può rivederle.  Il problema era, come si dice, “a monte”. Molto a monte.

Se anche si desse per scontato che un terremoto non si possa prevedere né ora né mai, si potrebbe perlomeno pensare a qualche norma di prevenzione. Nel caso de L’Aquila, non solo non si era allertata in alcun modo la popolazione (per non allarmarla, dicono… “ma come sono buoni, loro”, avrebbe balbettato un qualsiasi Fantozzi), ma non erano stati neppure predisposti piani di qualsivoglia genere per affrontare ciò che da mesi si preannunciava (gli amici aquilani me ne avevano fatto cenno fin da quando ci eravamo sentiti al telefono per scambiarci gli auguri di fine anno). Questo è avvenuto, sempre se ho capito bene, per responsabilità delle amministrazioni locali, ma soprattutto di una amministrazione centrale che ha tagliato drasticamente fondi costringendo Regione, Provincia e Comune ad avere disponibilità pari a zero per tutta una serie di servizi. Ma non è finita qui.

In una situazione del genere le istituzioni locali penso non avessero molta scelta rispetto alle risorse di cui poter materialmente disporre. Ma poiché i cittadini adulti non sono (come sostenne il capo del governo nel 1994) come “dei bambini di dieci anni, e neppure tanto svegli”, si sarebbero potute progettare iniziative se (anche soltanto in un caso su cento) si fosse verificata una scossa più preoccupante di altre (la domenica sera, per esempio, mi risulta che verso le 23.30 vi fosse stato un “avvertimento” più consistente di quelli precedenti). Come quando si sale a bordo di un aereo le hostess si preoccupano di informare i passeggeri sui comportamenti da tenere, indicando dove sono collocati i salvagente, le mascherine eccetera eccetera (ricordate i passeggeri di quel volo che, partito da New York ammarò nel giro di una decina di minuti nell’Hudson? la maggior parte dei passeggeri aveva indosso il giubbotto-salvagente – e penso avessero anche una paura boia), così si sarebbe potuto, per esempio, pubblicare sui giornali locali o nelle edizioni regionali televisive alcune norme di comportamento di carattere generale, del tipo: tenere una valigia con qualche effetto personale, una pila funzionante e un telefono cellulare a portata di mano. Proprio come provvedimenti minimali.

Ora qui si impone una riflessione più ampia. Per qualche mese in questa nostra malandata Italia non si sono sentiti altro che discorsi sulla “sicurezza”: gli “imprenditori della paura” stavano giocando tutte le loro carte su questo tema, ci hanno bersagliati a dovere di messaggi che hanno saputo creare un clima di insicurezza senza precedenti. Che, c’è da dire, li ha “premiati”, in un certo senso. Anche se surrettiziamente e con i migliori alleati che si siano potuti inventare: le onnipresenti oltre che onnipotenti televisioni (quelle del megalomane e quelle che, sulla carta, dovrebbero essere patrimonio dello Stato, quindi nostro, anche se in realtà non è così). E malgrado le statistiche ufficiali (non i sondaggi addomesticati) ci dicessero che i reati rivolti anche a singole persone erano in costante diminuzione, ci siamo lasciati prendere dal panico: ci volevano insicuri?, bene, li abbiamo assecondati. Siamo diventati un popolo di “assecondatori”. E di “boccaloni”. Ci raccontano balle? e noi gli crediamo. Ci raccontano barzellette? e noi ridiamo, anche se sono vecchie come Noè. Ci fanno il “gioco delle tre carte”? e noi li elogiamo per la loro strabiliante abilità. Reale è diventato ciò che ci racconta la televisione, stiamo lì a bocca aperta come tanti allocchi a farci rincretinire; è la nostra vita, quella vera, a essere diventata un evento irreale. 

Sono tra coloro che hanno vissuto, a Milano, i primi devastanti bombardamenti aerei del ’43. Ebbene, vi erano postazioni antiaeree dove i soldati stavano di guardia in varie zone della città ventiquattr’ore su ventiquattro e che, appena percepivano il rumore di un aereo, suonavano una sirena. Certo, era un suono lugubre. Certo, si provava paura, eccome. In tutto il seguito della mia vita non ho mai potuto apprezzare un film di guerra, preferisco proprio non vederli, perfino se beccano gli Oscar. Ogni palazzo aveva un “capo fabbricato” che presiedeva in un certo senso l’evacuazione senza che prevalessero manifestazioni di panico. Ma c’era il tempo di spostarsi da casa, di andare nei rifugi portandosi appresso pochissime cose che tenevamo sempre a portata di mano. Ricordo mio padre con un mazzo di carte, o mia sorella con la sua “pigotta” di pezza… Ci si conosceva tutti, nel palazzo, c’era familiarità, e la vicina di turno che riceveva un sacchetto di farina dai parenti contadini, dopo aver fatto una grossa pagnotta sulla stufa a carbonella lo portava con sé e lo distribuiva equamente.

Ora, nel caso di un terremoto, ciascuno di noi proverebbe paura. Ma si può controllarla e contrastarla. Fatte  le debite eccezioni, gli esseri umani nella stragrande maggioranza sono creature pensanti, non pecore impazzite né zombie rimbecilliti da grandi fratelli.


3.  Le responsabilità strutturali & L’intensità in progress del terremoto
Questo si è rivelato da subito l’elemento più clamoroso nel terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Il fatto che rimanessero in piedi interi palazzi e se ne sbriciolassero altri vicini, spesso contigui, significava che vi erano stati gravi carenze strutturali. in fase di costruzione. Più o meno dolose. Dolose nel senso che un costruttore sa benissimo che se il cemento armato non viene fabbricato a regola d’arte – partendo dal calcestruzzo con le prescritte quantità di sabbia, i tondini di ferro, le staffe che fasciano i piloni portanti (in alcuni casi i rilievi hanno rivelato l’utilizzo di sabbia dei litorali marini, quindi con residui che lentamente ma inesorabilmente corroderanno le parti metalliche) – avverranno col tempo dei cedimenti delle strutture portanti. Non occorre certo un esperto per comprendere come ciò possa accadere, anche non necessariamente in presenza di un terremoto. Per l’Abruzzo c’è l’aggravante che si tratta di zona sismica (ancora classificata di livello 2, almeno fino al prossimo giugno – in origine nel decreto Milleproroghe era previsto il giugno 2010, come avevo scritto in una precedente risposta ad altro commento di Arianna, ma una manina ha prontamente corretto la data all’indomani del terremoto in Abruzzo).

L’analisi a posteriori compiuta poi su campioni prelevati ha confermato tali carenze ed errori più o meno volontari, circostanza che toccherà alla magistratura accertare. Coloro che hanno prelevato campioni hanno mostrato come le porzioni di cemento si sfarinassero anche soltanto se premute tra due dita: “sembra borotalco”, ha detto uno dei tecnici incaricati di tali prelievi.

Dal sito “Il capoluogo”
Il 30 marzo l’intensità dell’ennesimo terremoto ha raggiunto il 4° grado della scala Richter, la pericolosità della situazione è stata percepita quasi da tutti in città.
Dopo la scossa del 30 marzo, il sindaco de L’Aquila ha deciso anche di chiudere due scuole e di spostare il pressing anche sulla Protezione civile.
Il 1° aprile la giunta comunale, all’unanimità, ha inoltrato al governo una richiesta dello stato d’emergenza. Un documento che già il giorno successivo era sulle scrivanie di Palazzo Chigi. Ma che non è mai stato esaminato. L’amministrazione aquilana chiedeva al governo 15 milioni di euro per intervenire subito sugli edifici scolastici. Ma soprattutto di “disporre i mezzi indispensabili ad affrontare la situazione con la necessaria prontezza, per garantire la pubblica incolumità e la continuità dei servizi pubblici erogati”. La lettera arriva a Palazzo Chigi, ma il governo non risponde. Interviene però il sottosegretario Bertolaso che invia gli esperti della  Commissione grandi rischi a L’Aquila (qui il verbale del 30 marzo della Commissione Grandi Rischi).
E proprio questi esperti misero nero su bianco che “non c’era alcun allarme in corso”, “non è prevista una crescita di magnitudo”, e che era garantita “l’attività di costante monitoraggio”.
Certamente vi è stata una sottovalutazione del rischio.
Anche alla luce di tutto ciò, oggi, col senno di poi, l’assessore Fina dice che “la Commissione grandi rischi ha sottovalutato la gravità della situazione. Non si trattava di evacuare la città, ma quantomeno si potevano dispiegare più vigili del fuoco, e disporre dei controlli accurati degli edifici pubblici”.


Dal sito INGV [l’intero documento nel sito INGV di cui qui sotto appare uno stralcio significativo]
[…] Le Regioni recepirono, con modeste variazioni (Basilicata, Lazio, Campania, Sicilia e Provincia di Trento), le nuove assegnazione dei comuni alle zone sismiche con propri atti (Delibere delle Giunte Regionali) nel corso del 2003 e del 2004. L’Abruzzo (DGR n.438 del 29/3/2003) recepì le assegnazioni dell’Ordinanza senza modificarle.
Da allora non siamo più in presenza di una “classificazione sismica nazionale”, ma di distinte “classificazioni regionali”.
Nell’aprile 2004 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha presentato alla Commissione Grandi Rischi, Sezione Rischio Sismico, una nuova mappa di pericolosità sismica (MPS04) elaborata secondo i criteri proposti dall’Ordinanza PCM 3274 (http://zonesismiche.mi.ingv.it).
Nel corso del 2006 una nuova Ordinanza (OPCM 3519/2006) ha adottato la mappa di pericolosità sismica MPS04 quale riferimento ufficiale e ha definito i criteri che le Regioni devono seguire per aggiornare le afferenze dei Comuni alle 4 zone sismiche.
Tuttavia, questa Ordinanza non obbliga le Regioni ad aggiornare tali afferenze. Secondo la mappa MPS04, tutta la zona colpita dal terremoto del 6 aprile, compreso il Comune dell’Aquila, ricade nella fascia ad alta pericolosità sismica. Pertanto, potrebbe essere assegnata per intero alla zona 1. Tuttavia, a partire dal 2007, una apposita Commissione del Ministero delle Infrastrutture ha avviato la revisione completa della materia, sfociata nelle nuove Norme Tecniche delle Costruzioni (Decreto 14/01/2008 del Ministero delle Infrastrutture). Dalla pubblicazione del Decreto è iniziata una fase transitoria in cui è possibile usare la normativa precedente o quella nuova, a scelta del progettista. Tale fase è stata al momento prorogata fino al 30 giugno 2010 [corretto surrettiziamente in 30 giugno 2009, come detto precedentemente, dopo il terremoto in Abruzzo].

Da “Dazebao” 17 aprile 2009
[…] Tuttavia anche prevenire certe catastrofi naturali, almeno in questo paese, sembra non essere una via percorribile. Come ha fatto intendere il premier Silvio Berlusconi, che con il suo solito sorrisetto sarcastico ha detto al  cronista di Annozero: “non si può fare prevenzione con tutte le zone sismiche che ci sono”.  Un atteggiamento strafottente, specialmente nei confronti della sorella di uno dei ragazzi morti alla Casa dello studente all’Aquila e presente in studio, che invece ribadiva la disorganizzazione di quei tremendi giorni, e le mancate responsabilità di coloro che hanno minimizzato lo sciame sismico che aveva terrorizzato l’Aquila nei 4 mesi antecedenti al violento terremoto del 6 aprile. […]

Dopo il terremoto abruzzese
Nella prima settimana il governo ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. La macchina della protezione civile, attingendo alla generosità di decine di migliaia di volontari, al lavoro egregio dei pompieri, malgrado da anni siano paurosamente sotto organico, ha fatto miracoli. Ma oggi, dopo una settimana dalla catastrofe tutto ciò non può bastare. La sistemazione in tende non è adeguata per più di qualche settimana. Risulta evidente che malgrado lo sciame sismico andasse avanti da mesi non sono stati presi dei provvedimenti assolutamente necessari per migliorare le condizioni di chi avrebbe potuto trovarsi senza casa. Facile elencare i più evidenti: mancavano aree attrezzate con acqua corrente e elettricità, mancavano l’acqua calda e le docce, mancavano i frigo col risultato che provviste fresche arrivate in quantità stanno già marcendo, non si è previsto un piano per sistemare in costruzioni decenti strutture (mense, scuole, dispensari) assolutamente necessarie per una vita civile. […] Quello che è avvenuto non ha a che vedere con la fatalità. Appartiene al terreno della prevenzione. E costa, costa denari… comunque molti meno di quelli assicurati al sistema finanziario in crisi o alla rottamazione dell’auto in questi mesi.
Per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) che viene presentata – a differenza della ricostruzione dell’Irpinia – come un modello lo Stato spese una cifra pari a 10 miliardi di euro di oggi, mentre per quella in Umbria e Marche (1997) almeno 4 miliardi. La decisione di spendere o meno questi soldi e il come verranno spesi e sotto il controllo di chi è una scelta politica. Dipende dalle popolazioni abruzzesi come verrà fatto. […]
Alla luce di questa catastrofe in Abruzzo ci sono tutte le ragioni per rivedere il “piano casa” e non solo in questa regione. Ormai non si contano le versioni, ma è chiaro che lo scopo era stimolare gli appetiti di più volumetrie negli edifici riducendo i controlli formali ex ante e senza rivedere affatto il sistema dei controlli sulle opere in costruzione e completate. Formalmente tocca alle Regioni il compito, nel recepire il piano, di tenere alta la guardia sul rispetto dei requisiti antisismici, imponendo controlli sui cantieri e ad opere completate. Ma risulta evidente che i controlli formali sono pressoché inesistenti.

La previsione dei terremoti è possibile?
Nella settimana appena trascorsa ci sono state centinaia di ore dedicate al terremoto su radio e tv. Migliaia di articoli sui giornali. Una parte importante dell’attenzione è stata dedicata a polemizzare sulla possibilità di prevedere i terremoti. Bertolaso e i vertici dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno ripetuto più volte che ciò non è possibile. Altri, come Giuliani, il tecnico del laboratorio di fisica del Gran Sasso, dicono il contrario.
A noi sembra che la previsione degli eventi sismici potrebbe sicuramente evitare molti morti, ma non risolverebbe nessuno degli altri problemi. La prevenzione, evitare che gli edifici crollino, è l’unica soluzione vera. Ciò non vuol dire che non valga la pena fare ricerca sulla possibilità di prevedere le scosse. E anche qui il problema è politico: quali e quante risorse dedicare. Pier Francesco Biagi è docente di Fisica all’università di Bari. Studia il radon e i disturbi sui segnali radio da decenni: «I sistemi per prevedere un terremoto già esistono – dice -, è che mancano i soldi per perfezionarli.  Questo ricercatore contesta la sicurezza con la quale Bertolaso nega le previsioni sui terremoti. Segnala che questa settimana centinaia di ricercatori si riuniranno a Vienna per fare il punto delle loro ricerche. E denuncia che l’anno scorso ha ricevuto per la sua attività 7000 euro di finanziamento pubblico!
Il risultato? L’università di Bari ha messo a punto un sistema di 25 centraline fermo per mancanza di fondi…

Un piano straordinario per le zone sismiche
Vengono i brividi leggendo gli studi più aggiornati sulle zone sismiche italiane. Sui 400.000 abitanti di Catania ci sarebbero almeno 50.000 morti e feriti se si scatenasse quel terremoto che si paventa da decenni. Solo il 5% delle abitazioni di Catania è a prova di terremoto – almeno in teoria – tre abitanti su quattro sarebbero comunque coinvolti. La zona fra Messina e Reggio Calabria è forse l’area a più elevato rischio sismico dell’intero Mediterraneo, i centri storici delle due città non sono adeguati al forte terremoto prossimo venturo: non si può parlare di fatalità quando studi seri dicono che solo un quarto delle abitazioni sia in grado di reggere un sisma violento sopra i 6 gradi Richter.
Allo stesso tempo il terremoto abruzzese insegna anche che è possibile prevenire con successo. Sul sito di Rainews24 si può vedere il paese medioevale di Santo Stefano di Sessanio. Le sue case costruite in pietra con semplici e poco costosi accorgimenti antisismici hanno retto il terremoto… tranne la torre alla quale avevano aggiunto un tetto in cemento invece che in legno, che l’ha appesantita troppo.
Ci sono intere parti delle nostre città da “rottamare”. Case, scuole, ospedali, carceri così intimamente fragili nelle strutture da essere esposti anche ai movimenti tellurici meno intensi. A crollare su se stessi, sono spesso edifici costruiti negli anni ’50 e ’60. E sono troppo spesso edifici pubblici, servizi collettivi, luoghi di lavoro e di sosta abitati simultaneamente – anche nelle ore notturne – da decine e centinaia di individui. Serve una grande campagna per monitorare l’edilizia pubblica e privata realizzata nel secondo dopoguerra che mobiliti proprio energie a livello locale […] Occorre proporre di organizzare dal basso chiamando a raccolta le migliori energie di questo paese, un piano alternativo.
Come testimoniano i diversi crolli di abitazioni, troppe case sono costruite male. Milioni di abitazioni, costruite in cemento armato nel dopoguerra hanno superato il mezzo secolo. Il calcestruzzo non è come la pietra. Se il Colosseo fosse stato fatto in cemento armato sarebbe crollato da molto tempo. La mappa delle aree a rischio sismico non basta; serve controllare casa per casa, con criteri rigorosi per individuare quali sono gli edifici più esposti.
Questo patrimonio abitativo, indipendentemente della qualità originaria, sarebbe da monitorare seriamente e da ricostruire in molti casi. Ciò indipendentemente del rischio sismico. Se le case fossero comunali o statali i costi li pagherebbe la collettività. Ma in Italia 4 case su 5 sono private. Tutto il sistema abitativo è stato pensato per costringere la popolazione a “farsi la casa”. Il problema di metterlo a norma è enorme. Non è pensabile che tutto ciò sia pagato dalle famiglie. Molti non si potrebbero permettere i costi. Occorre aprire una vertenza per esigere dai comuni e dalle regioni che si facciano carico di un monitoraggio del genere. […] Una soluzione esisterebbe, ma passa per il rilancio dell’edilizia pubblica, per la lotta alla speculazione, per l’utilizzo di enormi risorse… non per salvare i banchieri o per costruire cacciabombardieri… ma per migliorare la vita di milioni di italiani e non permettere che nel XXI secolo si muoia per il crollo di una casa. […]

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DOCUMENTI COLLEGATI

Pericolosità sismica, normativa e zone sismiche nell’Aquilano
Rivista “Geomedia”: Previsione dei terremoti
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La polemica. In campo periti e 007: crolli causati da errori dei costruttori
Le dighe di Campotosto “osservate speciali”
Berlusconi agli sfollati: “Nelle case entro l’estate”
Il vertice prima del dramma: “La popolazione può stare tranquilla”
“La Casa dello studente fu evacuata ma dopo 3 ore ci dissero: tornate pure”
“Ospedale stabile, parola di tecnico” San Salvatore, il documento che accusa
“Io, medico ferito e sfollato dico: l’allarme alla città andava dato”

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Carissima Arianna

sono convinta anch’io che un “piano casa” risolverebbe molti problemi, anche gravi, legati all’attuale crisi economica che manda in crisi tante piccole e medie imprese, nonché tutti coloro che vi lavorano e le rispettive famiglie. Il primo problema, a oggi, è che di “versioni del piano casa” ce ne sono troppe in circolazione, contrastanti fra loro, e, come si è visto, le correzioni si moltiplicano anche se ci si dice che è stato concordato con le Regioni. Non ho alcuna difficoltà a dirti che mi sembra “il gioco delle tre carte”. E forse, come tu sai, quel gioco nasconde spesso e volentieri una truffa. Altro che cubature. Se esiste un piano definitivo, concordato con le Regioni che dovranno gestirlo, perché non viene pubblicato, messo cioè a disposizione dei cittadini che avrebbero modo di ragionarci sopra, di dare suggerimenti, di proporre a loro volta modalità di attuazione?
Il secondo problema è quello di ricostruire, tassativamente con accorgimenti antisismici, che finalmente potranno evitare tragedie come quella dell’Abruzzo, oltre a mettere l’Italia sullo stesso piano di altri Paesi a rischio terremoti.
Tieni presente, inoltre, che in Spagna e in Germania, Paesi che conosco, per tutto ciò che riguarda nuove costruzioni si montano pannelli a energia solare. In Spagna, inoltre, dove hanno ampie zone inabitate, hanno scelto anche l’energia eolica per produrre energia.
Altro problema realmente enorme è quello del controllo degli appalti per ricostruire. Se hai letto “Gomorra” di Saviano o anche soltanto il mio post “La ricostruzione a rischio clan, ecco il partito del terremoto” oppure alcune preoccupazioni espresse tramite articoli di giornale sai di che cosa sto parlando.
Se fossi lì, farei di tutto per promuovere la costituzione di un comitato di cittadini con il compito di designare una delegazione che fosse in grado di farsi portavoce presso tutti gli Enti pubblici delle esigenze reali della popolazione – compresi i problemi legati alle fonti di energia che dovrebbero essere alternative e rinnovabili. E che possa essere messa al corrente di tutto ciò che deliberano Regione, Provincia e Comune: verificare le modalità per assegnare gli incarichi ai costruttori, per esempio, che è la fase forse più delicata. E naturalmente sottoponga all’esame degli Enti locali le scelte delle assemblee di cittadini. E ancora, che vigili perché non si verifichino episodi di corruzione, speculazione e infiltrazione. E’ un lavoro impegnativo, la cui unica gratificazione sarebbe di fare davvero “il bene comune” (che è dunque anche il mio e quello dei miei cari), un bene comune con cui “loro, quelli delle passerelle” non fanno altro che sciacquarsi continuamente la bocca. E’ un lavoro che secondo me darebbe ampie garanzie di rappresentare la svolta di cui tutta Italia ha bisogno se non vuole ridurre il suo ruolo a quello di un Paese dove si assiste in continuazione a un “conflitto tra bande”. D’accordo, la nostra è una democrazia rappresentativa, ma un pizzico di democrazia diretta non guasterebbe. Ci siamo tutti quanti abituati da troppo tempo – dopo gli anni settanta – a delegare tutto, salvo poi “smoccolare” se i nostri rappresentanti politici (di destra o di sinistra, a me francamente interessa molto meno questa classificazione), si fanno i fatti – e gli affari – propri, ricordando di essere, appunto, rappresentanti del popolo soltanto quando il popolo deve ritornare a dargli un voto.

Il filo di Ariannaultima modifica: 2009-04-18T17:19:00+02:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Il filo di Arianna

  1. …e intanto Berlusconi dichiara che adesso non è il momento di pensare alle responsabilità ed ai colpevoli.E’ prioritario discutere della ricostruzione.A quanto me la dai l’Impregilo nel giro della ricostruzione?Ho letto tutto il tuo post e da persona che conosce il terremoto ti dico che è una analisi chirurgica.Oggi da Grillo ho letto che la comunità dei Testimoni di Geova si è salvata compatta perchè era già pronta al peggio.Alcuni loro esperti li avevano allertati sulla possibilità di un grande terremoto.Hanno semplicemente “fatto prevenzione”.Nello stesso momento la Protezione Civile,sollecitata dalle paure abruzzesi,tranquillizzava senza coscienza asserendo non tanto che un terremoto è imprevedibile quanto,peccato enorme,che non era possibile.Solidarietà agli abruzzesi e continuo disprezzo per chi ha già cominciato a coprire il marcio della propria coscienza.
    artista1969

  2. Cara Angela,
    stamattina ho ricevuto una mail da un amico il cui contenuto è sicuramente interessante, anche se sconvolgente. te la riporto di seguito. Ciao

    Il punto di partenza è la notizia: Il governo Italiano finanzierà 131 cacciabombardieri con 14 miliardi di euro. Le considerazioni poche e nette:

    1) Nelle stesse ore in cui Obama dichiara che dobbiamo voltare pagina, cerca il dialogo con l’Iran e la Russia e vuole ridurre drasticamente le armi atomiche, Berlusconi acquista 131 cacciabombardieri con possibilità di trasporto di atomiche!

    2) Con assoluta “coerenza” Tremonti da una parte ha tagliato 8 miliardi alla scuola, mettendo in crisi decine di migliaia di famiglie, dall’altra ha speso 14 miliardi per i caccia con i quali si potrebbero costruire 9.000 asili nido in grado di accogliere 540.000 bambini, o ristrutturare tutti i 45.000 edifici scolastici, di ogni
    ordine e grado, e mettere in sicurezza gli 8 milioni di studenti che ne sono ospitati. E far lavorare migliaia di imprese di tutto il paese, oltre ai 132.000 tra insegnanti e operatori che non saranno più a scuola.

    3) Il tutto nella massima indifferenza, nella assoluta mancanza di informazione, e senza dibattito alcuno, senza speciali
    porta a porta.

    In piena crisi economica, con posti di lavoro che ogni giorno vengono bruciati, con Tremonti che pontifica dicendo “questa
    scuola non possiamo permettercela” questo è quanto di meglio hanno pensato di fare i nostri governanti. Ovviamente assieme ai 3,5 miliardi dati ai signori della nuova Alitalia e qualche altra decina che ci
    costerà il ponte sullo stretto.

    PS. Ai molti genitori e insegnanti
    che mi chiedono cosa succederà alla scuola. debbo confessare che ancora siamo al buio, . non posso dire che farà una brutta fine perché qualcuno si arrabbierebbe, ma finalmente posso dire che i nostri caccia
    faranno invidia a mezzo mondo.

    Claudio Piron

    Assessore alle Politiche
    Scolastiche – Comune di Padova

    Padova, 5 aprile 2009

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