Addio a Ivan Della Mea

Addio a Ivan Della Mea
14 giugno 2009

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È morto la notte scorsa all’ospedale San Paolo di Milano il cantautore, poeta e scrittore Ivan Della Mea. Aveva 68 anni. Nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, è stato tra i fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano.

Insieme a personaggi come Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Michele Straniero, Della Mea con i Dischi del Sole, una collana fondamentale per la cultura italiana, ha documentato una stagione in cui la musica accompagnava, da un lato, i fermenti giovanili degli anni ’60 e, dall’altro, testimoniava dello stretto legame tra la politica della sinistra e le lotte del nostro Paese. Il suo vero nome era Luigi e la sua attività si è svolta pressoché interamente a Milano dove si era trasferito giovanissimo e dove ha cominciato a scrivere canzoni. Di quel periodo, il suo brano più famoso è Cara Moglie. Per la sua carriera di autore e di militante l’incontro fondamentale è stato quello con Gianni Bosio. Della Mea ha avuto anche esperienze cinematografiche come quella del curioso western Tepepa, scritto insieme a Franco Solanas e interpretato tra gli altri da Thomas Milian e Orson Welles, così come nel 1979 ha fatto l’attore per I Giorni Cantati di Paolo Petrangeli, insieme a Roberto Benigni, Mariangela Melato e Giovanna Marini. Negli anni ’90 è stato anche il direttore dell’Istituto De Martino, uno delle più prestigiose istituzioni dell’antropologia musicale italiana. Tra i titoli più famosa della sua discografia il Rosso è diventato giallo, Se qualcuno ti fa morto, La nave dei folli, La piccola ragione di allegria.

Ho conosciuto Ivan Della Mea a Milano nella seconda metà degli anni Settanta. Mi aiutò nel lavoro organizzativo di un cineforum che in quegli anni stavo organizzando in un Centro culturale facente capo a Riccardo Lombardi. Fu poi lo stesso Ivan a presentare l’iniziativa e a presiedere ai dibattiti che seguivano le proiezioni. Uno dei primissimi film che riuscii ad avere e a proiettare grazie alla sua preziosa collaborazione fu Processo per stupro. Si trattava di un film-documentario proiettato per la prima volta nelle sale italiane nel 1979, che sconvolse l’opinione pubblica. Il Processo per stupro fu il primo processo a porte aperte della storia italiana, e l’impatto che ebbe sugli spettatori fu eclatante. Fu visto da tre milioni e mezzo di spettatori. Venne poi insignito del Premio Italia e quando venne riproposto nell’ottobre dello stesso anno gli spettatori furono nove milioni. Su You Tube è pubblicata una serie di filmati che ripropongono questo eccezionale documento nella sua interezza.

Ivan Della Mea era una persona straordinaria, disinteressata, generosa e intelligente. E’ per me un grande dolore averlo perso. Non  dimenticherò mai la sua lealtà, il suo coraggio, la sua semplicità, il suo entusiasmo, la sua sensibilità.

Un ringraziamento a Valentino (Valestap) che ha prodotto e inserito in YouTube i due video seguenti.

VEDI ANCHE:

“LA REPUBBLICA”, “LA STAMPA”, “L’OCCIDENTALE”, “COLLETTIVO BELLACIAO”


Ringhera, di Ivan Della Mea – di Valestap – Prima parte

Per ricordare degnamente Ivan Della Mea, la statura dell’artista, il compagno, l’uomo, la scelta di questo brano è scontata. “Ringhera” rimane infatti a tutt’oggi l’unico esempio popolare di canzone epica della sinistra italiana nel dopoguerra.
Nonostante sia relativamente poco conosciuta, merita un’attenzione particolare proprio in virtù delle sue peculiarietà storico-artistiche.
Prima fra tutte la struttura linguistica testuale caratterizzata dalla fusione di tre diversi idiomi, italiano, spagnolo e milanese, resa con naturalezza grazie alla loro naturale assonanza radicale e fonetica.
Nella prima parte qui presentata l’incipit è scandito dalle note solenni e inconfondibili del “Quinto regimiento”, perché dalla guerra civile spagnola si dipana la vicenda umana e politica dei protagonisti, un vecchio militante comunista e la sua compagna.
Dalle Brigate Internazionali alla Resistenza e Liberazione, e poi ancora il lavoro in fabbrica, le lotte operaie, la coscienza di classe e l’impegno sociale, fino a quel tragico giorno a Brescia, Piazza della Loggia.
Lui, sempre guidato da quella sua ostinata testardaggine, capace di rialzare la testa e ricominciare tutto da capo, nonostante una sconfitta cocente o il più doloroso dei lutti. Così, testimone e partecipe allo stesso tempo, egli percorre quarant’anni di storia del nostro paese, pagando fino in fondo il prezzo delle sue scelte. Questa è l’eredità di Ivan Della Mea, la coerenza ideale dell’esistere, espressa semplicemente come sapeva, in parole e musica.
Un fiore raro da coltivare con amore e determinazione affinché non muoia mai soffocato nel campo incolto di una sinistra divisa, rassegnata e impotente, e che presto uniti si possa riprendere il passo giusto… “… quello duro di montagna” .


RINGHERA #1 (1974)

“El dieciocho día de julio
en el patio de un convento,
el dieciocho día de julio
en el patio de un convento
el Partido Comunista
fundó el Quinto Regimiento,
el Partido Comunista
fundó el Quinto Regimiento.

El desdott del mes de luj
int el chioster del convent,
el desdott del mes de luj
int el chioster del convent
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment,
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment.

E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò ne la fossa,
E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò ne la fossa.

Luu el g’aveva desdott an
desdott ann, ma de ringhèra,
desdott ann, ma de speranza,
tuta rossa de bandera.

La morosa la zigava,
la diseva “Resta in cà “,
luu la varda: “Devo andare.”
“Devi andare, e allora va’.”

L’ha basada, ribasada,
la rideva: che magon,
lee ghe pianta ‘na sgagnada
e la sara su el porton.

E la bàtera de ringhèra
tuta insema ‘riva in Spagna,
‘riva cont la so bandera
bela rossa e sensa cragna.

El dieciocho día de julio
en el patio de un convento,
el Partido Comunista
fundó el Quinto Regimiento.
El desdott del mes de luj
int el chioster del convent,
i compagn de la ringhera
han faa su el so regimént.

E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò néla fossa,
E tira süü la bandèra,
la nostra Spagna è già rossa
l’è rivada la Ringhèra,
fazolett giò néla fossa.

Dopo Spagna, la montagna,
ohè, morosa, su, pazienza,
la ringhera, la bandera
la se ciama Resistenza.

Ariva el giorno della festa,
‘riva el venticinque aprile,
la ringhera torna a cà,
la morosa l’è in cortile.

L’ha basada, ribasada
la piangeva, la taseva,
e poeu luu l’ha sgagnada,
l’è scapada tuta ‘legra.

E poeu dopo, ma per trent’ann
operari alla catena,
e poeu dopo, ma per trent’ann
giò in sezion cont la ringhera

A l’han trovaa ch’el cantava
tra i maton e pièn de tèra,
la sezion l’era ‘ndada:
una bomba tuta nera

di fascista, e luu’l cantava
la canzon de la ringhera
e in man, rent a i man
l’ultim tocch ross de bandera.

E ‘l cantava, luu l’cantava
la canzon de la ringhera,
e…”

Ringhera, di Ivan Della Mea – di Valestap – Seconda parte

La seconda parte del brano è incentrata sulla Strage di Brescia, uno dei tanti, troppi crimini orrendi del neofascismo nostrano, un massacro infame i cui colpevoli son rimasti tutt’ora impuniti.
Mentre caricavo il video sono andato a rivedermi le immagini dell’epoca, l’orrore e lo strazio, lo sgomento e la rabbia, il sangue lavato via dal selciato con gli idranti, in fretta e furia perchè non rimanesse traccia alcuna del massacro, né prove utili allo svolgimento delle indagini.
Frammenti di memoria in bianco e nero, i volti delle vittime, foto-tessera sbiadite, ma nemmeno il trascorrere inesorabile del tempo è riuscito a cancellarne il sorriso dalle labbra.
Le compagne soprattutto, donne dallo sguardo sereno e pulito, bello ed ignaro… 35 anni fa su quella piazza maledetta.

Forse stasera avrò voglia di guardare in faccia pure gli assassini e allora spegnerò il pc ed accenderò la televisione…

RINGHERA #2 (1974)

“El desdott del mes de luj
int el chioster de on convent,
el desdott del mes de luj
int el chioster de on convent
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment,
i compagn de la ringhera
han faa su el so regiment.

E tira su la bandera,
la nostra Spagna è già rossa
l’è ‘rivada la ringhera,
fazolett giò ne la fossa.

Quanta gent che gh’è in piassa
coi compagn de la ringhera
e gh’è anca la morosa,
cont el tocch ross de bandèra.

E che acqua, “ven chi sota,
ven chi sota ma de prescia”,
Urla Brescia, urla e scoppia,
‘na fiamada e la morosa

a l’è morta, tuta morta
mezz al fum col sang per tèra
e in man, ‘renta a i man
l’ultim tocch ross de bandera.

L’ha basada, ribasada
la taseva, la taseva
e alùra l’ha vardada
l’era bianca, e rossa… l’era.

Ross de sang ch’el se squaja
ne la pioggia disperada,
e la mort che la sgagna
tuta intorna on pò stranida.

E la rabia disarmada,
Brescia piange la ringhera
torna a casa senza dona
senza el tocch ross de bandèra… e…

Il ventotto, ma di maggio
i compagn de la ringhera
han gridato: “Su coraggio,
riprendiamo la bandiera.”

E mattone su mattone
han rifatto la sezione
ogni pietra era un colpo
ma sul muso del padrone.

Han rimesso i vecchi panni
quelli cari della Spagna
hanno ritrovato il passo,
quello duro di montagna.

E cantando la canzone
la più bella, la più vera,
e cantando la canzone
la più bella, la più vera
torna in marcia ‘n’altra volta
tuta insèma la ringhera,
torna in marcia ‘n’altra volta
tuta insèma la ringhera.

E tira su la bandera
l’Italia si farà rossa
l’è ‘rivada la ringhera
fazolett giò ne la fossa.

E tira su la bandera
l’Italia si farà rossa
l’è ‘rivada la ringhera
fazolett giò ne la fossa.

E tira su la bandera!
E tira su la bandera!
E tira su la bandera!
E tira su la bandèra!

Addio a Ivan Della Meaultima modifica: 2009-06-14T23:34:00+02:00da paginecorsare
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3 pensieri su “Addio a Ivan Della Mea

  1. Ivan è stato pure direttore responsabile de Il Grandevetro, una bella rivista di politica, cultura e immagini, che è nata a Santa Croce sull’Arno e che si regge sul volontariato da 33 anni. Lo è stato con generosità, fraternità, lealtà, amore per tutti noi, già compagni fraterni di Luciano, suo fratello-padre. Era un uomo buono, chiaro e leale. Tutti noi della redazione lo piangiamo oggi come ieri abbiamo pianto per Luciano, per Sergio Pannocchia, per Edo Cecconi, per Ugo Garzelli. E li rammento uno per uno come lui era solito fare in tante occasioni nei nostri riguardi, e nel suo ultimo libro pure: Se la vita di dà uno schiaffo, (Jaca Book/Il Grandevetro), uscito in questi giorni. Indimenticabili e potenti intellettuali della grande sinistra critica del nostro paese. Ultimi esemplari della nostra storia controvento.

  2. Solo un precisazione…per esigenza di spazio ho dovuto pubblicare “Ringhera”
    su’ yt in due parti…quella qui’ riportata è la prima…..
    Grazie per il ricordo di Ivan…al suo impegno politico…alla sua coerenza ideale…al suo esempio umano…..
    I vuoti della memoria sono i piu’ difficili da colmare…guai dimenticare…..

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