Billie Jean, la prima volta di Andriano Celentano

Michael Jackson
La prima volta di Adriano Celentano

Ricordo con Celentano i giorni in cui Michael Jackson fu totalmente sollevato dalle accuse di molestie sessuali lanciategli e per le quali si era disciplinatamente recato in Tribunale, a disposizione dei suoi giudici. E concordo con Adriano, e non solo con lui, sulla assoluta inattendibilità, per molti versi, della informazione che spesso ci viene rovesciata addosso, soprattutto per quanto riguarda i notiziari televisivi, escluse rarissime eccezioni. Spesso, il “mostro” viene sbattuto in prima pagina, ma si dimenticano, “lorsignori giornalisti” di essere altrettanto solerti e di informare con il dovuto rilievo quando le inchieste dimostrano che “il colpevole” non è tale, neppure di striscio.

Ecco, questo è il vero scandalo che ai nostri giorni si è fatto ancor più feroce di ieri. Ora, grazie ad aberranti provvedimenti del governo italiano, censure e autocensure dilagheranno nelle emittenti televisive, esattamente come sulla carta stampata. La Magistratura (castrata) è l’obiettivo principale, ma che ne è della cosiddetta “libertà di stampa” in Italia?

Qui di seguito riporto un articolo del “Corriere della Sera” di Adriano Celentano, che di musica ne capisce. E anche di libertà, credo…

E propongo anche due filmati: quello appunto di Billie Jean di Michael Jackson e quello di We Are The World (musica di Jackson, testo di Lionel Richie). Il brano è del 1985; fu prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop. I proventi raccolti con We Are the World (oltre dieci milioni di dischi venduti) furono devoluti alla popolazione dell’Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Gli USA for Africa chiusero, con questo brano, il Live Aid. Fu inciso il 28 gennaio 1985 a Hollywood, la stessa notte degli American Music Award. Parteciparono 45 musicisti, incluso lo stesso Bob Geldof, ideatore del progetto Live Aid. Ventuno cantanti si alternarono alla voce solista; fra  gli altri, Lionel Richie, Michael Jackson, Ray Charles,Tina Turner, Billy Joel, Bob Dylan e Bruce Springsteen. In fondo al post, anche il testo, in inglese e in traduzione italiana, di We Are The World.

Un saluto a Michael Jackson, grandissimo artista. E riposi in pace.

 

Dentro di me, Michael Jackson è esploso quando dall’album di Thriller sentii per la prima volta Billie Jean
di Adriano Celentano, “Corriere della Sera” 28 giugno 2009

Dentro di me, Michael Jackson è esploso quando dall’album di Thriller sentii per la prima volta Billie Jean. Rimasi colpito oltre che dal suo modo di cantare originalissimo, dall’innovati­vo arrangiamento di Quincy Jones. Ge­niali gli archi in controtempo a una rit­mica scarna dove il basso, in primo piano, la faceva da padrone a sottoline­are che stava per arrivare un Re. Già dall’introduzione, infatti, prima anco­ra di udire la sua voce, ebbi la strana sensazione come se quel basso dal­l’aria un po’ ossessiva e quegli archi che come in punta di piedi gli faceva­no da controcanto, fossero la sua vo­ce. Quasi come ad annunciare: «Ragaz­zi sono arrivato… per un po’ di tempo ci sarò io…». E lui c’è stato. Le note di quell’intro­duzione erano il preludio di un qualco­sa che stava musicalmente accadendo. Poi arriva la sua voce. E alla fine di quel brano, prima ancora di sentire il resto dell’album, avvertivo già il frago­re di un uragano che si sarebbe propa­gato per tutta la terra.

Settecentocin­quanta milioni di dischi venduti. E ora, tutti lì a domandarsi chi l’ha ucci­so. La diagnosi di arresto cardiaco, una banalità che dimostra quanto pue­rili possano essere la fantasia di chi viene colto in errore o l’incompetenza non certo degna di un medico, se si è esagerato nell’iniettare una medicina alla quale si era già assuefatti. Sono appena 48 ore da quando Micha­el è morto e la parola complot­to ha già fatto il giro del mon­do.

Ma il vero assassino è davanti a noi, è lì che ci guarda, lo incontriamo tutti i giorni quando andiamo a comprare il giornale o quando guardiamo la televisione. Si può dire che l’assassino ce l’abbiamo in casa, gli diamo da mangiare, da dormire, però non facciamo niente per educarlo a non uccidere. Facciamo finta di non vederlo e ci guardiamo be­ne dall’incazzarci se la notizia che esce dal piccolo schermo sulla piena assolu­zione di Michael Jackson non ha lo stesso risalto di quando invece, per an­ni, lo hanno infamato accusandolo di molestie sessuali. Per dieci anni i «criminalmedia» lo hanno massacrato nonostante lui si di­chiarasse innocente e nonostante nes­suna prova sia mai emersa. Lo hanno distrutto, devastato, piegato in due. E quando finalmente avevano l’opportu­nità di farlo rialzare per il giusto riscat­to di fronte al mondo, i media cos’han­no fatto? Gli hanno dato l’ultimo col­po di grazia: hanno detto «Michael Jackson è stato assolto». Ma lo hanno detto talmente a bassa voce che la pu­gnalata infertagli dai media stavolta è stata fatale.

Con l’animo ancora grondante di sangue ha cercato allora di dar voce a quell’innocenza finalmente riconosciu­ta, in un modo diverso e come sempre geniale. Lo sforzo era sovrumano. Do­veva raccogliere le sue ultime forze or­mai sbrindellate dalla micidiale mac­china del consumismo e così ha an­nunciato il suo ultimo incontro con i milioni di fan che si sono scapicollati per avere i biglietti ed essere presenti in uno dei 50 concerti-evento a Lon­dra. Per cinquanta giorni avrebbe can­tato, divertito e giocato con chi lo ha sempre amato e non ha mai dubitato della sua innocenza. Avrebbe parlato al mondo di quella verità che i media hanno vigliaccamente omesso. Ma il mondo ora lo ha capito!…

We Are The World

There comes a time when we hear a certain call
When the world must come together as one
There are people dying
and its time to lend a hand to life
There greatest gift of all

We cant go on pretending day by day
That someone, somewhere will soon make a change
We are all a part of Gods great big family
And the truth, you know,
Love is all we need

[Chorus:]
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So lets start giving
Theres a choice we’re making
We’re saving our own lives
its true we’ll make a better day
Just you and me

Send them your heart so they’ll know that someone cares
And their lives will be stronger and free
As God has shown us by turning stones to bread
So we all must lend a helping hand

[Chorus:] We are the world

When you’re down and out, there seems no hope at all
But if you just believe theres no way we can fall
Let us realize that a change can only come
When we stand together as one

[Chorus:] We are the world

Noi siamo il mondo

Arriva un momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata,
quando il mondo deve tornare unito
C’è gente che muore
ed è tempo di aiutare la vita, il più grande regalo del mondo.

Non possiamo andare avanti fingendo di giorno in giorno
che qualcuno, da qualche parte, presto cambi le cose.
Tutti noi siamo parte della grande famiglia di Dio
e, lo sai, in verità l’amore e tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
quindi cominciamo a donare.
E’ una scelta che stiamo facendo,
stiamo salvando le nostre stesse vite,
davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io

Manda loro il tuo cuore
così sapranno che qualcuno vuole loro bene
e le loro vite saranno più forti e libere.
Come Dio ci mostrò, mutando la pietra in pane,
così tutti noi dovremmo dare una mano soccorritrice.

Noi siamo il mondo…

Quando sei triste e stanco, sembra non ci sia alcuna speranza,
ma, se tu hai fiducia, non possiamo essere sconfitti.
Rendiamoci conto che le cose potranno cambiare solo
quando saremo uniti come una cosa sola.

Noi siamo il mondo…

Billie Jean, la prima volta di Andriano Celentanoultima modifica: 2009-07-01T16:36:00+02:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Billie Jean, la prima volta di Andriano Celentano

  1. Non credo sia stato un santissimo nella sua vita, del resto uno come John Lennon che cantava Imagine a squarciagola non lo è stato. Però mi piace distinguere l’uomo dall’artista, verso il secondo non ho altro che ammirazione. Dangerous, il mio pezzo ed il mio video preferito.
    Un bacio Angela, vengo poco qui ed in generale saluto anche raramente un po tutti. Oggi ti ho pensata, e ti lascio un abbraccio.

  2. Una fama immensa e folle adoranti ma allo stesso tempo viveva pervaso dalla solitudine; un paradosso.
    Ma noi viviamo nella società dei paradossi.
    Grandi mezzi ed altrettante possibilità di comunicare e poi ci chiudiamo nella nostra personale gabbietta.

    Passo spesso anche se non lascio tracce, ma ora ricambio i saluti cara Angela.
    Fossi stata la mia vicina di casa avremmo preso anche un caffè insieme.
    Chissà, prima o poi…
    Janula

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