Lo strappo di civiltà

Presidente_Napolitano.jpgGiorgio Napolitano poteva non firmare la cosiddetta legge sulla sicurezza, quella delle ronde e del reato di clandestinità. Ma l’ha fatto. Poteva chiedere, com’è scritto nella Costituzione, una nuova deliberazione alle camere attraverso un messaggio motivato. Sarebbe stata una scelta di forte contrapposizione con l’esecutivo ma pienamente nel rispetto delle regole della Repubblica: il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi respinse per sei volte le leggi del secondo governo Berlusconi.

Oppure Napolitano poteva firmare la legge sulla sicurezza, prendendo atto di non essere riuscito a migliorarla nonostante i molti consigli e avvertimenti discretamente dispen- sati al governo in un anno di lavori parlamentari. Ha scelto una terza via. Ha scritto una lettera mettendo in fila una lunga serie di «perplessità e preoccupazioni» per la legge, tutte molto gravi. Ma l’ha firmata.

La lettera di Giorgio Napolitano contiene tante e tali osservazioni critiche che la legge imposta dalla Lega al governo e dal governo al parlamento ne esce sostanzialmente a pezzi. A pezzi ma valida e in vigore proprio in virtù della firma del presidente della Repubblica.

Intanto, nessuno potrà dire che non sapeva, come scrive Marco Revelli nell’articolo dal “manifesto” che qui di seguito propongo. Vi sono le cifre della strage, perpetrata dalla civilissima Europa nei confronti dei migranti, compresi coloro che chiedono asilo politico, poiché anche quelli vengono respinti dall’Italia. C’è di che indignarsi, anche se tutti tacciono… C’è da indignarsi per il cinismo dilagante che non ci permette neppure più di considerarci esseri umani.

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Lo strappo di civiltà
di Marco Revelli, “il manifesto” 15 luglio 2009

Nessuno potrà dire che non sapeva.

Le cifre della strage sono pubbliche, accessibili a tutti. Basta consultare il sito di Fortress Europe per conoscere i numeri della nostra vergogna. Nei primi quattro mesi dell’anno sono stati già 339 i migranti morti annegati nel canale di Sicilia. Erano stati 1.274 in tutto il 2008. E ammontano a 4.099 nel quindicennio che va dal 1994, quando si è incominciato a tenere il conto dei morti sulla base delle notizie stampa, a oggi. Un’altra decina di migliaia di vittime si contano sulle rotte verso la Spagna e le Canarie (4.436), nel mar Egeo, verso la Grecia (1.310), nel nostro Adriatico, dall’Albania (603), o nel deserto del Sahara, lungo «le piste tra Sudan, Chad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall’altro» (1.691 morti censiti, ma il numero è sottostimato perché la maggior parte delle tragedie si consuma fuori da ogni vista, senza lasciar traccia né notizia).

Altri sono morti di freddo nel tentativo di attraversare le zone montuose tra Turchia e Grecia. O saltando nei campi minati dell’Evros, in Macedonia (91 persone). O annegati nelle acque dell’Oder, del Sava, del Morava, i fiumi che separano Polonia e Germania, Bosnia e Croazia, Slovacchia e Repubblica Ceca. O assiderati nei carrelli degli aerei dove si erano nascosti per sfuggire ai controlli (41 persone). O soffocati nei container di un tir. O, ancora, caduti sotto gli spari delle diverse polizie di frontiera, a Ceuta e Melilla, l’enclave spagnola in Marocco, in Gambia, in Egitto, in Israele, in Libia, dove sono documentate le feroci torture praticate «nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall’Italia».

Il totale è agghiacciante: 14.679 morti documentate lungo il perimetro che circonda la civile Europa con un muro immaginario immenso, infinitamente più lungo, alto e terribile di quello stesso Muro di Berlino la cui caduta è stata salutata come una liberazione dai fantasmi del Novecento. Di questi numeri non si è parlato nel G8 dell’Aquila, che pure della tragedia dell’Africa si è fatto ampiamente scudo per nascondere il proprio vuoto. Non hanno turbato lo shopping delle first ladies per le vie di Roma. Né i sonni dei loro augusti mariti nella caserma di Coppito, riadattata in fretta e furia per l’occasione probabilmente con il lavoro di un buon numero di sopravvissuti a quella strage, ora «regolarizzati».

Soprattutto non hanno segnato, col proprio scandalo, neppure una riga dei discorsi ufficiali del cosiddetti «Grandi», detentori di un’estenuata sovranità nazionale che – pur nel proprio anacronismo – non tollera messe in discussione né eccezioni, pronta a rivalersi della propria impotenza verso la forza dei mercati e dei capitali con la segregazione, il respingimento, la chiusura dei confini e il loro presidio, l’ostentazione muscolare nei confronti dei più deboli tra i deboli.

Men che meno, quei numeri – eppure di questo si trattava -, hanno anche soltanto sfiorato la discussione nel nostro parlamento su quel decreto sicurezza che, divenuto legge, trasforma in reato penale la colpa di esser sopravvissuti al viaggio. Tacendo sui sommersi, costituisce in «criminali» i salvati. Il Senato l’ha approvato in un clima dimesso, dopo un dibattito svogliato, come si trattasse di ordinaria amministrazione, con un’opposizione rassegnata, distratta e in una sua parte, almeno, intimamente connivente. E una stampa divisa tra le storie da bordello del premier e la cronaca rosa del summit, un occhio ai letti di palazzo Grazioli e l’altro ai tavoli di Coppito.

Eppure uno strappo, grave – un ennesimo, tanto che ci si è assuefatti – alla nostra civiltà giuridica, e alla più elementare morale pubblica, in quell’atto si è consumato: con l’introduzione del «reato di clandestinità», in una forma che è unica in Europa, si è varcato un limite. Sanzionando penalmente l’ingresso o la permanenza del singolo straniero sul nostro territorio, si individua come fattispecie di reato non un fatto o una serie di «fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale» ma – come è stato autorevolmente sostenuto da un buon numero di giuristi – «una condizione individuale, la condizione di migrante» secondo una logica che assume di per sé «un connotato discriminatorio contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali».

Sul piano pratico gli effetti saranno nulli, o più probabilmente negativi. Chiunque conosca il problema concorda che l’applicazione di quell’obbrobrio è tecnicamente impossibile, metterebbe in crisi l’intero sistema giudiziario. Spaventerà, certo. Rafforzerà le tendenze xenofobe già fin troppo diffuse nei nostri uffici pubblici, nei commissariati di polizia, tra le pieghe della burocrazia. Alimenterà la paura in chi dalla paura, nelle proprie terre, aveva tentato di fuggire. Ma non produrrà certo né più «sicurezza» né più ordine. Anzi. Può darsi che per qualche tempo influenzi la geografia dei flussi, scoraggiando almeno in parte le rotte verso l’Italia, spostandone tuttavia le derive lungo altre direttrici, dalla Turchia alla Grecia, in primo luogo, sui confini orientali dove la pericolosità è maggiore, e la mortalità rischia di crescere.

Un effetto, evidente, la legge ce l’ha, invece, sul piano simbolico. Per il messaggio che lancia. E per l’incultura che rivela. Uno strappo intollerabile, perché di effetti simbolici si nutre oggi la politica e la coscienza collettiva. E di oltraggi simbolici al pudore civile una democrazia muore. C’è da augurarsi che la figura cui spetta in ultima istanza il ruolo di «custode della Costituzione» non avalli un tale strappo. Che lo scandalo di quei numeri, inascoltato negli altri luoghi del potere, varchi almeno i muri del Quirinale.

Lo strappo di civiltàultima modifica: 2009-07-24T00:27:00+02:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Lo strappo di civiltà

  1. NAPOLITANO FIRMA , FIRMA E BASTA , FIRMA IN NOME DEL BIPOLARISMO , FIRMA PER DARE STABILITA’ AL GOVERNO , FIRMA PER RENDERE LA RIFORMA VELTRONI/ BERLUSCONI , QUELLA SULL’ IMPOVERIMENTO DEMOCRATICO DEL NOSTRO PARLAMENTO PIU’ CREDIBILE .
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    NAPOLITANO FIRMA IN NOME DI QUELLA FINTA OPPOSIZIONE CHE HA L’ UNICO OBBIETTIVO DI FAR PULIZZIA A SINISTRA , QUELLA CHE CANNIBBALIZZA I SUOI EX ALLEATI , QUELLA CHE VUOLE RIPRISTINARE LA VECCHIA DEMOCRAZIA CRISTIANA TENENDO CONTO DELLE INDICAZIONI TESTAMENTARIE DI ALDO MORO ( COMPROMESSO STORICO ).
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    BENE , ADESSO TUTTI POSSONO AMMIRARE COSA E’ IL VERO COMPROMESSO STORICO.
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    PIU’ COMPROMESSI DI COSI ?
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    BUONA NOTTE ANGELA , E’ ARRIVATO ANNIBALE CON LA FLOTTA FENICIA IN SARDEGNA .
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    UN GRANDE SALUTO DA BRUNO710

  2. Ciao Angela e buona giornata a te. Ho letto anche io, pochi giorni fa, questo articolo sui cui contenuti dovrebbero veramente meditare tutti. Eppure, lo abbiamo visto quello che è successo. Qualche articolo che da una parte “applaudiva” convinto questa nuova legge vergognosa e dall’altra replicava con una poco convinta polemica. Al centro, l’opinione pubblica, la gran parte della quale, per nulla scandalizzata. Vediamo noi troppo “nero” o sono gli altri a vivere al buio? Un atteggiamento inspiegabile e sul quale ancora cerco di trovare una risposta è quello avuto da Napolitano. Proprio non riesco a capire perché, nonostante tutti i rilievi mossi, non abbia rimandato la proposta alle Camere… è qualcosa di cui non riesco a capacitarmi. Una Legge che necessita di “decreti ministeriali” per avere una sua valenza operativa e, per molti aspetti, anche correttiva di alcuni suoi contenuti… ma che rimane a tutti gli effetti una “legge” che, se un giorno un matto di ministro con un nuovo decreto ministeriale volesse annullare gli effetti degli attuali decreti (come quello sulle badanti)… rimarrebbe a tutti gli effetti una legge dello Stato. Una legge razzista…

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