Libia: vittime dell’emigrazione

Libia: vittime dell’emigrazione

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Il 9 agosto 2009 la polizia libica reprime duramente un tentativo di evasione di massa dei rifugiati somali detenuti nel carcere di Ganfuda, a Benghazi, perché fermati senza documenti sulla rotta per l’Italia. Sei persone muoiono. Altri 50 sono feriti a colpi di coltellate. Adesso ci sono anche le foto, scattate con un telefono cellulare e sfuggite alla censura della polizia libica con la velocità di un mms. Ritraggono uomini feriti da armi da taglio. Sono cittadini somali detenuti nel carcere di Ganfuda, a Bengasi, arrestati lungo la rotta che dal deserto libico porta dritto a Lampedusa. Si vedono le cicatrici sulle braccia, le ferite ancora aperte sulle gambe, le garze sulla schiena, e i tagli sulla testa. I vestiti sono ancora macchiati di sangue. E dire che lo scorso 11 agosto, quando il sito in lingua somala Shabelle [il collegamento conduce a Shabelle in lingua inglese] aveva parlato per primo di una strage commessa dalla polizia libica a Bengasi, l’ambasciatore libico a Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur, aveva prontamente smentito la notizia. Stavolta, smentire queste foto sarà un po’ difficile.

Questi, a casa mia, si chiamano ancora CRIMINI e coloro che plaudono a “imprese” del genere (e, anzi, onorano il terrorista, delinquente e dittatore Gheddafi) commettono a loro volta un REATO (compresi quelli che si sono fatti “leggi ad personam”). Ma che ci stanno a fare, in questo nostro disastrato Paese, Costituzione e Leggi? I cittadini italiani non possono che indignarsi e vergognarsiQui riproduco soltanto alcune fotografie: chi volesse continuare la lettura del post di Fortress Europe – Osservatorio sulle vittime dell’immigrazione – e vedere la documentazione fotografica potrà farlo QUI.

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Libia: vittime dell’emigrazioneultima modifica: 2009-09-02T20:21:00+02:00da paginecorsare
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