MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA A ROMA, Neri Marcorè

MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA A ROMA
Neri Marcorè
Roma, 3 ottobre 2009

Neri Marcorè, nel suo intervento dal palco di piazza del Popolo alla  manifestazione per la libertà di stampa, legge Alexis de Toqueville. “E’ facile essere uguali nella servitù, più difficile essere liberi nell’uguaglianza”. E dice: “Non dobbiamo avere paura, dobbiamo continuare a gridare il nostro non siamo d’accordo“: il brano è trascritto qui di seguito. Il libro, scritto da de Toqueville tra il 1832 e il 1840, è di un’attualità stupefacente, ed è tuttora fondamentale sia per la comprensione dell’evoluzione della democrazia statunitense che egli studiò in quell’epoca, sia per individuare i problemi connessi con la nascita della democrazia nell’Europa del suo tempo. Il saggista francese è stato quello che oggi si definirebbe un liberal-democratico, e contemporaneamente un critico lucidissimo nell’individuare le storture sia del liberalismo sfrenato, sia della stessa democrazia.

L’ultimo paragrafo della citazione di Marcorè è ripreso da un successivo video: http://www.youtube.com/watch?v=-OUl5qwxuHI

Chi volesse leggere  il testo integrale, in italiano, dell’intero libro La democrazia in America lo troverà in Internet nelle pagine dell’Università di Perugia, Facoltà di Scienze Politiche, qui collegate.

LA CITAZIONE DI NERI MARCORE’ DA:
Alexis Clérel de Toqueville
La democrazia in America (1832-1840)

«Vedo chiaramente nell’uguaglianza due tendenze: una che porta la mente umana verso nuove conquiste e l’altra che la ridurrebbe volentieri a non pensare più. Se in luogo di tutte le varie forze che impedirono o ritardarono lo slancio della ragione umana, i popoli democratici sostituissero il potere assoluto della maggioranza, il male non avrebbe fatto che cambiare carattere.

Per me, quando sento la mano del potere appesantirsi alla mia fronte, poco m’importa di sapere chi mi opprime, e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge.

Può accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico vi è un passaggio assai pericoloso: quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono, saranno loro stessi a privarsene volentieri.

Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. “Si garantisca l’ordine” innanzitutto: una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla.

Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati, i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere, sulla vasta scena del mondo, delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa, cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi, tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.

Il diritto della maggioranza a governare le dà un immenso potere di farlo, i cui effetti negativi sono l’onnipotenza dei governi, la scarsa garanzia contro gli abusi. E anche l’amore per il benessere, l’accentramento del potere, il conformismo. Il padrone non ti dice più: “pensa come me o morirai”; ma dice: “sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resterà, ma da questo istante sei uno straniero fra noi”.

Se cerco di immaginare un dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed uguali che volteggiano su se stessi, per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. Al disopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere, e di vegliare sulle loro sorti. E’ assoluto, regola le successioni, divide le eredità. Non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di pensare? La sopravvivenza della forma liberale della democrazia è connessa più con l’educazione alla libertà e con le garanzie per l’autonomia dell’individuo che con la difesa della mera uguaglianza. E’ facile essere uguali nella servitù, più difficile ma necessario essere liberi nell’uguaglianza

MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA A ROMA, Neri Marcorèultima modifica: 2009-10-04T08:27:00+02:00da paginecorsare
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2 pensieri su “MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA A ROMA, Neri Marcorè

  1. Ciao Angela e buon pomeriggio. E’ incredibile come sia difficile non pensare che ciò che si stà leggendo, in questo brano di de Toqueville, non si riferisca ad un momento a noi contemporaneo ma pensato più di 100 anni fa. Dovrebbbero leggerlo coloro che hanno “criticato” la manifestazione di sabato.

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