Il Cavaliere non può dire “non sapevo”

Perché il Cavaliere
non può dire “non sapevo”

di Andrea Carugati, l'”Unità” 6 ottobre 2009

CON UN POST SCRIPTUM DELL’ULTIM’ORA…

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Qualche volta tocca a lui, a noi di nervosismo ne ha provocato fin troppo: ora è lui, il Cavaliere, a essere nervoso. Minaccia sfracelli: prima il richiamo alla piazza, poi no, non va bene, che fa?, una manifestazione contro i magistrati, contro De Benedetti, contro il governo ladro… no quello è lui, forse non è il caso… Poi, non contento della schifezza dello scudo fiscale (che “premia” ANCHE lui, altroché, e non soltanto gli altri “squali” della Repubblica che pure vi sono), chiama a raccolta i suoi fedelissimi per vedere con quale strumento è possibile comunque non essere processato, poiché è questo ciò che più gli preme: così, per esempio, si vocifera di reintroduzione dell’immunità parlamentare. Poi va in conferenza stampa a fare il perseguitato, come al solito, e dichiara che ha speso “due-cen-tooo milio-niii di euro per consulenze e giudici…” Lapsus freudiano.


E il Financial Times, più importante quotidiano finanziario d’Europa, dedica al premier italiano una vignetta umoristica nella pagina dei commenti: Berlusconi è ritratto come un imperatore romano che corre nel Colosseo su una biga su cui è scritta la parola “immunità”, senonché la biga va in frantumi, lui cade a terra, la corona d’alloro gli cade dalla testa, mentre sullo sfondo si vedono due giudici che impugnano due spade e la bilancia, simbolo della legge uguale per tutti. Scrive il Guardian in una corrispondenza da Roma: “Mentre Berlusconi cercava di rafforzare la sua posizione dichiarandosi insostituibile, un tribunale a Milano ha sentito un pubblico ministero dichiarare che ci sono ‘ampie prove che egli è colpevole di corruzione'”. Il quotidiano londinese nota che la velocità con cui i giudici milanesi hanno ripreso il processo di secondo grado all’avvocato David Mills, l’ex-fiscalista di Berlusconi, già condannato in prima istanza a 4 anni e mezzo di carcere per avere detto falsa testimonianza a un processo in cui era coinvolta la Fininvest in cambio di una bustarella da 600 mila dollari, “è una brutta notizia per il primo ministro”. Anche se i termini processuali per una condanna di Berlusconi scadessero perché sarà passato troppo tempo dai fatti, osserva il Guardian, “una condanna del suo co-imputato Mills significherebbe automaticamente che anche il premier è ugualmente colpevole di avergli dato la bustarella”. In proposito, un altro quotidiano britannico, l’Independent, nota le parole pronunciate ieri dall’avvocato Mills per difendere la propria posizione: “Sarebbe illogico e assurdo se uno di noi due venisse giudicato colpevole e l’altro assolto. Siamo entrambi (io e Berlusconi, ndr) entrambi colpevoli o entrambi innocenti. Tale è la natura dei processi per corruzione”.

Un articolo sul Daily Telegraph è invece centrato sulla nuova, imbarazzante “gaffe di Berlusconi”, come titola il giornale londinese: “Ho speso una fortuna per pagare i giudici”. Il premier, pronunciata ieri la frase in una conferenza stampa, si è poi corretto, “intendevo dire per pagare gli avvocati” ai molti processi che gli sono stati intentati durante la sua carriera di businessman e uomo politico, ma il Telegraph ironizza che la gaffe contribuisce a sottolineare le accuse di corruzione nei suoi confronti al processo Mills, oltre che il riconoscimento di corruzione per Berlusconi da parte del tribunale di Milano nella causa civile che lo ha condannato nei giorni scorsi al pagamento di 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti come risarcimento per la vicenda della Mondadori.

Il Times pubblica un commento intitolato “Tentativo di distrarre l’attenzione del paese” sulla “speranza di Berlusconi” che la sua apparizione ai funerali di stato per le vittime della tragedia di Messina gli restituisca il ruolo di “padre della nazione”, dopo la settimana “più dannosa” della sua carriera politica. Ma sebbene la cerimonia possa fare una bella impressione “su canali televisivi che per lo più nascondono i problemi del premier”, nota il Times, “un’accoglienza entusiastica da parte della popolazione locale è tutt’altro che garantita”. Quanto al futuro di Berlusconi, scrive il quotidiano londinese, con l’opposizione di centro-sinistra ancora divisa (come rileva anche un articolo sul Financial Times), “molto dipende dal comportamento dei suoi alleati”. E se Umberto Bossi ha finora espresso sostegno al primo ministro, il Times nota che Gianfranco Fini ha ripetutamente preso le distanze da lui. “Berlusconi ha detto ieri che è lui l’unico in grado di guidare l’Italia”, si conclude il commento di Richard Owen, corrispondente da Roma del Times, “ma Fini, e molti italiani, non sarebbero d’accordo”.

Il magazine settimanale del quotidiano Le Monde, uscito ieri pomeriggio, è interamente dedicato a “Berlusconia”: un “viaggio in Italia” e nel “cuore del suo enigma”, ovvero Berlusconi. Il “patron politico della penisola, per volontà politica degli elettori”. Negli anni, dice il quotidiano parigino, “Si è imposto come un’antologia vivente di gaffe enormi, di gentilezze dubbie, di comportamenti personali inammissibili. La sua inverosimile impunità giudiziaria sfida le leggi della logica”.

Molto duro anche il commento di un giornale francese conservatore, Le Figaro. Sotto il titolo “Le tentazioni populiste di Silvio Berlusconi”, il corrispondente da Roma Richard Heuzé scrive: “Oggi Silvio Berlusconi è un uomo ferito… Questi ultimi giorni hanno mostrato il suo volto peggiore. Quello di un tribuno che sfida i poteri costituiti opponendo al diritto costituzionale la legittimità che gli è stata conferita dal voto degli italiani. Non è molto lontano dalla deriva peronista”.

Nel frattempo, da vero signore qual è Berlusconi insulta i comunisti, ci dà dei farabutti, interviene pesantemente contro Rosy Bindi con la complicità dell’insetto suo camerata di merende. Entra da una porta secondaria a Messina, come un ladro, ma non può evitare la contestazione che cresce (grazie, Salvo):
http://www.pdcitv.it/video/2062/Messina-contesta-Berlusconi.

Insomma, se non si trattasse di una situazione drammatica, poiché nel frattempo i NOSTRI problemi (la povertà e la disoccupazione imperanti, la crisi che continua a imperversare, i tagli su tutti i servizi di pubblica utilità dalla sanità alla pubblica sicurezza, dai bassi salari alle vessazioni di tale Brunetta – che, oltre al cuore, ha la bocca “troppo, troppo vicina al buco del culo” [De Andrè]) si fanno più acuti. Ma non c’è né tempo né volontà politica, evidentemente, di mettere mano ai VERI problemi del Paese, il recidivo capo del governo deve continuare soltanto a renderci compartecipi del SUO perdurante malaffare. Continui a tirare la corda, chissà mai che poi non sia lui ad impigliarsi…

Intanto, in giro per il mondo, sempreché non bastassero i quotidiani – visibili anche on line – questa è una delle immagini che il capo del nostro governo dà dell’Italia… http://video.unita.it/?video=1409

Ecco qui di seguito il pezzo dell'”Unità” sulla sentenza Cir vs Fininvest.

I 750 milioni di euro che la Fininvest deve alla Cir di De Benedetti per l’affaire Mondadori sono la conseguenza di un «fatto illecito» commesso da Silvio Berlusconi. Secondo il giudice milanese Raimondo Mesiano, il Cavaliere è «corresponsabile della vicenda corruttiva» che ha dato il via alla causa civile giunta a sentenza il 3 ottobre.

La vicenda è assai nota: la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 24 gennaio 1991 con cui fu annullato il lodo arbitrale che assegnava la Mondadori alla Cir di De Benedetti. Quella sentenza fu frutto di corruzione del giudice Vittorio Metta, che ricevette 400 milioni da conti Fininvest, attraverso una serie di passaggi che videro protagonisti Cesare Previti e gli avvocati Acampora e Pacifico. Berlusconi fu prescritto nel 2001 nel processo che si è concluso nel 2007 con le condanne definitive di Previti, del giudice Metta (estensore della sentenza) e degli avvocati Pacifico e Acampora.

Nel complesso, il movimento di denaro per «finalità corruttive» che partì dai conti Fininvest Ferrido e All Iberian (il 14 febbraio 1991, dunque pochi giorni dopo la sentenza Metta) era di circa 3 miliardi di lire. Una cifra importante di cui, secondo il giudice Mesiano, il patron di Fininvest, e cioè Berlusconi, non poteva non sapere. «Sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito senza che il dominus della società ne sia a conoscenza e lo accetti», scrive il giudice nelle 140 pagine di motivazioni della sentenza rese pubbliche ieri. «Pertanto è da ritenere, “incidenter tantum” ed ai soli fini civilistici del presente processo, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva». «Corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta la responsabilità della stessa Fininvest, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria della società». Berlusconi, all’epoca, siamo a cavallo tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta, era ben lontano dall’impegno politico diretto. La sua condotta, scrive ancora il giudice Mesiano, «è stata all’evidenza posta in essere nell’ambito dell’attività gestoria di Fininvest, e cioè nell’ambito della cura degli interessi di quest’ultima».

Nel 1999 la procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi insieme a Metta e Previti per corruzione in atti giudiziari. Accusa che, grazie alle attenuanti generiche, era stata trasformata per il Cavaliere dalla Corte d’Appello di Milano in «corruzione ordinaria», e successivamente prescritta. Il Cavaliere aveva poi chiesto il proscioglimento con formula piena alla Cassazione, nel 2001, ma questo era stato respinto. «Se Berlusconi non è stato prosciolto nel merito dalla Corte d’Appello», scrive Mesiano, «è perché, ad avviso della medesima, non vi era l’evidenza… dell’innocenza dell’imputato». Il fatto illecito di Berlusconi, dunque, è solo presunto. «Ma la prova per presunzioni», scrive Mesiano, «nel processo civile ha lo stesso valore della prova diretta» ed è «perfettamente utilizzabile facendo uso dei criteri di ragionevolezza e normalità». E secondo questi criteri, ribadisce il giudice, chi ricopriva «una incontrastata posizione verticale» in Fininvest non poteva non sapere.

Il giudice spiega nel dettaglio la misura del risarcimento, i 750 milioni, la ragione del medesimo e le voci di cui si compone. Si tratta, per la Cir, di un danno «da perdita di chance», visto che «la Corte d’Appello di Roma emise (nel 1991) una sentenza indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta». «Certamente è vero che la corruzione del giudice privò la Cir della chance di ottenere da quella Corte una decisione favorevole», è il pilastro del ragionamento del giudice Mesiano. Che confronta il risultato della definitiva sparizione della Mondadori nell’aprile del 1991 con quello che la Cir avrebbe potuto ottenere senza quella sentenza «ingiusta» che ha «capovolto le posizioni negoziali dell parti», rafforzando Fininvest e indebolendo Cir. Risultato: 312 milioni di risarcimento che diventano 937 con interessi e rivalutazioni. Di questi, il giudice assegna a Cir 749 milioni, l’80%, pari alla percentuale di probabilità che la Cir ottenesse una sentenza favorevole senza la corruzione del giudice Metta.

Intanto, Quindici consiglieri del Consiglio superiore della magistratura (togati e laici del centrosinistra) hanno chiesto al Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli di aprire una pratica a tutela del giudice del tribunale di Milano Raimondo Mesiano, dopo i giudizi espressi da Silvio Berlusconi e dai capigruppo del Pdl al Senato sulla sentenza che ha condannato la Fininvest al pagamento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori. Il documento è stato sottoscritto dai togati di Unità per la Costituzione, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia e dai laici del centrosinistra Letizia Vacca e Mauro Volpi. Nel testo si legge che quella a cui stiamo assistendo, con gli attacchi al giudice milanese Raimondo Mesiano, è una vicenda che si caratterizza per «gravità» e «singolarità». I consiglieri del Csm che hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela del magistrato chiedono anche che venga difesa la «credibilità della giustizia civile». Nel documento i quindici consiglieri del Csm non fanno esplicito riferimento al presidente del Consiglio e ai capigruppo del Pdl al Senato, ma parlano genericamente di «dichiarazioni pubbliche di autorevoli esponenti del Parlamento e del Governo». Il riferimento è dunque piuttosto chiaro.

P.S.  ULTIM’ORA
visto oggi a Milano, via della Moscova

Lunedì andrò a comprare lo striscione
poi passerò la serata a scriverlo…
foto di Grazia Molteni

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Il Cavaliere non può dire “non sapevo”ultima modifica: 2009-10-10T19:15:00+02:00da paginecorsare
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5 pensieri su “Il Cavaliere non può dire “non sapevo”

  1. Ciao Angela e buon inizio di settimana a te!! Quello che mi preoccupa, dopo ciò che è successo a seguito della bocciatura del lodo Alfano, è il continuo ripetere che Lui è lì per volontà “popolare”… che Lui è designato dal popolo… che è il popolo che decide…

    Insomma, sembra quasi voler “minacciare” che chi è al nostro fianco, il nostro vicino, il nostro amico che pensa diversamente da noi, è pronto a difenderlo (in che modo? con che mezzi?) contro presunti “golpe” (sempre da Lui nominati!!) Sembra quasi voglia fomentare lo scontro, dopo che ha fatto di tutto per dividere, appunto, il popolo italiano.

    Forse, quello striscione è qualcosa che dovremmo cominciare ad esporre tutti… tanto per far capire a Lui, da che parte stiamo!!!

    Buona serata e ciao (da me, oggi, non si parla di politica ed ho una storia che credo ti piacerebbe. Ciao)

  2. Buondì Angela.Volevo segnalarti questo articolo: http://www.ilgiornale.it/interni/lettera_discordia_premier_e_tremonti/13-10-2009/articolo-id=390506-page=0-comments=1 Ho la seria impressione che in casa centrodestra siano cominciate le grandi manovre per “internare” Berlusconi.E’ rimasto solo Feltri a far la guardia.Un saluto e a presto,appena ho un pò di tempo per leggerti con la dovuta calma.
    artista1969

  3. Ciao Angela e buon pomeriggio. A proposito del tuo commento da me e del pericolo di radicalizzazione delle posizioni tra noi italiani, strategia perseguita da Berlusconi, ieri sera sul TG di Sky mi sono visto la registrazione dell’intervento dello stesso all’Assemblea generale di Confindustria.

    Applausi tiepidi da parte della platea ma affermazioni del Premier roventi. Dopo aver elencato i vari successi della sua “squadra”, ha elencato anche chi “rema” contro lui ed il Paese e, a proposito dei magistrati che lo perseguitano, ha affermato: “”… nel 1992 una parte della magistratura militarizzata smantellò l’apparato politico ed i partiti di allora che, in 50 anni, avevano garantito stabilità ed un certo benessere agli italiani. Tutti quei partiti furono fatti fuori…”

    Parlava di “mani pulite”, della D.C., del P.S.I…. e di storia d’Italia che presumo tutti conoscano. A parte la “collera” provata all’istante, una volta calmato e meditato su quella frase, mi sono chiesto: “ma perché gli italiani stimano questa persona?” E’ una domanda che mi pongo da parecchio ed alla quale non riesco a dare risposta.

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