Terra e libertà, quella Sicilia che non si arrende

Terra e libertà,
quella Sicilia che non si arrende

Davide Pappalardo
“Liberazione”, 5 novembre 2009

Dedicato a Salvo

Con lo scritto di Davide Pappalardo, che riporto qui di seguito, intendo rivolgere un omaggio a Salvo (conosciuto su questa piattaforma come “Dalai87”), giovane siciliano, convinto che l’unica via per affermare i diritti negati sia la lotta, uniti, per opporsi alle ingiustizie, ai soprusi, alle speculazioni, alle connessioni tra criminalità organizzata e pezzi dello Stato, a tutto ciò che offende l’indipendenza e l’impegno politico e civile di una persona. E anche all’arroganza insopportabile, alla supponenza e alla colpevole ignoranza di molti comuni cittadini o di rappresentanti del potere costituito.

C’è un’affermazione nei suoi confronti che, tra altre, mi indigna particolarmente, perché rappresenta una visione discriminatoria, e quindi razzista. Quella che, essendo Salvo un giovane, non abbia diritto di espressione, oppure che i suoi pensieri siano da sottovalutare proprio a motivo della sua giovane età, se rapportata a quella di altri in età matura. Quasi che la maturità e lo spessore morale e intellettuale possano essere assegnati in base al proprio o all’altrui stato anagrafico, e non piuttosto ai contenuti delle rispettive scatole craniche.

Sono, in Italia, tra i più anziani fruitori della rete: se questo fosse il criterio da adottare, dovrei ritenere che pressoché tutte le voci che quotidianamente si esprimono e manifestano il loro impegno – nei blog, sui giornali, nella letteratura, nella società civile – non siano degne di essere rappresentate? E’ un’idea da cui non sono stata mai neppure sfiorata. E’ un’idea che mi fa perfino orrore. Anche perché molto di ciò che conosco, che faccio e che sento lo devo proprio in gran parte alle generazioni più giovani, quelle che mi insegnano quotidianamente a riflettere sui problemi con i quali tutti quanti ci troviamo, spesso nostro malgrado, a confrontarci. C’è nei giovani la freschezza di pensiero, l’irruenza, la passione, e una prontezza a cogliere i fermenti di una società in rapida trasformazione. Ma anche, in molti, l’acquisizione di valori non effimeri, e il senso critico e autocritico, che mancano totalmente soprattutto a coloro che neppure si rendono conto – per educazione ricevuta, per estrazione sociale, per condizionamenti subiti e oramai irreversibilmente “fissati” nelle loro menti – di quanto sia anacronistico il loro modo di essere.

Beh, detto questo, rinnovo a Salvo tutta la mia stima. E anche la mia ammirazione, poiché in poco più di un anno da che assisto alla sua personale evoluzione ho registrato da parte sua un crescendo di maturità e di capacità di mettere a fuoco i problemi realmente notevole, che dà atto di una intelligenza e di una sensibilità, queste sì messe realmente a frutto. Fossi stata capace, io stessa, di una tale “crescita” nei miei ormai lontanissimi vent’anni… Grazie, Salvo.

Terra e libertà, quella Sicilia che non si arrende
di Davide Pappalardo
Liberazione”, 5 novembre 2009

E’ coraggio, è passione, è amore. E’ una miscela esplosiva di sentimenti quella che ti prende quando vedi ragazze e ragazzi fare antimafia concreta come quella tratteggiata con grande cura dagli autori de Lo schiaffo alla mafia, puntata della trasmissione di Rai 3 La storia siamo noi, andata in onda il 23 ottobre scorso e dedicata alla storia, anzi dovremmo scrivere alla Storia, della cooperativa Pio La Torre. E’ il racconto di chi con quotidiano impegno e anche con sofferenza, è riuscito a trovare lavoro in Sicilia proprio assestando un cazzotto sul grugno della criminalità organizzata, proprio strappando davvero la terra da sotto ai piedi ai mafiosi. Questi ragazzi portano sulle spalle un nome importante, quello di Pio La Torre, segretario del partito comunista in Sicilia, padre proprio delle norme sulla confisca dei beni ai mafiosi e per questo assassinato dalla mafia.

Non è solo un’azione simbolica quella delle cooperative che lavorano le terre confiscate ai mafiosi, è un’azione concreta, reale, tangibile. Intanto c’è la terra, che è proprio la base attorno alla quale si sono stratificati negli anni rapporti di forza e di oppressione che vedevano nella mafia un baluardo in difesa dell’esistente ed in particolare nello sfruttamento delle masse.

E la terra in Sicilia ha significato lotte aspre nella battaglia per la vita. E quindi questa contesa, portata avanti da queste cooperative, riscatta anni di oblio. Riporta al centro i tanti caduti di mille battaglie, rievoca antichissimi canti siciliani di ribellione, come Malarazza, riscoperto da Modugno e poi oggi ripreso da tanti artisti, col contadino che prega Gesù di distruggere i padroni. Riporta in vita i Fasci siciliani dei lavoratori, formidabile movimento di massa di ispirazione socialista che venne paragonato per importanza alla Comune di Parigi e che coinvolse circa 300mila fra contadini, minatori ed operai dal 1891 fino al 1893, quando fu messo a tacere per mano militare.

Fa riemergere prepotentemente come protagonisti dell’oggi i tanti compagni uccisi perché si opposero ad un sistema feudale. Tra il 1944 e il 1966 furono ben 38 i sindacalisti a cadere per mano della mafia. E ad essere uccisi furono in particolare i migliori quadri del movimento dei lavoratori siciliano, di estrazione social-comunista, quelli che magari combattendo al Nord erano stati tra i promotori della Resistenza, quelli che poi tornati in Sicilia occupavano le terre per avere la riforma agraria, quelli che dicevano no ai soprusi e organizzavano i contadini.

Nel periodo precedente le determinanti elezioni del 1948, la mafia e i poteri ad essa collegati mirarono in particolare a colpire esponenti del partito socialista, impegnati ad arginare la scissione socialdemocratica ed a tenere unito il movimento contadino. In questo tentativo si inquadrano infatti – lo scrive anche la penna di Pio La Torre anni dopo nella relazione di minoranza alla commissione antimafia – gli omicidi di Placido Rizzotto, Epifanio Lipuma e Calogero Cangelosi.

Si riscatta anche quanto avvenne nel lontano ’47. Il 20 aprile di quell’anno, le elezioni regionali nell’isola videro una splendida affermazione del Blocco del popolo. Pochi giorni dopo, il primo maggio, a Portella della Ginestra, si consuma la prima strage di stato nel nostro paese. Occorreva bloccare l’avanzata della sinistra. A tutti i costi. Quell’avanzata significava rimettere in discussione l’assetto sociale baronale e mafioso su cui si reggeva il potere nell’isola. E così l’intreccio mafia, agrari, fascisti, servizi e americani, trovò una linea di azione politica efficace proprio con lo stragismo. Oggi i soliti e solidi legami tra borghesia reazionaria, stato, criminalità organizzata, riaffiorano anche per altre storie, altrettanto paradigmatiche della storia d’Italia, come la questione delle navi dei veleni che non distruggono solo ambiente e lavoro, ma in questo intreccio perverso rappresentano i mali del capitalismo.

Fortuna che un po’ di aria respirabile, in mezzo a tanto tanfo, c’è ancora, se è vero che ci sono manifestazioni partecipate come quelle di Amantea, in un’altra terra martoriata come la Calabria, se c’è ancora un Sud che riscatta gli anni di lotte e non li chiude nel cassetto dei ricordi, se ci sono ancora quelli che non si arrendono e con le armi del coraggio, dell’inventiva, dell’intelligenza critica, prendono in mano la terra e si sporcano le mani per dissodarla e togliere il veleno appestante delle mafie.

Quello che ha mostrato La storia siamo noi è un inno alla Sicilia che non si arrende ed un esempio concreto di antimafia reale e non di ciarle salottiere.

Terra e libertà, quella Sicilia che non si arrendeultima modifica: 2009-11-06T17:41:00+01:00da paginecorsare
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3 pensieri su “Terra e libertà, quella Sicilia che non si arrende

  1. Angela, leggo queste tue parole per me, dopo aver visto la puntata di Blu Notte, che parlava della mia sicilia e degli intrecci politicomafiosi, tra i neofascisti e la mafia, tra i casi c’era quello di un ragazzo, di un compagno e di un uomo di nome Peppino Impastato. Peppino Impastato, per me è l’esempio, quando ho conosciuto la sua storia, ero già a 19 anni, ed io siciliano fino a quell’età ero ignaro. Da li ho capito che c’era qualcosa che non andava, non poteva essere giusto che i veri uomini stessero dimenticati in un nome su una via, mentre i giovani di oggi vivono di markette televisive (come me fino ad allora)… Da li ho capito cosa era davvero il “sistema”, quello che ti fa partecipe della tua estromissione, quello che annienta il senso critico, quello che ti fa sognare per nasconderti la realtà. L’ostinarmi a cercare qui sulla rete il dibattito anche “forte” è perchè credo che se una sola persona si trovasse anche per caso a leggere, capisca che esiste altro, che la visione confezzionata e “vecchia”, quella conservatrice, quella dei privileggi, è un passo verso la sconfitta di queste idee… so che nn riuscirò mai a far comprendere a chi ha queste idee quelle mie, ma io spero che ci sia sempre un altro che legga e capisca la strada giusta. Peppino Impastato, prima di tutti ha capito l’importanza della lotta informando e comunicando, ed io credo quindi che mai dobbiamo smettere di lottare e di portare avanti queste idee, con i mezzi che abbiamo, facendo crescere la volontà giorno dopo giorno. La volontà di sconfiggere questo sistema, e non di compromettersi con esso…
    Ho tanto altro da fare credo però prima di meritarmi le tue parole… ti ringrazio e complimenti per il siciliano, trascorsi siculi? ;D
    Grazie ancora per le belle parole. Ciao!
    Ps: oltre l’età, oggi è spuntata un altra discriminante, il fatto che essere donna debba garantire la benevolenza… credo che quella frase che ho letto detta da una donna butti in un cestino anni di lotte femministe e paritarie.

  2. Grazie dei tuoi passaggi sempre graditissimi, e non dico per pura formalita’. A proposito stanno facendo un casotto della madonna (rimandno in tema di religione), sul crocefisso, e manco si sono accorti che ormai siamo annessi alla… Libia.

    Un saluto affettuoso.

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