Ditelo pure: stronzi

Ditelo pure: stronzi
Gianfranco Fini consiglia i giovani immigrati su come rispondere ai razzismi. E la Lega insorge pesantemente
Di Stefano Ferrante
il Fatto Quotidiano
22 novembre 2009

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Parole in libertà – per il momento soltanto parole – quelle a cui Gianfranco Fini sta ricorrendo da qualche tempo. Beh, se qualcosa non mi convince di ciò che va dicendo è la sua appartenenza a un partito, chiamato pomposamente Popolo della Libertà, che di libertà al suo interno ne conosce veramente poca, succube com’è del verbo del suo padrone assoluto e indiscusso. Talmente indiscusso da ottenere in un sol colpo la fedeltà di un elettorato probabilmente poco avvezzo a discutere e immemore perfino delle più elementari regole della convivenza civile. Quali, per fare un solo esempio, il rispetto della persona e della sua autodeterminazione in termini di scelta nei confronti della decisione di accettare o rifiutare pratiche cliniche (nei prossimi giorni andrà al voto il deprecato disegno di legge sul “fine vita”, ed è a questo che mi sto riferendo).

Parole in libertà, dunque, che finora sono costate a Fini più o meno amichevoli rimbrotti, ma che non hanno modificato di una virgola i cosiddetti programmi della destra. Una libertà di parola, tra l’altro, subito stoppata dalla Lega che si è sbizzarrita non amichevolmente sui termini più feroci con i quali bollare il presidente della Camera, “stronzo” in testa, strombazzato dall’ineffabile Calderoli, quello della porcata per intenderci, all’indirizzo di Gianfranco Fini. Parole che non hanno mutato neppure un paragrafo delle recenti leggi sull’immigrazione o sull’apartheid nella scuola, sulla  reiterata cementificazione del Paese o sul vergognoso condono fiscale per coloro (mafiosi compresi) che hanno trasferito all’estero i proventi delle rispettive attività, lecite e illecite. Alla forma, quindi, neppure un barlume di sostanza è seguito…

Se le giravolte finiane avessero un qualsiasi sapore di una sorta di conversione alla democrazia, penso lo si potrà verificare a breve scadenza. E se effettivamente il presidente della Camera fosse stato fulminato sulla via di Damasco non potrei che prenderne atto, probabilmente gioirne e brindare al figliol prodigo. Ma al momento non vi è alcun segnale, nei fatti, che autorizzi un tale brindisi. Non più tardi di un paio d’anni fa, dopo l’incoronazione del fondatore-imperatore del Pdl dal predellino di un’auto Fini dichiarò: “Il nuovo partito di Berlusconi? Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione” (Corriere della Sera, 9 dicembre 2007). Marco Travaglio riporta che qualcuno in tale occasione gli chiese se vi fosse qualche possibilità che An rientrasse all’ovile e Fini rispose: “Noi non dobbiamo tornare all’ovile perché non siamo pecore”. “Poi, come avete visto”, commenta Travaglio, “sono tornati all’ovile quindi ne dobbiamo concludere che sono pecore o pecoroni”.

Se poi si volesse fare qualche altro passo indietro, si potrebbero ricordare alcune dichiarazioni di Fini totalmente in contraddizione tra loro. Del tipo:

– Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista (il Giornale, 5 gennaio 1990). / [Mussolini] Il più grande statista del secolo. Se vivesse oggi garantirebbe la libertà degli italiani (La Stampa, 26 novembre 1993). / Direi ancora che [Mussolini] è stato il più grande statista del secolo (La Stampa, 1º aprile 1994).
– Se lei mi chiede: “Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?” Io le dico di no. Capito? Perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini. (
Corriere della Sera, 9 aprile 1998).

– Il fascismo fu parte del male assoluto (La Repubblica, 24 novembre 2003). / Non possiamo negarci la storia, e il fascismo fu una dittatura che negò alcune libertà fondamentali (Corriere della Sera, 13 settembre 2008).
– Talvolta accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta (
il Giornale
, 3 novembre 2009).

Ovvio che l’elettorato Pdl sia attualmente ancor più perplesso di quanto possa esserlo io stessa, che questa destra non l’ho mai votata. Se ci si autocondiziona e si mette in standby anche una minima capacità di ragionamento affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei propri capi, ci si autoconvince probabilmente che tutto ciò che esce dalle loro bocche sia pura verità. Ma Berlusconi è un fulgido esempio di dichiarazioni smentite addirittura a distanza di qualche ora. O no? Questo non riesce a insegnarci alcunché? Perlomeno, nel bene e nel male, a essere un po’ meno boccaloni?

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Ditelo pure: stronzi, di Stefano Ferrante

Quella parola Fini l’ha meditata a lungo. Perché allargare il solco con la Lega sull’immigrazione e tenere aperto un nuovo fronte nella maggioranza richiede uno scatto, una mutazione di linguaggio, un cambio di tono. “Stronzo” è un termine off limits per il lessico politicamente corretto, ma è di sicura presa, di comprensione immediata, in fondo un’incursione sullo stesso terreno linguistico del Carroccio. Un colpo ad effetto, quindi, ma da misurare sapientemente per non incrinare il ruolo istituzionale. Per questo Fini ha studiato i dettagli: il luogo – Torpignattara, periferia della capitale – la platea – il centro Seminà, che si occupa di integrazione – persino l’a abbigliamento – jeans e camicia a righe, giacca e cravatta, un mix di casual e abito d’ordinanza, di pop e di palazzo. È il presidente della Camera, ma parla al cuore di quella cinquantina di bambini e ragazzi con gli occhi a mandorla o la pelle scura, tra gli otto e i diciannove anni, che sono spesso nati in Italia, hanno l’accento romanesco, tifano Totti, Zarate o Del Piero.

“Qualche volta vi pesa essere qui? C’è qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c’è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo? ” – chiede Fini. Fa una pausa, attende la reazione.  Scoppia una fragorosa risata. Fini riprende, scherza, giustifica la sortita irrituale, la riporta nell’alveo del ruolo istituzionale, quasi la inquadra come una fiammata passionale di pertiniana memoria: “Il presidente della Camera, dicono, è un alta carica dello Stato, forse perché è alto un metro e ottantacinque, ma pensa come voi, parla come voi. Se si dice una parolaccia non succede niente, l’importante è che non si offenda nessuno. Uso questa parola perché se qualcuno dice che siete diversi la parolaccia se la merita, voi la pensate e io la dico”. È standing ovation, si scioglie ogni timidezza.

Il botta e risposta tra i giovani di origine bengalese, etiope, filippina, cinese, si fa serrato. Fini parla dei giornali che associano nei titoli etnie e fatti criminali. “Titolare che un rumeno o un eritreo ha compiuto uno scippo è un modo scorretto, superficiale e impreciso di informare. La stampa sbaglia, sarebbe bello che non ci fossero riferimenti etnici, perché altrimenti si porta nei cittadini la  convinzione che ci sia un’equazione tra lo straniero e il delinquente. Uno scippatore è uno scippatore e basta. Uomini e donne sono tutti uguali”. E a chi gli chiede come pensa di convincere chi nel centrodestra obietta al disegno di legge bipartisan sul diritto di cittadinanza Fini risponde: “È una bella domanda. Se gli amici, di destra e di sinistra, parlano di voi da un bel salotto non si convinceranno mai. Se vengono qui non possono non capire. Ma siate certi che saranno loro in torto e non certamente voi”.

La Lega è furibonda per quella che considera una nuova provocazione. Roberto Calderoli risponde utilizzando lo stesso registro: “Fini ha perfettamente ragione a dire che è stronzo chi considera lo straniero diverso, ma è stronzo anche chi illude gli immigrati”. Il ministro per la Semplificazione rincara la dose: “ E’ una stronzata illudere gli extracomunitari che il nostro è il paese di Bengodi, e che c’è lavoro per tutti visto che il lavoro manca in primo luogo ai nostri cittadini. Fare questo è pura demagogia e allora si spalancano le porte a persone destinate a finire nella rete di illegalità criminalità e sfruttamento”.

La battaglia sull’immigrazione nel centrodestra è appena iniziata.

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Ditelo pure: stronziultima modifica: 2009-11-22T18:16:00+01:00da paginecorsare
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6 pensieri su “Ditelo pure: stronzi

  1. Ciao Mimmo,
    rispondo qui poiché il tuo sito non prevede i commenti.
    Spero di non aver dato l’impressione che io mi fidi: prima dei tre lustri “pappa e ciccia” con Berlusconi vi sono stati quelli da “delfino” di Almirante, con saluti romani incorporati.
    L’intento della sua strategia è chiaro, chi è arrivato a chiamarlo “compagno” un po’ meno. Certamente “paraculo” è l’apprezzamento più azzeccato.
    Grazie della visita e del commento e buona settimana da Angela

  2. A mio modesto parere Fini sta “appoggiando” il suo governo pur ritagliandosi il futuro con esternazioni che confondono tutti.Il suo atteggiamento ammorbidisce la barbarie morale di questa politica del centrodestra,tranquillizzando le componenti moderate che vedono in lui un elemento di riferimento e serve,il suo costante intervento,ad addolcire le pillole che la maggioranza propina continuamente.Tanto e vero che le sue restano solo chiacchiere(condivisibili a volte,anche se sospette perchè proferite da uno dal passato molto oscuro per non dire nero).Nei fatti questa legislatura continua a generare porcate su porcate e l’ultima,quella del processo breve,se memoria non m’inganna,si può attribuire alla genialità dello stesso Fini che la propose a Berlusconi come soluzione accettabile .Cara Angela,grazie sempre per le parole di elogio al nostro lavoro.Tu sei una persona di cultura e soprattutto di quella cultura distillata dalla grande tradizione popolare di cui il grande Pasolini è stato cantore,poeta e spesso anche critico.Il tuo complimento,per noi,vale doppio.A presto.
    artista 1969

  3. Ciao Angela e buon pomeriggio. Devo confessarti che, a parte il piacere provato per lo “stronzo” dato a chi discrimina, Fini mi stà incuriosendo. Non vorrei essere frainteso e mi spiego meglio. E’ già da tempo che dimostra chiara insofferenza e per la Lega e per Berlusconi. Fa discorsi che da uno della “destra” non ti aspetteresti. Non da questa destra, almeno!!! Non da chi nel PDL è confluito. In diverse occasioni ha dato una “scossetta” allo stesso PDL e da più parti si è paventata la crisi interna allo stesso partito, puntualmente smentita dal “monarca”!!

    Tutto questo mi incuriosisce al punto che, su suggerimento, come posso seguo ciò che lo stesso stà realizzando tramite la Fondazione Farefuturo di cui è presidente. Bilancio la cosa seguendo anche ciò che D’Alema programma attraverso la Fondazione Italianieuropei e, addirittura, ciò che gli stessi fanno “insieme”, unendo le sinergie possibili tra le due fondazioni (i link sono nel mio blog).

    Pensare solamente che stia spianando la strada alla sua “presidenza” mi sembra plausibile ma riduttivo perché i lavori della fondazione sono documentati e smentirli con una realtà politica che si differenzia dalle “promesse” che quei documenti fanno immaginare, sarebbe una “pagliacciata” che dovrebbe pagare troppo cara.

    Insomma, io continuo a seguirlo… perché voglio capire dove vuol andare a parare!! Con le dovute cautele… stò cercando di farmi un’idea!!!

    Buona serata e ciao.

  4. Fini lo hai ricordato tu, è un figlio di Almirante, x me sta solo cercando di pulirsi il viso in modo che quando sarà in corsa per la pres. del consiglio nessuno potrà attaccarlo sui suoi trascorsi fascisti.
    Cmq, bello sentir che nel tutto è solido e stabile del governo del grande statista, volino uno stronzo di qua e uno di la, un incapace di qua e uno di la… intanto il pil si è alzato e quindi avevano ragione no? La crisi è passata… i disoccupati sono comunisti, non contano…
    Ciao Angela

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