La mafia non esiste

La mafia non esiste
Cosa nostra ringrazia

vignettaVauro-nov2009.gifLa mafia non esiste. Dice il presidente del consiglio che strozzerebbe coloro che ne parlano. Beh, vada a riferirlo a Roberto Saviano, tra l’altro pubblicato da Mondadori… O soprattutto vada a ripeterlo a coloro che hanno perso i propri cari nelle stragi mafiose o di camorra e ‘ndrangheta di Capaci e di via D’Amelio, di via Palestro a Milano e di via dei Georgofili a Firenze. Provate a dirlo ai famigliari di Mauro De Mauro, Pietro Scaglione, Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli, Giuseppe Fava, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Pio La Torre, Mauro Rostagno, Rosario Livatino, Libero Grassi, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, Beppe Alfano, Pino Puglisi…  Penso potrebbero essere loro, adottando lo stesso criterio all’incontrario o applicando principi che denotano  soltanto violenza, ignoranza e irresponsabilità, a strozzare il premier.

odore-dei-soldi.JPGI nomi sopra richiamati sono soltanto quelli che mi sono venuti in mente: troverete QUI i nomi delle vittime di “cosa nostra”; QUI quelli delle vittime di camorra; QUI quelli delle vittime di ‘ndrangheta; QUI quelli della “sacra corona unita”. Si tratta di elenchi a volte incompleti, ma ciò non toglie che facciano rabbrividire. Sono i nomi di magistrati, sindacalisti, pubblici ammini- stratori, giornalisti, cittadini comuni che hanno “osato” contrastare la criminalità organizzata. In un Paese che ha perso il più elementare senso della legalità. Che ha il più alto numero in Europa di morti sul lavoro. Che ha promulgato leggi razziali. Che, anche in periferia, si permette iniziative inumane, razziste e xenofobe come il recente sgombero dei rom a Milano (con gli insegnanti che ospitano nelle proprie case i 30 bambini rom che frequentavano regolarmente la scuola) o con la promozione a Coccaglio (Brescia) di un “bianco natale”, un cocktail di razzismo, integralismo e becera stupidità (Carlo ne parla QUI).

E il capo del governo italiano ha la facciatosta di minacciare di strozzare chi  parla di mafia? E quell’altro, il senatore Dell’Utri (condannato in primo grado a nove anni per concorso in associazione mafiosa) – intervistato da Lucia Annunziata – ha ribadito ancora ieri, 29 novembre 2009, che Mangano (mafioso condannato all’ergastolo per mafia e omicidi commessi anche di persona) “è stato un eroe”, cosa del resto già sostenuta dallo stesso Dell’Utri e da Berlusconi un anno fa. Ma è questo il modo di citare un criminale, di un delinquente? Si vergognino, e sarebbe ancora poco.

Per “rinfrescare la memoria” ai molti che preferirebbero ignorare le gesta delle mafie o non ne vorrebbero comunque sentir parlare, è probabilmente utile rivedere una ormai famosa intervista del 2001 di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio riguardante un libro in cui quest’ultimo ricostruiva le “sorgenti” dei finanziamenti a Berlusconi che permisero il rapido decollo nel mondo dell’imprenditoria all’attuale miliardario di Arcore nonché per disgrazia dell’Italia presidente del consiglio dei ministri.  Quello, per intenderci, che ha la volontà di non fare un bel niente per i cittadini italiani sempre più impoveriti ma ha il potere di fare ciò che gli aggrada per tutelare se stesso e i suoi interessi. Il libro è L’odore dei soldi ed è ora nuovamente in libreria (Editori Riuniti), ampliato e aggiornato.

Riporto qui di seguito due articoli pubblicati oggi: La mafia non esiste, di Alessandro Robecchi (“il manifesto”) e Berlusconi avrebbe strozzato anche Giovanni Falcone, di Jolanda Bufalini (“L’Unità”). Inoltre, ripropongo il filmato  (prima parte) del 2001 in cui Daniele Luttazzi intervistò Marco Travaglio, nonché i link alle due parti successive. Infine, uno stralcio da Annozero di aprile 2008 in cui Travaglio fornisce risposte ad alcune affermazioni di Silvio Berlusconi.

Mi viene da dire: ci strozzi tutti. Ma proprio tutti non sarebbe possibile: dallo strangolamento sarebbero infatti esentati tutti coloro che anche in queste tristissime esternazioni del capo, ahimè, si riconoscono… ognuno faccia qualche nome a caso.

Intervista di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio – Prima parte
“Satyricon” 14 marzo 2001

Seconda parteTerza parte
Annozero, aprile 2008
[Marco Travaglio risponde a Silvio Berlusconi]

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La mafia non esiste
di Alessandro Robecchi
“il manifesto”, 29 novembre 2009

Apicella scrive la musica. E Berlusconi scrive i testi. Come quello di ieri, assai divertente: “Se trovo chi ha girato nove serie della Piovra e scritto libri sulla mafia facendoci fare una bella figura nel mondo,  giuro che lo strozzo”. E’ una battuta. E’ una barzelletta. Faceva più ridere se diceva: “lo sciolgo nell’acido”. Oppure: “lo muro in un pilone dell’autostrada”.

Non è una cosa seria. Un premier che se la prende con la Piovra e la fiction tivù con la motivazione che raccontare la mafia non mette in buona luce il paese, non può parlare seriamente. Ma non ha visto Il Padrino? Mai l’elegantissimo Don Vito Corleone avrebbe usato parole simili, si sarebbe limitato a un cenno del capo, un lievissimo ammiccamento. La parola “strozzare” si addice più a un picciotto qualunque che a un capo di governo. Restando alla mafia del cinema, Berlusconi sembra più il Joe Pesci di Quei bravi ragazzi, quello che gridava: “hai detto buffo a me?”.

Dunque, andiamo, non è una cosa seria. Se fosse una cosa seria il premier dovrebbe citare anche le fiction sulla mafia trasmesse dalle tivù di sua proprietà, con ottimi ascolti. E sarebbe interessante sapere se tra gli “strangolabili” dal premier figura anche, per dire, Roberto Saviano, che non ha fatto certo un piacere alla proloco di Napoli raccontando Gomorra. Edito da Mondadori, sia detto en passant, giusto per sottolineare che con la costruzione della fama planetaria del paese mafio-camorristico-assassino, il signor Silvio Berlusconi ha incassato parecchi soldi. Non vorremmo che si strozzasse da solo. Senza contare che anche le sue proprie performance estive a base di escort e lettoni di Putin non sono state da meno, quanto a credibilità internazionale, dignità del paese e “belle figure”.

Dunque saremmo davvero tentati – come ci hanno subito consigliato i suoi famigli, camerieri, portavoce, reggicoda e corifei – di archiviare la faccenda sotto la voce “cose poco serie dette dal premier” di cui abbiamo del resto vastissima collezione. Purtroppo, invece, l’ultima sparata del capo del governo non è così peregrina. Parlare di mafia fa male al buon nome del paese non è che l’ultima variante di un discorso ben noto. Parlare di crisi fa male all’economia (in effetti a guardare solo il Tg5 sembra di essere in pieno boom economico). Parlare di delinquenza fa male se si governa, diventa invece molto utile quando governano gli altri. Quanto al buon nome del paese, insomma, se si volesse difenderlo sul serio col metodo Berlusconi, sarebbe un lavoro d’inferno. Da Piazza Fontana alle stragi di stato, per dire, via, via, un gran lavoro di bianchetto per questioni di immagine. E chissà, forse non è un caso che il suo sodale Dell’Utri, che per mafia è già stato condannato in primo grado (concorso esterno) se ne va in giro per l’Italia leggendo falsi diari di Mussolini che dicono quant’era gentile e buonanima e brava persona il Puzzone supremo. Eccone un altro che, come il commissario Cattani, ci ha fatto fare una figura di merda. Strozzare anche gli storici, non sarebbe male, no?

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“Berlusconi avrebbe strozzato
anche Giovanni Falcone”

di Jolanda Bufalini
“L’Unità”, 30 novembre 2009

lottamafia.jpgSarebbe proprio di quelli da strozzare Marcelle Padovani: è una giornalista straniera, quindi esporta l’immagine del paese. E scrive di mafia, suo fu il libro intervista con Giovanni Falcone, Cose di cosa nostra.

E infatti, reagisce alle parole del premier: «Allora Berlusconi strozzerebbe anche Giovanni Falcone, il simbolo della lotta alla mafia». «Fu con l’opera di Falcone e Borsellino che magistrati e forze dell’ordine furono messi nelle condizioni di combattere la mafia».

Perché anche l’attuale procuratore Piero Grasso insiste sulla necessità che della mafia si parli?
«Se non c’è attenzione dell’opinione pubblica la mafia diventa normalità. Berlusconi dovrebbe scrivere un libro dal titolo “La mafia è morta”, ma sappiamo bene che – anche se non si muovono i killer – nella finanza, nel traffico degli stupefacenti e delle armi, la mafia non è morta. Non solo si deve parlarne ma sostenere le associazioni come “Addio pizzo” o i ragazzi di Locri.»

Il premier dice che si fa brutta figura all’estero.
«Una ventina di anni fa ci convocarono al ministero degli Esteri per discutere come si potesse migliorare l’immagine dell’Italia. Alcuni di noi risposero che per farlo bisognava migliorare l’Italia e lasciar perdere quest’idea manipolatoria. Ma questo è proprio nella linea di Berlusconi, lui vive nel suo Truman Show».

Truman Show?
«Il Berlusconi politico, non quello dei suoi affari, è fatto così: finti programmi, finte leggi, poi ti accorgi, come elettore, che nel paniere non hai racimolato niente. Il grande venditore crea una realtà artificiale. Ma lo stesso procedimento si può utilizzare al contrario, se non si parla di una cosa si dà l’impressione che quella cosa non esista».

Però c’è anche qualcosa di antico in Berlusconi, già ai tempi delle prime commissioni d’inchiesta….
«Sì, allora c’erano personaggi come il cardinale Ruffini che dall’alto della loro cattedra sminuivano l’importanza del fenomeno mafioso».

E poi c’è l’assimilazione di chi denuncia a chi denigra il paese. In Iran succede che i dissidenti siano accusati di calunniare il proprio paese.
«Anche gli antifascisti italiani in Francia durante il fascismo erano accusati di questo ma in realtà lavoravano per costruire un’altra Italia».

Berlusconi dice che nessuno ha combattuto la mafia più di lui.
«Le forze dell’ordine (le migliori in Europa nel contrasto alla criminalità organizzata) hanno portato in carcere il gotha di Cosa Nostra. Ma questo non dipende dal governo che, al contrario, permette il rimpatrio dei capitali con la sola multa del 5%. E fra quei capitali ci sono quelli mafiosi. E poi c’è l’autorizzazione a vendere i beni sequestrati, con il rischio che la criminalità organizzata, attraverso prestanome, si ricompri ciò che lo Stato gli ha tolto».

Qual è la situazione attuale della criminalità organizzata in Italia?
«La mafia siciliana è calante, incapace persino di riunire la Cupola. Ma cresce la ‘ndrangheta, che l’amministrazione Usa cataloga fra le 5 organizzazioni criminali più pericolose nel mondo. Questo significa che l’Italia è ancora soggetta al ricatto. Il problema dell’Italia è che gruppi, clan, logge proliferano in assenza dello Stato, di strutture statali capaci di regolare gli interessi collettivi.

La mafia non esisteultima modifica: 2009-11-30T14:42:00+01:00da paginecorsare
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5 pensieri su “La mafia non esiste

  1. Berlusconi picciotto è un’immagine che mi diverte (amaramente)! … Anche queste ultime sparate non fanno che atterrirci tutti! Fortuna che c’è chi si rende ancora conto della loro assurdità (e passare di qui ne è una prova)!

    P.S. Angela, nel mio blog sono pubblicate le vignette sulle nuove di Berlusconi and friends (una te l’ho dedicata)…

  2. Sono lombarda abituata a polenta e grappini. 32 anni fa ero in Sicilia dai parenti di mio marito. Non so come (errore di gioventù) mi sono permessa di dire: ma qui sono tutti mafiosi…ripeto 32 anni fa. Mio suocero mi ha mollato un bel ceffone dicendomi queste sacrosante parole:
    RICORDATI CHE LA MAFIA NON ESISTE !! Che bastardi…………..loro e tutti quelli che hanno sempre taciuto.

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