31 agosto 1998: “La Padania”, radiografia dell’impero di Berlusconi

1998: “La Padania”.
Radiografia sull’impero di Berlusconi

Da “il Fatto Quotidiano”, 8 dicembre 2009
Inoltre, due articoli da “La Padania”, 1998

padania-del-19-08-1998-pagina-2.jpgAnno 1998, su La Padania una radiografia di ciò che già allora non tornava sull’impero di Berlusconi. Ecco alcune delle domande  rivolte a Silvio Berlusconi, apparse all’epoca sul quotidiano leghista:

– Il 26 settembre 1968, la sua Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove lei edificherà Milano 2. Lei pagò il terreno tre miliardi di lire.

Questa somma del ’68, quando lei aveva 32 anni e nessun patrimonio familiare a disposizione, era di enorme portata. Oggi equivarrebbe a oltre 38.739.000.000 di lire.

Dopo l’acquisto, lei aprì un gigantesco cantiere edile, che in 4-5 anni edificherà l’area abitativa di Milano 2.

Tutto questo denaro chi gliel’ha dato?

padania-del-08-07-1998-pagina-1.jpg– Il 22 maggio 1974 la sua società Edilnord Centri Residenziali Sas compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni di lire. Un anno dopo nuovo aumento fino a due miliardi (14 miliardi di oggi).

Da dove e da chi le sono pervenuti tali capitali in contanti? Se lei non lo spiega, signor Berlusconi, si è autorizzati a ritenere che sia denaro dall’orribile odore. (Stesse domande anche la 3, 4 e 8 dedicate alla Italcantieri, al cambio di nome della Edilnord in Milano 2 e per la Romana Paltano)

– Nel marzo del ’75 lei diede vita alla Fininvest Srl, 20 milioni di capitale, che l’11 novembre diventeranno 2 miliardi con il contestuale trasferimento della sede a Milano.

L’8 giugno 1978, ancora a Roma, lei fondò la Finanziaria di Investimento Srl, soliti 20 milioni, amministrata da Umberto Previti, padre di Cesare.

Il 30 giugno 1978, quei 20 milioni diventeranno 50, e il 7 dicembre 18 miliardi (81 miliardi di oggi).

Il 26 gennaio 1979 le due “Fininvest” si fonderanno. Questa massa di capitali da dove arrivò?

– Sul finire del 1979, lei diede incarico ad Adriano Galliani di acquistare frequenze tv. Galliani entrò in società con i fratelli Inzaranto nella loro rete Sicilia Srl. Soltanto che Giuseppe Inzaranto era anche marito della nipote di Buscetta che nel 1979 non è un “pentito”, è un boss. Lei lo sapeva?

– Lei fondò l’immobiliare Idra col capitale di 1 milione di lire. Questa società, che oggi possiede beni immobili pregiatissimi in Sardegna, l’anno dopo – era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900 milioni. Come fu possibile?

– Perché ha acquistato il giocatore Lentini attraverso la finanziaria Fimo che era sede operativa di Giuseppe Lottusi, riciclatore di soldi sporchi della cosca dei Madonia e Lottusi?


31 agosto 1998 La Padania
Il curriculum giudiziario del Cavaliere farebbe invidia a un boss della mala. Le gesta di Lucky Berlusca. Per salvarlo un plotone di parlamentari, avvocati e giornalisti
di Max Parisi

In realtà, i cosiddetti “guai giudiziari” di Silvio Berlusconi non appartengono tutti al medesimo ceppo (da intendersi come blocco…). Berlusconi infatti, ha molteplici e differenti fronti aperti con la giustizia – più qualcuno appena chiuso con pesanti condanne – che in qualche modo rappresentano, dal punto di vista del codice penale, la sua intera carriera di imprenditore. Andiamo a ritroso.

RICICLAGGIO SOLDI DELLA MAFIA
Attualmente Silvio Berlusconi è sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Palermo – magistrato delegato alle indagini il sostituto procuratore Domenico Gozzo – per l’ipotesi di reato di riciclaggio di capitali provenienti dalla mafia siciliana, la meglio nota Cosa Nostra. Questa indagine nasce, per così dire, come “costola” del processo in corso sempre a Palermo contro Marcello Dell’Utri, a sua volta accusato di connivenza con questa organizzazione criminale. Stando alle scarne informazioni raccolte in ambienti giudiziari palermitani, a dare impulso a quest’azione della magistratura contro il Cavaliere è stato un testimone, Filippo Alberto Rapisarda, potente finanziere siciliano operante a Milano dai primi anni Settanta. Rapisarda – hanno riferito alcuni giornali fra luglio e agosto – avrebbe reso a più riprese testimonianze il cui contenuto sarebbe di estrema gravità. Avrebbe riferito di miliardi ottenuti da Berlusconi dalla “famiglia” (in senso mafioso) dei Salvo, boss di Salemi. Nino e Ignazio Salvo, oggi entrambi deceduti, entrarono nel mirino di Giovanni Falcone già a metà degli anni Ottanta, tanto che vennero rinviati a giudizio nel primo maxi processo alla mafia istruito proprio da Falcone. Nino non fece a tempo a vedere la fine del dibattimento, morì di cancro in un ospedale di Bellinzona, in Svizzera, la notte del 18 gennaio 1986. Ignazio verrà ucciso in un agguato teso da Leoluca Bagarella e altri sicari, tra i quali – pensate – anche Gaetano Sangiorgi, marito di sua nipote, Angela Salvo, la sera del 17 settembre 1992. Ebbene, stando alle dichiarazioni di Rapisarda, sentito – ripeto – in qualità di testimone dalla Procura palermitana, il Cavalier Berlusconi avrebbe ottenuto dai cugini Salvo tramite i “buoni uffici” di Marcello Dell’Utri un ingentissimo capitale. Il “prestito”, sempre che si possa chiamare così, sarebbe stato erogato a cavallo tra il 1977 e il 1978, la somma era di 5 miliardi (25 miliardi e 353 milioni di oggi – fonte Istat). Vero, falso? I magistrati, coadiuvati dalla Direzione Investigativa Antimafia e da esperti della Guardia di Finanza, stanno verificando. Sempre quest’estate, la Procura di Palermo ha sequestrato i libri societari delle 22 Holding (dalla Holding Italiana Prima alla Ventiduesima) che detengono il capitale della Fininvest. Anche in questo caso, sono in corso accertamenti. Soprattutto, si cerca di capire la ragione per la quale Silvio Berlusconi per una larga parte degli anni Settanta e Ottanta fece amministrare in maniera fiduciaria forti quote di queste società-cassaforte alla finanziaria Par.Ma.Fid di Milano, società che contemporaneamente amministrava parte dei beni di pericolosi gangster e finanzieri di mafia operanti all’ombra della Madonnina. Come vedete, al di là delle parole di molti “pentiti”, non ultimo Francesco Di Carlo, che ha “narrato” di incontri diretti avvenuti a Milano fra Silvio Berlusconi, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, – questi ultimi due all’epoca dei fatti (metà-fine anni Settanta) ai vertici dell’organizzazione mafiosa – c’è ben altro su cui i magistrati vogliono fare chiarezza. E per la verità, anche noi.

CORRUZIONE DI MAGISTRATI ROMANI
Naturalmente non sono solo questi – come si diceva – i “guai giudiziari” del Cavaliere di Arcore. Ricordate il clamoroso caso Previti, Squillante, Pacifico, Acampora? Ebbene, a Milano i magistrati sospettano fortemente – anzi, hanno carte bancarie in tal senso – che le ingentissime somme “girate” da Cesare Previti ad “amici” magistrati romani (leggermente corrotti…) in realtà provenissero non dai “risparmi” dell’avvocato della Fininvest, bensì dalle tasche di Berlusconi tramite la vasta ragnatela societaria estera nelle sue mani. Anche in questo caso specifico, la posta è altissima. Se venisse dimostrato processualmente il ruolo di “mandante” di Berlusconi nei confronti di Previti, l’impero finanziario del Cavaliere crollerebbe di schianto. In ballo c’è – niente di meno che – la Mondadori, rimasta per un lungo periodo al centro di una ferocissima battaglia legale fra De Benedetti e il Signore della Fininvest. Se Previti agì per corrompere – riuscendoci – i magistrati capitolini che alla fine in effetti diedero “ragione” al Cavaliere, e per farlo usò proprio i soldi del Cavaliere, sarebbe un disastro immane per Silvio. Dal punto di vista economico, si innescherebbe una causa per danni che in pratica lo porterebbe diritto alla rovina, dal punto di vista dell’immagine neanche a parlarne, sotto il profilo strettamente giudiziario poi, nel caso venisse condannato, il reato di corruzione di magistrati ha una rilevanza assai pesante, quanto ad anni di carcere.

VIOLAZIONE LEGGI ANTITRUST IN SPAGNA
Se questi due eventi giudiziari già bastano per capire quale “futuro” potrebbe aspettare Berlusconi in Italia, c’è da aggiungere che perfino in Spagna i giudici vogliono vederci molto chiaro sulla gestione patrimoniale della televisione impiantata in quella nazione dal signor Fininvest. L’ipotesi al vaglio dei giudici spagnoli circa le “azioni” di Berlusconi è di aver bellamente violato le leggi sia sull’antitrust, sia per ciò che attiene più semplicemente alla tassazione. Tra l’altro, Berlusconi deve prestare la massima attenzione a quello che fa, rispetto la magistratura iberica. Là, l’immunità parlamentare italiana non vale, sia ben chiaro. In ogni caso, questi sono solo i primi nodi che stanno venendo al pettine.

CAPITOLO BANCA RASINI
Quando qualcuno si prenderà la briga di “aprire” il capitolo Banca Rasini, magari sequestrandone l’archivio tutt’oggi esistente, magari interrogando alcuni dei suoi ex funzionari tutt’oggi in pensione (non al cimitero), e magari anche ponendo qualche domanda a qualcuno degli ex correntisti tutt’oggi facilmente rintracciabili, si scriverebbero pagine davvero inedite della storia di Silvio Berlusconi e famiglia. Certi comportamenti, certa spregiudicatezza, certe amicizie non si inventano dalla sera alla mattina. Bisogna avere dei maestri, e il giovane Silvio di allora ne ebbe più d’uno, nella banca dove lavorò suo padre per vent’anni.

E LUI?
A tutto ciò, comunque, Berlusconi risponde in maniera scomposta. A chi gli domanda pubblicamente spiegazioni – ad esempio il sottoscritto -, oppone l’ira dei suoi fedelissimi e l’azione dei suoi legali. A chi testimonia presso i magistrati, vedi Rapisarda, querele amplificate da potenti campagne televisive e della carta stampata (tutti mezzi da lui controllati) e infine direttamente ai giudici impressionanti pressioni concentriche a cui portano man forte “legioni” di deputati e senatori di Forza Italia in Parlamento. Di fronte a questo esercito formidabile, che dire? Golia sembrava invincibile.


27 ottobre 1998 La Padania
Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore è palermitano. «La Fininvest è nata da Cosa Nostra». Lo tengono in piedi perché rappresenta i loro interessi al Nord, è il loro “figlio di buona donna”
di Matteo Mauri

La guerra è aperta da tempo. Ma ora entra in campo l’artiglieria pesante. E se alle accuse di mafia che da tempo Bossi lancia contro Berlusconi, il Cavaliere risponde col silenzio, adesso il Senatur ha deciso di alzare il tiro. «Tanto per essere chiari, per far capire alla gente», replica ad un congressista che aveva criticato la «politica dell’insulto» del segretario leghista. L’attacco di Umberto Bossi a Silvio Berlusconi è durissimo. Il segretario della Lega Nord nel corso del suo intervento al Congresso straordinario del Carroccio, ha più volte dato del “mafioso” a Berlusconi. Da tempo il leader leghista, durante gli innumerevoli comizi, aveva indicato nel Cavaliere «l’uomo di Cosa Nostra». Al congresso, la tesi è diventata ufficiale. «L’uomo di Cosa Nostra» viene citato decine e decine di volte. E con lui tutte le aziende che fanno capo al leader di Forza Italia. L’anomalia italiana è lì: se ne devono convincere in primo luogo tutti i delegati, poi l’opinione pubblica. «La Fininvest – ha affermato Bossi – ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi». Se l’ex-Capo dello Stato Francesco Cossiga negli ultimi due giorni è andato giù durissimo nei confronti del Cavaliere, Bossi non è certo stato da meno. Anzi, ha alzato il tiro, entrando anche nei dettagli, quando ha parlato della Banca Rasini, delle holding occultate, della nascita della prima tv berlusconiana, del partito degli azzurri. «Un palermitano – ha affermato Bossi – è a capo di Forza Italia. Perché Forza Italia è stata creata da Marcello Dell’Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord». Eppoi ancora, come in un crescendo: «Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord»; «Silvio è uomo della P2, cioè del progetto Italia»; «La Banca Rasini è la banca di Cosa Nostra a Milano»; «Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì»; «Berlusconi parla meneghino ma nel cuore è un palermitano». «L’uomo di Cosa Nostra»: Bossi, nelle tre ore d’intervento, ha indicato spesso il disegno dietro il palco in cui era raffigurato alle spalle di Berlusconi, un sicario siculo con lupara e coppola. Dopo aver ricordato i molti «giovani del Nord morti per droga», Bossi ha aggiunto: «Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che “pecunia non olet”. C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto».

IMMAGINI: VEDI “KIRIOSOMEGA’S WEBLOG”
Vi si possono reperire molte pagine del quotidiano leghista con le quali, allora, si accusava Silvio Berlusconi. Con un commento dell’autore del blog

VEDI ANCHE:
Un articolo di Alessandro Robecchi del 17 marzo 2001
Il blog di Alain De Carolis
Un sito che pubblica articoli de “La Padania” 1998/1999

Preciso che io stessa, in un CD del mio archivio risalente al 2001 conservo parecchi articoli dalla “Padania” sul medesimo argomento.
Allora erano disponibili – e scaricabili – negli archivi del quotidiano pubblicati in rete, e ora risultano rimossi da quegli archivi.

Infine faccio notare – se ve ne fosse bisogno – che tutti i procedimenti giudiziari (in corso allora e in corso oggi) nulla hanno a che vedere con la cosiddetta “discesa in campo”, cioè con l’attività politica del patron di Arcore. I reati contestati si riferiscono infatti esclusivamente alle sue precedenti attività di imprenditore.

31 agosto 1998: “La Padania”, radiografia dell’impero di Berlusconiultima modifica: 2009-12-09T19:17:00+01:00da paginecorsare
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Un pensiero su “31 agosto 1998: “La Padania”, radiografia dell’impero di Berlusconi

  1. BUONA SERA ANGELA , VEDO CHE ORMAI E’ MODA RIVOLGERE DOMANDE A SUPERSTAR BERLUSCA , ANCH’IO HO RIVOLTO IN UN PRECEDENTE POST UNA SERIE DI DOMANDE A SUPERSTAR . PROSSIMAMENTE NE HO ANCORA TANTE DA RIVOLGERGLI ………. SE FACCIO IN TEMPO , PENSO CHE SUPERSTAR-ROCK NON HA PIU’ MOLTO TEMPO E LA COSA MI DISPIACE UN PO’ ……….. MI STO DIVERTENDO MOLTO CON LUI . HE..HE..HE..HE.. .
    .
    UN SALUTO GRANDISSIMO .

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