I miei auguri in compagnia di Gianni Rodari

I miei auguri

in compagnia di Gianni Rodari

Un augurio di cuore a tutti gli amici e ai lettori di questo blog
per le prossime feste. Auguro soprattutto un po’ di serenità
e la speranza in un futuro che non potrà continuare
a lungo a essere negativo.
Mi scuso con tutti coloro che mi hanno scritto o
lasciato commenti significativi e ai quali finora, non per
cattiva volontà, non ho trovato modo di rispondere.
Spero di poterlo fare nei prossimi giorni
che stanno per chiudere questo 2009, “anno da dimenticare”…
BUON 2010 !!

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Il poeta è un operaio; lavora il legno delle teste dure.
Vladimir Majakovskij
L’anno sta per terminare e vi sono soltanto segnali di peggioramento di una situazione che si è ampiamente deteriorata nel nostro Paese. Aldilà di quanto possiamo e dobbiamo augurarci, le previsioni non invitano, razionalmente, all’ottimismo: la disoccupazione sta giungendo a limiti insopportabili e ciò a sua volta creerà tensioni sociali imprevedibili. Così come il disagio, spesso la povertà, provocati da salari e pensioni da anni rimasti invariati, risultano oggi fortemente inadeguati a fronteggiare difficoltà sempre crescenti. C’è un filo neanche troppo sottile e crudele di xenofobia e di razzismo che avvelena quotidianamente la vita di molte persone, ed è questo uno dei segnali peggiori di quest’anno che sta per finire. C’è una scuola, che dovrebbe fare della educazione alla conoscenza e alla convivenza civile il suo obiettivo, che ha tradito la sua missione storica. Vi sono città nelle quali, oltre allo stravolgimento determinato dalla cementificazione, è diventato perfino rischioso respirare un’aria sempre più inquinata. C’è, soprattutto, un conflitto continuo di tutti contro tutti, uno scontro alimentato di continuo, con eventi politici e sociali ridotti sostanzialmente al clima, spesso condannato e tuttavia non ancora superato, dei confronti calcistici.
Malgrado tutto ciò – e malgrado l’indifferenza e l’egoismo di coloro che dovrebbero concorrere a garantirci una migliore qualità di vita ma la cui unica attività è, nel migliore dei casi, un totale immobilismo – penso che occorra affidarsi all’ottimismo della volontà. Bisogna cioè essere più che mai consapevoli dei nostri atti, legati a valori universali che non devono essere mai stravolti né accantonati; e delle nostre parole, che devono risuonare sempre forti e chiare anche e soprattutto nei confronti di un potere che è arrogante e tende ad esserlo in modo crescente. Occorre non lasciarsi intimidire da voci altisonanti che tentano di mettere a tacere chiunque eserciti senza tregua il proprio diritto di critica.

Per quanto mi riguarda e come ho sintetizzato prima, l’augurio per l’anno nuovo che sta per arrivare è dunque quello di avere fiducia in se stessi e di sperare soprattutto nell’uomo, nelle sue capacità di raziocinio che, sola, può permettergli di superare i momenti peggiori. Di credere quindi nella possibilità che ciascuno possa percepire la gravità della realtà che ci circonda trovando la forza e l’intelligenza di modificarla, quella realtà, rendendola più positiva e confacente a comportamenti che offrano una reale rappresentazione dei veri bisogni e delle aspirazioni di tutti e di ciascuno. Penso che ambasciatore ideale per interpretare tali auguri possa essere Gianni Rodari, al quale do qui di seguito la parola…

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Nel paese della bugia, la verità è una malattia.
Gianni Rodari

ALCUNE POESIE DI GIANNI RODARI

L’abete di Natale

Chi abita sull’abete
tra i doni e le comete?
C’è un Babbo Natale
alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani,
gli indiani,
i marziani.
Ci ha fatto il suo nido
perfino Mignolino.
C’è posto per tutti,
per tutti c’è un lumino
e tanta pace per chi la vuole
per chi sa che la pace
scalda anche più del sole.

 

Lo zampognaro

Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone?
“Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino”.
Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;
se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno.

 

Un abete speciale

Quest’anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno
all’altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,

Natale è tutto sbagliato.

 

L’anno nuovo

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

 

Filastrocca di capodanno

Filastrocca di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l’anno:
voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.

 

Alla Befana

Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.

 

Filastrocca impertinente

Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente;
chi sta fermo non cammina;
chi va lontano non s’avvicina;
chi si siede non sta ritto;
chi va storto non va dritto;
e chi non parte, in verità,
in nessun posto arriverà

Il pellerossa nel presepe

Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
com’è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i maghi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via! Toro Seduto:
torna presto di dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano.
Se lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio,
perché ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.

Il paese dei bugiardi

C’era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c’era subito una pronto
a dire: “Che bel tramonto!”
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
“Ohibò, che notte bruna,
non ci si vede niente”.

Se ridevi ti compativano:
“Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?”
Se piangevi: “Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa”.

Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c’erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l’aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.

Dall’oggi al domani
lo fecero pigliare
dall’acchiappacani
e chiudere al manicomio.
“E’ matto da legare:
dice sempre la verità”.
“Ma no, ma via, ma và …”
“Parola d’onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello …”
La strana malattia
fu descritta in trentatré puntate
sulla “Gazzetta della bugia”.

Infine per contentare
la curiosità
popolare
l’Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel “giardino zoo-illogico”
(anche quel nome avevano rovesciato …)
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po’ alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l’epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.

I miei auguri in compagnia di Gianni Rodariultima modifica: 2009-12-24T01:06:00+01:00da paginecorsare
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8 pensieri su “I miei auguri in compagnia di Gianni Rodari

  1. Tantissimi auguri anche a te e speriamo che davvero il 2010 sia un anno migliore, senon per la società (ci spero poco), per i singoli. La massima di Rodari è vera e tremendamente anticipatrice: anche io come te sono malato di verità e non mi riconosco più in questo luogo. Speriamo in gradite sorprese e che si “ammali” qualcuno che sappiamo noi…

  2. Angela, io non sono affatto meglio di te, tanto è vero che non sono per niente in grado di perdonare nessuno, un po’ per modestia mia, un po’ perchè nessuno se lo merita veramente… per questo il mio post è più un tentativo che altro e quindi vale solo fino a domani, dal 26 sarà tutto come prima perchè il perdono, se non porta a un ravvedimento nel perdonato, è del tutto inutile.
    Auguri sinceri di buone feste e a presto!

  3. Beh che aggiungere. E’ stato un anno nerissimo sia a livello personale che per la situazione “politico-sociale” dell’Italia. Servirà per caricarci in vista del 2010, l’anno delle loro riforme, l’anno delle nostre lotte!!!
    Buon 2010 a presto! Ciao!

  4. Passo volentieri a farti gli auguri,cara Angela.Sei tra le cose migliori di questo 2009 virtuale(e non solo) che è passato(credo sia la prima volta che ti faccio gli auguri,ma non mi fido di me,sconnetto spesso in questo periodo).Noi siamo quelli che soffrono di più di chi è “felice e contento” che le cose vanno bene solo perchè lo dice un uomo ricco e potente che non ha nemmeno idea delle sofferenze della gente.Per questo ci auguriamo un buon anno nuovo,perchè ci vuole la novità che spazza via questa palude.Buone feste e a presto.
    artista1969

  5. Ti lascio i miei auguri, uniti da un grande affetto, anche se solo virtuale, anche se non troppo spesso in queste “navigazioni tempestose” si incontrano persone degne come te.

    Ti lascio i miei auguri di un Buon Natale… e un abbraccio scusandomi sempre che sia virtuale.

    Tra un po’ esco di casa per portare la mia solidarieta’ agli operai della Fiat di Pomigliano d’ Arco… un mio piccolissimo contributo nel non farli sentire meno soli, sia come esseri umani che come notizia.

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