Un altro anno da vivere pericolosamente?

Un altro anno da vivere pericolosamente?

lottalav_yamaha.jpgL’anno nuovo appena iniziato, per il quale rinnovo a tutti un augurio sincero, si annuncia come puntuale continuazione di quello che se n’è andato – e che è stato pessimo sotto molti punti di vista.

In questa continuità sostanziale tra questi due periodi, l’unico dato realmente confortante – ancorché nasca da una situazione di grande difficoltà e disagio determinata da una crisi ancora in atto e della quale finora non si vede un’uscita (contrariamente a quanto sostiene un governo per il quale la crisi pare non essere mai esistita) – è la determinazione dei lavoratori nelle lotte per la difesa del lavoro.

Una lotta che si è espressa da Eutelia alla Fiat di Termini Imerese, dalla Mangiarotti di Milano all’Usi RdB Ricerca di Ispra, dall’Ave industries di Spinea alla Yamaha di Lesmo, dalla Fiege di Brembio (i cui lavoratori, proprio in questi giorni, hanno portato a termine ottenendo risultati positivi con la loro lotta) a tutte le piccole e piccolissime realtà produttive nelle quali si è scatenata l’iniziativa padronale tesa a far pagare ai lavoratori il costo della crisi finanziaria e industriale determinata sostanzialmente dalle scelte infami delle classi capitalistiche dominanti.

Il 2009, poi, si è chiuso con un elenco sterminato di morti sul lavoro: QUI un elenco (aggiornato con altri nomi presenti nei commenti) e QUI un blog che riporta giornalmente notizie sugli incidenti mortali accaduti durante il lavoro. Anche per questo problema, rispetto agli anni precedenti, non vi è alcun miglioramento della situazione, imputabile anche a una legislazione resa molto meno incisiva dall’attuale governo. Una situazione, voglio ricordarlo, che è la peggiore registrata in tutta l’Unione Europea.

La condizione degli immigrati in Italia è notevolmente peggiorata a causa delle norme ancor più restrittive imposte negli ultimi mesi: anche per gli immigrati regolari a tutti gli effetti sono aumentate le difficoltà, a partire dall’ottenimento in tempi decenti del rinnovo dei permessi di soggiorno e dai balzelli previsti per tale operazione. In più, molti comuni italiani hanno a loro volta emanato normative che in molti casi sono apparse vere e proprie vessazioni a carico dei migranti, fino ad arrivare a vere e proprie iniziative di stampo razzista. Quanto all’ottenimento della cittadinanza, per la quale si è aperta una discussione in Parlamento proprio negli ultimissimi giorni del 2009, non vi è alcuna previsione positiva, neppure per tutti i figli di immigrati nati in territorio italiano.

Sul fronte delle prossime iniziative governative, infine, predomina (come prima, meglio di prima) la ricerca di provvedimenti “ad personam” che escludano il premier dai suoi impegni giudiziari. Insomma, pare proprio esserci una perfetta soluzione di continuità tra ciò che ci ammorbava nell’anno appena trascorso e quello appena iniziato…

Qui di seguito, un articolo di Marco Travaglio (“Vomitate, gente, vomitate”) apparso oggi sul “Fatto Quotidiano” e, dallo stesso quotidiano, un articolo su Navtej (ricordate?), l’indiano a cui diedero fuoco alla stazione di Nettuno un anno fa.

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Vomitate, gente, vomitate
di Marco Travaglio
“il Fatto Quotidiano”, 7 gennaio 2010

ghedini_MollyBezz.jpgIl termometro migliore per misurare a che punto sta il regime è la lettura dei quotidiani “indipendenti”. Che hanno così interiorizzato il regime da non rendersi nemmeno più conto della gravità di quel che descrivono. Infatti lo raccontano con aria gaia e spensierata, come se parlassero del sole e della pioggia. Ieri, per esempio, a pagina 9 del Corriere della Sera, l’articolo dedicato alle tre leggi ad personam che garantiranno impunità eterna al satrapo si apriva così: “Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è rientrato in anticipo dalle vacanze e ha subito raggiunto il consigliere giuridico del premier, l’avvocato Niccolò Ghedini, che lo attendeva a Villa San Martino. La prima riunione dell’anno insieme con Silvio Berlusconi è servita dunque a mettere a punto l’agenda 2010 sulla giustizia che, nei piani del presidente del Consiglio, prevede tappe forzate da qui ai prossimi 60 giorni. ‘Se il processo breve e il legittimo impedimento non venissero approvati nei due rami del Parlamento entro febbraio, le  conseguenze politiche non sarebbero indolori’, avrebbe ripetuto Berlusconi davanti ai suoi collaboratori”.

Notare la soavità di quel “raggiunge”. Traduzione: il ministro della Giustizia “raggiunge” nella residenza privata del premier l’avvocato che difende il premier in vari processi per corruzione di testimone, frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio, e che per giunta è stato nominato deputato dal premier per cancellare per legge i suddetti processi, ma la stampa indipendente lo chiama “consigliere giuridico” per non dare troppo nell’occhio. Costui  impartisce ordini al cosiddetto ministro affinché si dia da fare “a tappe forzate” per mobilitare le istituzioni affinché blocchino i tribunali prima che pronuncino le sentenze a carico del premier.

E questo sconcio prende il nome di “agenda 2010 sulla giustizia”. Segue minaccia mafiosa ai parlamentari: o provvedono “entro febbraio”, oppure “le conseguenze politiche non saranno indolori”. La parte riservata, in questo stomachevole copione, alle istituzioni di garanzia – presidente della Repubblica, opposizione, magistratura, stampa libera – è implicito ma evidente: devono partecipare festosamente all’operazione o al massimo scansarsi e non disturbare il manovratore. Chi non lo fa e per giunta annuncia di volersi opporre è un terrorista che “odia” e va emarginato dal consesso civile.

In un’altra cronaca del Pompiere, si legge che il premier “si è presentato senza le bende e i cerotti”: non ha più nulla da nascondere, nemmeno il rossore per la vergogna che, casomai si manifestasse, sarebbe comunque coperto da uno spesso strato di cerone. La fabbrica del regime opera alla luce del sole, con allegato comunicato stampa. A questo punto il cittadino che non abbia ancora portato il cervello all’ammasso non ha che tre opzioni: adeguarsi, voltarsi dall’altra parte, opporsi. Ma, se si oppone, ha la fortuna di conoscere in anticipo quello che lo aspetta. Il regime a cielo aperto si è premurato, nei giorni delle sante feste, di rammentarglielo affinché nessuno poi dica che non era stato avvertito: i servizi segreti, pagati dallo Stato o assoldati da strutture private tipo Telecom, hanno licenza di spiare illegalmente gli oppositori: politici, magistrati, giornalisti, semplici cittadini. Monitorare, schedare, attenzionare, pedinare, screditare e magari chissà, in futuro, nascondere qualche bustina di eroina in qualche tasca scomoda. Tanto, se vengono scoperti (eventualità sempre più improbabile, viste le condizioni in cui viene ridotta la magistratura), provvede il regime a salvarli col segreto di Stato, trasformato in scudo spaziale per coprire le peggiori nefandezze degli apparati occulti. Per i mandanti è in arrivo la nuova immunità parlamentare extralarge.

Ecco, ora il quadro è completo. Anzi no: manca quella roba chiamata Pd che non dice una parola, anzi dialoga. Adesso, volendo, potete anche vomitare, prima che diventi reato pure questo.

Immagine: Niccolò Ghedini in una vignetta di Molly Bezz

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Navtej, un anno dopo: ecco l’indiano a cui diedero fuoco
di Paola Zanca
“il Fatto Quotidiano”, 7 gennaio 2010

SinghSidhuNavtej .jpgQuando gli racconti che a Venezia è successa la stessa cosa che hanno fatto a lui, Navtej Singh Sidhu chiede solo una cosa: “È vivo?”. Navtej è l’indiano che un anno fa è stato bruciato mentre dormiva alla stazione di Nettuno. La storia si è ripetuta due giorni fa a Venezia. Le indagini su chi ha tentato di ammazzare Marino Scarpa, 61enne senzatetto, si stringono attorno a una baby gang. Anche a dare fuoco a Navtej sono stati dei ragazzini. Uno, minorenne, ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a 9 anni e 4 mesi. Altri due – 19 e 29 anni – sono ancora indagati per tentato omicidio.

Navtej, invece, di anni ne ha 36, anche se per lui quest’anno immobile non conta. Sta lentamente ricominciando a camminare, ma i piedi gli fanno ancora male, soprattutto la notte. “Sta facendo riabilitazione – spiega il dottor Giovanni Di Caprio – Starà qui un altro mesetto”. La speranza di Navtej è che arrivi presto quella macchinetta che, gli hanno detto, farà il miracolo. Serve a ricostruire la pelle nei punti in cui il danno è stato maggiore: la provincia di Benevento, tramite l’assessore del Prc Gianluca Aceto, ha trovato i soldi per il noleggio, ma alla clinica in cui è ricoverato ancora non è arrivata. “Con quella dopo un paio di mesi dovrei stare meglio”, racconta Navtej.

La sua vita ormai va avanti a spanne: “Mi avevano detto che per guarire servivano meno di due mesi, poi sono diventati quattro, poi chissà”. Quando uscirà dall’istituto di riabilitazione di Telese, in provincia di Benevento, sa già che dovrà tornare al Sant’Eugenio, dove ha passato i primi mesi della convalescenza. Devono rimettergli due denti, “uno sotto e uno sopra”, caduti per le botte che si è preso quella sera. Per questo non fa programmi, non sa se resterà in Italia o tornerà nel suo paese. Anche prima viveva alla giornata: quella sera di fine gennaio era andato a Nettuno per cercare lavoro, come ogni giorno quando la stagione non era quella della raccolta nei campi. “Dopo non so dove andrò – dice – non so dove trovare una casa, un lavoro. Non ci penso adesso, quando esco troverò una soluzione”.

L’avvocato Angelo Valle, che assiste l’indiano e la sua famiglia assieme al collega Aldo Fontanelli, è preoccupato perché Navtej ha bisogno di protezione: “I medici e la psicologa del Sant’Eugenio ci hanno confermato che un recupero psicofisico totale è altamente improbabile: Navtej è magrolino, il fuoco lo ha danneggiato in profondità. Non ha più alcuno stimolo sessuale. E in lui si è creata un’ansia persistente e diffusa: quando è stato trasportato in ambulanza dalla clinica di Telese al Tribunale di Velletri si è assopito, ma aveva dei continui soprassalti. E quando in Aula gli abbiamo chiesto quali siano le sue sensazioni quando vede qualcuno che si accende anche solo una sigaretta, è scoppiato a piangere e singhiozzare, tanto che il giudice ha dovuto sospendere l’udienza”.

Navtej ha un permesso di soggiorno per fini umanitari. Scade il 28 maggio del 2010. Nessuno dubita che gli verrà rinnovato, ma a Navtej servono soprattutto una casa e un lavoro. Il comune di Roma e quello di Nettuno avevano fatto promesse che però non hanno ancora trovato riscontri. Ci sono alcuni suoi connazionali che cercano di tener viva l’attenzione sul caso, ma non vanno a trovarlo in ospedale, perché “non possono perdere neanche un giorno di lavoro”. Nella sua stanza c’è un altro paziente, italiano. “Sto bene – dice Navtej – ho una persona con cui parlare. C’è la televisione, il bar, così passiamo le giornate. E poi c’è la sua famiglia, che porta il cibo cucinato da casa e lo mangiamo insieme”. Ogni tanto riesce a parlare al telefono con sua nonna, in India. Dei suoi aggressori non vuole parlare. “Ci penseranno gli avvocati e i giudici”, confida. “C’è stato tanto dolore, tanto brutto tempo passato. Ma piano piano passa. Per me, basta tornare a camminare”.

Un altro anno da vivere pericolosamente?ultima modifica: 2010-01-08T15:09:00+01:00da paginecorsare
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3 pensieri su “Un altro anno da vivere pericolosamente?

  1. IN TEMPO REALE , ERAVAMO SIMULTANEAMENTE SUI RISPETTIVI BLOG , TU A SCRIVERE QUEL MERAVIGLIOSO POST , A MO’ DI COMMENTO SUL MIO BLOG , ED IO A PESCARTI CON LE MANI NEL SACCO ( CON IL LARDO ADDOSSO , PER DIRLA IN PARTENOPEO ) , CON IL TUO STUPENDO POST .
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    NON ESISTONO ALTERNATIVE , DEVO RILEGGERLO , I TUOI POST NON POSSONO ESSERE , RIDUTTIVAMENTE , LETTI UNA SOLA VOLTA , ED ESSERE COMMENTATI IN MODO DEFICIENTE .
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    TI AUGURO UNA FELICE NOTTE .
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    PS. HO DETTO LA MIA IN RISPOSTA …. SE TI INTERESSA …….. NEI COMMENTI AL MIO POST …… CIAO .

  2. Come hai detto tu da carlo se nn sbaglio, oggi le lotte sono difensive, più di trent’anni fa si chiedevano diritti e si ottenevano, trent’anni dopo bisogna difenderli dopo che molti sono stati già tolti. Questo anno dovrà essere + che pericoloso per noi, deve essere pericoloso per loro, si spaccheranno in parlamento di sicuro sul tema delle riforme e delle picconate alla costituzione, per questo credo che invece di restare sulla difesa dei posti di lavori, tutti dovremmo unire le piccole lotte, organizzandole e portando avanti temi visibili e concreti, quali nazionalizzazioni, blocchi dei licenziamenti, salario sociale, stop alle missioni di guerra, no al nucleare, abolizione della legge 30, il diritto di vivere lavorando, il diritto allo studio, il diritto alla casa (un tema molto importante soprattutto per i migranti, vedi rosarno) e la difesa della costituzione. Occupare, manifestare, scioperare in modo unitario (unitario riferito solo alla cgil) in modo da obbligarli a parlare di questi temi, ed obbligare la gente comune quella indifferente a conoscere e discutere di certi temi.
    Una volta si usava, a lavoro e alla lotta… noi siamo di più se organizzati, uniti e con idee.
    Buon fine settimana

  3. Ci aspetta il colpo di coda del caimano. Uno dei suoi scherani ha già detto che ritiene la costituzione da cambiare già all’articolo 1. Per ridere, risponde Vauro che ha citato quello perché l’ha letta solo fino a lì. Ma c’è poco da ridere, purtroppo. Qualcuno vuol convincere, se non noi i nostri figli, che il lavoro non è un diritto, è molto semplice. Due Italie così contrapposte su valori così fondanti non si vedevano da 60 anni, è non è un caso. Un saluto

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