Profezia

Profezia
di Pier Paolo Pasolini

Il filmato propone, tramite la voce di Toni Servillo, una parte della poesia di Pier Paolo Pasolini Profezia: un testo che, come in molti altri casi di scritti pasoliniani, è di stupefacente attualità. Il filmato l’avevo già inserito in questo blog un  paio d’anni fa, ora è accompagnato dal testo del poeta e da un commento tratto dal sito web che ho dedicato tredici anni fa a Pasolini.

Era nel mondo un figlio
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,
nuove, a pandizucchero,
da fiabe di fate color
della fame. Vuote.

Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio

scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color della fame
coltivava terreni
che mai l’estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva
cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva degli occhi
di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell’agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui – ma aveva quegli occhi.

Ogni oscuro contadino
aveva abbandonato
quelle sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su radure color della fame,
sotto montagnole rotonde
in vista dello Jonio profetico.
Tre millenni passarono

non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?

Quasi come un padrone.
Ti porterebbero su
dalla loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l’orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra frigorifero e televisione,
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne,
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel sicuro sole del Nord.

Nella loro Terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurata inutilmente.
Nella loro Terra di Bestie
Famigliari, la luna
è maestra d’anime che tu

hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride

è perchè la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.
E la luce del sentimento
dell’Africa, che d’improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri! Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salario e armerai
la mano dei Calabresi.

Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri

sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.

Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.

Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,

essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,

essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie…

… deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì

dagli Occhi Azzurri – usciranno da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno
dall’alto del cielo per derubare – e prima di giungere a Parigi

per insegnare la gioia di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare a essere liberi,
prima di giungere a New York,
per insegnare come si è fratelli
– distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento…

[da Pier Paolo Pasolini, Alì dagli occhi azzurri, Garzanti 1965]

I primissimi anni cinquanta rappresentano per Pasolini un periodo tragico. Trasferitosi a Roma da Casarsa, si ritrova in una realtà del tutto diversa da quella friulana. Vive poveramente, con la madre, nella zona di Rebibbia, nella parte orientale della città. Di questo periodo, e degli anni a venire, sono gli scritti presenti in Alì dagli occhi azzurri, raccolti in un unico volume e scritti tra il 1950 e il 1965. Nel racconto in versi che presta il titolo alla raccolta, “Profezia”, Pasolini spera nella potenzialità rivoluzionaria dei popoli sfruttati del terzo mondo.

Il libro rappresenta una sorta di piattaforma sperimentale per ciò che sarà la produzione letteraria e cinematografica futura di Pasolini. Diverse situazioni e ambientazioni si accavallano tra le oltre 500 pagine di questo volume: racconti, poesie, sceneggiature. Molto frequente l’uso del dialetto romanesco alternato a una narrazione in italiano, che rappresenterà il modello narrativo di Ragazzi di vita. Presenti nella raccolta anche due progetti narrativi: “Il Rio della Grana” e “La mortaccia” mai terminati da Pasolini. Tra i documenti più interessanti le sceneggiature dei primi tre film del Pasolini regista: Accattone, Mamma Roma e La ricotta.

In ultima analisi il libro si presenta come una frammentaria raccolta di esperimenti narrativi sintomatici della ricerca di nuovi strumenti letterari, di nuove ambientazioni attraverso l’elevazione del dialetto, da lingua arcaica e preborghese, a lingua viva e in un certo senso rivoluzionaria.

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“Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tantissimi nel mondo…ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo; quando sarà finito questo secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno, come poeta. Il poeta dovrebbe essere sacro!”

Questo gridava Alberto Moravia all’indomani dalla morte di Pier Paolo Pasolini, questo possiamo ripetere oggi, dopo che il Ventesimo secolo è ormai finito, noi, ancora più di allora sbalorditi dagli eventi del mondo. E tra tutti i poeti quello più di tutti degno di questo nome è senz’altro il poeta civile. E Pasolini era un poeta civile, come lo era Pascoli, che peraltro era anche il teorico del “fanciullino”. Quale relazione c’è fra queste definizioni? Si usa denominare il poeta anche vate. E, guarda un po’…, vate sta anche a significare indovino; Omero, il grande mitico poeta greco, è cieco; perché cieco? Perché non vede quello che gli altri vedono, ma vede quello che gli altri non vedono, esattamente come l’indovino, e lo vede dentro di sé (poeta veggente), oppure lo vede fuori di sé, ne trae il senso dall’ispirazione divina (poeta-vate). E ciò che vede, come il fanciullino pascoliano, lo comunica agli altri, al mondo intero, a coloro che, non essendo poeti, e avendo gli occhi bendati, non riescono a vederlo.

I giornali sono pieni di notizie su arrivi di stranieri irregolari su vecchie barche, e degli incidenti mortali e dei naufraghi che segnano questo doloroso percorso di tante persone che cercano di approdare nel nostro paese. Sono quasi tutti rifugiati, persone che richiedono asilo e che vengono dalle guerre in corso, dalle guerre che non finiscono mai, dai finti trattati di pace. È umiliante per il nostro paese che ci siano dei settori della politica del “palazzo” che seminano diffidenza e paura su queste vittime degli aspetti perversi dell’attuale situazione internazionale.

La poesia Profezia (1964) di Pier Paolo Pasolini racchiude il senso di tutte le attuali vicende del mondo con valore profetico, sicurezza, lucidità. È incredibile come con oltre quaranta anni di anticipo egli abbia “visto” tutti questi “Alì dagli occhi azzurri… scendere da Algeri, su navi a vela e a remi… sbarcare a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane… ”

Sono gli omologhi di quei ragazzi di borgata che lui conosceva e frequentava, sono i “figli dei poveri” dei nostri tempi, essi si identificano con quel proletariato in cui egli aveva creduto ma di cui già intravedeva la fine poco prima di morire, […] sono  questi emigranti che approdano oggi alle nostre terre “che credettero in un Dio servo di Dio, che ballarono alle guerre borghesi, che cantarono ai massacri dei re”. Pasolini ha “visto” nei proletari di allora gli extracomunitari di oggi, che come i ribelli e i terroristi “usciranno di sotto la terra per uccidere – usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno dall’alto del cielo per derubare”.

E così con il loro arrivo, con la loro rischiosa fuga dai loro lontani paesi, vanificheranno, senza colpa, gli ultimi barlumi di quella Cultura che in passato ci ha fatto sentire grandi, ma che oggi sembra ormai davvero morta per sempre, uccisa dalla follia che già Pasolini, con la sua potenza visionaria, aveva denunciato nel suo teatro, nel suo cinema, nelle sue poesie, nei suoi scritti, in tutti i momenti della sua vita.

[tratto da uno scritto di Diana Lanternari, Liceo Ginnasio Statale Virgilio, Roma
VIRGILIO WEB, GIORNALE AUTOGESTITO DA INSEGNANTI E STUDENTI]

Profeziaultima modifica: 2010-01-11T11:33:00+01:00da paginecorsare
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8 pensieri su “Profezia

  1. GRAZIE ANGELA , GRAZIE PER IL COMMENTO CHE CONDIVIDO INTEGRALMENTE .
    SONO D’ ACCORDO CHE NECESSITA ESSERE ULTERIORMENTE INFORMATI , PER POTER FARE CONTROINFORMAZIONE , ED AGGIUNGO , CHE FORSE SARA’ OPPORTUNO COORDINARSI , PER RENDERLA PIU’ EFFICACE .
    BISOGNA BATTERE IL FERRO CALDO E STIMOLARE L’ EMOTIVITA’ .
    .
    UN GRANDE SALUTO ED UN ABBRACCIO .

  2. Ciao Angela e buon pomeriggio. Magnifiche quelle foto che hai suggerito da me. Hai colto in pieno il senso di ciò che volevo trasmettere… e che purtroppo ho rivissuto in quella breve giornata a l’Aquila. Dico purtroppo, perché è un periodo della mia vita che non ricordo con “piacere” e perché pensare che oggi, gli aquilani, sono destinati a vivere la stessa condizione di “emarginati” da me raccontata… nonostante quel che si “contrabbanda” in giro, non è piacevole!! Con un’aggravante: sono convinto che su l’Aquila si stia giocando una partita molto più sporca di quello che si immagina e, spesso, traggo maggior convinzione dalla lettura dei blog della “mia lista”. Racconterò, in futuro, alcune mie “impressioni” per confrontarle con “le vostre”. Credo che su l’Aquila si debba fare molta attenzione… perché un domani potrebbe toccare anche a chi “terremotato” non è!!

    Ora, mi concentro su questo tuo nuovo post… l’ho guardato distrattamente ma… mi sembra in tema!!!

    Un saluto e a presto!!!

  3. Off Topic

    La contattiamo per informarLa dello svolgimento di un evento presso il MAV, Museo Archeologico Virtuale, di Ercolano (NA) concernente la vita e la storia personale e letteraria-cinematografica di Pier Paolo Pasolini.

    La sera del 22 gennaio il Mav rende omaggio a Pier Paolo Pasolini. Saranno presentati, per la prima volta a Napoli, i film di Roberta Torre “La notte quando è morto Pasolini” e “Itiburtinoterzo”. Nella galleria espositiva del museo sarà inaugurata la mostra “Una strategia del linciaggio e delle mistificazioni”. Sessanta opere attraverso le quali si racconta la storia della violenta persecuzione diffamatoria che Pasolini ha subito da una parte della stampa lungo quasi vent’anni della sua vita, poi la crudeltà accanita e gli oltraggi feroci scatenati da quella stessa stampa sulla sua morte, infine alcune mistificazioni orchestrate negli ultimi quindici anni.

    Per info

    Tel: 081-19806511

    Sito internet: http://www.museomav.it

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