Esclusione sociale – Dalla parte della legalità

Esclusione sociale
Dalla parte della legalità

Ieri sera, seguendo la fiction Rai sul lavoro geniale di Franco Basaglia, alcuni aspetti hanno attirato la mia attenzione: In particolare, la situazione delle persone di cui si occupò Basaglia, condizione peggiore perfino di quella dei carcerati, e la paura di molta gente comune davanti al diverso. La “diversità” in ogni sua accezione e rappresentazione – da quella di una persona disabile a quella di un omosessuale, da quella di un rom che vive per antica tradizione il proprio nomadismo a quella di una persona immigrata – è la condizione di chi “è diverso da noi”, ci è sconosciuto e di conseguenza, in molti casi, ci impaurisce poiché, d’istinto, potrebbe costituire una minaccia. Una minaccia alle nostre certezze, al nostro status quo, a ciò che potrebbe esserci tolto. Se l’istinto non è sostenuto dall’intelligenza e dalla cultura, si potrebbe concludere soltanto che la diversità è una condizione socio-biologica da allontanare e da escludere. Inizialmente può nascere soltanto una sorta di diffidenza, ma da lì all’odio, e poi al razzismo, il passo è veramente breve.

Allora, forse, l’unica strada per non vivere prigionieri dell’ignoranza, dell’indifferenza, dell’intolleranza, spesso della stupidità, è proprio quella di liberarci dalle paure. Quindi di attivare le nostre intelligenze e di ampliare le nostre conoscenze, anziché vivere alimentandosi di luoghi comuni e di frasi fatte, magari mutuate dal primo politico di turno o dal primo quotidiano o telegiornale che ci trasmette notizie parziali, pareri falsati, eventi menzogneri. Un esempio emblematico? Si cita la provenienza etnica di chi commette un reato (lo stupratore marocchino… il rapinatore polacco… il ladro albanese…), NON si cita, salvo rarissimi casi, l’”italianità” di un autore dei medesimi delitti, ancorché tale nazionalità nostrana sia stata accertata. Non è sufficientemente chiaro che chi delinque lo fa a prescindere dalla propria nazionalità? Che non esiste “predisposizione etnica” a commettere delitti?

Mi sembra perfino una banalità, ma se non ho mai frequentato una persona con la sindrome di Down, come posso sapere quale miniera di sentimenti, di speranze, di capacità di apprendimento, di abilità manuale possiede? E che dire di un cieco (era il mio insegnante di musica al Conservatorio) che, per scelta, decida di vivere da solo in una casa dove deve fare tutto ciò che ciascuno di noi fa (cucinare, lavare i piatti, mettere in moto la lavatrice, rifarsi il letto, stirarsi i pantaloni ecc. ecc.)? Ecco dunque che il primo passo da compiere dovrebbe essere quello di “non avere paura”, magari indotta dal solerte e interessatissimo politico di turno di cui sopra. Solo se gli essere umani provenienti da parti diverse del mondo si conosceranno e si frequenteranno da esseri umani, appunto, saranno in grado di scambiarsi le loro esperienze, di trasmettersi vicendevolmente le rispettive culture, tutte contenenti elementi straordinari di tradizioni e di saggezza. Garantito. E non si chiama nemmeno integrazione: si chiama interazione.

Qui voglio però spiegare in particolare il motivo per cui ho scelto di mettere in testa a questo post quel “dalla parte della legalità” che mi pare ampiamente destrutturato da ogni significato logico quando lo si riferisca, come troppo spesso si fa, alla presunta primazia (quasi una predisposizione genetica) degli immigrati a commettere reati. Chiedo soltanto di fare un breve sforzo di immaginazione: di mettersi cioè nei panni di uno qualsiasi dei quasi quattro milioni di immigrati in Italia e di descrivere anche soltanto a se stessi, partendo dai documenti che propongo, che cosa può pensare di un Paese civile quale il nostro si picca di essere. … Se quella cui lui assiste è anche solo la pallida parvenza di qualcosa che si possa chiamare, senza arrossire, legalità…


Moni Ovadia, Se

Coordinamento antirazzista

Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.

Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.

Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.

Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.

Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.

Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.

Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.

Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.

Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo, gasato da un ego ipertrofico.

Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.

Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.

Una dichiarazione di Emma Bonino
8 febbraio 2010

«Io trovo francamente incomprensibili le dichiarazioni di Alfano – che dopo la visita alle carceri dice ‘l’Europa deve aiutare’ – e di Frattini, che dice ‘l’Europa ci ha lasciati soli’. Premesso che Frattini è stato lui stesso Commissario all’immigrazione fino ad un anno fa, e non si ricordano grandi iniziative o proposte in questo senso, ricordo a Frattini, che lo sa benissimo, che per quanto riguarda i flussi di immigrati dall’estero l’Europa non ha nessuna competenza. E non ce l’ha perché gli Stati membri, Italia compresa, anche dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, si sono rifiutati di dare alcuna competenza all’Europa sui temi dell’immigrazione. Non hanno dato a Bruxelles – al Consiglio o alla Commissione – nessuna competenza. Dunque queste mi sembrano tutte frasi e slogan per il consumo immediato, per rassicurare o trovare un capro espiatorio, di una politica fallita sotto tutti i punti di vista. Io chiederò a Frattini e ad Alfano cosa si rimprovera all’Europa e quale iniziativa intenda prendere l’Italia. Si pensa ad una comunitarizzazione del tema dell’immigrazione? Io, da federalista, dico magari! Ma ricordo che se si mettesse in comune sul territorio dell’Unione il numero degli immigrati che arrivano in Europa, non e’ detto che l’Italia ci guadagnerebbe. Penso ai marocchini che arrivano in Spagna, per esempio, ma anche ai flussi meno spettacolari e notiziabili, che sono il 90 per cento degli arrivi di stranieri e/o di clandestini dall’est europeo non comunitario».

Immigrazione: ecco il decalogo
della persecuzione (istituzionale)

di Corrado Giustiniani
il Fatto Quotidiano”, 9 febbraio 2009

Tante molestie, una dietro l’altra, fanno una persecuzione. Ed è quella che gli immigrati di questo paese stanno subendo: regolari o no che siano. Di molestie ne elencheremo dieci, ma giusto per fare cifra tonda.

L’ultima è quella del “permesso a punti”, di cui il governo sta per varare il regolamento attuativo. Un permesso a punti alla rovescia, rispetto all’esperienza consolidata del Canada e a quella più recente del Regno Unito: la classifica non serve, infatti, per poter entrare con regolare nullaosta nel nostro paese ma invece, una volta arrivati non è chiaro come e ottenuto dopo mille peripezie il permesso di soggiorno, per non esserne cacciati via. Così, tanto per vivere con ansia persino la propria condizione di immigrato regolare. Ci sono due anni di tempo, più uno supplementare, per superare i test di italiano e di educazione civica previsti dall’Accordo di integrazione, che verrà fatto firmare assieme al permesso di soggiorno, pena il non rinnovo e l’espulsione. Delle due l’una: o basta l’italiano che l’immigrato apprende lavorando e facendo la spesa, e allora è assurdo mettere in piedi una così complessa organizzazione, oppure la selezione sarà seria e allora il muratore ucraino Igor, che sta lavorando alla ricostruzione dell’Abruzzo terremotato, dovrà inchiodarsi in testa congiuntivi, condizionali e articoli della Costituzione che i suoi compagni di lavoro italiani magari ignorano.

Se lo Stato volesse davvero integrare i nuovi arrivati, dovrebbe rilanciare le 150 ore di formazione un tempo offerte ai nostri lavoratori, e un piano di alfabetizzazione televisiva come fu lo straordinario Non è mai troppo tardi che negli anni ’50 la Rai affidò al maestro Alberto Manzi. Ma l’intento, qui, è ideologico-elettoralistico: sottoporre ad esame gli immigrati regolari.

La seconda molestia consiste nei tempi lunghissimi impiegati dall’amministrazione per rinnovare i permessi di  soggiorno: 291 giorni in media, cioè dieci mesi, quando il Testo unico  dell’immigrazione dice che la procedura non deve durare più di 20 giorni. Si stima che almeno un milione di immigrati siano oggi in attesa. Rinnovare il permesso di soggiorno costa 70 euro. Sborsati in cambio di un servizio da Terzo mondo, ed è paradossale che uno Stato che non riesce a renderlo efficiente, carichi di nuovi compiti i suoi uffici con il “permesso a punti”.

Costa invece 200 euro la domanda per ottenere la cittadinanza. É la terza molestia: ben dieci anni di residenza legale e altri tre-quattro di attesa media burocratica.

La quarta è la negazione della cittadinanza ai bimbi stranieri nati in Italia, che possono ottenerla solo dopo 18 anni trascorsi ininterrottamente nel nostro paese. Nel bel libro di Giuseppe Caliceti Italiani per esempio, Vera, 11 anni, genitori albanesi, chiede al maestro: “Io sono nata in Italia, a Montecchio. Sono italiana o albanese? Sono immigrata o no?”.

Quinta molestia, per i minori non accompagnati: un fenomeno purtroppo in forte crescita. La conversione del permesso di soggiorno, una volta raggiunti i 18 anni, non è ammessa se il minore non ha trascorso almeno tre anni in Italia. Se hai più di 15 anni al tuo arrivo nel paese, diventerai dunque irregolare. E ciò, osserva l’esperto Sergio Briguglio, rischia di incentivare la migrazione di minori di età inferiore.

Sesta molestia: il non aver previsto tassativamente che, dal tetto del 30 per cento fissato dal ministro Gelmini per gli stranieri in classe, vengano esclusi almeno i bimbi nati in Italia. Il ministro l’ha promesso, ma nella circolare non c’è scritto e la Lombardia, per esempio, non farà eccezioni.

Settimo atto persecutorio, ma ognuno scelga l’ordine di classifica che ritiene più adatto, il concedere appena sei mesi di tempo a un immigrato regolare che ha perso il lavoro per ottenerne un altro, pena la  clandestinità e l’espulsione.

Ottavo, aver approvato una regolarizzazione soltanto per le colf e le badanti, come se camerieri, operai, muratori, siano figli di un dio minore e non meritino di lavorare alla luce del sole.

Nono, colpire gli illegali senza aver previsto una via d’ingresso legale per cercare lavoro nel nostro paese: gli immigrati vanno assunti direttamente nella nazione di origine.

Decimo, la persecuzione ideologica: dire ad esempio, come ha fatto Silvio Berlusconi a Reggio Calabria, che con l’immigrazione aumenta la criminalità quando, come ha dimostrato Tito Boeri, dal 1990 al 2005 i permessi di soggiorno sono saliti del 500 per cento, mentre il numero di crimini per 100 mila abitanti è rimasto sostanzialmente invariato.

 

Quale legalità?
Centri per migranti
Medici Senza Frontiere
1 febbraio 2010

A distanza di 5 anni dal primo rapporto, Medici Senza Frontiere è tornata nei luoghi di detenzione per i migranti privi di permesso di soggiorno e di transito per i richiedenti asilo. Cie, Cara e centri d’accoglienza: i centri per migranti in Italia sono segnati da inefficienze, servizi inadeguati e poca trasparenza. Medici Senza Frontiere fotografa una realtà che ministero e associazioni di gestione preferiscono non far conoscere.

Servizi scarsi e scadenti, strutture a volte completamente inadeguate, dove è impossibile garantire condizioni di dignità. È il quadro che emerge da «Al di là del muro», il secondo rapporto di Medici Senza Frontiere sui centri per migranti, presentato oggi a Roma in una conferenza stampa all’associazione stampa estera.

Il primo rapporto era stato redatto da Msf cinque anni fa; questa seconda edizione è basata su 21 visite condotte da Msf tra il 2008 e il 2009 nei Centri di identificazione ed espulsione [Cie], nei Centri assistenza richiedenti asilo [Cara] e nei Centri di accoglienza [Cda] sparsi per la penisola.

«Rispetto alle visite condotte nel 2003 poco è cambiato, molti sono i dubbi che persistono, su tutti la scarsa assistenza sanitaria, strutturata per fornire solo cure minime, sintomatiche e a breve termine – dice Alessandra Tramontano, coordinatrice medica di Msf – Stupisce inoltre l’assenza di protocolli sanitari per la diagnosi e il trattamento di patologie infettive e croniche. Mancano soprattutto nei Cie, come ad esempio in quello di Torino, i mediatori culturali senza i quali si crea spesso incomunicabilità tra il medico e il paziente. Sconcerta in generale l’assenza delle autorità sanitarie locali e nazionali».

L’associazione, l’unica organizzazione indipendente a produrre un rapporto sui centri per migranti, nota che a dieci anni dalla loro entrata in vigore in seguito alla legge Turco-Napolitano, i centri mancano di una politica che non sia la gestione emergenziale.

«Tra i Cie, Trapani e Lamezia Terme andrebbero chiusi subito perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità. Ma anche in altri Cie abbiamo riscontrato problemi gravi: a Roma mancavano persino beni di prima necessità come coperte, vestiti, carta igienica, o impianti di riscaldamento consoni – continua Tramontano.

«Nei Cara abbiamo rilevato invece servizi di accoglienza inadeguati. Il caso dei centri di Foggia e Crotone ne è un esempio: 12 persone costrette a vivere in container fatiscenti di 25 o 30 metri quadrati, distanti diverse centinaia di metri dai servizi e dalle altre strutture del centro. Negli stessi centri l’assenza di una mensa obbligava centinaia di persone a consumare i pasti giornalieri sui letti o a terra», conclude Alessandra Tramontano.

Msf denuncia anche che l’entrata in vigore del cosiddetto Pacchetto sicurezza, che ha prolungato il tempo di permanenza nei Cie da due a sei mesi, non è stata accompagnata da parte del ministero dell’Interno da alcun adeguamento dei servizi che rimangono attrezzati «a soddisfare solo i bisogni primari». In alcuni casi, addirittura nemmeno quelli.

L’urgenza e la necessità di un rapporto come «Al di là del muro» [edito da Franco Angeli] è confermata dalle difficoltà trovate in alcuni casi dagli operatori dell’associazione, che nel 1999 ha vinto il premio Nobel per la pace. Nei centri di Lampedusa e nel Cie di Bari, Msf non è riuscita ad entrare perché le prefetture non hanno autorizzato la visita, nonostante la richiesta fosse stata inoltrata con molte settimane di anticipo. In altre situazioni, gli operatori di Msf hanno subìto dinieghi e limitazioni durante le visite, specialmente nelle aree alloggiative dei vari centri. Evidentemente il lavoro di documentazione e assistenza viene mal sopportato tanto dal ministero dell’Interno quanto da alcune delle associazioni che gestiscono i centri. Per loro, così come per il ministero, qualsiasi «affacciarsi» oltre i muri di recinzione è un’intrusione.

Segue al prossimo post…

Esclusione sociale – Dalla parte della legalitàultima modifica: 2010-02-09T19:19:46+01:00da paginecorsare
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2 pensieri su “Esclusione sociale – Dalla parte della legalità

  1. GRANDE POST , SONO RIMASTO A LEGGERLO E RILEGGERO PER UN PERIODO INDEFINITO .
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    DI QUANTI PROBLEMI IRRISOLTI E’ PORTATORE IL GENERE UMANO ? QUANTA VILTA’ E POCHEZZA ALLOGGIANO IN NOI ?
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    BEL POST ANGELA …… DI , HAI VISTO COME BERLSCONI RIESCE A SCATENARE UNA GUERRA TRA ITALIA E IRAN , CON LE SUE MENATE GRATUITE ?
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    UN GRANDE SALUTO ANGELA ………TI SEGUO .

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