Esclusione sociale – Dalla parte della legalità – 2

Esclusione sociale
Dalla parte della legalità – 2

Rifugiati: Il nostro diritto non è politico, è un diritto umano!
Una lettera dei rifugiati Indirizzata al Comune di Milano
giugno 2009

«Il Comune di Milano ha deciso di scippare i nostri diritti silenziosamente, cosa inaccettabile, motivo per cui noi abbiamo dato vita ad una lotta per il nostro diritto ad un alloggio che ci è garantito dalla Convenzione di Ginevra del 1951  Noi viviamo in una situazione veramente orribile ed è per questo che pensiamo che la nostra richiesta sia molto seria e vada considerata, dal Comune di Milano il quale nei nostri incontri ha dimostrato di non avere un piano per dare risposta ai nostri diritti.

Noi vediamo come vi sia disinteresse nell’avere un dialogo ed una trattativa, cosa che significa che essi non vogliono una trattativa, ma essi invece dicono di avere la loro propria strada per affrontare questa situazione. Anche noi abbiamo la nostra strada: di fare i conti con noi stessi, così proteggeremo il nostro diritto e noi stessi.

Ora noi viviamo da un mese in Piazza Oberdan (a Milano), senza speranza. E’ un tempo incredibilmente lungo, e voi dovete chiedervi per quanto tempo possiamo aspettarci una azione così crudele ed inumana. Quando si è abbattuti, sembra che non vi sia più speranza ma il cambiamento può avvenire solo se siamo insieme come una sola cosa.

Noi siamo tutti parte della grande famiglia di Dio, ed in verità l’unica cosa che vogliamo è l’amore. Questa è una scelta che stiamo facendo per salvare le nostre vite, aprite i vostri cuori, noi sappiamo che con una accoglienza le nostre vite potranno essere più forti e libere. Come Dio ci ha mostrato trasformando le pietre in pane, così noi sappiamo che si deve aiutare una mano che chiede aiuto. Noi diciamo che c’è un limite a tutto e che per ogni azione c’è un’azione uguale e contraria. Il nostro diritto è chiaro noi abbiamo bisogno dei nostri diritti ora perché questo è il tempo giusto. Se non lo farà, il Comune di Milano si assumerà le responsabilità delle conseguenze, perché stiamo soffrendo troppo e non crediamo che sia possibile che vi sia repressione e persecuzione per i rifugiati che sono senza lavoro, senza casa, senza speranza, soprattutto in un stato che si dice democratico per lungo tempo abbiamo vissuto come bestie.

Ci viene negato ogni diritto, perciò è il tempo giusto per protestare per i nostri diritti. Abbiamo dato al Comune di Milano molto tempo: la democrazia significa trovare le risposte. E’ incredibile che essi non ci abbiamo dato alcuna risposta. Fino ad ora ci hanno offerto due prospettive, o morire silenziosamente e lentamente accettando la logica del Comune, oppure morire in fretta. Noi preferiamo morire velocemente senza troppa sofferenza». [I rifugiati di Milano]

 

Mobbing
Lavoratori stranieri e donne i più colpiti
Un’indagine della Cgil di Modena

maggio 2005

I più vessati sono i lavoratori stranieri, le donne, le persone con problemi di salute, ma anche per i giovani “atipici” i tempi sembrano farsi sempre più duri. Dalle discriminazioni sul lavoro, infatti, nessuno si salva. Anche perché gli autori non sono soltanto i superiori, come si potrebbe facilmente immaginare, ma in uguale misura i colleghi d’ufficio o di reparto. E di vessazioni ne accadono moltissime, ma sono ancora poche quelle che vengono denunciate, per la paura di ritorsioni o per rassegnazione delle vittime.

Sono questi i principali risultati della ricerca “Buone basi, altri passi. La Cgil di Modena e la lotta alle discriminazioni nel mondo del lavoro”, promossa dall’Ufficio Nuovi diritti della Cgil e dall’Arcigay modenese, inserita nel programma europeo QUBA e curata da Raffaele Lelleri e Laura Bozzoli, presentata a Modena nel corso del convegno “Discriminazioni: una finestra sul lavoro”, tenutosi presso la Camera del lavoro.

La ricerca è stata condotta attraverso questionari distribuiti a 237 fra delegati sindacali e funzionari della Cgil di Modena, per rilevare sia il loro grado di percezione e consapevolezza del fenomeno, sia per meglio programmare gli interventi tesi a sostenere la lotta alla discriminazione, individuando anche i piani formativi necessari.

Cos’è una discriminazione?
Questo il contenuto della prima domanda del questionario. Per il 39,4% degli intervistati è un “trattamento meno favorevole” per il 29,9% una “disposizione apparentemente neutrale”, per il 35,1% un “comportamento offensivo”. Le definizioni sono sostanzialmente quelle delle Direttive europee 43 e 78 del 2000 (recepite nella legislazione italiana nel dl 216 del luglio 2003), che affermano il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente da razza e origine etnica, proibendo le discriminazioni sulla base della religione e delle convinzioni personali, delle disabilità, dell’età e dell’orientamento sessuale. Emerge da parte degli intervistati, quindi, una buona conoscenza del fenomeno e delle diverse tipologie delle discriminazioni.

Chi sono le vittime?
Oltre la metà degli intervistati (58,1%) segnala i lavoratori stranieri, evidenziando che “la sotto-occupazione o l’occupazione in attività di qualità più bassa rispetto alla preparazione posseduta dai singoli, sembra colpire in modo particolare i lavoratori immigrati”. Si sottolinea, inoltre, “elevata difficoltà da parte dei lavoratori di origine straniera nell’avanzamento di carriera” e come “la condizione delle donne straniere, relativamente all’inquadramento professionale, sia ancora peggiore di quella degli uomini”.

Al secondo posto troviamo le donne (40,7% delle risposte). Fra le motivazioni della discriminazione femminile vengono segnalati il fenomeno del “glass-ceiling”, cioè il “soffitto di vetro” che ostacola i percorsi di carriera delle donne; la “scarsa valorizzazione delle capacità e delle competenze delle donne”; la “difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale (inadeguatezza degli orari, scarsa considerazione dei problemi delle donne per la partecipazione ad attività formative o di aggiornamento)”; la “disparità nella retribuzione”.

Forte preoccupazione è mostrata anche nei confronti dei lavoratori con particolari condizioni di salute, indicati dal 30,1% degli intervistati, coerentemente con l’impegno del sindacato nell’affrontare le questioni inerenti i congedi e i rientri da periodi di malattia.

Fra le prime quattro cause di discriminazione è poi incluso l’orientamento sessuale (23,3%), segno dell’importante cambiamento di mentalità delle persone rispetto al passato.

Da segnalare, infine, il 19,5% di risposte sui giovani, discriminati in quanto lavoratori atipici. A parere degli intervistati, i giovani atipici sono soggetti deboli e/o a rischio di discriminazione, considerati più ricattabili e meno tutelati.

Chi sono gli autori?
Queste sembrano verificarsi a livello sia orizzontale sia verticale: superiori (40%) e colleghi (37,4%) sono infatti considerati in uguale misura i principali autori di discriminazioni. In particolare, i colleghi vengono segnalati come autori di offese e vessazioni verso i lavoratori più deboli o verso gli immigrati, mentre i superiori come responsabili del “demansionamento” di persone appartenenti ad alcuni gruppi particolari, dell’assegnazione di incarichi eccessivamente gravosi e di turni di lavoro insostenibili, dell’opposizione alla concessione di congedi e permessi.

Interessante notare come una percentuale leggermente superiore di intervistate (il 41,9% contro il 33,1% degli uomini) ritenga che i casi di discriminazioni si verifichino principalmente tra colleghi, mentre per gli uomini la discriminazione si subisce maggiormente dai superiori (il 43,4% degli uomini contro il 34,9% delle donne).

Esistono casi di discriminazione? E vengono denunciati?
La percezione della presenza di vessazioni nel proprio luogo di lavoro è alta. Il 61,1% percepisce “alcuni” casi di discriminazione, il 27,4% ne percepisce “tanti”. Ciononostante, è molto inferiore la loro segnalazione: alla domanda “Le discriminazioni vengono denunciate?”, il 58,5% risponde “talvolta” e il 34% “mai”; solo il 6,5% risponde “spesso” e l’1% “sempre”. Riguardo gli ostacoli all’eventuale denuncia, è elevata la quota di chi ritiene che le barriere siano tali da rendere quest’ultima impossibile o impraticabile nella prassi. Il timore di ripercussioni è l’ostacolo più indicato (61,8%), seguito dalla rassegnazione delle vittime, credendo così inutile qualunque azione di contrasto (40,5%).

Il ruolo del sindacato e delle aziende.
Il giudizio sull’operato della Cgil nella lotta alle discriminazioni è sostanzialmente positivo. Per il 57,5% degli intervistati se ne sta occupando “abbastanza” e per il 13,2% “molto”; al contrario, per il 27,4% “poco” e per l’1,9% “per niente”. Giudizio negativo, invece, riguardo le attenzioni delle imprese alla legislazione contro la discriminazione: il 78% risponde che “le leggi vengono poco o per niente rispettate dalle aziende”, contro il 22% che sostiene il rispetto normativo da parte aziendale.

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UNA GIORNATA SENZA IMMIGRATI
Sciopero dei migranti 1° marzo 2010
informazioni sul sito “Primo marzo 2010
la canzone “Fatica e sudore” fa parte dell’album “Articolo uno” è del gruppo “Casa del vento
le vignette sono di Mauro Biani

Roma, 1 febbraio: 1 marzo, sciopero degli immigrati
Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? La domanda nasce del movimento Primomarzo2010 e non è astratta: su internet c’è un gran fermento per l’organizzazione di quello che viene chiamato lo sciopero degli immigrati e che si terrà appunto il 1° marzo. Un’iniziativa di cui i fatti tragici di Rosarno mostrano, casomai ce ne fosse bisogno, l’attualità.

Sarà, spiegano gli organizzatori, una manifestazione per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Il movimento – che riunisce «italiani, stranieri, seconde generazioni e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli» – si ispira a un omologo gruppo francese, che sta organizzando un identico sciopero degli immigrati nella stessa data. Il colore scelto è il giallo (già usato in altre manifestazioni contro il razzismo), con l’invito a indossare braccialetti o nastri, la testimonial è Mafalda, nel logo del movimento ci sono i volti di otto persone di colore. In diverse città – Genova, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Palermo e altre – sono nati dei comitati organizzativi i cui riferimenti sono pubblicati sul blog. Anche il tam tam su internet sta andando forte: su Facebook è nato a fine novembre il gruppo “Primo marzo 2010 sciopero degli stranieri”, che conta già più di 11mila iscritti.

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Manifesto programmatico
dell’Associazione 3 Febbraio

Gli immigrati per la pace,
la sanatoria generalizzata,
la solidarietà interetnica

Siamo la maggioranza del mondo, possiamo fermare le guerre, il terrore, la fame
Associazione 3 febbraio

Milioni di uomini e donne dai paesi più poveri del mondo sono costretti a emigrare verso il mondo occidentale. E un’ondata gigantesca di persone di etnie, culture, tradizioni differenti. L’occidente imperialista ha saccheggiato e devastato il mondo causando miseria, guerra e distruzione; per sfuggire a questo inferno uomini e donne emigrano nella speranza di migliorare la propria esistenza.

I potenti della terra sono responsabili della guerra permanente che i popoli più poveri sono costretti a subire. La loro cosiddetta «civiltà» occidentale ha prodotto guerre e odi etnici, fomenta il razzismo e le divisioni. Il terrorismo che tragicamente ha colpito migliaia di innocenti l’11 settembre negli Stati Uniti è figlio della stessa logica di guerra e distruzione e danneggia la causa della lotta degli immigrati e dei popoli oppressi.

II sistema dei potenti con la schiavitù, il colonialismo e la dominazione imperialista ha ridotto alla fame la maggioranza dei popoli della terra. Esiste una sproporzione grandissima tra un pugno di ricchi che dominano il mondo e la maggioranza della popolazione mondiale.

Per i potenti della terra, per gli Stati, gli immigrati e le immigrate sono solo manodopera da ridurre in schiavitù e sfruttare in modo brutale. Vogliono sottomettere e dominare schiacciando umanamente, culturalmente, moralmente i fratelli e le sorelle immigrate colpendoli nella loro dignità.

Tutti i tentativi integrazionisti si sono rivelati un grande inganno. Nei paesi dove più è stata tentata l’integrazione, come negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra, questi progetti sono falliti poiché non soddisfano i bisogni fondamentali degli immigrati. A maggior ragione questo è vero per l’Italia dove il processo di immigrazione è solo all’inizio. I programmi integrazionisti, nelle loro varie forme ed espressioni, possono al massimo offrirci qualche elemosina, ma sostanzialmente sono incapaci di rispondere alle nostre esigenze più profonde. L’integrazionismo paternalista vuol dire distruzione delle nostre identità, delle nostre culture, comporta l’umiliazione della nostra dignità riducendoci al massimo in oggetti a cui fare qualche piccola concessione. In realtà un sistema che distrugge sistematicamente non può integrare. Per questo combattiamo la nefasta illusione dell’integrazione, così come è concepita dal sistema dominante.

L’immigrazione dai paesi più poveri verso l’occidente è destinata a crescere a dismisura. Siamo solo all’inizio di grandi trasformazioni mondiali, dobbiamo essere consapevoli che siamo e rappresentiamo la maggioranza del mondo, che se uniamo le nostre forze possiamo rappresentare una forza inarrestabile.

Partiamo dagli interessi e dalle esigenze della maggioranza dei popoli della terra, per questo la nostra lotta è quella di tutti gli oppressi per la libertà, la giustizia, la civiltà. Perciò la nostra associazione unisce persone di diverse etnie e nazionalità. Nei cuori di tutti gli iscritti alla nostra associazione c’è la solidarietà con tutti i popoli oppressi.

La condizione degli immigrati in Italia
Lo Stato italiano è interno a questi processi aumentati vertiginosamente negli ultimi anni e destinati a crescere. I padroni hanno bisogno di manodopera immigrata da sfruttare e ridurre in schiavitù per soddisfare i propri interessi e aumentare i profitti. Anche per questa ragione, nonostante la repressione fortissima e il controllo armato delle frontiere, non possono fermare i flussi migratori. Questo sistema ci costringe, come immigrati a condizioni di vita disumane sottoponendoci a costanti ricatti, vessazioni, repressione e a uno sfruttamento inaudito.

I governi che si sono succeduti in Italia, sia di centro-destra che di centro-sinistra hanno sviluppato, in gradi e forme differenti, una politica razzista, paternalista e repressiva nei confronti degli immigrati. Come conseguenza diretta di una nuova accelerazione della guerra su scala mondiale dopo il criminale attentato dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, si è ulteriormente approfondita una vera e propria guerra nei confronti dei fratelli e delle sorelle immigrate. Le forze più reazionarie stanno fomentando una campagna di odio nei nostri confronti equiparandoci ai criminali e ai terroristi, per aizzare il razzismo dei settori più retrivi della società civile italiana.

II progetto di decreto legge sull’immigrazione del governo Berlusconi, Bossi, Fini è un ulteriore approfondimento di questa guerra agli immigrati. E una legge razzista e schiavista che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro aumentando a dismisura i ricatti e le vessazioni e definisce la clandestinità un reato da perseguire. Inoltre autorizza la guardia costiera a «fermare con ogni mezzo» le navi cariche di immigrati legalizzando lo stragismo. [E le norme recenti, con relativi «respingimenti» non hanno fatto altro che aggravare questa situazione, ndr]

Al tempo stesso le forze che dominano l’economia hanno bisogno di manodopera a basso costo, disposta ai lavori più umili e faticosi: perciò cercano di vincolare il permesso di soggiorno al permesso di lavoro. La loro logica è quella degli immigrati «usa e getta».

Le forze del centro-sinistra, come ha dimostrato la loro esperienza governativa, non possono aiutarci a difenderci. Infatti, sono loro che quando erano al governo hanno varato leggi razziste e concepito i campi di detenzione per gli immigrati. La Cgil ha svolto una pericolosa politica di divisione tra gli immigrati e le comunità cercando di convincerci a lottare per accettare qualche piccola elemosina per pochi senza difendere gli interessi di tutti: si è dimostrata essere un apparato burocratico distante dai nostri interessi.

Questo contesto rende ancora più importante la crescita e lo sviluppo di un movimento indipendente degli immigrati in grado di allearsi con i settori più reattivi e solidali della popolazione italiana per sbarrare la strada al razzismo e alla violenza xenofoba.

La nascita dell’Associazione 3 febbraio ha significato l’erompere della soggettività degli immigrati in Italia. Le grandi lotte che la nostra associazione ha condotto a partire dal 3 febbraio del 1996 hanno contribuito a trasformare positivamente la cultura di tante forze democratiche, della sinistra e dell’associazionismo che hanno progressivamente dato maggiore importanza alla lotta antirazzista.

L’associazione si rivolge, in piena autonomia e indipendenza, a tutte le forze politiche, sindacali, dell’associazionismo, dei Centri Sociali per sviluppare comunemente e unitariamente le più ampie alleanze in difesa dei diritti e degli interessi degli immigrati. L’associazione si rivolge costantemente a queste forze per costruire il fronte più ampio possibile in difesa degli immigrati.

La nostra associazione è totalmente libera e indipendente e si rivolge alle persone di buona volontà indipendentemente dal loro credo politico e religioso perché collaborino e costruiscano unendosi all’associazione.

Per una società libera, solidale, aperta e interetnica
La nostra associazione ritiene importante la lotta antirazzista, ma, da sola, non è sufficiente. Di fronte all’inciviltà e alla barbarie dei potenti è necessario elaborare e praticare un progetto costruttivo e propositivo radicalmente alternativo, che risponda ai nostri bisogni più profondi, che coinvolga ogni aspetto della vita per una esistenza a misura di donne e uomini. Lottiamo per una società libera da ogni odio e discriminazione dove si affermi la convivenza pacifica e l’armonia tra le persone, lottiamo affinché le culture delle differenti etnie e popolazioni si possano incontrare, convivere e contaminare positivamente.

Per questo vogliamo affermare tra le differenti etnie e con la popolazione italiana un principio di solidarietà interetnica che significa un autentico superamento di tutti e di ciascuno, senza annullare nessuna identità, tentando di costruire un nuova fratellanza e sorellanza universale.

Lo scopo dell’associazione è far crescere nella lotta, nella vita quotidiana, nell’autorganizzazione questa solidarietà, costruendola nella società, stimolando i sentimenti di amicizia, solidarietà, di amore verso la vita e gli altri, di comunanza e cooperazione che sono presenti in ogni persona. La stessa lotta per i nostri diritti, se inquadrata in questa prospettiva strategica, non può che risultare rafforzata proprio perché una diffusione di questa pratica e cultura non può che favorire e ampliare le mobilitazioni del movimento degli immigrati e degli antirazzisti e rendere più incisiva ogni singola rivendicazione.

 

Esclusione sociale – Quale legalità?
Come hanno vissuto gli immigrati di Rosarno

Un filmato che, più delle parole, indica quale livello di legalità esistesse a Rosarno se è stato possibile costringere a vivere (e a lavorare) nel modo che sappiamo un gruppo di esseri umani sfruttati in maniera indegna e trattati come animali. Chiediamoci soltanto in quanti altri luoghi d’Italia – al Sud come al Nord – si prospettano situazioni di vita tanto incivili e vergognose: purtroppo, penso siano molti. Così come credo siano molti quelli che non provano vergogna…


SEGNALO TRE BLOG NOTEVOLI CHE SI OCCUPANO DELL’ARGOMENTO:

Davide Galati. Le coordinate Galat(t)iche
Gino Selva, infographic artisan, Regione Straniera
Giuseppe Civati, autore progetto di “Regione Straniera”

VEDI ANCHE IL PRIMO POST SULL’ESCLUSIONE SOCIALE
CHE VIENE RISERVATA DAGLI ITALIANI (BRAVA GENTE) AI MIGRANTI

Esclusione sociale – Dalla parte della legalità – 2ultima modifica: 2010-02-10T18:05:00+01:00da paginecorsare
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6 pensieri su “Esclusione sociale – Dalla parte della legalità – 2

  1. la maggior parte degli immigrati potrebbero rivolgersi a noi con questi quattro versi

    “Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case,
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici”

    e chiederci cosa facciamo perchè non vengano trattati come succede tutti i giorni.

  2. GRANDEeeeeeeeeeeeeeeeeee !
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    CHE BEL POST ANGELA , GRANDE AVER RICORDATO COSA ACCADRA’ IL PRIMO MARZO .
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    GRAZIE PER ESSERE ARRIVATA , IN MODO PROPRIZIO IN MIO SOCCORSO ( STA ACCADENDO UNA COSA STRANA ………….. , DA UN PO’ DI TEMPO , NOTO STRANI INNAMORAMENTI SUL MIO BLOG ) , HO DA FATICARE .
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    HO VISTO UN PASSAGGIO CHE RIGUARDA IL MOBBING , DEVO RILEGGERLO .
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    BUONA NOTTE ……. UN ABBRACCIO .

  3. IL COMMENTO DI IERI ERA RELATIVO ALL’ OSCURAMENTO DEI SITI DELLE ORGANIZZATRICI DELL’ EVENTO DEL PRIMO MARZO .
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    HO APPENA LETTO LA PARTE DEL POST , RELATIVA ALL’ IDAGINE CONDOTTA DA CGIL MODENA ( CGIL MODENA E’ SEMPRE PIU’ AVANTI ).
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    SONO ANCHE REDUCE DALLA VISITA AI TRE BLOG DA TE CONSIGLIATI , HO LETTO LA MAPPA DELLA REGIONE STRANIERA …………. E’ ABBERRANTE , HO LETTO DELLE COSE CHE NON CREDEVO POTESSERO ESSERE VERE , SONO RIMASTO SBIGOTTITO . QUI , SI ARRIVA ADDIRITTURA A METTERE UNA TAGLIA PER OGNI CLANDESTINO DENUNCIATO …….,
    NON IMMAGINAVO CHE QUALCOSA DEL GENERE POTESSE ACCADERE IN QUESTO PAESE OGGI .
    .
    HO SALVATO I TRE LINK , E’ PROBABILE CHE I LORO DATI MI POSSONO SEVIRE . HO IN MENTE , NON SO’ SE RIUSCIRO’ , DI FARE UN ALTRO POST SUL PRIMO MARZO , DA TENERE FISSO IN HOMEPAGE FINO A QUELLA DATA , PER POI POTER DIRE LA MIA SULLA RIUSCITA O MENO DELLA MANIFESTAZIONE .
    .

    UN SALUTO .
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    PS. NON FARMI INDOVINELLI , NON SONO IL MIO FORTE , QUESTA NOTTE NON HO CHIUSO OCCHIO .

  4. Ciao Angela… gran bel post, anche pieno di notizie che devo memorizzare, a futura memoria per i miei post sui “migranti”!!! L’indagine relativa al mobbing, per esempio, non la conoscevo!! Credo che a commento non vi sia nulla da aggiungere e poi, quelle quattro righe scritte più su da “francesco” sono chiare e forti come può esserla una denuncia fatta con coraggio e forza!!!

    Nutro una speranza… che la manifestazione dell’1 marzo, possa essere la “scintilla” capace di trascinare anche i tanti lavoratori “italiani” disoccupati o che rischiano il posto. Ma anche della società civile che ancora esiste e di tutti quei giovani il cui futuro è sempre più incerto e nero!! Una grande manifestazione capace di dare un messaggio preciso: “la misura è colma!!!”

    Lo spero tanto!!! Ti auguro una buona serata e ciao!!!

  5. Ciao Angela, vengo a salutarti e a ringraziarti anche qui: provengo dal sito di francesco/SLec…
    Grazie per il link ma non me lo merito. Invece Giuseppe Civati con l’aiuto di qualche amico sta facendo veramente un grande lavoro.
    Cose molto belle su Rosarno ci sono anche su Fortess Europe. Daniele Sensi non perde un colpo nel rintuzzare Lega e razzismo. Ha scritto analisi economiche interessanti Tito Boeri, ultimamente, su La Voce.
    Mi piacerebbe vedere i grandi sindacati un po’ più “Cobas”…Comunque sarà una grande giornata, non ci sono dubbi; chissà che dopo la Francia e noi, anche gli immigrati spagnoli si facciano sentire.
    Un abbraccio, un enorme in bocca al lupo per te e per il tuo lavoro.
    Grazie ancora per tutto quello che fai.
    A presto.

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